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14 Ottobre 1905 Corleone (PA). Ucciso Luciano Nicoletti, contadino socialista, partecipò al movimento dei Fasci. PDF Stampa

Fonte: ecorav.it

di Dino Paternostro

Luciano Nicoletti nacque a Prizzi nel 1851, da Emanuele e da Maria Collura, ma fin da giovane mise radici a Corleone, dove sposò Caterina Guagliardo, con cui ebbe cinque figli. Aderì al socialismo e partecipò con grande passione al movimento dei Fasci, distinguendosi come uno dei contadini più decisi a portare avanti il grande sciopero dell'estate-autunno 1893 per l'applicazione dei “Patti di Corleone”.
Scioperare significava rifiutarsi di coltivare la terra dei padroni e quindi rinunciare ad avere dagli stessi "le anticipazioni" in frumento, che consentivano dì sopravvivere e superare l'inverno.
In previsione dello sciopero, allora, i contadini corleonesi organizzarono una “cassa di resistenza”, raccogliendo 300 salme di frumento e 2.500 lire, come dichiarò Bernardino Verro al giornalista Adolfo Rossi. In breve, però, la cassa fu prosciugata e tanti contadini per sfamarsi si ridussero a mangiare per settimane solo fichidindia.
Fu cosi anche per Luciano Nicoletti e la sua famiglia, ma questa situazione non fiaccò né la sua voglia di lottare né quella degli altri scioperanti, che alla fine riuscirono a piegare la gran parte dei padroni.
Nicoletti fu in prima fila anche nelle lotte per le “affittanze collettive” e questo segno la sua condanna a morte.
I killers della mafia l’aspettarono in contrada San Marco la sera del 14 ottobre 1905, mentre tornava a piedi in paese, dopo una dura giornata di lavoro sui campi. Due colpi. di lupara posero fine alla sua esistenza. Aveva 54 anni.

 

 

Fonte  lamafiasiciliana.blogspot.it


Luciano Nicoletti (Prizzi, 1851 – Corleone, 14 ottobre 1905) è stato un contadino italiano, legato al partito socialista.
È stato tra i protagonisti dei Fasci siciliani e delle rivolte dei contadini in Sicilia.
Da giovane si trasferì a Corleone, dove si sposò ed ebbe cinque figli. Nel 1893 fu tra i più attivi contadini socialisti che chiedevano l'applicazione dei Patti di Corleone, aderendo ai Fasci siciliani e lottando attraverso gli scioperi. Non potendo lavorare, i contadini rischiavano di morire, così fu tra i promotori di una "cassa di resistenza" per mantenere le famiglie degli scioperanti, che per breve tempo riuscì ad aiutarli.
Dopo aver ottenuto alcune importanti vittorie, tentò di ottenere le cosiddette "affittanze collettive", per poter assicurare un fazzoletto di terra ad ogni lavoratore. Le sue lotte non furono accettate dalla mafia, che il 14 ottobre 1905 lo fece uccidere con due colpi di lupara in contrada San Marco.

 

 

 

 

 


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