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17 Novembre 1998 Palma di Montechiaro (AG) Ucciso Antonio Condello, 32 anni, agente penitenziario presso il carcere di Agrigento. PDF Stampa

Foto e Nota da polizia-penitenziaria.it

Agente Scelto del Corpo di polizia penitenziaria – nato a Palma di Montechiaro (AG) il 28.4.1966, in servizio presso la Casa Circondariale di Agrigento.

Il 17 novembre 1998, durante la notte, veniva ucciso a Palma di Montechiaro (AG), in una stradina che sbuca in una piazzola cieca, da ignoti con undici  colpi di pistola.

Ad oggi non risultano indagati del delitto né se ne conoscono le motivazioni.

 

 

Articolo del Corriere della Sera del 18 Novembre 1998

Ucciso agente custodia

di Enzo Mignosi

Agguato nell' Agrigentino, per gli inquirenti e' un giallo Si era presentato disarmato all' incontro notturno con l' assassino

 

PALMA DI MONTECHIARO (Agrigento) - + andato a un appuntamento notturno con l'assassino, un misterioso personaggio incontrato in una stradina cieca della periferia del paese. Sarebbe una delle tante storie scellerate di questo frammento di Sicilia squartato dalla violenza se la vittima non fosse un agente scelto della polizia penitenziaria in servizio nel carcere San Giovanni di Dio di Agrigento, che ospita il fior fiore della mafia di provincia. Un delitto inquietante, che ha fatto salire la tensione nella patria degli "Stiddari", gruppi di mafia in contrapposizione ai tradizionali clan di Cosa nostra. Ma l'omicidio di Antonio Condello, 32 anni, presenta contorni oscuri e gli stessi investigatori vanno cauti nel battere la pista dell'esecuzione mafiosa. Che i conti non tornino lo dicono esplicitamente il sostituto procuratore Roberto Terzo, che conduce l'inchiesta, e il colonnello dei carabinieri, Giorgio Di Pauli: "L'omicidio non sembra riconducibile all'attivita' lavorativa della vittima". E allora sfuma l'ipotesi di una rappresaglia di qualche boss in regime di carcere duro per un favore negato, come si era pensato a caldo, visto che fino a qualche anno fa Condello lavorava nella sessione dei "Padrini". E si affacciano mille altri interrogativi: si esplorano ambienti privati, si lavora insomma a 360 gradi, senza uno straccio di indizio. + stato il fratello, Gioacchino, a scoprire il cadavere di Antonio, dopo ore e ore di ricerche, preoccupato per il lungo ritardo e l'inspiegabile silenzio. Il corpo era riverso sui sedili della sua Cinquecento gialla, parcheggiata in una stradella fuori mano. + l'unico dettaglio in possesso degli inquirenti, convinti che l'agente sia stato attirato in un tranello da un amico, un conoscente, o, comunque, qualcuno di cui si fidava, perche' e' andato all'appuntamento disarmato, senza la pistola d'ordinanza. Se avesse temuto per la sua vita, si sarebbe cautelato in qualche modo. Un aiuto alle indagini potrebbe venire dall'analisi dei tabulati del telefonino cellulare di Condello per rintracciare le ultime persone che ha chiamato o coloro che lo hanno cercato al telefonino. Il ministro di Grazia e Giustizia, Oliviero Diliberto, ha inviato ai genitori della vittima un messaggio in cui esprime "profondo dolore e costernazione" per il "barbaro agguato".

 

 

Articolo da La Stampa del 18 Novembre 1998

 

 

Articoli del 17 Novembre 1998 da akragas.net

Condello aveva fatto parte del GOM

Antonino Condello ,celibe,agente scelto abitava con i suoi genitori nella sua casa di villaggio Giordano a Palma di Montechiaro e da tre anni era in servizio presso il carcere di contrada Petrusa dove sono rinchiusi alcuni esponenti delle cosche mafiose locali.Condello ,secondo quanto si è appreso aveva fatto parte del GOM il gruppo operativo mobile della polizia penitenziaria e fino a pochi giorni fa aveva svolto particolari compiti di sorveglianza nei confronti di detenuti sottoposti al 41 bis.Il GOM ha tra gli altri come obiettivi il controllo e la custodia, in condizioni di estrema sicurezza,di tutti i detenuti appartenenti alla criminalità organizzata ed ad elevatissimo indice di pericolosità o che abbiano avuto la posizione di collaboratore o di dichiaranti.

Omicidio Condello: Reazioni

E proprio alcuni giorni addietro nel corso di una riunione in Prefettura a cui ha preso parte il comitato per la sicurezza e l'ordine pubblico,erano stati espressi timori per la possibile ripresa della violenza di mafia,quei timori adesso troverebbero riscontro nell'omicidio di Antonino Condello.Negli ambienti della segreteria nazionale del sindacato autonomo di polizia penitenziaria si teme una vendetta, anche alla luce del fatto che da giorni si parlava della possibilità della recrudescenza criminale, temiamo-sottolineano alla stampa gli aderenti al sindacato- che questa possa essere una vera e propria dichiarazione di guerra.

Omicidio Condello: la posizione della CISL

E sempre in merito all'omicidio dell'agente di polizia penitenziaria, da registrare anche la nota della Federazione Lavoratori del pubblico Impiego della CISL. Secondo il coordinatore generale, Paola Saraceni, "l'uccisione di Antonino Condello ripropone nella sua umana e irreparabile drammaticità le condizioni di elevatissimo rischio in cui si è costretti ad operare negli istituti penitenziari". "Se il lavoro del poliziotto penitenziario - prosegue Saraceni - come quello di qualsiasi altro operatore penitenziario, mette di per se a rischio la propria incolumità, è però dovere dello stato ridurre al minimo questo rischio con tutti gli strumenti a disposizione". L'impegno della CISL, conclude il coordinatore generale della FPI CISL, "è quello di moltiplicare la quotidiana opera a difesa della giustizia e della convivenza sociale

 

 

Articolo del 18 Novembre 1998 da  archiviostorico.unita.it

Agente di custodia muore in un agguato

di Giuseppe Vittori

La vittima aveva un appuntamento con il suo killer a Palma di Montechiaro

AGRIGENTO
Ammazzato con nove colpi di pistola in una stradina buia nelle campagne di Palma di Montechiaro. L’agente di polizia penitenziaria Antonio Condello, 32 anni, in servizio nel carcere di Agrigento, lo scorso lunedì doveva avere un appuntamento con qualcuno che poi si è trasformato nel suo assassino. Una vera e propria esecuzione che ha fatto salire la tensione in Sicilia per la paura di un ennesimo attacco mafioso allo Stato. Ma sia il sostituto procuratore Roberto Terzo, che conduce l’inchiesta, che polizia e carabinieri hanno subito avvertito: «L’omicidio non è riconducibile all’attività lavorativa della vittima». Non si tratterebbe, quindi, della vendetta di qualche boss soggetto al regime del 41 bis, per un favore negato. Ma di altro. Condello aveva fatto parte del servizio coordinamento operativo polizia penitenziaria. Funzioni, mezzi e personale erano state poi assorbite dal Gruppo operativo mobile. Condello però non aveva dato la disponibilità a lavorare nel Gom e all’interno del carcere svolgeva «servizi ordinari di polizia penitenizaria».
L’agente è stato trovato morto, ieri alle sette, nella sua Fiat Cinquecento di colore giallo in una stradina che sbuca in una piazzuola cieca, con alcune case in costruzione attorno. «Non c’è motivo - dicono gli investigatori - di percorrere quella strada. Evidentemente Condello aveva un appuntamento con il suo assassino». A trovare il cadavere dell’agente è stato il fratello Gioacchino, muratore. L’uomo aveva cominciato le ricerche dopo che un amico di famiglia, atteso inutilmente Antonio Condello per un passaggio in auto, gli aveva telefonato per chiedere i motivi del ritardo dell’agente. La vittima sarebbe stata assassinata nella notte, tra le 23 e le 24. Era andato all’appuntamento disarmato. Gli investigatori hanno interrogato i familiari della vittima e stanno
monitorando il cellulare dell’agente per rintracciare chi lo ha chiamato o da chi è stato chiamato a tarda sera.
Antonio Condello era entrato in polizia penitenziaria nove anni fa ed aveva raggiunto il grado di agente scelto. Non era sposato, né fidanzato. Il padre, Calogero, è bracciante agricolo, la madre è casalinga. La coppia ha altri due figli, entrambi fanno i muratori, ed una figlia. Carmelo, uno dei fratelli di Antonino, è emigrato in Germania. L’altro, Gioacchino, è quello che ha ritrovato il cadavere.
Il ministro della Giustizia Oliviero Diliberto, nell’apprendere dell’assassinio dell’agente di polizia penitenziaria, ha inviato ai genitori della vittima un messaggio nel qualeesprime «profondo dolore e costernazione». «Un barbaro agguato - si legge nel messaggio del Guardasigilli - ha posto fine alla vita di un operatore penitenziario. Non è la prima volta, purtroppo, che ciò accade. Dobbiamo riflettere su questo. Quando si parla del pianeta carceri troppo spesso si dimenticano le ragioni, le necessità, le sofferenze e l’umanità di chi opera, giorno e notte, al di qua delle sbarre, di tutti quegli operatori che si pongono, con il proprio lavoro e la propria professionalità, come prima interfaccia verso la riabilitazione e il reinserimento dei detenuti nella società civile.
L’attenzione verso tutti i problemi dell’amministrazione penitenziaria sarà motivo di un forte e preciso impegno da parte mia».
Ambrogio Cartosio, sostituto procuratore della Dda di Palermo con delega alla criminalità mafiosa agrigentina si dice «addolorato» per l’uccisione dell’agente di polizia penitenziaria e sottolinea che in un recente passato, nell’agrigentino, erano stati numerosi i segnali sanguinosi di una forte presenza mafiosa: «Vi sono stati omicidi di ufficiali sanitari, di vigili urbani e, per ultimo, la scomparsa di un tecnico comunale di Racalmuto».

 

 

 

 

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