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22 Novembre 1988 Palermo. Resta ucciso Michele Virga nell'agguato al boss di Misilmeri di cui era l'autista. PDF Stampa

Fonte liberanet.org

Michele Virga venne ucciso a Palermo il 22 novembre 1988 da un proiettile diretto a Don Giovannino Amato (patriarca di Misilmeri) di cui era autista.

 

 

Articolo di La Repubblica del 22 Novembre 1988

MASSACRO IN SICILIA LA MAFIA UCCIDE 6 VOLTE

di Francesco Viviano

PALERMO Sei morti di mafia nel giro di otto ore in Sicilia. I sicari di Cosa Nostra sono stati mobilitati per uccidere un padrino vecchio stampo a Palermo ed un pregiudicato di una della cosche di Gela dove è in corso una faida sanguinosa senza precedenti. Assieme a loro sono stati assassinati forse due innocenti, colpevoli soltanto di trovarsi in loro compagnia. In serata le calibro 38 e le lupare sparavano contro altri due pregiudicati Francesco Pistone di 35 anni di Butera in provincia di Caltanissetta e Luciano Gulisano di 38 di Paternò entrambi pregiudicati. A Palermo i sicari sono entrati in azione poco dopo le otto di ieri mattina; un plotone di esecuzione composto da almeno sei uomini reclutati per assassinare un don di tutto rispetto, abilissimo, che agiva nell' ombra, che era stato soltanto sfiorato dalla giustizia. Giovanni Amato, 67 anni, era ritenuto il patriarca di Misilmeri, un paese al confine orientale di Palermo, assassinato insieme con il suo amico ed autista Michele Virga di 52 anni. Pochi colpi di calibro 38 sparati da due sicari e don Giovannino Amato è morto sul colpo, un proiettile ha mancato il bersaglio ma ha colpito alla nuca Michele Verga, anche lui deceduto all' istante. L' agguato era stato preparato nei minimi dettagli: i sicari, a bordo di due automobili, una Fiat Uno ed una Renault 9, trovate bruciate qualche ora dopo la duplice esecuzione, avevano seguito gli spostamenti di Giovanni Amato che poco prima delle sette era stato prelevato a casa dal suo amico Michele Virga con una Fiat Ritmo. Quando sono giunti a Palermo, in prossimità di piazza Scaffa, dove quattro anni fa si consumò la strage di Cortile Macello con otto morti, l' automobile del boss è stata superata dalla Renault 9, mentre la Fiat Uno la tallonava da dietro. Virga è stato costretto a fermarsi ed è stato a quel punto che i sicari hanno cominciato il tiro a bersaglio sulla vittima predestinata. I killer sono quindi fuggiti bruciando poi le automobili per compiere l' agguato per far scomparire ogni traccia. Probabilmente, per un contrattempo, non hanno potuto usare altre automobili pulite per proseguire la fuga, ma i sicari non si sono persi d' animo ed armi in pugno hanno bloccato due automobilisti, Giuseppe Garofalo di 62 anni e Filippo De Luca di 22, impossessandosi dei loro automezzi, una Fiat Uno e una Y10 che fino a tarda sera non sono state ancora ritrovate. Don Giovannino Amato era una vecchia conoscenza della polizia, nei cui archivi aveva intestato un voluminoso fascicolo. Era stato sospettato negli Anni 50 di avere avuto un ruolo nell' uccisione del medico presunto boss di Corleone Michele Navarra, il primo omicidio attribuito a Luciano Liggio per il quale il boss è stato condannato all' ergastolo. Ma contro Amato non venne mai trovata nessuna prova. L' indiziato mafioso venne inviato al confino nell' isola di Ustica e tornato negli Anni 60 venne arrestato per il sequestro del Giovanni Affronti, rilasciato dopo alcuni mesi senza pagare nessun riscatto. Fu un sequestro misterioso dal quale, ancora una volta, Giovanni Amato ne uscì indenne. Nel marzo scorso l' ultimo incidente giudiziario, una vicenda legata ad una maxi-truffa alla motorizzazione. Giovanni Amato venne arrestato insieme al consigliere comunale democristiano di Palermo Giuseppe La Mantia, funzionario della motorizzazione. Amato venne accusato con la complicità di funzionari ed impiegati della motorizzazione di fare ottenere agli amici ed agli amici degli amici, facili revisioni di autocarri per i quali bastava pagare una tangente. Nei mesi scorsi Amato ottenne la libertà provvisoria ed era rientrato a Misilmeri suo paese di origine. Negli ultimi tempi però non si spostava più da solo, probabilmente temeva qualcosa. Gli equilibri all' interno di Cosa Nostra sono instabili e secondo gli inquirenti Amato potrebbe essere stato ucciso nell' ambito di quella regia secondo la quale i Corleonesi starebbero eliminando tutti i rami secchi. I morti di Gela, Orazio D' Amico, di 35 e Tommaso Esposito Ferrara di 24, sarebbero caduti nell' ambito della sanguinosa faida che dall' inizio dell' anno a ieri ha fatto ventisei vittime. D' Amico (fratello di Nicola, assassinato mercoledì scorso) ed Esposito Ferrara, sono stati assassinati in pieno centro.

 

 

 

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