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2 Marzo 2002 Maida (Catanzaro). Ucciso l'avvocato Torquato Ciriaco, consulente di un'impresa edile di Lamezia Terme e titolare di alcuni appalti affidati dall'Anas. PDF Stampa

Foto da it.wikipedia.org

Il 2 Marzo 2002 a Maida (Catanzaro) ucciso Torquato Ciriaco, avvocato, consulente di un'impresa edile di Lamezia Terme e titolare di alcuni appalti affidati dall'Anas. Il delitto potrebbe essere collegato agli appalti per l'ammodernamento dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria.

Il 14/01/2009 Lamezia.net pubblica una lettera aperta, della vedova dell'avvocato Ciriaco, Giulia Serrao, al Presidente della Repubblica

«Caro Presidente, mi chiamo Giulia Serrao, sono avvocato e madre di sei figlie, purtroppo orfane di padre, in quanto sono la vedova dell´avvocato Torquato Ciriaco morto tragicamente in un agguato il primo marzo del 2002. Da quasi sette anni invoco giustizia presso l´autorità giudiziaria, ma nonostante le mie sollecitazioni e il mio personale apporto, a tutt´oggi non trovo riscontro né spiegazione alcuna alla tragedia che ha sconvolto l´intera mia famiglia a partire dalla figlia più piccola che oggi ha 10 anni e che mantiene un vago ricordo del padre, alle più grandi che vogliono trovare a tutti i costi la causa che le ha private del punto di riferimento principale per la loro educazione e il loro sviluppo. In qualità di avvocato ho sempre creduto nella giustizia e ho fatto di questa la bussola orientativa della mia vita; ma, a giudicare da come vanno le cose in Italia, anche i miei stessi principi vengono messi in discussione e mi domando quali siano, e se vi siano, i principi veri a cui la legalità si ispiri e si conformi.
Perciò oso rivolgermi a lei, primo cittadino e garante della Costituzione nell´ultima speranza, e vorrei che non fosse vana, di trovare il filo conduttore delle indagini che qui da noi, in Calabria, fa presto a smarrirsi. Già, perchè di questo si tratta; la famigerata omertà di cui viene investita tutta la regione non riguarda solo la delinquenza; nel mio caso, l´avverto e la sento anche in quegli organi che dovrebbero garantire la legalità. L´immagine di mio marito è stata denigrata da affermazioni alquanto superficiali e prive di alcun riscontro obiettivo e tali da ledere anche la mia immagine di cittadina appartenente a famiglia di imprenditori agricoli e giuristi onesti che non hanno mai avuto problemi con la giustizia. Se in quel di Polistena il nome di mio marito è scolpito tra quelli delle vittime della mafia, a Lamezia dove noi viviamo, fedele al motto "se è stato ammazzato qualcosa avrà pur fatto" l´ombra sulla sua integrità si allunga minacciosa e incombente; ed è su questa ombra che La pregherei di far luce. Io stessa, grazie a superficialità altrui, ho dovuto ricorrere al Tar per avere riconosciuta la certificazione antimafia e da ultimo nella pubblicazione del decreto di sequestro operato dalla procura di Salerno nei confronti della Procura di Catanzaro nell´ambito del cosiddetto processo "Why Not" con mio rammarico e sconcerto ho preso atto della presa in considerazione di affermazioni relative a mio marito che non hanno alcun riscontro nell´attività giudiziaria. E intanto penso che mentre la legalità si predica ma non si pratica, al contrario la mafia si pratica (a tutti i livelli possibili) e non si predica. La ringrazio, con ossequio dell´attenzione che riterrà prestare al caso».

 

 

Articolo da L'Unità del 3 Marzo 2002

Avvocato ucciso in un agguato

CATANZARO. È una chiave di lettura complessa, con molte sfaccettature non tutte al momento decifrabili, quella che fa da sfondo all'omicidio dell'avvocato Torquato Ciriaco, di 55 anni, ucciso in un agguato la scorsa notte a Maida, un centro del lametino. Le indagini dei carabinieri sul movente dell'assassinio non hanno imboccato al momento una pista precisa, ma le modalità dell'agguato, fanno rilevare gli stessi investigatori, sono tipiche degli omicidi di mafia inducendo di conseguenza a considerare prevalente, tra le
varie ipotesi investigative che si stanno vagliando, quella collegata con la criminalità organizzata lametina. Ciriaco è stato ucciso mentre, alla guida del suo fuoristrada, stava rientrando a Cortale, dove risiedeva, da Lamezia Terme, città nella quale era titolare di uno studio legale molto avviato. Ciriaco si occupava quasi esclusivamente di questioni amministrative e civili ed era uno degli avvocati più conosciuti non soltanto di Lamezia Terme. Vasti, comunque, i suoi interessi e molteplici le sue attività in vari settori economici ed imprenditoriali. È proprio sugli interessi economici di Ciriaco che sono incentrate le indagini che stanno svolgendo i carabinieri del Reparto
operativo di Catanzaro e della Compagnia di Girifalco, del sostituto procuratore della Repubblica Annalisa Marzano. Ciriaco, tra l'altro, era interessato alla gestione della sala-bingo che un imprenditore edile ha aperto nelle settimane scorse a Lamezia Terme

 

 

Articolo dell'1 Marzo 2010 da  lameziaweb.biz

Napoli, arenata l'inchiesta sull'omicidio Ciriaco

Lamezia ripiomba nei suoi misteri e si interroga. Cerca di capire, di darsi una spiegazione. Si domanda il perché a distanza di tanti anni la verità, su alcuni omicidi eccellenti, non emerga.

E a far interrogare ancora una volta la città su tanti misteri, su alcuni omicidi irrisolti come quello dell'avvocato Torquato Ciriaco, è Angela Napoli, la deputata di Alleanza Nazionale e componente della Commissione parlamentare antimafia che in una interrogazione presentata al ministro della Giustizia richiama l'attenzione sul delitto denunciando che le indagini si sarebbero "arenate". «In Calabria, purtroppo, - scrive la Napoli al ministro -'è ingente il numero di omicidi che risultano impuniti, giacchè pur nel tempo, non si riesce ad individuarne i responsabili. Dopo l'omicidio del Vice Presidente del Consiglio regionale, dottor Francesco Fortugno si chiede a gran voce l'individuazione dei mandanti, dimenticando, però, di chiedere, altresì, che vengano accelerate le indagini relative agli altri omicidi verificatisi in Calabria. Le indagini sull'omicidio dell'avv. Ciriaco sono apparse subito complicate. La stessa commissione parlamentare nazionale Antimafia del tempo aveva invano tentato di contribuire alle stesse indagini». La Napoli segnala che l'indagine sull'omicidio Ciriaco è di competenza della Dda di Catanzaro. Purtroppo, però, - aggiunge - anche a detta dei familiari, l'inchiesta sembrerebbe arenata, forse per carenza di uomini della Polizia Giudiziaria locale». Chiede al Guardasigilli «quali urgenti iniziative intenda assumere al fine di verificare lo stato delle indagini sull'omicidio dell'avvocato Torquato Ciriaco». Prima una scarica di pallettoni, esplosi con un fucile, poi il colpo di grazia dopo un breve e disperato tentativo di fuga. Così fu ucciso, intorno alla 23, del primo marzo del 2002 l'avvocato Torquato Ciriaco, 55 anni, lungo la strada provinciale che da Lamezia conduce a Maida e a Cortale, dove il professionista abitava e stava facendo rientro dal lavoro.

A distanza di cinque anni su quell'omicidio sembra calato il silenzio. Ed infatti come fa rilevare la Napoli nella sua interrogazione non si conoscono né mandanti, né autori. E pure sembrava che uno spiraglio sulla vicenda si era aperto. A farlo balenare fu Massimo Brutti, componente della Commissione parlamentare antimafia, nella seduta dell'otto ottobre del 2002 quando davanti all'allora ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu affermò: «l'omicidio dell'avvocato Ciriaco a Lamezia Terme, getta un fascio di luce su una serie di intrighi e di traffici che riguardano la criminalità organizzata, ma anche famiglie dell establishment lametino nonché la sfera politica».

L'omicidio dell'avvocato Torquato Ciriaco entra nella sentenza del Tar che respinse il ricorso dell'ex sindaco contro il decreto di scioglimento del comune per infiltrazione mafiosa.

Il Tar nella sentenza, fece riferimento ad un «noto professionista del luogo, legato da vincolo di affinità con un amministratore locale e rimasto tragicamente vittima di un agguato di chiaro stampo mafioso». E' una chiave di lettura complessa, con molte sfaccettature non tutte al momento decifrabili, quella che fa da sfondo all'omicidio dell'avvocato Torquato Ciriaco. Un omicidio di cui se ne occupò l'antimafia. E l'omicidio dell'avvocato Ciriaco sembra essere una delle cause che determinarono lo scioglimento anticipato del consiglio comunale per mafia.

Torquato Ciriaco secondo la ricostruzione fatta dagli investigatori fu ucciso almeno dai due sicari che a bordo di un'auto attesero la vittima che aveva appena chiuso il suo studio in piazza della Repubblica, a poca distanza dello svincolo della super strada dei Due Mari per Maida, in territorio di quest'ultimo comune. Ciriaco, erano circa le 23, viaggiava solo a bordo di un fuoristrada Ford di sua proprietà e aveva appena imboccato il ponte sul fiume Amato quando i killer fecero fuoco, ferendolo, forse mortalmente. L'avvocato comunque ebbe la forza di continuare per qualche metro alla guida del mezzo, ma si schiantò contro un muro dove fu raggiunto dai sicari che spararono nuovamente.

 

 

Articolo del 30 dicembre 2012 da gazzettadelsud.it

Omicidio Ciriaco, 200mila euro per ucciderlo

Secondo l’ex collaboratore di giustizia Governa l’avvocato Ciriaco è stato ammazzato per una vendetta. Il killer era un latitante di San Luca ospitato da una cosca cittadina.

Di Ciriaco parla anche Giovanni Governa, all’epoca collaboratore di giustizia, riferendo di un episodio avvenuto nel 1991 e legato alla morte di Vincenzo Paradiso, causata da un incidente stradale. Governa disse anche che «era in grado di riferire in ordine all'omicidio dell'avv. Ciriaco », che secondo il suo punto di vista è legato alla prima ipotesi che fecero gli investigatori subito dopo l’agguato. Su quell’agguato, che non ha avuto testimoni, Governa afferma di conoscere il movente dell’omicidio, legato «a cattivi rapporti con un signore che, per vendicarsi del modo in cui veniva trattato da Ciriaco, offrì 200mila euro a un componente di una cosca per eliminarlo, con la promessa che poi lo avrebbe fatto subentrare come socio, tramite un prestanome in una società».

 

 

Articolo del 7 agosto 2013 da gazzettadelsud.it

Nel mirino della cosca un noto imprenditore

Nell’odinanza il Gip conferma la matrice mafiosa dell’uccisione dell’avvocato Torquato Ciriaco. Negli atti dell’operazione “Perseo” sono stati ricostruiti i 16 omicidi compiuti dal 2004 al 2011 e attribuiti dagli inquirenti alla cosca Giampà.

Sarebbero 16 gli omicidi ascrivibili alla cosca Giampà commessi tra il 2004 e il 2011, anche se dal 2000 gli omicidi e i tentati omicidi avvenuti a Lamezia sono stati in tutto 24, così come spiegato negli atti dell’operazione “Perseo”, l’azione di polizia giudiziaria della Direzione distrettuale antimafia che ha portato all’arresto di 65 persone tra affiliati alla cosca, avvocati, imprenditori e politici lametini. Nel mirino della cosca Giampà c’erano non solo avversari mafiosi, ma anche personaggi quantomeno estranei al mondo criminale, come un avvocato e un imprenditore del settore edile. Secondo il giudice delle indagini preliminari, dalla lettura dei dati relativi agli omicidi, emerge «la drammatica sequenza di agguati che negli ultimi anni ha bagnato di sangue le strade del comprensorio lametino e che ha finito anche con l’interessare un noto avvocato del foro di Lamezia e un imprenditore». L’avvocato al quale fa riferimento il Gip della Dda è Torquato Ciriaco, assassinato il 23 marzo del 2003: «Dall’analisi degli atti emerge con evidenza che il noto penalista è stato assassinato per mano della ’ndrangheta». Un omicidio sul quale ancora non è stata fatta piena luce, nonostante le rivelazioni dei pentiti che hanno fatto chiarezza su altri fatti di sangue.

 

 

 

Foto e articolo del 22 Gennaio 2014 da  lametino.it

Omicidio Ciriaco: Chiuse le indagini, tre indagati

Lamezia Terme - La Dda di Catanzaro ha chiuso le indagini sull'omicidio dell'avvocato Torquato Ciriaco avvenuto a Maida il primo marzo del 2002. Nell'inchiesta sono indagati Tommaso Anello, 50 anni, ritenuto il boss dell'omonima cosca della 'ndrangheta; Giuseppe e Vincenzino Fruci, di 45 e 38 anni. L'accusa sostiene che Ciriaco fu ucciso perché voleva acquistare una azienda edile che la cosca Anello voleva finisse ad un imprenditore già sottoposto ad estorsione.

La Dda di Catanzaro è riuscita a ricostruire il movente e le modalità dell'omicidio attraverso una serie di dichiarazioni rese da un collaboratore di giustizia e dalla testimonianza di alcune persone acquisite nel corso delle indagini. Proprio il collaboratore di giustizia era stato incaricato dalla cosca Anello di individuare le abitudini della vittima. Il pentito, infatti, aveva svolto una serie di appostamenti nei pressi dell'abitazione e del luogo di lavoro dell'avvocato Ciriaco. Le dichiarazioni rese agli inquirenti hanno trovato una serie di riscontri. La Dda di Catanzaro, inoltre, è riuscita a ricostruire, oltre alla dinamica ed al movente del delitto, anche la pianificazione dell'omicidio, la distribuzione dei singoli ruoli e le fasi relative alla eliminazione delle tracce. Le indagini sono state coordinate dal procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro, Giuseppe Borrelli, e dal sostituto procuratore Elio Romano.

Dopo la diffusione della notizia abbiamo sentito l'avvocato Giulia Serrao, vedova dell'avvocato Ciriaco, che ha dichiarato di "escludere che mio marito fosse interessato all'aquisto di un'azienda edile di cui parlano le indagini. Probabilmente erano interessati all'acquisto di questa azienda alcuni suoi clienti ma non so ancora nulla di preciso perchè non ho potuto ancora visionare gli atti. Una cosa che farò al più presto".

 

 

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