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5 Luglio 1948 Trapani. Scompare Tommaso Triolo, fratello minore di Nicasio, dirigente DC. PDF Stampa

In un primo tempo avevamo indicato proprio Nicasio Triolo quale vittima di lupara bianca (Fonte: viandante.it).
Grazie agli amici di Libera Trapani, che ci hanno indicato altre fonti, la verità è risultata ben altra.


fonte: materdeitrapani.com

Ricordo del dott. Nicasio Triolo

[...]

Il 5 luglio di quell’anno, avviene il sequestro del fratello minore Tommaso da parte della mafia. Tommaso non tornerà. Nicasio perdonerà i mandanti di cui si conoscono i nomi.

[...]

 

Tommaso Triolo viene citato anche nel Libro "Fra' Diavolo" e il governo nero - "Doppio Stato" e stragi nella Sicilia del dopoguerra - di Giuseppe Casarrubea

a pag. 165 :

[...] Al processo di Viterbo Gaspare Pisciotta lasciò trasparire una chiave di lettura dell'uccisione di Fra' Diavolo, che si muove su questa linea quando ebbe ad accusare Vincenzo Rimi di essere implicato nell'uccisione del notaio Tommaso Triolo (5 luglio 1948). "Gasparino" aveva fatto anche un nome importante per capire le connessioni tra la mafia dell'area trapanese, la morte di Ferreri e dei suoi uomini, la fine di Giuliano. [...]

 

 

 

Fonte: books.google.it

Tratto da: Una vita per vincere. Biografia di Nicasio Triolo
Di Gaetano Minuta

 

Lupara bianca

Il 4 luglio 1948 il fratello minore, Tommaso, era andato in campagna, località Tamburellara, per curare gli interessi della famiglia. Viene avvicinato da sconosciuti che gli chiedono quando avrebbero avuto il piacere di mangiare pesce: «Domani!» aveva promesso Tommaso.
Il giorno dopo, in campagna sarebbe dovuto andare il padre. Tommaso non era tranquillo, anche perché l'autista quel giorno non avrebbe potuto accompagnare il notaio. Decide di andare lui, ma chiede all'amico Carmelo Castelli di accompagnarlo.
quella «vigilia», un oscuro presentimento lo avvolse. Rimase fino a tarda notte a parlare con la mamma e la sorella Clara.

Annota Nicasio:

Il 5 luglio 1948 mio fratello ritornò dalla campagna con i pesci.
Lungo la strada 5 uomini mascherati ed armati, lhanno preso dalla macchina e portato all'interno verso la Montagna Grande. Con lui c'era un amico che è stato però liberato.
Aspettavamo notizie che sono arrivate dopo più di 2 settimane. Era una lettera di mio fratello scritta sotto dettatura, in cui i mafiosi chedevano un riscatto di 100 milioni di lire. Con mio padre, siamo rimasti agghiacciati. Allora era una somma enorme, impossibile da pagare per noi. Tutta la proprietà di mio padre forse poteva valere quella somma ma come fare per venderla subito ed ottenere il denaro?
Le banche d'altra parte, ci avrebbero dato allora non più di una decina di milioni. Mio padre ha raccolto 4 milioni e nel tentativo di risolvere il problema, ha inviato la somma coll'autista che avrebbe dovuto fare un percorso speciale indicato nella lettera. Aspettavamo altre notizie ma loro insistevano nel riscatto di 100 milioni, tramite lettere scritte di pugno di mio fratello arrivate per posta.
Si cercava di trovare un compromesso. Dopo circa tre mesi non sono arrivate più lettere a mano di mio fratello ma una scritta a macchina.
Cosa era accaduto? Perché non scriveva più? Perché non ci davano notizie dirette? Sarà morto! Dopo un certo tempo si è sparsa una notizia riservatissima che diceva che era morto di polmonite a detta di un medico che l'aveva dichiarato prima di morire, ma noi non siamo riusciti ad avere notizie attendibili.
Per non dare dispiacere a mia mamma, abbiamo inventato tutta una sstoria profittando del fatto che una mia sorella imitava bene la scrittura di Maso. Poi, lei si è chiusa nel suo dolore e non ha chiesto più nulla per 10 anni sino al 1958 anno in cui è morta.
Ma c'è stato un altro fatto poi che poteva avere conseguenze disastrose. Dopo poco più di 3 mesi dal sequestro, hanno tentato di prendere una mia sorella. Mai prima di questo fatto la mafia aveva rapito donne! La notizia si è saputa dalla donna stessa che avevano preso in città e poi portato in campagna a cui hanno detto: «Stia tranquilla, signorina Triolo, non le faremo male!» e quella piena di speranza ha risposto: «Non sono io la signorina Triolo!» ed ha mostrato i suoi documenti. Fu lasciata andare. (...)
Una volta, alcuni anni dopo, per mezzo di una persona amica, sono stato a trovare il mafioso incriminato in campagna (dove quasi sicuramente era stato portato mio fratello), e gli ho detto se lui si poteva interessare per farci avere almeno il cadavere.
Ma dato che la cosa sarebbe stata pericolosa per lui, mi ha detto ipocritamente che non sapeva nulla. E invece sapeva ogni cosa. Tanto è vero che quando nel 1981 è morto nel carcere di Palermo, i giornali parlando di lui dicevano apertamente che era stato lui a sequestrare mio fratello e a compiere il tentato sequestro di mia sorella. Ho pregato per lui.

La scomparsa di Maso, vittima di «lupara bianca», una storia mai chiarita, cambia la vita della famiglia. Nicasio non si rassegna, non si rassegnerà mai. Si mette alla triste ricerca almeno del corpo del fratello, va persino a trovare il mafioso Pisciotta, luogotenente di Salvatore Giuliano, nel carcere Ucciardone di Palermo. Silenzio. Non riesce poi a cancellare dagli occhi quella scena del processo in cui gli incriminati del sequestro furono assolti per insufficienza di prove. Non sopportanto quella messinscena era uscito sbattendo la porta.
Ma come scuotere le coscienze?

[...]

 

 

 

 

 

 

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