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27 Novembre 2007 San Giorgio a Cremano (NA). Umberto Improta, 25 anni, resta ucciso durante una rissa per futili motivi. PDF Stampa

 

Articolo del 30 Novembre 2007 da  napoli.com

Umberto sarà l'angelo di pochi dimenticati

di Alessandro Ciampa

L'ultimo saluto ad un ragazzo come tanti che per motivi futili non c'è più e che anche da morto non viene compreso

Umberto Improta è uno di quei ragazzi di cui il mondo non racconterà mai nulla, per tanti è uno di quelli di cui la società moderna fa meglio a dimenticarsi, uno di quelle mele marce che il nostro tempo vorrebbe sbarazzarsi, e che si trova a fronteggiare oppure usare ogni giorno.

Umberto Improta è un ragazzo esattamente come me, odiato da tanti, amato da altri, un ragazzo di periferia nato nel “belpensante” esempio di una scuola di vita ridicola ed una famiglia cresciuta nel “rione” di una città che fu di Massimo Troisi.

Una città violenta? Forse no, perché San Giorgio a Cremano è sempre stato considerato il paese più tranquillo della chiacchierata periferia di Napoli, l’oasi felice in un deserto di problemi.

Una rissa banale, qualche azione sbagliata, tanta cronaca, ed i fatti che raccontano di un ragazzo ucciso, uno di noi, poteva essere mio fratello, poteva essere vostro figlio. E non mi venite a raccontare che nella San Giorgio “altolocata” Umberto Improta era un poco di buono, un “ragazzo di strada” che prima o poi farà quella fine!

No, io non ci credo, perché lo conoscevo, perché l’ho visto crescere, Umberto Improta era un ragazzo che sorrideva, che amava la vita, gli amici, il suo ritrovo serale, sognava forse un futuro, un amore, una storia, questo non lo so, ma Umberto era un ragazzo come tutti noi oggi, come tutti voi di ieri. Umberto Improta è morto sparato da un colpo di pistola dopo una rissa fuori ad un bar, quanti dei vostri figli non sarebbero mai stati lì; quanti invece si sarebbero avvicinati, quanti ne avrebbero fatto parte, forse avete ragione a dire che non appartenete a questa realtà, o forse no, ne siete veramente sicuri?

I ragazzi del parco Bacci sono diversi dagli altri altri? Io credo di no, eppure la storia di Umberto non sarà mai raccontata alla “Vita in diretta”, oppure su “Verissimo” e “Studio Aperto”, però il suo piccolo mondo, quello che purtroppo non riuscirà mai a fargli giustizia, perché non fa troppo rumore oppure “conta poco”, può raccontare la vera storia di un ragazzo sfortunato, che è morto per colpa di un mondo violento, che è stato creato dalla violenza del quotidiano, che vive di violenza e che continuerà ad essere segnato dalla violenza.

Per l’omicidio è stato arrestato Giuseppe Rapicano, venti anni, un carnefice oppure un’altra vittima?

Che brutta società la nostra, soprattutto quella di San Giorgio a Cremano, abituata ad essere tartassata (forse giustamente) dai controlli più che continui della polizia per divieto di sosta oppure guida inopportuna, ma che ha vissuto venti minuti di puro panico; pura follia, senza che nessuno se ne accorgesse.

Dove non c’è legge è perché non esiste stato…

Per Umberto non c’è stata legge, ed escluso queste poche righe non c’è stata nessuna giustizia, Umberto Improta non è altro che un ragazzo di 25 anni che domani non si sveglierà più, non avrà mai una storia, non scriverà più il suo futuro.

La tragedia più grande è che questo maledetto sistema che lo ha ucciso oggi, da vittima, lo sta trasformando in carnefice, siamo vicini alla sua famiglia, agli amici, ed a tutti quelli che domani subiranno la stessa sorte.

Umberto vive, e senza volerlo, suo malgrado, pur forse avendo sbagliando tante volte come d'altro canto tutti noi, è diventato l'ennesima vittima di una “società sbagliata”.

 

 

 

Articolo del 24 Marzo 2009 dal Giornale di Napoli

Omicidio Improta, ecco chi ha ucciso

di Fabio Postiglione

Accuse che si rincorrono e che per mesi hanno lasciato tutti nel limbo, compreso i familiari della vittima che hanno diritto alla verità. Chi ha fatto materialmente fuoco contro Umberto Improta? Il giovane di San Giorgio a Cremano fu assassinato il 27 novembre del 2007 a San Giorgio a Cremano nei pressi del bar “il caffè del professore”. Assassinato con un colpo di pistola esploso da uno dei componenti del “branco” che da Ponticelli si era messo alla ricerca a San Giorgio a Cremano di un altro gruppo che aveva osato affrontarli. Si erano armati perché volevano dargli una lezione ma in tutto questa storia Umberto non c’entrava nulla. Vittima di una folle vendetta d’onore. Vittima innocente. Ad esplodere quei colpi, secondo i magistrati è stato Tommaso Schisa detto “’o muccusiello”. Lo scrive il giudice del Tribunale dei Minori di Napoli nelle motivazioni della sentenza che il 2 febbraio scorso ha portato alla condanna di tre giovani di Ponticelli per il reato di concorso in omicidio. Marcello Picardi e Tommaso Schisa hanno incassato 16 anni, mentre Luca Busiello, 10 anni. Il giudice ipotizza, secondo quanto dedotto dalle indagini, che «tenendo conto della deposizione della teste Fabiola Mancone (capo della scientifica, ndr) e di quella degli Alfano, appare evidente che ad esplodere i colpi non può che essere stato uno degli appartenenti al gruppo costituito da Marcello Picardi. In particolare considerato che il Busiello si era dato alla fuga appena si era reso conto che le cose non andavano come previsto e che altrettanto avevano fatto A. e Sarno, mentre Picardi e Rapicano erano bloccati dal gruppo degli Alfano che li aveva aggrediti, ad esplodere i colpi non può che essere stato qualcuno a bordo del ciclomotore occupato da Schisa e Di Perna. Considerato che i colpi furono esplosi dal passeggero e che tale era lo Schisa, secondo la ricostruzione fatta dagli stessi imputati, appare evidente che ad esplodere i colpi d’arma da fuoco sia stato Tommaso Schisa detto “’o muccusiello”». Questo è quanto ipotizza il giudice dopo le ricostruzioni degli investigatori e del pubblico ministero che ha seguito le indagini. «Gli imputati Picardi e Busiello contattarono lo Schisa e lo indussero ad armarsi, rappresentandogli l’antefatto sopra esposto con particolare riferimento alla circostanza che l’Alfano girava armato, ritenendo chiaramente indispensabile la presenza di un’arma per affrontare lo scontro che deliberatamente intendevano porre in essere», continua il giudice nella sua motivazione. Per quel delitto sono poi imputati anche Luigi Sarno e Salvatore Di Perna. I due sono alla sbarra dinanzi alla quinta Corte d'Assise di Napoli. Il processo è alle battute iniziali e nella scorsa udienza sono stati ascoltati alcuni dei testimoni oculari della maxirissa che ha coinvolto una decina di ragazzi al culmine della quale sono stati esplosi due colpi di pistola. Una si è conficcato nella vetrina del bar e l'altro ha colpito il povero Umberto. È stato poi anche condannato  Giuseppe Rapicano con il rito abbreviato.

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