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Progetto di ricerca sulle vittime delle mafie “Un nome, una storia” - classe 3^D della Scuola Michelangelo di Napoli a.s. 2007/2008 - La Mattanza PDF Stampa
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Progetto di ricerca sulle vittime delle mafie “Un nome, una storia” - classe 3^D della Scuola Michelangelo di Napoli a.s. 2007/2008
Introduzione
INDICE
I Sindacalisti
I Magistrati
Forze dell'Ordine
Politici
Giornalisti
Imprenditori
Sacerdoti
Funzionari
Cittadini
Leggendo il libro di Antonina Azoti
Lo spettacolo ‘Ladri di sogni’
La Mattanza
Tutte le pagine

 

 

LA MATTANZA

raccontata da Vincenzo



Per approfondire la nostra conoscenza sulle vittime della mafia abbiamo deciso di osservare una registrazione del programma “Blu notte” di Carlo Lucarelli che racconta un pezzo di storia della mafia e quindi parla di alcune vittime. Questi sono gli appunti presi durante la visione.
La nostra storia parte l’ 11 giugno 1969 quando in un tribunale di Bari il giudice Cesare Terranova dirigeva un processo a 64 mafiosi tra cui Salvatore (Totò) Riina, Leoluca Bagarella e Bernardo Provenzano, che venivano assolti perché ha quei tempi si pensava – o si voleva affermare - che la mafia non esistesse.
La nostra attenzione, adesso, si sposta su Mario Francese: un giornalista ostinato nella ricerca della verità, che rifiutò un incarico nell’ufficio stampa dell’assessorato di Palermo per continuare a scrivere i suoi articoli sulla mafia.
Morì il 26 gennaio del 1979 per mano di Leoluca  Bagarella.
Un altro nome importante è quello di Salvo Lima: politico famoso di Palermo che vinceva la elezioni con innumerevoli voti da parte dei mafiosi.
Un’altra vittima di Leoluca Bagarella fu il vice capo della squadra mobile di Palermo, Boris Giuliano. Era specializzato nel traffico di droga che partiva  dalla Sicilia ed arrivava fino agli Stati Uniti; morì il 25 settembre del 1979.
Anche Gaetano Costa finì sulla lista delle vittime di mafia, ucciso il 6 agosto del 1980 da un uomo in moto solo per aver firmato degli ordini di cattura relativi a diversi boss.
Rocco Chinici morì il 28 luglio 1983 con un’autobomba piazzata sotto il suo palazzo. Era  capo dell’ufficio istruzione di Palermo.
La mafia fece più di 1000 vittime nel giro di pochi anni.
In quegli anni scoprirono anche che la mafia aveva enormi ricchezze.
Cambiamo per un attimo discorso: le mogli dei magistrati, come Giovanni Falcone,  erano sempre in ansia per i loro mariti, mentre le mogli dei latitanti facevano una vita più che dignitosa senza alcun timore.
Ma torniamo a noi. Il 30 giugno 1963 a Ciaculli un passante trovò un’auto sospetta all’interno di una vasta prateria. Venne avvertita la polizia perché all’interno dell’auto c’era una bombola a gas ma appena toccarono la vettura la macchina esplose uccidendo 7 persone.
La mafia non fece solo vittime nel campo giudiziario ma anche nel campo politico come Michele Reina (9 marzo 1979), Piersanti Mattarella (presidente regione Sicilia, 6 gennaio 19809) e Pio La Torre che morì per aver proposto la legge contro il reato di associazione mafiosa.  
La morte di Carlo Alberto dalla Chiesa, ucciso il 3 settembre 1982 in un agguato insieme alla moglie, diede  la spinta  per la creazione del 416 bis.
La svolta nella lotta alla mafia in quel periodo la diede Antonio Caponnetto creando il pool antimafia. Il pool permise ai più esperti magistrati del calibro di Falcone, Borsellino e Di Lello di indagare solo ed esclusivamente sui reati mafiosi.
Con l’ingresso in scena del pool  sempre più criminali venivano sbattuti in cella ma c’erano anche mafiosi che continuavano nel loro losco intento. Tra questi c’era Tommaso Buscetta che era l’incaricato dell’esportazione della droga dall’Italia a paesi come il Brasile e gli Stati Uniti.
La svolta più significante fu il bliz di S.Michele: un maxiprocesso che coinvolse ben 486 imputati che vennero condannati per diversi reati.
Dopo questo duro colpo la mafia continuò a fare vittime uccidendo magistrati e familiari dei pentiti.
Il 22 maggio 1992 venne ucciso Giovanni Falcone con un carico di 500 kg di esplosivo piazzati in un impianto idraulico dell’autostrada. Insieme a Falcone morirono Francesca Morvillo, Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo e Vito Schifani.
Pochi mesi dopo la morte di Falcone morì anche Paolo Borsellino (19 luglio 1992) con una bomba piazzata nel palazzo della madre in via d’Amelia.
Chiudiamo la nostra storia con l’arresto di Totò Riina il 15 febbraio 1993. Dopo di lui il capo divenne Bernardo Provenzano.

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