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7 Aprile 1992 Bianco (RC). Ucciso Stefano Ceratti, 55 anni, segretario della Dc di Caraffa del Bianco. Omicidio politico-mafioso commissionato dalla cosca Pelle disturbata dall'opera moralizzatrice e di denuncia condotta dal medico. PDF Stampa

Foto ed Articolo da stopndrangheta.it


Il 7 aprile 1992 il segretario della Dc di Caraffa del Bianco, Stefano Ceratti, 55 anni, viene assassinato da un killer solitario all'interno del suo studio medico di Bianco. A trent'anni dall'omicidio, il cosentino Sergio Prezio è stato condannato in via definitiva come esecutore materiale dell'agguato. Per i giudici quello di Ceratti è stato un omicidio politico-mafioso commissionato dalla cosca Pelle disturbata dall'opera moralizzatrice e di denuncia condotta dal medico all'interno del Consiglio comunale di Caraffa e del suo stesso partito.


 


La cronaca dell'omicidio sul Corriere della Sera.

 


Articolo del Corriere della Sera dell'8 Aprile 1992

Medico assassinato mentre visita un paziente

di Carlo Macrì

BIANCO - Al secondo tentativo, l'esecuzione è stata portata a termine. Stefano Ceratti, 55 anni, medico specializzato in cardiologia, si è accasciato sotto i colpi di un killer solitario. E morto nel suo studio di Bianco, un paese della Locride a 84 chilometri da Reggio Calabria, mentre controllava l'elettrocardiogramma di un paziente. Contro di lui hanno esploso l'intero caricatore di una pistola calibro 7,65. E un delitto che colpisce, soprattutto perche' compiuto all' indomani delle elezioni. La vittima era segretario della sezione Dc di Caraffa di Bianco. Ma ormai in questa zona la violenza sembra regnare. A poche centinaia di metri dal luogo di questo nuovo omicidio c'è l'azienda di Vincenzo Medici, in ostaggio nelle prigioni dell'Anonima sequestri dal 21 dicembre 1989. E il paziente al quale il medico ucciso stava facendo l'elettrocardiogramma sostiene di non aver visto nulla. Anche se il killer era a volto scoperto, l'unico testimone non aiuta gli investigatori. Tanto che il giudice ha ipotizzato di incriminarlo per favoreggiamento. Stefano Ceratti aveva l'incarico di medico condotto di Caraffa di Bianco, un paese della Locride, e uno studio nel centro di Bianco. La moglie Anna Maria Nicita e' preside della scuola media di Gerace. Aveva tre figli: due maschi e una bambina di soli 8 anni. Una famiglia benestante, vissuta con l'incubo della vendetta. Il primo lutto risale al 1978. Ignoti sicari ammazzano Umberto Ceratti, padre del medico e direttore dell' ufficio postale. Poi nel novembre del 1984 un nuovo, misterioso agguato. Stefano Ceratti e' in compagnia dei fratelli Pasquale e Adolfo. Da un' auto aprono il fuoco contro di loro. I colpi vanno a vuoto, la paura rimane. Un mese dopo un altro tentativo. La macchina di Pasquale Ceratti viene crivellata di proiettili. L' uomo si salva e dichiara di aver riconosciuto due degli sparatori: Giuseppe Cidoni e Vincenzo Bagnato. Nel processo di primo grado Giuseppe Cidoni, veterinario, e Vincenzo Bagnato, impiegato comunale, sono stati assolti con formula dubitativa. Ma la pubblica accusa ha chiesto il rinvio in appello. E il 25 ottobre dello scorso anno proprio alla vigilia di questo nuovo dibattimento Giuseppe Cidoni e' stato assassinato. Questi episodi hanno portato gli inquirenti a ipotizzare la possibilita' di una faida. Bagnato e' cognato del boss Filippo Marrapodi, esponente di una famiglia di Casignana massacrata dai killer. Anche i Ceratti hanno proprieta' nello stesso paese. E li' dall' inizio degli anni Ottanta si e' acceso un violentissimo scontro. Quattro familiari dei Marrapodi sono morti sotto il fuoco delle lupare. Comunque si tratta soltanto di un'ipotesi. I Ceratti sono una famiglia di professionisti e piccoli imprenditori, proprietari di vigne dove viene prodotto un celebre vino, il Greco. Terreni che potrebbero aver fatto gola ai potenti clan della zona, come già è successo per le serre di Vincenzo Medici.





Articolo del 9 Aprile 1992 da L'Unità

Arrestato il testimone di Bianco. Ha visto i killer e non parla

di Aldo Varano

Mistero e terrore attorno alla morte di Stefano Ceratti, cardiologo e segretario di una sezione dc, ucciso mentre eseguiva un elettropcardiogramma. Il paziente presente all'omicidio arrestato per reticenza e favoreggiamento. Forse è la continuazione di una feroce «faida di sangue» innescata da antichi conflitti di politica paesana per la conquista della supremazia su Caraffa del Bianco, uno dei paesi più poveri d'Italia .

BIANCO  (REGGIO cALABRIA). Crescono il mistero ed il terrore attorno all'omicidio di Stefano Ceratti, il cardiologo di Bianco ammazzato mentre stava eseguendo l'elettrocardiogramma ad un paziente. Un terrore che sembra aver cucito la bocca di Bruno Moio, l'anziano pensionato che al momento dell'irruzione del killer era steso sul lettino del medico. Moio è finito in carcere per ordine del sostituto procuratore di Locri, Ezio Arcadi, che l'ha accusato di favoreggiamento. Giura di non aver visto nulla perché era steso. Il killer piombato nello studio con il viso scoperto e la pistola in pugno avrebbe fatto tutto in una manciata di secondi: giusto il tempo per scaricare contro la testa di Ceratti (come ha verificato l'autopsia) cinque colpi in rapida successione. Un attimo soltanto. Moio avrebbe chiuso gli occhi rannicchiandosi sul lettino sicuro che il sicario non l'avrebbe lasciato vivo. Il racconto che non ha convinto il giudice, che ha interrogato il pensionato per tutta la notte. Tra l'altro i carabinieri sono convinti che il pensionato, strappate le ventose dell'apparecchio, sia fuggito spaventato per poi telefonare e lanciare l'allarme mentenendo l'anonimato.
Lomicidio ha scosso l'opinione pubblica della zona. È vero che qui gli omicidi sì contano ogni anno a decine, ma Ceratti era stimato da tutti e tutti avevano ormai dimenticato i misteri che accompagnano la storia della sua famiglia già investita da fatti tragici e violenti.
Tra le ipotesi che si accavallano per dare una spiegazione, ieri ha fatto capolino anche quella politica dato che Ceratti era segretario della Dc di Caraffa del Bianco. Ma la definizione di «pista politica» è impropria. Più giusto sarebbe forse parlare di una «faida di sangue» scatenata da conflitti politici, o meglio di supremazia, tra diverse famiglie di piccoli notabili di paese. Una lotta primitiva e furiosa scatenata chissa da quale antico scontro. A Caraffa, negli anni settanta, fu sindaco Umberto Ceratti, padre del medico assassinato martedì pomeriggio. Qualcuno lo ammazzò in un agguato nel 1978. Un omicidio mai chiarito. Vecchie ruggini di politica paesana sfociate in vendette? Forse.
Dopo la morte del sindaco fu subito faida. Nell'84 venne ucciso Filippo Marrapodi, il capo della 'ndrangheta del paese. Era in estate, nell'autunno successivo scattò una trappola contro i tre fratelli Stefano, Adolfo e Pasquale Ceratti che restarono tutti illesi.
Due mesi ancora e contro Pasquale Ceratti c'è un nuovo agguato. Ma l'uomo è previdente: ha il giubbotto antiproìettili e si salva nuovamente. Per di più gli uomini del commando vengono individuati. Sono Vincenzo e Domenico Marrapodi, Vincenzo Bagnato e Giuseppe Cidoni.
Quest'ultimo è un veterinario. Bagnato, invece, è imparentato coi Marrapodi. Ma il tribunale assolve tutti e pochi giorni prima della causa d'appello Giuseppe Cidono viene massacrato a fucilate.
Ma cos'ha scatenato la violenza? C'è qualcosa che contìnua a sfuggire agli inquirenti.
Qualcosa, comunque, che non preoccupava più il dottor Stefano Ceratti, stimatissimo in tutta la Locride, che ormai viveva senza più prendere alcuna precauzione. Accanto alla faida di sangue di origine politica, c'è chi ricorda che proprio in questa zona spesso la 'ndrangheta ha «convinto» i proprietari a vendere, o meglio a svendere, a colpi di omicidi e fucilate. I Ceratti possiedono dei vigneti non molto estesi ma molto ambiti perché ubicati nella zona del Mantonico e del Greco, vini raffinatissimi la cui tradizione - siamo nel  cuore della Magna Grecia - risale ai colonizzatori greci per i quali Greco e Mantonico  (prezzo oltre 1Omila lire al litro, se si trova un produttore disposto a vendere) erano «il vero nettare degli dei».



 

Articolo del 16/10/2010 da telejonio.com

Furono i Pelle Gambazza di S. Luca a volere la morte di Stefano Ceratti - Cronaca - TeleJonio

L'omicidio di Stefano Ceratti è «politico-mafioso». Natura e le finalità del delitto del cardiologo, il 7 aprile 1992 a Bianco, secondo quanto scrivono i giudici della Corte d'assise di Locri nelle motivazioni, sono «evincibili inequivocabilmente dalle dichiarazioni confessorie di Sergio Prezio, riscontrate da dati di carattere obiettivo».
Il cardiologo prestato alla politica era segretario della Democrazia Cristiana di Bianco e capogruppo di minoranza in seno al Consiglio comunale di Caraffa Del Bianco. Fu ucciso su mandato della potente cosca dei Pelle "Gambazza", anche se, ad oggi, nessun membro di quel clan risulta indagato per l'omicidio. Per l'omicidio fu utilizzato un killer, identificato nella persona di Sergio Prezio. Per questo motivo la Corte d'assise di Locri ( Amelia Monteleone presidente, a latere Angelo Ambrosio), il 12 luglio scorso ha condannato Prezio a 30 anni di reclusione ed al risarcimento dei danni alla famiglia Ceratti che si è costituita parte civile.
La verità sul delitto, secondo i giudici estensori, si trova nelle dichiarazioni che lo stesso killer ha reso nell'immediatezza dell'arresto, avvenuto a Paola nel 1999, quando venne sorpreso dalla polizia con 85 grammi di eroina. Prezio, nonostante non fosse considerato elemento di spicco della criminalità, quella notte di giugno rivelò particolari inquietanti sul traffico di droga nel Cosentino e su scontri tra bande per il predominio del territorio, fino ad autoaccusarsi dell'omicidio Ceratti senza che gli investigatori fossero a conoscenza di alcun particolare.
Particolari che, invece, Sergio Prezio fornì nei minimi dettagli, ricostruendo i passaggi essenziali che lo hanno visto esecutore su richiesta di Giuseppe e Sebastiano Pelle, (figli di Antonio Pelle alias "Zi Ntoni", deceduto lo scorso anno e mai condannato per associazione a delinquere di stampo mafioso per mancanza di prove), che si sarebbero recati a casa di un complice, tale Salvatore Mango, scomparso senza lasciare traccia nel 1994 e forse vittima di lupara bianca.
Per i giudici il motivo dell'omicidio lo fornisce lo stesso imputato quando, nell'ammettere la propria colpevolezza, ha dichiarato: «Ho ucciso per motivi di politica... lui dava fastidio». E fastidio, Ceratti, lo dava dai banchi della minoranza consiliare di Caraffa Del Bianco in un periodo in cui la Locride stava attraversando gli ultimi crudeli anni dei sequestri di persona. Proprio con quei soldi sporchi, i clan si accingevano a entrare nel traffico di droga e nei lavori pubblici.
Contro il malaffare di un gruppo di interessi operante a Caraffa, Ceratti aveva avuto modo di far presente che in seno all'amministrazione comunale c'era «gran marcio», rappresentando nell'assise pubblica e in una serie di manifesti il senso della realtà socio-politica in cui operava, e delle estreme difficoltà incontrate. Che in seguito lo avrebbero visto protagonista di denunce al prefetto di Reggio Calabria ed alla Procura della Repubblica, fino a scrivere al Presidente della Repubblica.
Ceratti denunciava, senza essere ascoltato, un sistema clientelare instaurato nella "res publica" e l'uso strumentale delle risorse statali per il soddisfacimento di interessi privati, non solo per finalità elettorali.
Il cardiologo dava dunque fastidio ai potenti gruppi criminali di San Luca, che, insieme a quelli di Africo, Platì e Natile, formavano un unico centro affaristico dedito ad interessi illeciti, tanto da costituire una sorta di «piccolo stato che aveva il predominio della zona», come riferito dalle dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia riportate nelle sentenze Tuareg, Armonia, Aspromonte I e II. In quel contesto criminale i Pelle "Gambazza" avevano un ruolo di vertice, tanto da imporre, per riconosciuta carica apicale, anche la "pace" in controversie fuori territorio.
Il modus operandi del delitto Ceratti, quindi, rispetta i canoni di un killer proveniente da fuori sede, uno scambio di "favori" tra consorterie criminali che ha portato Prezio a sparare cinque colpi di 7.65 al viso di un medico che nella politica aveva inteso schierarsi dalla parte dei più deboli.

 

 

 

 

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