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Sant'Angelo Muxaro (AG). Uccisi i fratelli Salvatore Vaccaro Notte, il 5 Febbraio 2000, e Vincenzo Vaccaro Notte, il 3 Novembre 1999. Avevano osato aprire un'attività di pompe funebri in concorrenza con una ditta legata alla mafia. PDF Stampa

Foto da: inricordo.eu

Sant'Angelo Muxaro (AG)

Vincenzo Vaccaro Notte - 3 Novembre 1999

Salvatore Vaccaro Notte - 5 Febbraio 2000



Nota tratta dall'articolo di La Repubblica del 11/05/2006

La guerra delle pompe funebri

di Fabio Russello

AGRIGENTO - Potevano contare sulla assoluta sudditanza della popolazione, ma anche su una fortissima capacità intimidatoria. E chi non si piegava alla volontà della cosca di Sant' Angelo Muxaro e Santa Elisabetta finiva al cimitero. L' operazione "Sicani", ha portato in carcere 12 persone. Si tratta dei fratelli Francesco e Stefano Fragapane, di 26 e 28 anni; Stefano Iacono, 58 anni, Stefano La Porta, 46 anni, Angelo Milioto, 67 anni, titolare di pompe funebri; Antonino Di Raimondo, 55 anni, Giuseppe La Porta, 65 anni, Calogero L' Abbate, 57 anni, Alfonso Milioto, 41 anni, Pietro Mongiovì, 48 anni, Raimondo Pona, 56 anni, Giuseppe Vaccaro, 37 anni. I particolari sono stati illustrati dal comandante provinciale dei carabinieri Rodolfo Passaro, dal capitano di Canicattì Marco Molinari, dal procuratore aggiunto della Dda di Palermo Anna Maria Palma e dal sostituto procuratore Costantino Da Robbio. Vincenzo Vaccaro Notte, ucciso nel gennaio '99, aveva avuto l' unico torto, con i fratelli Salvatore e Angelo, di investire i risparmi di una vita trascorsa all' estero in un' impresa di pompe funebri, entrata in concorrenza con l' altra ditta del settore a Sant' Angelo Muxaro, collegata alle cosche. Una mediazione di Giuseppe Vaccaro, capo della famiglia di Sant' Angelo, non aveva avuto successo e fu deciso di uccidere Vincenzo Vaccaro Notte. Dopo il delitto, la famiglia della vittima non si era piegata. Fu decretata così la condanna anche di Salvatore Vaccaro Notte, assassinato nel 2000 poco dopo aver dichiarato in piazza a Sant' Angelo di sapere chi aveva ucciso Vincenzo. Il terzo fratello, Angelo, ha collaborato con la magistratura ed è stato messo sotto protezione. Altri episodi danno l' idea dell' ambiente in cui Cosa nostra cresce: Stefano Fragapane per dimostrare il suo potere, sarebbe sceso dall' auto e avrebbe chiesto a un compaesano di picchiare un passante a caso. L' uomo stava per eseguire, ma fu fermato da Fragapane, ormai soddisfatto.

 

 

Articolo da AgrigentoNotizie.it del 12 Luglio 2007

Mafia, Sikania 2 legata alla Sikania 1

di Giovanni Siracusa

L’operazione della notte scorsa, Sikania 2, indubbiamente è legata alla Sikania 1 che il 10 maggio 2006 portò in carcere 12 esponenti delle storiche cosche mafiose di Santa Elisabetta e Sant’Angelo Muxaro, tra cui i killer i mandanti dei fratelli Vaccaro Notte. E’ la storia di Vincenzo e Salvatore Vaccaro Notte, due giovani di Sant’Angelo Muxaro, emigrati per anni in Germania, dove svolgono l’attività di pizzaioli, che decidono di ritornare in paese. Con i soldi accumulati avviano un’attivita’ di pompe funebri. Ma in paese a gestire il “caro estinto” sono altri due fratelli, ritenuti vicini ai Fragapane di Santa Elisabetta. I fratelli Vaccaro Notte vengono “avvicinati” da un imprenditore edile del luogo, Giuseppe Vaccaro, perché venga trovata una soluzione. Ma i Vaccaro Notte ritengono di essere dalla parte della legge e decidono di proseguire nella loro attività.

Il 3 novembre del 1999 la risposta della mafia: viene ucciso Vincenzo Vaccaro Notte. Il fratello Salvatore prende le redini dell’impresa e conduce anche personali indagini per scoprire gli autori dell’uccisione di Vincenzo. Redige anche una sorta di memoriale.

Qualcuno capisce e intuisce: il 5 febbraio 2000 anche Salvatore Vaccaro Notte viene assassinato con un colpo di fucile alla testa.

Ma c’è un terzo fratello, Angelo Vaccaro Notte, che decide di sfidare i boss non da solo ma rivolgendosi alle forze dell’ordine. Diventa testimone di giustizia, ottiene protezione per sé e per i propri familiari. Racconta tutto agli inquirenti che a maggio 2006, come detto, fanno scattare la prima operazione Sikania. Vengono piazzate le microscopie in due punti “caldi”: la masseria dei fratelli Stefano e Francesco Fragapane a Santa Elisabetta e la casa di campagna di Pietro Mongiovi’ a Sant’Angelo Muxaro. Dalle registrazioni emerge di tutto: traffico di droga, di armi, poi le coperture a latitanti eccellenti, le gare d’appalto locali, tutte controllate e pilotate, poi ancora le estorsioni a tappeto.

Tra gli arrestati Stefano Fragapane, di Santa Elisabetta, già in carcere per l’operazione Cupola del 14 luglio 2002 quando in un casolare di Santa Margherita Belice i poliziotti interruppero un summit di mafia. Come mandante degli omicidi dei fratelli Vaccaro Notte viene indicato Giuseppe Vaccaro, mentre i killer di Salvatore Vaccaro Notte sarebbero stati Pietro Mongiovi’, Vincenzo Di Raimondo, Giuseppe La Porta e Stefano Iacono.

Subito dopo l’arresto, Giuseppe Vaccaro, diventa collaboratore di giustizia e ammette di essere stato lui a uccidere i fratelli Vincenzo e Salvatore Vaccaro Notte. Diventa collaboratore di giustizia anche Pietro Mongiovì che il 27 aprile scorso si  suicida impiccandosi nella sua cella del carcere di Padova.

 

I Blog di Angelo Vaccaro Notte:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Articolo del 5 Giugno 2011 di  lavalledeitempli.net

Se la lupara pone fine a un’esistenza. Intervista ad Angelo Vaccaro Notte

di Gian J. Morici

Quanta sofferenza, quanta solitudine, quanta amarezza c’è lungo la strada di chi ha perso un proprio caro, ucciso da killer feroci e spietati che non si fanno scrupolo di sparare contro donne, vecchi e bambini, pur di raggiungere i propri obiettivi? L’idea di aprire una nuova sezione sul giornale, dedicata alle vittime innocenti di mafia; ai familiari; a quanti non hanno mai avuto voce; a quanti troveranno il coraggio di averla, l’avevamo già anticipata alcuni giorni addietro (leggi l’articolo)

Una sezione, resasi necessaria per farci riflettere su quanto la mafia, autentica cancrena della nostra terra, condizioni la vita quotidiana di tanta gente onesta e per evitare di assistere, come sempre più spesso accade, a quella che non esitiamo a definire come un’aberrazione etico-culturale, che pone quasi sullo stesso piano le vittime di mafia e i loro carnefici. Purchè possano questi ultimi essere ascritti alla categoria dei ‘pentiti’.

Il primo protagonista di queste nostre storie, è Angelo Vaccaro Notte, fratello di Vincenzo e Salvatore, uccisi dalla mafia a Sant’Angelo Muxaro (Agrigento).

La vicenda dei Fratelli Vaccaro Notte rappresenta una storia emblematica del Meridione italiano.

Emigrati i Germania per cercare lavoro, grazie alla loro buona volontà, capacità imprenditoriali e sacrifici, riescono a mettere da parte del denaro, con il quale tornati al loro paese, avviano un’attività in proprio.

La loro attività collide con gli interessi di altri, che gestiscono abusivamente un’altra azienda che opera nello stesso settore.

A tal proposito, va sottolineato come appaia inverosimile che quanti preposti al rilascio delle autorizzazioni e quanti addetti al controllo delle attività commerciali, non si accorgano dell’esistenza di ditte che operano senza le necessarie autorizzazioni.

La ditta ‘abusiva’ con la quale entrano in concorrenza i Vaccaro Notte, purtroppo per loro appartiene ad altri due fratelli, ritenuti vicini alla famiglia dei Fragapane di Santa Elisabetta. Un nome, quest’ultimo, che di norma da queste parti indurrebbe chiunque a più miti consigli.

Chiunque, ma non i Vaccaro Notte, che di sottostare a diktat mafiosi, proprio non ne vogliono sapere. Dopo un tentativo di accomodamento, proposto da un imprenditore edile quasi loro omonimo, Giuseppe Vaccaro, i due fratelli rifiutano qualsiasi compromesso con la consorteria mafiosa locale, meglio conosciuta con il nome di “Cosca dei Pidocchi”.

La reazione del gruppo criminale non si fa attendere a lungo. Vincenzo Vaccaro Notte, viene ucciso il 3 novembre del 1999. Salvatore, non rinuncia a mandare avanti l’attività e inizia ad indagare sul delitto del fratello, redigendo anche un memoriale.

Il 5 febbraio del 2000, la lupara, pone fine anche alla sua esistenza.

Il terzo fratello, Angelo, che ancor prima dei delitti si era rivolto alle forze dell’ordine denunciando le pressioni subite, racconta i retroscena dei due omicidi. Le indagini avviate, nel maggio del 2006 portano all’arresto di noti mafiosi latitanti, alla scoperta di un traffico di armi e droga, di appalti pilotati e corruzione politica.

Vengono indiziati come assassini dei fratelli Vaccaro Notte: Giuseppe Vaccaro, che confessa subito dopo l’arresto e diventa collaboratore di giustizia, e Pietro Mongiovi. Quest’ultimo collaborerà con i giudici ma sarà trovato impiccato nella cella del carcere di Padova dov’era rinchiuso.

Angelo Vaccaro Notte, per questa sua collaborazione come testimone di giustizia verrà sottoposto al programma di protezione assieme ai suoi familiari e lascerà la Sicilia.

La serie delle nostre interviste, comincia con Angelo. Un uomo, che ha visto distrutta la propria famiglia, che ha dovuto abbandonare la propria terra, che ha vista stravolta la propria vita e quella dei propri familiari, a causa di un fenomeno che sopravvive grazie alla viltà e alle collusioni di tanti:  la Mafia!

D – Innanzitutto, la ringraziamo per averci concesso questa intervista. Il nostro giornale è da sempre attento al tema della mafia, nella speranza di poter aiutare la crescita di una cultura della legalità e della giustizia nei nostri giovani. È in quest’ottica che  si colloca questa intervista, affinchè le diverse testimonianze di chi la mafia l’ha subita e la combatte, possano scuotere la sensibilità di tanti e aiutare a mettere la parola fine a questa piaga della nostra terra.  Dopo il brutale assassinio dei suoi fratelli lei ha aperto un blog, nel quale, oltre a parlare delle cosche mafiose dell’agrigentino, quelle che hanno determinato l’omicidio dei suoi congiunti, scrive un po’ di tutto ciò che riguarda le cronache di fatti di mafia. Cosa l’ha spinta a creare il blog e in che maniera pensa possa influire nella lotta contro le organizzazioni mafiose?

R: Innanzitutto la ringrazio per avermi contattato e mi fa piacere che un giornale Agrigentino finalmente si dedichi alle vittime innocenti della mafia e non a qualche fasullo criminale, che dopo aver assaporato le patrie galere si trasforma in pentito. Le ragioni che mi hanno spinto a creare i miei blog antimafia,  sono quelle di  evidenziare il marciume che da oltre un secolo vive e convive nel DNA di quei siciliani meschini che sono orgogliosi e fieri di essere mafiosi, non rendendosi conto di cos’è veramente la mafia e di quali sono gli effetti devastanti che provoca. La vita di un mafioso ha il valore pari a quella di un nobile maiale. Mentre il maiale all’incirca vive un anno ed è molto utile per l’umanità per i mille consumi nutrizionali, viene ingozzato trattato bene per ricavarne carne pregiata e quando raggiunge il peso ideale, poveretto, viene macellato, il mafioso è l’opposto del maiale per l’utilità che può dare alla società civile. Rovina le famiglie, uccide senza approfondire e conoscere le persone, solo perché gli è stato impartito un ordine da eseguire. Sono persone sottomesse prive di riflessione, coscienza e totale assenza di intelligenza. Anche loro spesso fanno la fine dei maiali macellati, ma a differenza del maiale vengono bruciati, crivellati o vengono seppelliti e mai trovati, perché non sono più affidabili o in contrasto con altre cosche criminali. Ma per alcuni fortunati c’è la galera. I miei blog (clicca qui per entrare nel sito) hanno acquisito nell’arco di questi anni un’ottima notorietà internazionale, con oltre 2 milioni di visitatori da tutto il mondo, da tutte le università, associazioni o enti, da gente comune, da vittime o carnefici, da curiosi. Mi onorano spesso le visite delle più alte cariche dello Stato che visitano i miei siti, non so se per curiosità o interesse. Alcuni dei miei blog sono stati mandati in tilt da hacker, forse parenti di mafiosi Quotidianamente sbeffeggio la “cosca dei pidocchi”, questa sporcizia che ci aveva accerchiato. Scese in campo un esercito contro tre fratelli che lavoravano onestamente, in un paese dove le connivenze erano all’ordine del giorno. Molti giovani che seguono quotidianamente il mio blog sono attivissimi in prima linea nel volontariato e a contrastare tutto ciò che rappresenta la criminalità organizzata.

D – Che cosa ricorda dei giorni in cui vennero uccisi i suoi fratelli?

R:Tutto. È difficile dimenticare quei tragici momenti che ho vissuto, sia per il primo che per il secondo omicidio dei miei fratelli. Quei fotogrammi rimarranno indelebili nella mia memoria. Quasi quotidianamente, in quei pochi minuti di tranquillità che ho, rivivo questa triste storia.

D – Suo fratello Salvatore, a suo giudizio, si sarebbe potuto salvare?

R:Certamente. Poteva essere salvato e doveva essere salvato. Purtroppo, di questo devo anche ringraziare l’incapacità di un magistrato, che ho anche denunciato per il lavoro svolto con i piedi. Ancora oggi sto aspettando una risposta da parte della procura di Palermo. Sin dal giorno del primo omicidio, ho evidenziato i minimi sospetti su chi e su come avrebbero potuto commettere l’omicidio. La leggerezza, la superficialità e l’incapacità di chi conduceva le indagini, accompagnate dalla fuga di notizie molto delicate da parte di qualche fasullo soggetto che forniva indicazioni sui miei verbali (come poi confermato anche da parte del pentito Giuseppe Vaccaro) hanno fatto sì che la cosca dei pidocchi ha attentato più volte alla mia persona, grazie a Dio senza riuscirci, e uccidendomi alcuni cani da guardia. Ricevevo conferma da parte delle istituzioni di stare tranquillo. Che la situazione era sotto controllo e non vi era alcun timore che si potesse verificare un altro omicidio. Disgraziatamente le rassicurazioni da parte di chi ci avrebbe dovuto tutelare, si sono dimostrate infondate, dando spazio alla cosca dei pidocchi di poter portare a termine con enorme tranquillità anche l’assassinio di mio fratello Salvatore. Il tutto, con le agevolazioni e partecipazioni da parte di una buona fetta di meschini soggetti di Sant’Angelo Muxaro e dintorni. Alcuni per omertà, altri perché legati o vicini alla cosca che ha ucciso i miei fratelli.

D – Cosa rappresenta Angelo Vaccaro Notte per la mafia?

R: Ho sempre contrastato tutto ciò che rappresentava mafia, “politica fasulla e corrotta” e pidocchi, prima degli omicidi. Figuriamoci dopo il sacrificio dei miei fratelli. Il mio contributo è stato molto determinante a far sì che alcuni allora famosi boss e killer latitanti venissero arrestati. Dopo di che,  grazie alle loro dichiarazioni, sono state condotte  una decina di operazioni antimafia che hanno portato all’arresto di molti soggetti e al sequestro di beni, sia nell’hinterland Agrigentino che fuori dal territorio. Se guarda un po’ la cronistoria della mafia Agrigentina-Palermitana, noterà che dal 2000, illustri boss, venerati da un esercito di pidocchi che erano alla mercè di questi criminali, oggi non possono più spadroneggiare perché sono stati assicurati alla giustizia, e tanti altri, da partecipanti a progetti criminali, omicidi, racket ed estorsioni, si sono trasformati in partecipanti di x-factor, Sono diventati dei bravi canterini a disposizione dell’Autorità Giudiziaria che  sta vagliando le loro dichiarazioni per ulteriori bonifiche del territorio siciliano, martoriato e infestato da questi parassiti.

D – Lei definisce i mafiosi ‘pidocchi’, tant’è, che il suo nome è associato alla ‘cosca dei pidocchi’. Un termine da adoperato anche nel suo blog per definire le famiglie mafiose dell’agrigentino. Cos’è per lei la mafia?

R: In effetti i mafiosi li definisco pidocchi, anche se ogni tanto uso l’acronimo “pidopucys”. Un incrocio tra la pulce e il pidocchio, ovvero politica e malaffare. La cosca dei pidocchi che dettava ordini nei monti sicani, era capeggiata da soggetti criminali primitivi e subdoli, che per un nonnulla agivano sulle vittime in gruppo e armati, colpendoli alle spalle e finendoli successivamente. Gente che aveva a che fare più che altro con gli animali, che rispetto a loro sono nobili creature. Vi sono anche soggetti che fanno parte di questa “cupola” per tradizione, per il nonno……il papà o lo zio. Ereditano una certa rispettabilità da parte di quella popolazione meschina che dà loro un certo peso in mezzo alla società civile, quando in realtà non sono altro che un pugno di vermi. Soggetti che quando sono da soli fanno davvero pena e per incanto si trasformano in lampadine fulminate.

D – Tra le vittime della mafia, altre i suoi fratelli, ce n’è qualcuna che ricorda in particolare?

R: Tra le vittime innocenti di mafia oltre i miei fratelli ricordo con Stima e tanto affetto i fratelli Pacilio, originari di Grumo Nevano, in provincia di Napoli. Due imprenditori nonché miei amici. Domenico, assassinato il 4 gennaio 2003,  e Rodolfo Giancarlo ucciso il 31 Ottobre del 2006 dalla camorra. Barbaramente assassinati anche loro, per non essersi piegati ai diktat della criminalità organizzata.

D – Qual è il ruolo dell’informazione nelle vicende della mafia in Sicilia; cosa viene fatto e cosa invece potrebbero fare i media?

R: Molto superficiale. Sono rare le inchieste giornalistiche che vengono approfondite e portate alla luce del sole con chiarezza e professionalità. Molti giornalisti non fanno altro che sciacallaggio mediatico. I media possono essere i pilastri portanti di un’informazione molto più incisiva e determinante e far sì che la gente possa collaborare e rendersi utile per la società civile.

D – Accade sempre più spesso che venga data voce ai tanti pentiti, che nel narrare i crimini da loro stessi commessi, prendono le distanze dal passato, accusando Cosa Nostra di aver  distrutto la loro vita. Premesso che il ruolo dei pentiti in più circostanze si è rivelato fondamentale per l’esito di molte indagini, cosa ne pensa di questo modo di porre quasi sullo stesso piano le vittime di mafia e i loro carnefici?

R: Si, in realtà i pentiti negli ultimi anni hanno avuto un ruolo determinante per aver fatto luce su tanti omicidi che senza il loro contributo non sarebbero stati risolti. Riferiscono che è stata cosa nostra a rovinare la loro vita, quando in realtà i veri criminali disonesti sono loro, perché solo loro hanno rovinato la vita di tante famiglie perbene. Per questa sporcizia che adesso si proclama pentita è impossibile e improponibile metterli sullo stesso piano delle vittime perché le vittime erano umani, loro sono delle bestie criminali.

D – Secondo lei, cosa dovrebbero sapere i giovani della mafia?

R: I giovani avrebbero bisogno di ampie delucidazioni da parte di chi ha subito in prima linea atti delittuosi come si è verificato alla mia famiglia, e non nozioni fantasiose di improvvisati giornalisti, scrittori e magistrati, che in tanti casi si sono auto improvvisati simboli dell’antimafia, sfruttando le disgrazie altrui. Alcuni arricchendosi con pubblicazioni di libri e altri facendosi spazio in politica, lasciando nella disgrazia chi ha veramente lottato e contrastato la mafia. Sarebbe necessario organizzare periodicamente dei convegni antimafia per tutti i giovani appartenenti agli istituti superiori, spiegando loro che cos’è veramente la mafia, perché solo chi l’ha subita e combattuta può spiegare gli effetti devastanti di questa associazione criminale.

D – Quale pena è stata inflitta agli assassini dei suoi fratelli?

R: Non mi ritengo soddisfatto per la pena inflitta agli assassini dei miei fratelli, in quanto alcuni componenti della cosca dei pidocchi, come già in diverse interviste dichiarato, sono in libertà e qualcuno magari è stato pure risarcito per ingiusta detenzione. Ne mancano ancora altri per concludere la cerchia  meschina di questo gruppo di vermi, che da decenni continua a mortificare la dignità delle persone oneste.

D – Non ha dunque ottenuto giustizia?

R: La giustizia italiana, l’ho definita come la condotta idrica Agrigentina.  Come lei ben sa, la condotta idrica di Agrigento, è un colabrodo e l’acqua si perde già a partire dalla fonte. Non c’è certezza della pena; ci sono i patteggiamenti, decorrenza dei termini, pentiti fasulli che scagionano i criminali malgrado ci sono migliaia di intercettazioni che inchiodano questi pidocchi, ma non so perché, sembra come se ci fossero degli accordi con questi vermi criminali, per cui parte del materiale raccolto non viene  utilizzato per ulteriori arresti.
D – Ritiene che oggi i testimoni di mafia siano sufficientemente tutelati? Cosa direbbe alle vittime che si rifiutano di collaborare con la giustizia?

R: Approfondiremo questa sua domanda nelle prossime interviste.

Il nostro primo colloquio, finisce qui. Angelo è un uomo che sente ancora vivissimo il dolore per i fratelli perduti. Due efferati omicidi, per i quali certamente non sarà facile trovare pace. La voce di Angelo, lascia trasparire tutto il suo dolore, ma anche tantissima rabbia per quello che a suo giudizio si poteva fare e non sarebbe stato fatto. Nelle sue parole, aldilà di quella che potrebbe essere la rabbia, c’è anche tanto disprezzo per coloro i quali, pur autodefinendosi ‘uomini d’onore’, agli occhi di Angelo – ma anche di altri -, sono in realtà i parassiti di una società che spesso per vigliaccheria ne consente il proliferare.

A questa nostra prima intervista  ne seguiranno altre, nel corso delle quali con Angelo cercheremo di analizzare i tanti aspetti che caratterizzano  il fenomeno mafioso, le conseguenze che lo stesso ha sulla società, le difficoltà di chi decide di contrastarlo e le speculazioni mediatiche e non, di chi a vario titolo si interessa di vicende di mafia.

 

 

 

Foto e Articolo da  caffenews.it

I fratelli Vaccaro Notte, eroi dei nostri tempi

di Luisa Donato

Il 5 febbraio sarà il dodicesimo anniversario della morte di Salvatore Vaccaro Notte, ennesima vittima di quel
cancro devastante chiamato mafia, che pian piano, sta distruggendo la società dall’interno, lentamente e incessantemente, con la stessa meticolosa laboriosità di un ragno che tesse la sua tela, pregustando il momento in cui la falena cadrà nella sua trappola.
Le vittime di mafia sono tante, troppe. Non tutte conosciute. Sappiamo benissimo chi siano Falcone e Borsellino, ma ci sono centinaia, migliaia di altre persone innocenti di cui non conosciamo i nomi, che hanno perso la vita in questa guerra senza vincitori nè vinti.
Gente coraggiosa, che ha scelto di battersi apertamente contro la mafia, giudici, giornalisti, avvocati. Ma anche poveri imprenditori, commercianti, contadini. Gente che non ha voluto piegarsi all’estorsione, alla minaccia, al racket. Persino bambini. La mafia non si tira indietro davanti a nulla. Risucchia tutto ciò che incontra sulla propria strada.

Le vittime di mafia non possono più parlare; ma noi possiamo farlo per loro. Ed è per questo che diamo voce alle loro storie. Affinchè nessuno possa mai dimenticare. Questa è la storia di due fratelli siciliani, Vincenzo, detto Enzo, e Salvatore, per gli amici Totò.
Alle spalle dei fratelli Vaccaro Notte c’è Sant’Angelo Muxaro, un piccolo paesino di 1500 anime, in provincia di Agrigento, arroccato su una montagna. E’ qui che i Vaccaro Notte sono nati, ed è anche qui che troveranno la morte, entrambi per mano di un colpo di lupara alla testa.
Una storia semplice, una storia come tante. Storie come se ne sentono molte, qui al Sud.
Il Meridione, questa terra ricca, opulenta di bellezza, arte, storia, cultura; eppure, di contro, arida di opportunità e risorse per i giovani. E’ per questo che Enzo e Totò emigrano in cerca di fortuna, replicando un copione già visto altre volte; tanti sono stati costretti ad andare a vivere al Nord o addirittura all’estero, lontani da amici e parenti, in cerca di un’occupazione stabile.
Anche nel caso dei Vaccaro Notte è una scelta obbligata, non si vive di soli sogni, ma bisogna anche portare a casa la pagnotta.
E così ì fratelli partono con una valigia di sogni e speranze per la Germania , dove lavoreranno per anni come pizzaioli. Anni in cui si lavora sodo, si fanno sacrifici, si tira la cinghia.
Devono risparmiare. Perchè i Vaccaro Notte non hanno mai perso la speranza di tornare alla terra natìa. Sono determinati. E infatti ce la fanno.
Con i loro risparmi tornano al paese e decidono di aprire una ditta di onoranze funebri.
Non hanno sogni di gloria o presunzioni sfrenate: vogliono semplicemente avviare un’attività che permetta loro di vivere dignitosamente e con onestà. E’ un loro diritto. Hanno lavorato duramente e ora si meritano un pò di serenità.

Ma Enzo e Totò hanno fatto i conti senza l’oste. Perchè senza volerlo hanno pestato i piedi a qualcuno. Qualcuno di molto potente. I Vaccaro Notte entrano in concorrenza con l’altra ditta di pompe funebri del paesello, gestita da due fratelli ritenuti molto vicini a un clan mafioso. Una ditta, che al contrario di quella dei Vaccaro Notte, non ha nemmeno i regolari permessi e autorizzazioni per svolgere quel lavoro.
Ma si sa, a qualcuno è permesso tutto.

Ma per Enzo e Totò non è un problema. Forti della loro onestà e del fatto che hanno un’impresa totalmente in regola, continuano per la loro strada. A testa alta. La gente inizia a preferirli. E loro iniziano anche a pubblicizzarsi, con intraprendenza e voglia di fare.
“Per i vostri funerali rivolgetevi a noi, siamo gli unici autorizzati, prezzi convenienti, un milione di lire per ogni funerale bara compresa”.
E’ questo che recitano i manifesti pubblicitari appesi in paese da Enzo e Totò. Ma a qualcuno questo non va bene.
Loro, i signorotti prepotenti, non possono permettere che i primi arrivati gli pestino i piedi.
I fratelli Vaccaro Notte vengono intimidati dalla cosiddetta “Cosca dei Pidocchi”; ma Enzo e Totò sono gente d’onore, dove per onore si intende il significato originario del termine, e non il modo di dire attribuito ai mafiosi. Enzo e Totò sono persone per bene, oneste, leali. E soprattutto coraggiose. Molto coraggiose.
Loro non ci stanno. Non si piegano. Rifiutano qualsiasi compromesso con la mafia.
Iniziano così i dispetti, le intimidazioni, le minacce, più o meno velate.
La mafia non è abituata ad avere chi le tiene testa; la mafia è abituata a vederle abbassare, le teste.
I fratelli Vaccaro Notte hanno paura, ma non lo danno a vedere. Non vogliono cedere agli sporchi e meschini ricatti del prepotente di turno .
Non sopportano l’ingiustizia. Forse sperano di cambiare il mondo, o almeno la situazione al paesello. Ingenui Enzo e Totò, terribilmente ingenui nella loro onestà.

Ma i mafiosi non si limitano alle intimidazioni. Non gli basta la loro mera prepotenza. I vili vogliono colpire fino in fondo.
Vincenzo Vaccaro Notte muore la sera del 3 novembre 1999. Dei killer gli tesero un agguato nella piazza del paese, sotto gli occhi ciechi della gente che non vuol vedere, non vuol parlare, non vuol sentire. Aveva compiuto 48 anni da nemmeno un mese.

Nessun testimone. Nessuno parla. Una generazione che, parafrasando Fabrizio Moro, “è costretta a non guardare, a parlare a bassa voce, a spegnere la luce”. La mafia si nutre di questo silenzio. La mafia è una viscida serpe che cresce cibandosi della paura, dell’omertà, dell’ignoranza.

A questo punto Salvatore non demorde. Non si può nemmeno immaginare la paura che possa aver provato quest’uomo, solo a lottare con qualcosa di più grande di lui. Un Don Chisciotte siciliano che lotta contro i mulini a vento.
Salvatore continua a portare avanti l’impresa avviata con Vincenzo, non può mollare proprio adesso, non può gettare alle ortiche il sacrificio del fratello. Nel frattempo però Salvatore porta avanti delle indagini personali sull’omicidio di Vincenzo. Ad aiutarlo c’è un terzo fratello, Angelo, che era rimasto al paese perchè lui un lavoro lo aveva trovato, nel Corpo della Forestale. I due fratelli superstiti si danno forza a vicenda, resistono, stringono i denti. Anche quando la paura diviene via via più forte. Resistono alle frasi sussurrate a mezza voce, alle mezze parole, alla gente che li allontana come appestati.
Ma anche la storia di Salvatore non ha un lieto fine: a Totò tocca la stessa sorte del fratello, un commando lo avvicina in piazza e gli spara due colpi di lupara alla nuca.

E’ il 5 febbraio del 2000.  Salvatore Vaccaro Notte non ha ancora compiuto 43 anni.
Angelo Vaccaro Notte resta solo. Ma Angelo è forte; è animato da quel coraggio straordinario che contraddistingue le persone del Sud, è quasi un Santiago hemingwayniano. Non ha nessuna intenzione di mollare e di darla vinta alla mafia.
Diviene testimone di giustizia; e proprio per questo sarà sottoposto al programma di protezione assieme ai suoi familiari e lascerà la Sicilia. Ha all’attivo 3 blog dove coraggiosamente parla di mafia.

Nel maggio 2006 delle indagini portano all’arresto di noti mafiosi in latitanza da tempo e alla scoperta di numerosi retroscena, quali traffici d’ armi e droga e politici corrotti.

Vengono incriminati gli assassini dei fratelli Vaccaro Notte: per uno strano scherzo del fato uno di loro è quasi un omonimo, tale Giuseppe Vaccaro, oggi collaboratore di giustizia. Assieme a lui viene arrestato Pietro Mongiovì. Mongiovì verrà trovato impiccato con le lenzuola nel carcere in cui si trovava, a Padova.

Ma giustizia ancora non è stata fatta.  Potrebbero esserci altre persone che hanno partecipato attivamente all’assassinio dei fratelli Vaccaro Notte ancora in circolazione. Questi due coraggiosi eroi meritano giustizia.

 

 

Articolo del 15 Febbraio 2017 da stampacritica.org

La vicende dei fratelli Enzo e Salvatore Vaccaro Notte

di Mario Guido Faloci

Certi benpensanti spesso si riempiono la bocca di luoghi comuni, come quando dicono che il guaio del sud è la sua mentalità assistenzialista, la bramosia del posto fisso nello Stato, il non saper fare impresa, il non saper fare sacrifici, il non ribellarsi ai soprusi. Costoro, che non conosceranno mai la miseria, il ricatto, o la paura, che impediscano di essere liberi, di essere pienamente artefici del proprio destino, prima di parlare dovrebbero conoscere la storia di Enzo e Salvatore Vaccaro Notte.

Nati a Sant’Angelo Muxaro, paese di 1500 abitanti arroccato sulle montagne agrigentine, non trovando lavoro né opportunità (in certe latitudini, le banche non aiutano gli aspiranti imprenditori) emigrarono in Germania dove fecero i pizzaioli per anni, risparmiando fino all’ultimo centesimo per poi ritornare al proprio paese ed aprire un’attività, per vivere onestamente, nei propri luoghi.

Avviano un’impresa di pompe funebri che, tra intraprendenza commerciale e “carte in regola”, crea seri problemi all’unica altra ditta del paese, gestita da persone ritenute vicine ad un clan mafioso, che era anche priva di tutti i permessi necessari. La bravura porta loro successo e divengono la ditta preferita dai paesani, ma al contempo li porta a pestare i piedi ad un concorrente pericoloso. Così vengono intimiditi dalla cosca locale, quella dei Pidocchi, ma loro non si piegano e rifiutano anche qualsiasi compromesso. Hanno sicuramente paura, ma non lo danno a vedere e continuano per la loro strada, nonostante i dispetti, le minacce, le intimidazioni.

Nella loro onestà si mostrano forse un po’ ingenui, quasi degli idealisti che vogliano cambiare, se non il mondo, il proprio piccolo paese. Poiché non li avevano piegati fino ad allora, ecco che i mafiosi portarono la prepotenza al massimo livello di viltà, uccidendo Vincenzo in un agguato nella piazza del paese, la sera del 3 novembre 1999 con un colpo di lupara alla testa, reo di essere un bravo ed onesto lavoratore, di avercela fatta senza aiuti di politici e mafiosi, di non aver chinato la testa, di fronte al sopruso.

Anche a causa dell’omertà di un popolo che non vedeva nulla, che parlava solo a bassa voce e che “spegneva la luce”, l’inchiesta sull’uccisione di Vincenzo non approdò a nulla. Invece Salvatore andò avanti, per la strada presa assieme al fratello, per non rendere vani gli anni di fatiche ed il sacrificio di Vincenzo e, oltre a continuare l’attività, portò avanti delle sue personali indagini per ottenere giustizia, con l’ausilio di Angelo, il terzo fratello, che lavorava nel Corpo Forestale. Ma la mafia non poté tollerare che le si sottraesse il cibo con cui alimentava il suo potere, la paura e anche a Salvatore, sempre in piazza, la sera del 5 febbraio del 2000 riservò la stessa sorte di Vincenzo, con un colpo di lupara alla nuca.

Rimasto solo, Angelo non mollò e con coraggio continuò ad opporsi all’arroganza e alla prepotenza mafiosa: entrato nel programma di protezione, in qualità di testimone di giustizia, con la famiglia lasciò la Sicilia. Attraverso tre blog che ha aperto, parla coraggiosamente di mafia. Da allora il lavoro degli inquirenti non si è fermato e sono stati scoperti numerosi retroscena (traffici di armi e droga, politici corrotti…), che nel maggio del 2006 portarono all’arresto di noti mafiosi latitanti e all’incriminazione dei presunti assassini dei fratelli Vaccaro Notte, Pietro Mongiovì e il quasi omonimo Giuseppe Vaccaro.

I due fratelli avevano 48 e 43 anni quando furono uccisi, loro che non trovando lavoro né occasioni per crearselo, prima emigrarono e lavorarono onestamente, poi col frutto dei loro sacrifici tornarono ed aprirono un’attività propria e che, soprattutto, non accettarono di sottostare ai soprusi mafiosi. La loro storia è l’esempio di quanto maldestri possano essere certi loghi comuni e che di eroi, il popolo siciliano ne ha avuti tanti, anche tra gli sconosciuti: non sono stati solo i magistrati, i militari e poliziotti, ad essere uccisi per la loro opposizione alla mafia. Nel popolo siciliano, ci sono tantissimi esempi di eroismo, fatto di quotidianità nella paura, nella violenza, pur di avere una vita “normale”, come quella dei benpensanti che non conosceranno mai il cancro mafioso, ma che giudicano da lontano (e al sicuro) chi lo viva tutti i giorni.

 

 

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Sei  : Home Vittime Sant'Angelo Muxaro (AG). Uccisi i fratelli Salvatore Vaccaro Notte, il 5 Febbraio 2000, e Vincenzo Vaccaro Notte, il 3 Novembre 1999. Avevano osato aprire un'attività di pompe funebri in concorrenza con una ditta legata alla mafia.