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15 Ottobre 1974 Olginate (Lecco). Rapito Giovanni Stucchi, industriale 30enne, ucciso, i resti mai ritrovati. PDF Stampa

Tratto dal libro Dimenticati di Danilo Chirico e Alessio Magro

Giovanni Stucchi, trentenne industriale di Olginate, è stato rapito la sera del 15 ottobre del '74, davanti alla sua villa di via Radaelli. Dopo i primi contatti con i sequestratori, la famiglia si è affidata all'avvocato Edmondo Martini di Lecco. Una mediazione che ha portato al pagamento di un riscatto di 700 milioni di lire. Ma l'ostaggio non è stato mai rilasciato e la banda ha interrotto le comunicazioni. [...]

Il 6 settembre del 2009 è morta a sessantatre anni Giovanna Donizetti, la vedova Stucchi, senza conoscere la verità sulla morte del marito, i cui resti non sono mai stati ritrovati. E' rimasta nella sua casa di Olginate, dove ha cresciuto da sola e con grande forza d'animo i figli Aristide e Alice, per poi dedicarsi ai cinque nipotini. Una storia che ha scosso la provincia di Lecco e suscitato una grande commozione, rimasta viva per decenni.

 

Articolo di La Stampa del 16 Ottobre 1974

Industriale e ragazzo rapiti per un ricatto in Lombardia

Due gravi episodi nel giro di ventiquattro ore Industriale e ragazzo rapiti per un ricatto in Lombardia A Olginate (Lecco) il titolare di una azienda è stato aggredito ieri sera mentre rincasava da tre o quattro malviventi - Caricato su un furgone - Ha 30 anni ed è sposato - L'altro fatto a Varese: lo studente è scomparso lunedì - Tornava dalla scuola

Lecco, 15 ottobre. Un giovane industriale, Giovanni Stucchi, 30 anni, è stato rapito questa sera da tre o quattro sconosciuti, davanti alla propria villa: il sequestro e avvenuto verso le 20 a Olginate via Redaelli 2. La strada anni fa costituiva la statale 36 Milano-Lecco che attraversava il centro del paese. Ora l'arteria è zona residenziale, con ville lussuose ed è scarsamente frequentata. La villa dello Stucchi sorge di fronte a quella dell'ing. Fenaroli, fratello di Giovanni, il recluso di Porto Azzurro. Si tratta di una costruzione immersa nel verde di alberi secolari e dista dal bordo della strada una trentina di metri. Il cancello si apre su di uno spiazzo sterrato. L'industriale, sposato con prole, stava rincasando dal lavoro con la propria « Bmw 2000 » color blu, targata Como 344501. Aveva fermato l'autovettura davanti al cancello lasciando motori e fari accesi. Appena sceso dalla automobile, è stato aggredito da alcuni individui usciti dall'ombra. Unica testimone della scena, quando però questa era ormai all'epilogo, una sorella del giovane che, attratta dal trambusto, si è affacciata sulla scalinata della villa. La donna ha fatto in tempo a scorgere un furgone di color chiaro, forse addirittura bianco, dirigersi a tutta velocità in direzione di Lecco che dista 7-8 chilometri dal luogo del rapimento. La donna è riuscita anche a rilevare i numeri della targa del furgone: Milano N 07039. Immediatamente scattava la caccia ai malviventi: posti di blocco venivano istituiti in tutte le strade del circondario, ma per il momento del furgone non è stata trovata traccia. A terra, sul piazzale antistante la dimora dell'industriale, non sono state trovate tracce di lotta. Evidentemente i rapitori erano di tale forza da poter immobilizzare l'industriale e caricarlo sul furgone. Lo Stucchi è contitolare di un'azienda che produce materiale elettrico, con sede ad Olginate, in via Marconi: si tratta di una società per azioni, denominata Stucchi A.A.G. di cui il rapito è uno fra i più giovani dirigenti. La famiglia è considerata molto agiata ed è conosciuta per le sue opere di beneficienza: ha sempre sostenuto le opere parrocchiali e le attività sportive. In base a tutti questi elementi si pensa che il rapimento sia avvenuto per estorsione. Sino a tarda notte i rapitori non si erano ancora fatti vivi con i familiari. A tre ore circa dal rapimento dell'industriale Giovanni Stucchi non si è ancora fatta la più pallida luce sull'episodio. Il furgone dei rapitori non è stato trovato: probabilmente i banditi avevano preparato un nascondiglio non molto lontano da Olginate, dato che l'operazione dei blocchi stradali era scattata tempestivamente. La sorella del rapito, Maria Grazia, di 23 anni, unica testimone, ha raccontato che il rapimento del fratello è stato rapidissimo: egli era sceso dall'automobile lasciando la portiera aperta e non aveva nemmeno fatto in tempo ad estrarre le chiavi dalla tasca per aprire il cancello della villa che i rapitori, probabilmente tre, gli sono balzati addosso. Lo Stucchi non ha potuto nemmeno gridare per invocare aiuto: probabilmente gli è stato posto sulla bocca un tampone di etere o qualche altra cosa che l'ha ridotto rapidamente all'impotenza. Maria Grazia ha fatto a tempo a vedere il fratello che veniva portato quasi di peso sul furgone mentre l'automezzo stava partendo. L'azienda dello Stucchi conta un centinaio di dipendenti: si tratta di una ditta tranquilla, che non ha avuto episodi sindacali di rilievo. La famiglia è benestante: il creatore della ditta, Aristide, padre di Giovanni, è morto qualche anno fa lasciando una attività molto fiorente. Normalmente lo Stucchi percorreva la stessa strada, di un chilometro e mezzo, dallo stabilimento alla villa per rincasare: anche stasera era stato puntualissimo. Il rapito è padre di due figli: Aristide, di 4 anni, e Alice, di 2.  g- P- g-

 

 

Articolo di La Stampa del 18 Ottobre 1974

Silenzio sui rapiti

di Aldo Popaiz

Lecco, 17 ottobre. Tutta la zona attorno a Galbiate, dove l'altra sera è stato rapito l'industriale Giovanni Stucchi, è «passata al pettine» da centinaia di carabinieri e agenti di polizia. Gli inquirenti sono convinti che i banditi siano del posto, che anche la «prigione» dove tengono sequestrata la vittima non sia molto distante dal paese. Il rastrellamento s'è iniziato alle prime luci dell'alba ed è continuto, ininterrottamente, fino al tramonto. L'industriale, però, non è stato trovato. «Ma siamo ottimisti — ha detto il dottor Bergamo, capo della squadra mobile di Como —. Nel nostro lavoro ci vuole molta pazienza e una buona dose di fortuna. La famiglia dell'industriale sta passando momenti veramente drammatici. Un loro conoscente ha detto che la madre di Giovanni Stucchi è stata più volte colta da malore, hanno dovuto chiamare un medico per «tenerla su». Ha anche detto che darebbe la sua vita pur di sapere che Giovanni non è ferito, che i banditi lo trattano bene, che non hanno intenzione di fargli del male. Indagini anche a Varese per il sequestro del diciassettenne Emanuele Riboli, figlio di un industriale di Buguggiate. Il ragazzo manca da casa da lunedi scorso e gli inquirenti non hanno la minima traccia da seguire, il più piccolo indizio su cui lavorare. Esiste una remota possibilità che il ragazzo non sia stato rapito, ma che sia scappato da casa. Questa, però, è solo un'ipotesi, che i familiari dello scomparso escludono. «Se fosse così, saremmo più tranquilli — ha detto ieri il padre — prima o poi tornerebbe a casa, o di sua volontà o perché lo ha trovato la polizia. Lo perdonerei, naturalmente, ma, accidenti, non lo rifarebbe un'altra volta». Oggi si è saputo che sulla scomparsa del giovane stanno indagando anche i carabinieri di Chieti e di Pescara. I fratelli Riboli hanno laggiù tre avviate carrozzerie e non è improbabile che abbiano destato l'interesse della malavita locale. La madre di Emanuele lancia un appello ai rapitori e spera di essere ascoltata. «Datemi notizie di mio figlio — è il suo messaggio — abbiate pietà di me. Mettetevi in contatto con qualsiasi mezzo che credete, ma fatemi sapere qualcosa. E' una madre che ve lo chiede. Ascoltatemi».

 

 

Articolo di La Stampa del 25 Novembre 1974

Stucchi è da 49 giorni in mano ai banditi Solo la moglie non ha perso la speranza

Il giovane industriale rapito a Lecco è ancora vivo? Stucchi è da 49 giorni in mano ai banditi Solo la moglie non ha perso la speranza

Lecco, 24 novembre. (g.p.g.) Diventa sempre più difficile e doloroso per Tiziana Donizetti Stucchi rispondere in modo evasivo e con pietose bugie al maggiore dei suoi due figlioletti, Aristide, 4 anni e mezzo, quando questi le chiede dove sia il padre, Giovanni, e perché non torni. Anche Alice, 2 anni, domanda spesso del papà. Giovanni Stucchi, industriale trentunenne del ramo di accessori elettrici di Olginate, è stato rapito la sera del 15 ottobre davanti all'ingresso della sua villa: dopo 49 giorni, sulla sua sorte la sola della famiglia e della larga cerchia di parenti che abbia ancora speranza è lei, la moglie, che trova così la forza d'animo di rispondere al figlioletto Aristide che il papà è lontano da casa per lavoro, ma che tornerà presto. Ha speranza perché sostiene che la gente che le ha portato via il marito non possa essere doppiamente crudele e ingiusta, cioè estorcere una grossa somma per il riscatto e poi uccidere il prigioniero o comunque procurarne la morte, magari per incuria date le incerte condizioni di salute del sequestrato, non mantenendo la parola data riscuotendo il riscatto. Nell'animo degli altri componenti la vasta famiglia Stucchi, dalla madre, vedova, alle sorelle e ai cognati e anche nell'animo del legale che cura gli interessi degli Stucchi, avvocato Edmondo Martini, si sta facendo sempre più strada il pessimismo, anche al di là di quanto possa far pensare il gesto dei rapitori di disperdere su un'autostrada i documenti del sequestrato, gesto che, secondo il linguaggio di questa « Anonima sequestri », potrebbe far credere alla morte della vittima del rapimento. Si teme che Giovanni Stucchi faccia parte delle vittime di un'unica « Anonima sequestri », quella sgominata recentemente dalle forze dell'ordine. « In questo modo, dato che i capi o i cervelli della banda sono latitanti e devono restare nascosti — dicono in casa Stucchi — il nostro caro può essere stato abbandonato o ucciso ». Le paure che si nutrono sulla sorte del rapito sono legate anche alle sue condizioni di salute. « Poiché è malaticcio e ha bisogno di medicine — dicono i familiari — Giovanni può aver sofferto il freddo, o l'inadatta alimentazione, o eventuali violenze dei custodi. Forse gli hanno somministrato sonniferi o altre sostanze che possono aver leso in maniera determinante la sua salute ».

 

 

 

 

 

Industriale 30enne rapito, ucciso, i rsti mai ritrovati
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