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20 Settembre 1988 Baia Domizia (CE). Ucciso Giuseppe Mascolo, farmacista di 61 anni. Si era rifiutato di scendere a patti con la camorra. PDF Stampa

Fonte: fondazionepolis.regione.campania.it

Giuseppe  Mascolo, titolare di una nota farmacia a Cellole, un piccolo comune vicino a Sessa Aurunca, dove aveva ricoperto vari incarichi politici comunali, viene ammazzato nel 1988 a Baia Domizia, nei pressi della sua abitazione.
Sul delitto si susseguono parecchie ipotesi mai confermate. Il caso inizialmente viene archiviato.
Il pentito Mancaniello, esponente del clan "Muzzoni", ascoltato dal procuratore che allora seguiva la diatriba tra casalesi e i clan antagonisti della zona, il dott. Raffale Cantone, riceve una rivelazione da un esponente del clan dei casalesi di Baia Domizia. Questi gli aveva confidato che l'omicidio Mascolo era stato un errore. Beneduce, che all'epoca era ancora alleato dei "Muzzoni", pretendeva qualcosa dal farmacista ma lui si era rifiutato, cosicché il boss aveva mandato alcuni suoi uomini per intimorire la vittima, ma forse a causa di una reazione del farmacista era partito un colpo di pistola che l'aveva ammazzato.
Il pentito fece anche il nome di alcuni esecutori materiali, come Toraldo detto "il Guercio" e un tale Lucio.
Queste dichiarazioni, sebbene stringate, furono sufficienti  per far riaprire il caso. Fondamentale fu altresì la collaborazione della moglie di Toraldo che confermò tutte le sue dichiarazioni precedenti, comprese quelle che facevano riferimento al delitto Mascolo, ucciso nel 1988 dallo stesso Toraldo, uomo di fiducia di Beneduce.
Silvana racconta che i rapporti tra il suo compagno e Beneduce andavano peggiorando al punto tale che il clan riteneva Toraldo inaffidabile e per questo motivo, secondo la moglie Silvana, lo fecero sparire.

Durante il processo fondamentale fu la testimonianza del figlio del farmacista, Luigi Mascolo, per la ricostruzione della dinamica del fatto.
"Come ogni sera avevo chiuso la farmacia, per poi rincasare. Ciascuno di noi rientrava con la propria macchina. Io ero tornato a casa pochi minuti dopo mio padre quando mi sono imbattuto in un'auto che si allontanava a tutta velocità. Credendo fossero ladri, li ho inseguiti, per prendere il numero di targa, ma tornato a casa, ho trovato mio padre riverso sui sedili anteriori della macchina privo di vita.  Mia  madre che si trovava in casa aveva sentito prima un urto e poi uno sparo".

Il processo si è concluso con la condanna a 21 anni per uno dei due esecutori, nessuna condanna per Toraldo e Beneduce,  perché già morti.
La sentenza di primo grado, che ha visto la famiglia di Mascolo costituirsi parte civile, è stata poi confermata in Appello e in Cassazione.

 

 

 

Articolo dell' 8 Novembre 2011 da  raffaelesardo.blogspot.com

IN RICORDO DEL PADRE, GIUSEPPE MASCOLO, DEVOLVE L'INDENNITA' PER LE VITTIME INNOCENTI PER BORSE DI STUDIO

Il padre fu ucciso dalla camorra nel 1988 perché si rifiutava di pagare il pizzo. Ora il figlio mette a disposizione l’indennità che lo Stato gli ha riconosciuto quale familiare di vittima innocente della criminalità, per una borsa di studio a favore di studenti delle scuole superiori di Sessa Aurunca.

Luigi Mascolo, farmacista di Cellole, quarantasette anni, non se l’è fatto ripetere due volte quando la Fondazione Intercultura gli chiesto di mettere a disposizione un fondo per dare possibilità ad alcuni studenti di studiare all’estero. Ha posto solo una condizione: quella di intitolare la borsa di studio al padre, Giuseppe, per ricordare una vittima della camorra e contribuire in questo modo ad affermare una cultura della legalità.

“Ho pensato alle possibilità che non hanno avuto tanti giovani di questo territorio di guardare al futuro in maniera diversa – dice Luigi Mascolo -  Perciò non mi sono tirato indietro. Se ai giovani venisse offerta qualche occasione in più per spiccare il volo, molte cose anche qui sarebbero andate in altro modo”. La vicenda di Giuseppe Mascolo per anni è stata sepolta sotto una coltre di silenzio che ha alimentato anche  voci incontrollate sul suo conto. E quando i motivi di quella morte non vengono subito a galla, è facile mettere dalla parte dei carnefici anche le vittime innocenti. Poi, dopo molti anni arriva un collaboratore di giustizia e un giudice caparbio, come  Raffaele Cantone e il velo di omertà e di silenzio si squarcia.

L’omicidio fu un errore dei suoi estortori. Volevano solo intimidirlo. La squadretta di malavitosi inviata da Alberto Beneduce, il boss dei casalesi per la zona di Baia Domizia, aveva ricevuto ordini stato categorici: “Il farmacista deve pagare. Non voglio sentire ragioni”. Ma il loro obiettivo era anche quello di appropriarsi di un terreno a Baia Domizia che era rientrato tra quelli edificabili nel nuovo Piano Regolatore. Lo volevano a tutti i costi. Il 20 di settembre del 1988, Giuseppe Mascolo aveva appena chiusa la farmacia a Cellole e si era avviato a casa insieme al figlio, ma su due auto diverse. Avevano fatto un tratto di strada assieme, e Luigi, che all’epoca  aveva 24 anni, girò per andare alla Guardia Medica. Pochi minuti e tornò indietro, perché la trovò chiusa. A Baia Domizia, dal vialetto della sua abitazione vide uscire di corsa in retromarcia un’auto. “Sono i ladri”, Pensò Luigi. Istintivamente li seguì prendendo anche il numero di targa. Non riuscì a raggiungerli, ma si recò immediatamente dai Carabinieri per denunciare l’accaduto, convinto che avessero rubato qualcosa nell’abitazione. Quando tornò a casa non si rese conto subito che il padre non c’era e chiese alla mamma. “Ho sentito un urto e un botto, ma non vedo tuo padre…” Luigi non aspettò di sentire altre parole. Corse verso l’auto del padre e lo trovò riverso sui sedili anteriori. Era già morto. Gli avevano sparato un colpo solo. La verità sulla morte di Giuseppe Mascolo è venuta a galla nel processo dove alcuni collaboratori e testimoni di giustizia hanno detto chiaramente che Giuseppe Mascolo è una vittima innocente. Si era rifiutato di scendere a patti con la camorra.

La convenzione tra la Fondazione Intercultura e Luigi Mascolo, a cui ha dato il  patrocinio il  Comune di Sessa Aurunca, verrà presentata mercoledì 9 novembre  alle ore 9.45 presso il Salone dei Quadri della Città di Sessa Aurunca (CE).

 

 

Articolo del 2 Maggio 2008 da  questure.poliziadistato.it

Latitante arrestato dal personale della Questura di Latina

Questa notte personale della Squadra Mobile della Questura di Latina e del Commissariato di P.S. di Formia (LT), in collaborazione con il Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e con il Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia nonché con la Polizia francese, a conclusione di serrate indagini, hanno tratto in arresto, in esecuzione ad un ordine di carcerazione emesso dalla Procura Generale di Napoli - in Francia – il pluripregiudicato Izzo Lucio, nato a Sessa Aurunca (CE) e residente a Formia (LT).

L'uomo deve scontare venti anni per i reati di associazione per delinquere di stampo camorristico, estorsione e l’omicidio - in concorso con altri - del farmacista Mascolo Giuseppe del 1929, trucidato sotto la propria abitazione a Baia Domizia (CE) il 20.09.1988 in quanto si era opposto al pagamento di una somma di denaro al sodalizio vincente all’epoca sul litorale domitio.

L’Izzo è un soggetto conosciuto dalle forze dell’ordine sin dagli anni 90, quale affiliato al clan  “Beneduce” capeggiato dai fratelli Alberto e Benito di Baia Domizia (CE).

Si tratta di un sodalizio camorristico attivo in provincia di Caserta e cellula del “clan dei Casalesi” con propaggini nel sud-pontino ove contava la militanza dei germani Riccardi Orlandino e Luigi, Miraglia Armando, Antinozzi Antonio, Mendico Ettore, Di Tora Castrese, Perrone Alfonso, Iacobucci Carlo, Sportiello Toraldo, D’Addeo Valentino e Falso Guido.

Il predetto è stato tratto in arresto più volte per reati associativi anche di stampo camorristico.

Alla fine dello scorso mese di marzo, la Procura Generale di Napoli ha emesso nei suoi confronti un ordine di esecuzione per la carcerazione, confermando la precedente condanna inflitta a anni 20 di reclusione.

Venuto a conoscenza dal proprio difensore del provvedimento adottato, l’Izzo abbandonava sulle strade della provincia di Savona il tir sul quale lavorava per conto di una ditta del casertano ed aiutato da atri camionisti faceva perdere le proprie tracce.

Le immediate indagini attivate dal personale del Commissariato di P.S. Formia insieme alla della Squadra Mobile della Questura di Latina, nell’ambito del procedimento penale della D.D.A. di Napoli, permettevano di individuare l’Izzo, in Francia e, precisamente, nella città di Nizza.

Nel prosieguo delle indagini il personale operante veniva a conoscenza che il predetto doveva essere raggiunto dalla famiglia.

Pertanto il Questore di Latina predisponeva servizi di appostamento e pedinamento.

La sera del 29 aprile u.s., la moglie di Izzo assieme ai figli si imbarcava dall’aeroporto di Roma su aereo diretto a Parigi per raggiungere il proprio congiunto.

In proposito veniva subito interessato il Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato ed il Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia che predisponeva con la Polizia francese un servizio di osservazione all’aeroporto.

All’arrivo della donna il personale che la pedinava segnalava alla Polizia francese l’Izzo Lucio che veniva subito catturato e dopo le formalità di rito veniva messo a disposizione di quelle autorità in attesa dell’estradizione in Italia.

 

 

Articolo del 3 Maggio 2008 da ricerca.repubblica.it

Ammazzò farmacista per racket latitante arrestato a Parigi

Un latitante legato ai clan del Casertano, Luciano Izzo, è stato catturato ieri nell' aeroporto di Parigi dove era andato a prendere moglie e figli. Izzo, 44 anni, originario di Sessa Aurunca e residente a Formia (Latina), è considerato dalle forze dell' ordine affiliato al clan Beneduce di Caserta. Era stato condannato con sentenza definitiva a venti anni di reclusione per l' omicidio del farmacista Giuseppe Mascolo, avvenuto il 20 settembre del 1988. Izzo era fuggito dall' Italia nel mese di marzo scorso dopo il rigetto del ricorso in Cassazione presentato dai suoi legali e l' ordine di carcerazione emesso dalla Procura di Napoli. La polizia lo ha rintracciato pedinando la moglie e i due figli, che il 29 marzo scorso avevano acquistato un biglietto aereo per Parigi. Izzo attendeva all' aeroporto l' arrivo della famiglia ed è stato immediatamente arrestato. Le accuse a suo carico sono di associazione a delinquere di stampo camorristico, estorsione, omicidio. L' uomo faceva parte del gruppo armato che nel 1988 uccise a Baia Domizia il farmacista Giuseppe Mascolo, trucidato davanti alla sua abitazione sotto gli occhi della moglie e dei figli perché si era opposto al pagamento di un' estorsione. Da anni residente a Formia, dove si era sposato. Izzo è considerato affiliato al clan Beneduce, cellula del potente clan dei Casalesi, con propaggini nel Sud pontino.

 

 

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