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25 Ottobre 1947 Terrasini (PA). Ucciso Giuseppe Maniaci. segretario della Confederterra PDF Stampa

Articolo da L’Unità dell’11 Novembre 1947

Un capolega contadino assassinato dalla mitraglia degli agrari siciliani

PALERMO, 10. — Sabato sera alle 19, mentre si recava a casa dai genitori in contrada Bambina (Marsala), il compagno Vito Pipitone, vicesegretario della Confederterra locale, è stato d'improvviso aggredito e ripetutamente colpito dalle scariche di fucili mitragliatori. Ridotto in fin di vita, egli è stato rapidamente trasportato all'ospedale dove è stato inutilmente sottoposto a un intervento chirurgico. La sera di domenica è morto. Il vice segretario della Confcderterra di Marsala doveva partire domenica stessa per Salemi, per rappresentarvi i contadini del luogo e trattare l'assegnazione ai mezzadri di alcuni lotti del feudo * Giudeo *.

Gli agrari hanno così voluto colpire in lui, forti dell'impunità che il governo e le autorità hanno finora assicurato loro senza eccezione, tutte le masse contadine della provincia. Il vice segretario della Confederterra era uno dei migliori dirigenti contadini della provincia, era stato l'organizzatore delle recenti agitazioni per la concessione delle terre incolte e l'applicazione sollecita della legge relativa, era uno degli uomini più noti e amati dalle masse organizzate della zona; e per questo è stato barbaramente ucciso, come già fu, prima di lui, per Miraglia. L’assassinio di Pipitone è il diciannovesimo della serie di delitti sanguinosi consumati dalla reazione agraria in Sicilia, nel vano tentativo di spezzare il movimento contadino. E’ veramente indescrivibile l'agitazione che regna fra le masse contadine e fra i lavoratori della città dopo questo ultimo spargimento di sangue. Non appena si diffondeva a Palermo la notizia dell'efferato omicidio gruppi di cittadini iniziavano una dimostrazione al grido di « Giustizia contro gli assassini ». Le  jeep della polizia intervenivano contro i dimostranti con colpi di sfollagente, infierendo anche contro un bambino a calci sul ventre. I poliziotti arrestavano diverse decine di dimostranti trasportandoli alla Questura. La folla si recava in corteo alla Questura per chiedere l'immediato rilascio dei fermati. Dopo diverse tergiversazioni, i funzionari si decidevano a operare il rilascio. A tarda sera gruppi di dimostranti manifestavano ancora per le principali vie della città.

Nessun uomo onesto può più porre in dubbio che vi sia oggi in Sicilia un vero e proprio piano di aggressioni armate contro i lavoratori e i loro organizzatori. Domenica scorsa a S. Giuseppe Jato, il ventinovenne Caiola, piccolo proprietario locale, colpevole di aver denunciato alcuni degli autori materiali dell'eccidio di Portella della Ginestra nonostante le diffide che aveva ricevute dalla mafia locale, è stato ucciso a tradimento.

Sabato scorso veniva accoltellato a Caltanissetta, nei pressi di piazzetta Badia, un comunista, e il 25 ottobre al segretario della Confederterra di Terrasini, compagno Maniaci, veniva fracassato il cranio e crivellato il corpo. Allora le autorità dissero che «era escluso il movente politico». Cosa diranno ancora oggi i favoreggiatori degli assassini, i loro giornali, le autorità complici col Governo di De Gasperi e e di Scelba ala testa, coloro che tengono man forte all'offensiva criminosa degli agrari dì fronte allo sdegno della popolazione?

Un primo esempio dell'atteggiamento dei dirigenti democristiani è stato offerto oggi dal Presidente della Regione. On. Alessi, che ha ricevuto una folta delegazione di deputali del Blocco del Popolo. Nessuna deplorazione, nessuna espressione di rammarico, di cordoglio o di indignazione. Alessi si è dimostrato di una indifferenza incredibile. Ha ascoltato freddamente. Poi ha parlato lui. Ha chiacchierato per due ore sugli spostamenti della polizia, sui normali provvedimenti burocratici, ma non si è impegnato a prendere nessun provvedimento concreto. Infine, congedati i rappresentanti del popolo, ha ricevuto cordialmente il noto mafioso Farina.

All'ultima ora si apprende che sono stati operati alcuni fermi da parte dell'autorità giudiziaria. Ma la notizia ha lasciato indifferenti le masse dei lavoratori. Anche Troia, Romano, Gricoli e Marino erano stati arrestati; poi sono stati scarcerati e poi è stato assassinato uno dei testimoni a loro carico così i lavoratori che hanno commentato la notizia.

Il popolo ormai non ha più nessuna fiducia nella giustizia ai Alessi e ai Scelba, in coloro che si sono dimostrati gli alleati dei mandanti di questi delitti.

R. S.

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