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2 Ottobre 2008 Giugliano (NA). Ucciso Lorenzo Riccio, dipendente di una ditta di onoranze funebri il cui titolare, circa 15 anni prima, aveva "osato" testimoniare contro il boss Francesco Bidognetti. PDF Stampa

Articolo di La Repubblica del3 Ottobre 2008

Camorra, torna la falange stragista

di Conchita Sannino

GIUGLIANO - Sono ancora in piedi. Feriti dallo Stato, appena indeboliti. Ma più spietati di prima. E ieri sono tornati a uccidere. Con cinquanta proiettili, con le raffiche sparate alla cieca per colpire anche bersagli innocenti. Un altro raid porta la firma del gruppo di fuoco della mafia casalese. Ieri mattina a Giugliano viene assassinato, sotto una pioggia di proiettili, il dipendente di una ditta di onoranze funebri il cui titolare, circa 15 anni fa, aveva "osato" testimoniare contro il boss Francesco Bidognetti, noto come Cicciotto 'e Mezzanotte, e il suo affiliato Pasquale Vargas. La vittima è Lorenzo Riccio, 37 anni. Un incensurato. Si tratta della vittima numero 17, dal giorno in cui è cominciata la scia di vendette trasversali e spedizioni punitive firmate dal gruppo di fuoco dei casalesi, con l' assassinio del padre del pentito (omonimo del boss) Bidognetti. Era il 2 maggio scorso. Cinque mesi esatti di terrore. Che il pool antimafia della Procura addebitano alla ferocia criminale del gruppo guidato dal superlatitante Giuseppe Setola. La falange stragista torna così a volto scoperto, subito dopo le vittorie dello Stato, a spargere il suo messaggio di devastazione e morte. Malgrado il blitz che l' altra mattina ha disarmato tre sicari latitanti, malgrado i centosette ordini di arresto, malgrado il contraccolpo per la scure dello Stato che si è abbattuta, con un sequestro record, su un patrimonio della cosca stimato in 110 milioni di euro. Alle 8.10, su uno stradone periferico del comune di Giugliano, un commando di killer - senza caschi, senza berretti - fa irruzione nell' ampio esercizio al 613 di via Oasi del sacro Cuore, nella ditta di onoranze funebri del paese, la "Russo & C", di Luciano Russo.
I killer uccidono un impiegato che si trovava chino su alcune carte, dietro la scrivania di quei locali. Si chiamava Lorenzo Riccio, 37enne, residente a Giugliano. Il ragioniere Riccio aveva appena aperto la saracinesca e poi la porta semiblindata dell' esercizio. I killer conoscevano orari e abitudini del suo lavoro. Ma nel mirino non c' era lui, quanto la ditta, l' insegna che tanti anni prima si era risolta a collaborare con lo Stato per denunciare in un' aula di giustizia le pressioni del racket del caro estinto, le richieste di danaro, le intimidazioni di Bidognetti e del suo gruppo criminale. Chi si occupò di quel processo, nel 1993, ricorda che la testimonianza del titolare della ditta, Luciano Russo, fu «determinante», insieme alle prove raccolte dalla magistratura, per incastrare il gruppo dei bidognettiani. Perciò i sicari hanno l' ordine di sparare alla cieca. Gli assassini arrivano su una Cinquecento e, forse, su una moto. Imbracciano un fucile kalashinikov e una pistola automatica. Sparano all' impazzata. I primi proiettili bucano le porte a vetri blindati dell' ingresso. I cristalli si frantumano in pochi secondi. Uno dei sicari entra, continua a sparare. Il ragioniere Riccio tenta vanamente di uscire da un piccolo vano-studiolo dell' ingresso per scappare verso un ufficio sul retro. Ma non fa neanche due metri. Il suo boia lo sorprende alle spalle. Viene massacro di colpi, il corpo di Lorenzo scivola lungo il muro in un lago di sangue. Ne resta impregnato un battiscopa di quell' ufficio, bianco ghiaccio in origine, nuovo di zecca. è un altro morto innocente, raccontano le prime ricostruzioni della Dda di Napoli, indagini coordinate dal pool antimafia che si occupa dei casalesi, otto pubblici ministeri guidati dal procuratore aggiunto Franco Roberti. Sul luogo del delitto arrivano i carabinieri guidati dal capitano Alessandro Andrei, gli specialisti della Scientifica del Ris. Riccio - stando a tutti i primi riscontri - sarebbe un' altra vittima per caso. Un altro caduto che non apparteneva alle logiche criminali, che non aveva mai avuto problemi con la giustizia. Proprio come lo erano quasi tutti i cittadini ghanesi massacrati lo scorso 18 settembre nella strage di Castel Volturno.

 

 

Articolo di La Repubblica del 3 Ottobre 2008

Parà in strada ma i Casalesi uccidono nuovo agguato, vittima incensurata

di Conchita Sannino

GIUGLIANO - Indeboliti dai colpi dello Stato, ma più feroci. I killer della falange stragista dei Casalesi tornano a sparare. Un altro agguato, ieri mattina, porta la loro firma. Cinquanta colpi di kalashnikov e di pistole calibro 9 per 21 vengono scaricati sull' ingresso di una ditta di onoranze funebri. Cade un altro innocente. Sotto la pioggia di proiettili muore il dipendente di una ditta di onoranze funebri il cui titolare, circa 15 anni fa, aveva "osato" testimoniare contro il boss Francesco Bidognetti, noto come Cicciotto 'e Mezzanotte, e il suo affiliato Pasquale Vargas. La vittima è Lorenzo Riccio, 37 anni. Un incensurato. Si tratta della vittima numero 17, dal giorno in cui è cominciata la scia di vendette trasversali e spedizioni punitive firmate dal gruppo di fuoco dei casalesi, con l' assassinio del padre del pentito (omonimo del boss) Bidognetti. Era il 2 maggio scorso. Cinque mesi esatti di terrore. Che il pool antimafia della Procura addebita alla ferocia criminale del gruppo guidato dal superlatitante Giuseppe Setola. Intanto il presidente della Repubblica ha firmato ieri il decreto che autorizza l' impiego, fino al 31 dicembre, dei 500 parà della Folgore inviati sul fronte della lotta al gotha casalese. Già da oggi, dopo le polemiche che avevano opposto il vertice del Viminale al collega della Difesa La Russa, quei militari saranno operativi in posti di blocco anti-camorra e pattugliamenti. E nelle stesse ore torna a Caserta il ministro dell' Interno Maroni, insieme con il capo della polizia Antonio Manganelli, per un vertice sull' ordine e la sicurezza che si apre alle 11 in Prefettura. Vi partecipano anche il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, i procuratori capo di Napoli e Santa Maria Capua Vetere, i questori e i comandanti dell' Arma e della Guardia di Finanza. All' ordine del giorno c' è quella che Maroni ha più volte definito «la guerra allo Stato» promossa dall' avamposto stragista dell' impero casalese. La cosca che ieri, con l' ultimo raid, manda l' ennesimo messaggio: «Non siamo finiti». Malgrado il blitz con i 107 ordini di arresto, la cattura dei tre killer e un sequestro record da 100 milioni di euro.


 

Articolo di La Repubblica del 4 Ottobre 2008

Lo stesso kalashnikov della strage usato nell' omicidio di Giugliano

di Conchita Sannino

Era a capo degli assassini che massacravano un altro innocente. Sarebbe stato proprio Giuseppe Setola, il superlatitante, a uscire dalla sua tana per tornare a sfidare lo Stato, dopo il maxiblitz. Ha imbracciato il kalashnikov già usato per sterminare i ghanesi innocenti. Le stesse raffiche sparate alla cieca. Per un duplice massaggio di morte: agli imprenditori che non si piegano al racket. E a chi - tra i soci appena arrestati - dovesse aprire la bocca, collaborare. Il giorno dopo l' assalto alla ditta di onoranze funebri di Giugliano, costato la vita al ragioniere della ditta Lorenzo Riccio, il pool antimafia sospetta che a guidare il gruppo assassino - composto di almeno 5 persone - vi fosse Giuseppe Setola, capobranco del gruppo stragista, il finto cieco, l' ex fedelissimo bidognettiano che era già imputato per omicidio e ciò nonostante aveva ottenuto gli arresti domiciliari per presunte, gravi patologie ad un occhio. Sul delitto Riccio, indagano i pm Antonello Ardituro, Alessandro Milita, Raffaello Falcone, coordinatori dal procuratore Franco Roberti. Le comparazioni balistiche confermano: le sventagliate che hanno ucciso quel dipendente (vittima per caso) arrivano dalla stessa arma che ha già sparato contro i sei cittadini africani, alla sartoria di Castel Volturno. è proprio il kalashnikov che mancava all' appello, nell' arsenale ritrovato quattro notti fa a Monterusciello, durante la cattura dei killer Cirillo, Spagnuolo e Letizia. Sull' assalto di giovedì contro l' impresa di pompe funebri "Russo", è confermato il movente della vendetta. Uno dei titolari di quella ditta, Luciano, negli anni Novanta aveva testimoniato i ricatti dei casseri del racket del boss Bidognetti. La pressione investigativa non si ferma. E produce un nuovo tassello utile alla caccia: i poliziotti morti durante l' inseguimento a Casapesenna (Francesco Alighieri e Gabriele Rossi) erano andati troppo vicino a un' auto usata dal gruppo stragista. Quella Panda nera (che provocò l' incidente mortale) sarebeb stata usata per trasportare armi. O killer. Forse anche Setola, il capobranco del terrore.

 

 

Articolo del 9 Luglio 2013 da qn.quotidiano.net

Camorra, ergastolo al boss Setola e ad altri 3 esponenti del clan dei Casalesi

Con il processo conclusosi è stata riconosciuta la responsabilità dell'ala stragista dei Casalesi guidata da Setola

Napoli, 9 luglio 2013 - Quattro esponenti dell'ala stragisa del clan dei Casalesi sono stati condannati all'ergastolo dai giudici della corte  di Assise del tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Sono accusati di aver ucciso 6 persone nei 9 mesi in cui il capo stragista, Giuseppe Setola, detto O'Cecato, era latitante. Setola era evaso dalla clinica di Pavia nell'aprile 2008 ed è stato arrestato nel gennaio del 2009 a Trentola Ducenta.

I magistrati della corte di Assise, nel pomeriggio di oggi, accogliendo in pieno le richieste di pena avanzate nella requisitoria finale dai pm della Dda di Napoli Cesare Sirignano e Alessandro Milita, hanno condannato al carcere a vita con isolamento diurno per tre anni il killer Setola, e i suoi fedelissimi: Alessandro Cirillo detto O'Sergente e Giovanni Letizia detto O'Zuoppo.

Ergastolo anche per Davide Granato, colui che avrebbe svolto il ruolo di informatore dei killer del clan Bidognetti. Gli omicidi contestati ai quattro sono quelli di Umberto Bidognetti, padre del collaboratore di giustizia Domenico e zio del boss Francesco Bidognetti detto Cicciotto e'mezzanotte, Doda Ramis (omicidio commesso a San Marcellino), Kazaki Daniel, del gestore della sala giochi di Baia Verde, Antonio Celiento, del ragioniere Lorenzo Riccio di Giugliano e di Stanislao Cantelli, l'anziano ucciso nel settembre del 2008 mentre giocava a carte in un circolo di Casal di Principe solo perche' era uno zio di un collaboratore di giustizia.




Articolo del 9 Luglio 2013 da  napoli.repubblica.it

Casalesi, ergastolo per Setola e i suoi killer

Condannati per sette omicidi commessi nel 2008, quando seminavano il terrore nel Casertano

Il boss della cosiddetta "fazione stragista" del clan dei Casalesi, Giuseppe Setola, e i suoi complici Giovanni Letizia, Alessandro Cirillo e Davide Granato sono stati condannati all'ergastolo per sette omicidi commessi nel 2008, nel periodo in cui il gruppo di fuoco seminava il terrore in provincia di Caserta. La sentenza è stata emessa in serata dalla seconda corte d'assise di Santa Maria Capua Vetere.

I giudici hanno accolto le richieste del pm Cesare Sirignano disponendo per Setola, Letizia e Cirillo anche tre anni di isolamento diurno.

Gli omicidi dei quali i quattro erano imputati sono quelli di Umberto Bidognetti, padre del collaboratore di giustizia Domenico, Arthur Kazani, Zyber Dani, Ramis Doda, Antonio Celiento, Lorenzo Riccio e Stanislao Cantelli.

Giuseppe Setola è accusato di avere commesso almeno 20 omicidi nell'arco di un paio d'anni: tra questi la spaventosa strage di Castelvolturno dove, all'esterno e all'interno di una sartoria, furono uccisi sei extracomunitari. Un'ora prima il gruppo di fuoco aveva ucciso anche un italiano. Era la sera del 18 settembre del 2008.

 

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