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7 Aprile 1994 Napoli. Ucciso Antonio D'Agostino, 23 anni fioraio, involontario testimone di un omicidio. PDF Stampa

Articolo di La Repubblica dell'8.04. 1994

AVEVA VISTO I KILLER: GIUSTIZIATO

di Patrizia Capua

NAPOLI - La faida continua, la scia di sangue della vendetta si allunga ancora. Antonio D' Agostino era un testimone pericoloso. Aveva visto in faccia gli assassini di Carmine Amura. Era stato ucciso in un agguato, Amura, perché l' anno scorso, nelle trasmissioni televisive Il coraggio di vivere e I fatti vostri, aveva denunciato i presunti killer del fratello Domenico, insieme con sua madre, Anna Dell' Orme, come lui giustiziata a colpi di pistola nello stesso pomeriggio. Due agguati a pochi minuti di distanza. D' Agostino era un testimone da far tacere per sempre. Il giovane fioraio, appena 23 anni, è stato massacrato ieri sera a Casavatore da due sicari. Gli hanno chiuso la bocca con una scarica di dieci proiettili al capo, al volto, e al torace. I killer si sono poi dileguati a bordo di una moto di grossa cilindrata. Soccorso da alcuni passanti, il giovane è morto mezz' ora dopo nell' ospedale napoletano Nuovo Pellegrini. La vittima era sulla soglia del suo negozio di fiori, all' angolo tra via Aniello Falcone e via Giacinto Gigante. La bottega si trova proprio di fronte alla boutique dove il 26 marzo scorso fu ucciso Amura, freddato mentre allestiva una delle vetrine del negozio. Gli inquirenti sono convinti che D' Agostino sia stato eliminato perché aveva visto la scena, anche se quando i carabinieri giunsero sul luogo del delitto, pochi minuti dopo, il negozio di fiori era sbarrato.

La camorra di Secondigliano, quella sanguinosa e feroce a cui gli investigatori attribuiscono la paternità dei primi due omicidi, avrebbe così saldato il conto con il giovane fioraio, involontario spettatore della mattanza. Tre morti in venti giorni. Prima era toccato a Anna Dell' Orme e al figlio Carmine Amura. Davanti alle telecamere, tra le lacrime, la donna aveva ripetuto le accuse contro quelli che riteneva i responsabili della morte di un altro figlio, Domenico, ucciso da un' overdose di eroina. La madre "detective", all' indomani della tragedia, aveva ricostruito le ultime ore di vita del ragazzo, scoprendo che aveva avuto rapporti con i sicari del clan Esposito di Secondigliano, noti trafficanti di droga, legati a doppio filo alla cosca dei Licciardi. Aveva denunciato sette persone, tra cui alcuni spacciatori della banda come Antonio Esposito, presunto capoclan. Le stesse accuse le aveva ripetute dopo qualche tempo su Raidue, durante una delle puntate de I fatti vostri, ricostruendo la trafila delle denunce alla procura della Repubblica, le indagini della polizia, le minacce ricevute dagli emissari del clan. A distanza di poche ore dall' omicidio della donna e del figlio, vennero fermati due camorristi sospettati del duplice delitto. Angelo Liccardo, pluripregiudicato legato alla famiglia degli Esposito, accusato di associazione per delinquere di stampo camorristico, e il boss Luigi Esposito, soprannominato "Nacchella", da tre mesi agli arresti domiciliari. Secondo quanto accertato dagli inquirenti, l' autunno scorso Liccardo invitò più di una volta Carmine Amura - erano insieme in una cella del carcere di Avellino - a finirla con le denunce contro gli Esposito per la morte del fratello Domenico. Di fronte al rifiuto piovvero le minacce, tanto che il giovane venne sottoposto a particolari misure di protezione per ordine del direttore del carcere. Ma una volta tornato libero ha pagato con la vita, e con lui la madre, il prezzo delle denunce. I due fermati, il 31 marzo scorso, sono stati rimessi in libertà dai giudici del tribunale di Napoli "per mancanza di gravi indizi di colpevolezza". Una decisione che ha fatto molto scalpore, determinata dal fatto che le indagini della polizia sono apparse insufficienti a provare la responsabilità dei due presunti killer. Ieri, infine, l' ultima puntata della sanguinosa faida.

 

 

 

 

Articolo da L'Unità dell'8 Aprile 1994

Vide un delitto - Testimone ucciso

Napoli, assassinato davanti al suo negozio

NAPOLI. Un giovane fioraio, Antonio D'Agostinoo di 23 anni, è stato ucciso questa sera a Casavatore, nel Napoletano. I carabinieri, ai quali sono state affidate le indagini, ritengono che D'Agostino sia stato ucciso in quanto testimone dell'omicidio di Carmine Amura, il pregiudicato - assassinato il 26 marzo scorso - che aveva denunciato i presunti assassini del fratello Domenico.
Il 26 marzoo fu assassinata a Napoli, a pochi minuti di distanza, anche la madre di Carmine Amura, Anna Dell'Orme, che tempo prima era andata in televisione per denunciare pubblicamente coloro che avevano assassinato il figlio.
D'Agostino è stato colpito a morte mentre si trovava all'esterno del proprio negozio. Secondo una prima ricostruzione gli si sono avvicinati almeno due sicuri, che hanno esploso numerosi colpi di arma da fuoco. Il giovane è stato raggiunto da almeno dieci proiettili al capo, al volto e al torace. Soccorso da passanti e trasportato nell'ospedale Nuovo Pellegrini di Napoli, è morto poco dopo il ricovero.
Dal luogo dell'agguato sono stati visti fuggire due giovani a bordo di una motocicletta di grossa cilindrata. Il negozio della vittima si trova proprio di fronte a quello di abbigliamento dove fu assassinato Carmine Amura. Gli investigatori ritengono che D'Agostino avesse assistito al delitto, anche se quando i carabinieri giunsero sul posto, il 26 marzo, trovarono chiuso il negozio di fiori.

 

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