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6 Agosto 1944 Casteldaccia (PA). Ucciso Andrea Raia, sindacalista. "Si oppose alla mafia in nome dei diritti dei contadini". PDF Stampa

Foto e nota da  facebook.com/andrearaia1944 - Ringraziamo il Sig. Daniele Aiello per il suggerimento


Andrea Raia nacque a Casteldaccia (PA) il 7 dicembre del 1906. Era figlio di Gaetano Raia e Rosalia Tomasello; Andrea Raia si sposò a Casteldaccia il 18 gennaio1934 con Santa Canale, dalla quale ebbe 3 figli: Gaetano, Anna e Santa. Andrea venne ucciso una sera d'agosto, alle 23:30 in via Butera n.5, proprio davanti alla sua abitazione mentre, con la sedia in mano, stava entrando in casa, dopo essersi riposato al fresco, per andare a dormire. Venne colpito nel momento in cui si girò verso l'uscio per rincasare. Nessuno pagò la sua morte con il carcere anche se "La voce comunista" indicava i mandanti nei grossi proprietari fascisti.

Attività svolta e carica ricoperta:
Era segretario della Camera del Lavoro di Casteldaccia; attivo sindacalista era membro del Comitato di controllo dei "Granai del popolo" e gli venne affidato l'incarico di distribuire ai poveri tutte le provviste alimentari che arrivavano: farina, pasta, zucchero, ecc., e lui non approfittò mai di tutto l' approvvigionamento che gli veniva consegnato. Nel dopoguerra scarseggiava tutto e la gente pativa anche la fame, e lui custodiva le provviste di viveri, di materiali e di materie prime necessari a soddisfare le esigenze o ad assicurare la sopravvivenza della comunità di Casteldaccia.


In cosa consisteva il suo lavoro?
Si occupava della fabbricazione dei fuochi artificiali e siccome conosceva bene l'arte pirotecnica, il lavoro non gli mancava mai e, infatti, gli veniva affidato sempre l'incarico da parte dei comitati delle feste di tutti i paesi vicini in occasione delle ricorrenze in cui si richiedevano gli spettacoli con i giochi d'artificio. Era capace di curare molte malattie con le erbe che ben conosceva o con medicine preparate da lui; la gente gli aveva fiducia e lo consultava ogni qualvolta ne aveva bisogno. Era esperto, inoltre, nei massaggi e sapeva alleviare i dolori muscolari o mettere a posto con adeguati movimenti le distorsioni e lussazioni articolari. Per queste sue prestazioni non chiese mai una lira: era felice di guarire la gente che si infortunava. Era molto intelligente e ospitale e, pur non essendo istruito, sapeva stare con le persone colte, ricche e nobili.

Perché ricordarlo?
E' stato la prima vittima di mafia per la causa comunista, e Casteldaccia è il primo paese in cui è avvenuto il primo delitto di mafia. Proteggeva coloro i quali vivevano in difficoltà economiche e per difendere i loro interessi cozzava con la classe politica e mafiosa. E' stato ucciso perché si opponeva alle speculazioni contro i granai del popolo. Durante la guerra, molti giovani soldati avevano perduto la vita per la patria e lo Stato mandò alle famiglie, che avevano perduto il figlio, un risarcimento in denaro. Andrea Raia, noto per la sua scrupolosità e correttezza, ebbe l'incarico di distribuirle equamente, ma molti componenti dell'Amministrazione comunale cercarono di convincerlo con autorità a dividere tra loro quella consistente somma di denaro. Egli si oppose energicamente a quel furto, contrario alla sua moralità e contro la gente che lui aveva difeso e per la quale aveva tanto lottato. Sicuramente questo fu il vero motivo per cui fu ucciso. Per ricordarlo gli sono stati dedicati un obelisco, e una via del paese.

 

 

 

 

Foto e nota da:  informarexresistere.fr

Il 6 agosto 1944, a Casteldaccia, in provincia di Palermo, viene assassinato Andrea Raia,sindacalista definito dalla Voce Comunista «un organizzatore comunista» e un «membro attivo e intelligente del comitato di controllo ai granai del popolo».

I mandanti, secondo lo stesso giornale, erano «da ricercare nei grossi proprietari fascisti e separatisti di Casteldaccia», mentre gli esecutori materiali «tra i maffiosi locali».

Raja si oppose alla mafia in nome dei diritti dei contadini.
Il coraggio dei tanti sindacalisti ammazzati durante quegli anni risalta immensamente se si considera quanto allora la mafia tenesse fermamente nelle sue mani le redini del potere e della ricchezza siciliani.

 

 

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