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30 Luglio 2001 Aversa. Giovanni Tonziello, titolare di una tabaccheria ad Aversa, è stato ucciso mentre era in macchina con suo figlio di 10 anni. PDF Stampa

Foto e articolo da La Stampa dell' 1 Agosto 2001

Un altro tabaccaio ucciso dai rapinatori

di Enzo La Penna

Gli hanno sparato davanti al figlio di dieci anni

Agguato nel Casertano I banditi volevano il carico di sigarette che l'uomo aveva in auto. II bambino ha dato l'allarme col cellulare del padre. Una taglia sugli assassini

AVERSA (CASERTA) Il proiettile gli ha perforato l'addome. L'auto senza controllo, è andata schiantarsi contro la scultura del Cristo in croce, al centro della piazza. Cosi è morto ieri pomeriggio, in una assolata piazza di Aversa, Giovanni Tonziello, tabaccaio di 45 anni, ucciso dai rapinatori ai quali tentava di sfuggire. È morto sotto gli occhi del figlio, un ragazzino di 10 anni, che nonostante il terrore e lo sgomento è riuscito a dare l'allarme con il telefonino. I banditi intendevano quasi certamente impossessarsi delle casse di sigarette che poco prima il commerciante aveva prelevato nella sede del Monopolio dei tabacchi. Quando, affiancato dalla moto dei rapinatori, si è visto puntare la pistola, come per istinto Tonziello ha spinto sul pedale dell'acceleratore. Un gesto che ha innescato la furiosa risposta degli aggressori. Chi ha sparato voleva forse spaventare la vittima costringendola a fermarsi, forse non intendeva uccidere. Sta di fatto che l'ennesimo episodio di sangue avvenuto in Campania nel giro di pochi giorni accentua il clima di paura e di insicurezza, perché le bande criminali ormai non esitano a sparare per pochi soldi e al minimo accenno di reazione.

Martedì scorsi a Calvizzano, paese dell'hinterland settentrionale di Napoli, Vincenzo Norcaro, 30 anni, fu assalito nella sua tabaccheria all'ora di chiusura da quattro banditi, una gang di balordi, in preda probabilmente all'eccitazione determinata da massicce dosi di cocaina. Norcaro pagò con la vita il tentativo di difendere il magro incasso della serata. Due commercianti uccisi in meno di una settimana, entrambi titolari di una tabaccheria. Ce n'è quanto basta per fare insorgere la categoria, che si sente la più esposta alle aggressioni della criminalità. Per la seconda volta la Fit (Federazione tabaccai italiani) ha messo una taglia di 25 milioni, da assegnare a quanti saranno in grado di fornire «informazioni determinanti per la cattura degli assassini». Un incoraggiamento a parlare che rischia però di cadere nel vuoto: in un territorio segnato dalla presenza della camorra, dove la gente da tempo chiede una maggiore presenza delle istituzioni, è difficile vincere la paura che attanaglia i testimoni e garantisce la copertura alle imprese della criminalità. Eppure la voglia di ribellarsi esiste ed è tanta. L'uccisione di Norcaro fece scendere in strada mercoledì sera migliaia di persone, cittadini di Calvizzano e di Villaricca (dove risiedeva la vittima), per partecipare alla fiaccolata in memoria del commerciante. E l'Assotabaccai organizzerà il giorno dei funerali di Tonziello una serrata nazionale di protesta, durante la quale i tabaccai abbasseranno le saracinesche in segno di lutto. I rappresentanti della Fit hanno intanto chiesto un incontro con il ministro dell'Interno, Claudio Scajola, per mettere a punto un piano di emergenza. Giovanni Tonziello lascia due figli: Vincenzo, 10 anni, il ragazzino che era con lui quando è stato ammazzato, e Angela, studentessa di 17 anni. Era il secondo di 7 figli (5 maschi e 2 femmine) e apparteneva ad una modesta famiglia di agricoltori di Trentola Ducenta, il paesino del Casertano alle porte di Aversa, dove in via Roma da diversi anni aveva aperto una tabaccheria. Era appena tornato da una breve vacanza, trascorsa a Sperlonga, sul litorale laziale. Ieri era il giorno di riapertura e per questo motivo si era recato ad Aversa per fare il rifornimento di sigarette. Come spesso accadeva, si era fatto accompagnare dal piccolo Vincenzo, che sedeva al suo fianco a bordo della Golf bianca. Dopo aver caricato nel bagagliaio e sui sedili posteriori sei casse di sigarette, si stava avviando verso il negozio; L'aggressione è avvenuta a una cinquantina di metri di distanza dal deposito del Monopolio. I due banditi, in sella alla moto, probabilmente avevano dei complici nascosti nella zona a bordo di un'auto sulla quale avrebbero dovuto caricare il bottino, del valore di 15 milioni di lire. Alla vista dei rapinatori il tabaccaio ha provato a fuggire, ma è stato affiancato dalla moto e colpito da un proiettile che gli ha attraversato l'addome da parte a parte. Quando si sono accorti di aver ferito l'uomo mortalmente, i malviventi si sono allontanati a tutta velocità senza prendere nulla. In piazza a quell'ora c'era poca gente, ma chi c'era si è allontanato o ha riferito ai carabinieri di non aver visto nulla o, comunque, di non essere in grado di riconoscere i banditi. Tra i pochi elementi in possesso degli investigatori l'età degli aggressori: descritti entrambi come molto giovani. Sicuramente non dei professionisti, ma tuttavia gente dalla pistola facile.

 

Articolo da La Repubblica dell'1 Agosto 2001

le storie

di Giantomaso De Matteis

AVERSA - «Sì, mamma, sto bene. Non preoccuparti», dice al telefonino. Ha gli occhi azzurri, ma rossi di pianto il piccolo Vincenzo, 10 anni. E' sotto choc quando esce dagli uffici della Compagnia dei carabinieri di Aversa. Suo zio, poliziotto, mano sulla spalla, lo conduce all' auto. Sono le 17. Nemmeno sei ore sono passate, da quando i suoi occhi hanno visto gli assassini inseguire la «Golf» nel perimetro di piazza Savignano, minacciare il padre terrorizzato, sentire gli spari. Non ci sono anni - e nemmeno dieci - per assistere ai tragici fotogrammi di un assassinio. Figuriamoci quello del proprio padre. Giovanni Tonziello lo aveva voluto con se, ieri, primo giorno di lavoro, dopo le ferie trascorse a Sperlonga. A fargli compagnia, a farlo divertire ancora («Perché è bravo a scuola. Quest' anno farà la prima media, e vuole diventare ingegnere», raccontano i familiari). Poco prima che scoppiasse quell' inferno, c' era anche la madre assieme a loro, ad Aversa. Tutti a bere un cappuccino al bar. Lei poi si è diretta in via Einaudi, nella loro casa, a Trentola Ducenta. Dicono ad Aversa che piazza Savignano è una specie di mercato, un perimetro assediato da bande di rapinatori a bordo dei loro scooter, pronti a entrare in azione appena le vittime varcano i portoni antichi dei magazzini del Monopolio. A mezzogiorno, ieri, non c' era nessuno. Silenzio. «Non ho sentito niente», giura un parrucchiere. Colpa del phone, forse. Eppure l' auto si è schiantata lì, a pochi metri, rompendo un cancello di ferro che protegge un crocefisso. Più in là, a via Gramsci, a rompere il silenzio è invece un collega di Giovanni, tabaccaio anche lui. Enzo, rivendita numero 16 in via La Marmora, cinque rapine alle spalle, è nascosto dietro i vetri blindati del suo esercizio, a ricordare quante volte, fianco a fianco, si sono trovati dietro il bancone del Monopolio a chiedere cartoni di sigarette: «L' unica cosa, ora, è abbassare per sempre le serrande». Per capire come la categoria dei tabaccai (e non solo) viva nel terrore, ad Aversa, basta partire da viale Gramsci e vedere le loro facce: tutte «blindate», sospettose. Non fa eccezione Caterina Simoneri, anche lei «per anni assediata dai branchi di Giugliano e Secondigliano». Ma la rivendita di Giovanni, a Trentola Ducenta, accanto al seminario e alla chiesa madre, no: non aveva protezioni. Ci aveva lavorato duro, per metterla su, passando per diversi mestieri, anche il macellaio. «Ora era contento», racconta uno dei sette fratelli, Patrizio: «Aveva ripulito, verniciato, da poco aveva la licenza per il banco lotto. E con tanti sacrifici, anche il distributore automatico. Mai nessuna rapina, mai minacce». Una famiglia semplice, la sua: di agricoltori, con le mani piene di calli e contenti dei piccoli successi che gli regala la vita. C' è una piccola coltivazione di limoni, nel cortile della loro casa, in via Einaudi, accanto a scatole vuote di Marloro e Merit, un piccolo vigneto, piante. «Ci lavorava nel tempo libero», ricordano gli amici. «Adesso ditemi, posso io perdonare?», si chiede disperato un altro fratello della vittima. «Perdonare chi ha ucciso per un carico di sigarette, 15 milioni di lire? Non è nulla, se il corrispettivo è una vita umana. E mi chiedo ancora dov' è lo Stato? Dove la legge? Quella che usa con noi il pugno forte e lascia in pace i delinquenti~». Smette di parlare, e abbraccia la moglie di Giovanni e la figlia, Angela, studentessa di 17 anni. Il primo cittadino di Trentola Ducenta, Michele Griffo, abita più in là, in via IV Novembre. Un anno fa, davanti al crescendo di scippi e rapine a danno dei pensionati, istituì una polizza di un milione: «Da piccoli si giocava insieme, non si può morire così»,dice. Per questo, ma non solo, oggi il nome di Giuseppe Tonziello, 45 anni, tabaccaio sarà sulla bocca di otto sindaci dell' agroaversano, riuniti per affrontare l' emergenza criminalità. Sarà sulla scritta dei manifesti listati a lutto e in serata comparirà sul tavolo del ministro degli Interni. Le immagini, quelle maledette, resteranno negli occhi del piccolo Vincenzo e nella sua testa, fragile e sensibile come un guscio d' uovo.

 

 

Articolo da La Stampa del 3 agosto 2001

Delitto del tabaccaio, fermati due giovani

Svolta nelle indagini: bloccati dai carabinieri hanno confessato
di Fulvio Milone

CASERTA Un bambino grida mentre dalla chiesa di San Michele Arcangelo si levano i rintocchi della campana a morto: «Voglio sapere la verità, lo so che papà è stato ucciso, non dirmi più bugie». Vincenzo, dieci anni, piange con la faccia affondata in un cuscino, supplica lo zio di dirgli se davvero non potrò più abbracciare l'uomo che ha visto cadere tre giorni fa sotto i colpi di pistola di un rapinatore. In serata la svolta nelle indagini: i carabinieri hanno arrestato due persone. Si tratta di due giovani residenti ad Aversa: hanno confessato. Giovanni Tonziello, il padre del ragazzino, è stato sepolto nel piccolo cimitero di questo paese da Far West dove i tabaccai, colleghi della vittima, vivono una vita blindata per paura dei banditi e si definiscono «morti che camminano». Protestano: in quarantamila, ieri, hanno abbassato in tutt'Italia le saracinesche per un'ora, raccogliendo l'invito della Federazione italiana tabaccai che chiede contributi allo Stato per installare vetri antiproiettili e telecamere e promette 25 milioni a chiunque dia informazioni sugli assassini. Vincenzo non partecipa ai funerali del papà: la madre non ha voluto provocargli altro dolore davanti alla bara coperta di fiori. Ma la sua assenza nella chiesa gremita è dettata anche da motivi di sicurezza: ha visto in faccia gli assassini, e la polizia l'ha messo sotto protezione nel timore che i killer tentino di eliminare quel testimone scomodo. In chiesa si alza una voce che copre il pianto dei familiari di Giovanni. «Tu, assassino vigliacco, come potrai guardare in faccia tuo padre sapendo che altri due figli non potranno farlo più?», chiede un amico del tabaccaio ucciso, Giovanni Musto, che legge al microfono, davanti all'altare, poche frasi annotate su un foglio. Il parroco, don Franco Marino, e il vescovo ausiliare di Aversa, Paolo Dell'Aversano, lo ascoltano in silenzio. Poco prima, il vescovo aveva invitato i fedeli al perdono, anche se «è importante riuscire a indignarsi perché significa che non siamo ancora totalmente morti dentro». Davanti a quella bara, ora, non c'è posto per i buoni sentimenti. Rabbia e paura serpeggiano fra i tabaccai che non ne possono più di doversi guardare continuamente le spalle. Carlo Mariniello, ferito tre mesi fa in una rapina, è un uomo esasperato: «Viviamo barricati nei negozi». Sia lui che i suoi colleghi hanno trasformato le botteghe in piccoli bunker, con i vetri spessi tre dita, la «mota» per consegnare le sigarette e incassare i soldi e il cane da guardia addestrato all'attacco. Qualcun altro si è armato, nell'illusione che la vista di una pistola scoraggi le bande dei rapinatori giovanissimi che sciamano nella provincia casertana, imbracciando fucili a canne mozze. «Questi groppi sono forse più pericolosi della camorra organizzata», ammette il prefetto, Carlo Schiraldi, presente ai funerali di Tonziello. Aversa, Gricignano, Santa Maria Capua Vetere, Trentola Ducenta. E' in questi paesi che si concentra il numero più alto di rapine compiute dalle bande specializzate in aggressioni ai tabaccai. «Siamo un bersaglio fin troppo facile - commenta Giovanni Risso, presidente della Fit -. Quei delinquenti sono sempre gli stessi, la polizia li arresta ma loro, in cella, ci rimangono per pochi giorni. E tornano a sparare». Ieri i rappresentanti della Fit hanno incontrato a Roma il vice capo della polizia, Manganelli.

 

 

Articolo da La Repubblica del 4 Agosto 2001

Confessa il killer del tabaccaio Ha reagito e io ho sparato

di Giantomaso De Matteis

CASERTA - E' crollato dopo due ore, l' assassino di Giovanni Tonziello, il tabaccaio di Trentola Ducenta ucciso ad Aversa nel corso di un tentativo di rapina. Ha ammesso la sua colpa, dopo aver negato ogni addebito, Giuseppe Tomassone, 21 anni, pregiudicato. Alla fine ha gettato la spugna: «Sì, l' ho ucciso io. Ma non volevo. Sono stato costretto: si è chinato sul cruscotto dell' auto e stava prendendo un oggetto nero. Ho mirato alle gambe». Non si scompone, è quasi gelido. Ha confessato solo quando i carabinieri gli fanno sentire una sua dichiarazione intercettata da una cimice, in caserma. «Ha reagito, e io ho sparato», ha raccontato a un altro pregiudicato chiamato come teste al Comando Provinciale di Caserta. Nella stessa notte di giovedì nei suoi confronti è stato firmato un decreto di fermo. Convalidato nel pomeriggio di ieri dal gip, dopo mezz' ora di interrogatorio. E' stato lui, Giuseppe Tomassone, a sparare, a 30 metri dalla sua casa, in piazza Savignano, mentre altri due complici erano su uno scooter, pronti a portare a termine il colpo. Si erano appostati lì: Tomassone, arma in pugno, doveva fermare la «Golf» bianca su cui viaggiava il tabaccaio in compagnia del figlio e che portava il carico di sigarette appena ritirate dal monopolio di Aversa. Valore: 15 milioni. Gli investigatori adesso sono alla ricerca degli altri due: hanno tra i 20 e i 21 anni, sono due balordi della zona, uno dei quali è figlio di un pregiudicato ucciso una decina di anni fa. Si sono resi irreperibili subito dopo il tentativo di rapina. Gli inquirenti sanno chi sono, e non è escluso che nelle prossime ore possano costituirsi o essere fermati. Giuseppe Tomassone invece era rimasto a casa. Tutti e tre hanno agito a volto scoperto, con baldanza, contando forse sul silenzio di alcuni testimoni (ma uno di loro ha visto, ed è uscito dal muro di omertà). Hanno fatto poi sparire lo scooter, bruciandolo, e la pistola, una calibro 9, un' arma in dotazione alle forze dell' ordine. La dinamica dell' agguato è stata ricostruita ieri mattina dal procuratore aggiunto di Santa Maria Capua Vetere, Arcibaldo Miller. Testimonianze, più di cento perquisizioni, controlli a tappeto predisposti dal prefetto Carlo Schiraldi, intercettazioni ambientali: c' è stato uno sforzo investigativo notevole, dopo l' omicidio di mercoledì, per chiudere il cerchio attorno agli autori del delitto. Una famiglia perbene, quella di Giuseppe Tomassone: il padre Antonio, è dipendente del Comune di Napoli, la madre casalinga, l' altro figlio calzolaio. Come Giuseppe, che lavora in una piccola fabbrica di scarpe di Aversa, un diploma di terza media, ma con alle spalle già alcuni precedenti: resistenza a pubblico ufficiale, seguito da un perdono giudiziale; uno scippo, poi patteggiato. Alcune settimane in cella, e poi la scarcerazione, un mese fa. «E' innocente», dice la madre. «Ve ne accorgerete quando arresteranno i veri assassini». Davanti al gip, Giuseppe Tomassone ha chiesto scusa ai parenti della vittima. «Non voglio vendette, ma non posso perdonare», ha risposto il fratello del tabaccaio ucciso, Patrizio Tonziello.

 

 

Nota da La Repubblica del 28 Marzo 2002

Omicidio del tabaccaio: vent' anni all' assassino

di Gabriella Gatto

Venti anni di carcere al killer del tabaccaio di Trentola Ducenta (Caserta). Giovanni Tomassone, 21 anni, aversano, è stato condannato dal gup Rossella Marro del tribunale di Santa Maria C. Vetere. Non è bastato il rito abbreviato per evitare una condanna esemplare. Giovanni Tonziello aveva 45 anni, fu ucciso il 31 luglio scorso davanti al figlio di 10 anni, Enzo. Aveva appena effettuato un carico di sigarette al Monopolio di Stato in piazza Savignano ad Aversa. Giovanni Tomassone abitava a pochi metri di distanza. Agì con due complici (Pietro Falcone e Nicola Pota rinviati a giudizio), il commerciante tentò di ribellarsi alla rapina e lui sparò senza esitazione. Fu arrestato dopo due giorni dai carabinieri che lo incastrarono grazie ad un' intercettazione nella quale Tomassone confessò il delitto ad un amico. (g.g)

 

 

Articolo del 18 Settembre 2010 da comunicocaserta.com

Aversa, omicidio Tonziello, preso pericoloso latitante evaso dal carcere di Reggio Emilia

Preso Tomassone. Evaso dal carcere di Reggio Emilia insieme ad un altro detenuto è stato arrestato dagli agenti del commissariato di Aversa. La latitanza è durata solo circa quattro giorni.
Brillante ed intuitiva azione del personale del commissariato di Aversa: il pericoloso evaso dal carcere reggiano che era fuggito lunedì scorso durante una licenzia premio era tornato ad Aversa e si nascondeva con la complicità del clan, arrestato dopo una sparatoria.

E’ finita con un arresto plateale l’evasione del pregiudicato Giuseppe Tomassone, 30 anni, che lunedì scorso, era uscito a seguito di una licenzia premio e, approfittando di tale momento, si è dileguato insieme ad un detenuto marocchino evadendo dal carcere.
Giuseppe Tomassone, pluripregiudicato per armi, stupefacenti, rapina, omicidio ed associazione a delinquere, era stato condannato per omicidio, ai danni di un tabaccaio di Aversa, Giovanni Tonziello, ucciso barbaramente nel corso di una rapina a mano armata.

Per tale omicidio, il Tomassone è stato arrestato e condannato con sentenza passata in giudicato con fine 2017, trasferito nella casa circondariale di Reggio Emilia.

Dal giorno dell’evasione del Tomassone, sono state poste in essere attività investigative e pedinamenti per individuare il covo e catturare il pericoloso delinquente che era scappato per riallacciare i rapporti con la malavita locale.

Il Tomassone è stato rintracciato dalla pattuglia operante in via Ettore Corcione nel centro di Avesa e alla vista della polizia ha tentato la fuga a bordo di uno scarabeo nero ma è stato bloccato dopo aver esploso alcuni colpi d’arma da fuoco.
L’evaso è stato dunque ammanettato e tradotto presso la casa circondariale di S. Maria C.V,.
Nel frattempo, sono in corso accertamenti per individuare i fiancheggiatori del malvivente che ad Aversa, hanno fornito una base operativa per la latitanza dell’omicida.

 

 

 

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