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28 luglio 1989 Collecchio (PR). Rapita Mirella Silocchi. "Fu lasciata morire di fame e di sete all’interno di una fossa subendo maltrattamenti di rara ferocia". PDF Stampa

Foto da:  twimc.it

Articolo del 24 Luglio 2009 da: story-parma.blogautore.repubblica.it

Una banda internazionale dietro il sequestro Silocchi

Sono passati vent’anni dacché Mirella Silocchi, allora cinquantenne, fu rapita da una banda di sequestratori che pretendevano cinque miliardi di riscatto per il suo ritorno a casa. Ma a casa non ritornò mai, perché fu lasciata morire di fame e di sete all’interno di una fossa subendo maltrattamenti di rara ferocia. Si scoprì in seguito che Mirella Silocchi era finita in mano ad una strana aggregazione di pastori e latitanti sardi, e da un gruppo di anarchici composto da elementi della malavita siciliana e calabrese, da una hostess americana e da un libico di origine armena. Un intreccio tra anarchia e banditismo comune che univa anche un elemento di internazionalità.

Mirella Silocchi, moglie di un facoltoso industriale del ferro, Carlo Nicoli, venne rapita alle 8,30 del 28 luglio 1989 nella sua villa di campagna a Stradella di Collecchio. I banditi, uno in divisa di finanziere, bussarono alla porta, mentre lei parlava al telefono con una parente e la portarono via. Un mese dopo il marito ricevette una lettera con cui gli si chiedevano cinque miliardi di riscatto, cifra che Nicoli non aveva.

I banditi tornarono a farsi vivi tre mesi dopo, quando fecero trovare in un cestino della spazzatura della stazione di servizio di Cortile San Martino un orecchio mozzato di Mirella Silocchi. Poi, il 4 dicembre dello stesso anno, Carlo Nicoli ricevette a casa cinque foto di Mirella incatenata e in pessime condizioni, con un fucile puntato alla tempia ma, probabilmente, era già morta. E’ a questo punto che Nicoli riesce a raggiungere un accordo con i banditi per un riscatto di due miliardi. Luogo dello scambio, Torino. Ma l’imprenditore all’appuntamento non trova nessuno. I banditi si erano accorti che era stato seguito dalla polizia.

 

Le indagini successive porteranno a scoprire la mappa di questa strana aggregazione tra banditi sardi e anarchici. Tutto parte dalla scoperta di un covo eversivo a Roma in un appartamento sulla via del mare, in via Cristoforo Colombo, e uno strano attentato nel quartiere Prenestino di Roma dove un’auto salta in aria per una bomba piazzata al suo interno dove gli inquirenti trovano il corpo dell’anarchico Luigi De Blasi, il bandito travestito da finanziere nel rapimento Silocchi, legato sentimentalmente ad una hostess americana, Anne Rose Scrocco, titolare dell’appartamento romano e in rapporti con il libico di origine armena, Gagarin Gregorian. De Blasi era saltato in aria mentre cercava di innescare una bomba da piazzare per far saltare in aria il commissariato del Prenestino per vendicare la morte di tre sardi e un siciliano rimasti uccisi in un conflitto a fuoco con la polizia. La polizia scoprì anche che De Blasi era in rapporti con Giovanni Mele, assassinato nel 1990 a Mannoia, che nel rapimento Silocchi era travestito da finanziere anche lui.

Quindi i due gruppi, gli anarchici e i banditi sardi, i cui legami vennero fuori dalle indagini sull’auto saltata in aria e sulle tracce rinvenute nel covo di Roma erano così composti. Il primo, quello dei banditi sardi, da Francesco Porcu, Franco Bachisio Goddi, Antonio Staffa, Giovanni Mario Sanna, Gianni Mele, assassinato in Sardegna nel 1990, e Mario Domenico Giau, ucciso nel 1994. Il secondo gruppo, quello degli anarchici, da Giovanni Barcia, Orlando Campo, Rose Anne Scrocco, Gagarin Gregorian e Luigi De Blasi ritenuto la mente del sequestro.

Un puzzle micidiale con un contorno di misteriosi omicidi come quello di Mario Domenico Giau, assassinato a San Teodoro nel 1993. Giau avrebbe incassato una parte dei soldi versati da Carlo Nicoli per far ritrovare almeno i resti della donna. Le indagini inoltre portarono alla scoperta in un pozzo in un terreno di proprietà di un pastore sardo Francesco Bachisio Goddi alcuni frammenti ossei riconducibili a Mirella Silocchi.

Partendo da questi fatti arrivarono a giudizio parecchi componenti della banda, tra cui Rose Anne Scrocco, legata alla banda attraverso il covo di via Cristoforo Colombo a Roma, Bachisio Goddi di Orune, Franco Porcu di Lula e l’armeno Gregorian Gagarin.
Da tempo erano stati seguiti gli spostamenti dell’hostess americana e di altre persone dopo una sparatoria in Spagna a Cordoba dove morirono due poliziotte, ma alla fine venne catturato Claudio Lavazza e Giovanni Barcia anch’essi legati al covo di via Cristoforo Colombo.

 

 

Articolo dell'8 Marzo 2011 da  twimc.it

LARGO MIRELLA SILOCCHI

Questa mattina, Mercoledì 09 Marzo alle ore 11,30, si inaugurerà "Largo Mirella Silocchi".

La proposta di intitolazione, approvata l'anno scorso dalla commissione toponomastica del Comune e successivamente confermata e ratificata dalla Giunta Municipale diventa quindi realtà.

A Mirella «Anna» Silocchi sarà dedicato il largo che si affaccia su via Volturno, adibito a parcheggio dell'ospedale Maggiore. La decisione è stata presa non solo in considerazione della tragica sorte che le toccò, ma anche per la sua opera caritatevole a favore di persone bisognose.

 

 

 


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