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21 Gennaio 1991 Trepuzzi (LE). Antonio Rampino, ragazzo di 17 anni, fu ucciso al posto del padre, imputato in un processo a presunti appartenenti alla Nscu. PDF Stampa

Ringraziamo gli AmiciDiLiberaCaravaggio (amicidilibera.blogspot.it) per il prezioso aiuto nella ricerca di nomi e storie delle vittime innocenti delle mafie.

Fonte:  liberanet.org
Antonio Rampino venne ucciso a 17 anni. Stava giocando nel giardino di casa, a Trepuzzi, piccolo centro di diecimila abitanti, in provincia di Lecce. Lo uccisero perché lo scambiarono per il padre, la vittima designata dalla Sacra corona unita.



Articolo da L'Unità del 22 Gennaio 1991

«Giustiziato» figlio imputato Nscu

Un ragazzo di 17 anni, Antonio Rampino, di Trepuzzi (Lecce), figlio di Raffaele, imputato nel processo in corso a Lecce a presunti appartenenti all'organizzazione criminosa «Nuova sacra corona unita» è stato ucciso ieri sera con due colpi di pistola, uno dei quali alla nuca, mentre rientrava a casa alla periferia cittadina a bordo di un ciclomotore.
A quanto si è appreso, il giovane è stato soccorso da alcuni suoi parenti ma è morto durante il trasporto all'ospedale «Vito Fazzi» di Lecce.
Le indagini, compiute dalla «squadra mobile» della questura di Lecce, sono Coordinate dal sostituto procuratore della Repubblica Antonio Mariuccia.





Articolo di La Repubblica del 22 Marzo 1996

UCCISO AL POSTO DEL PADRE

LECCE - Antonio aveva 17 anni. Stava giocando nel giardino di casa, a Trepuzzi, piccolo centro di diecimila abitanti, in provincia di Lecce. Lo uccisero perché lo scambiarono per il padre, la vittima designata dalla Sacra corona unita. La Procura antimafia di Lecce ha ricostruito l' omicidio di Antonio Rampino, ucciso il 17 gennaio del ' 91 con un colpo di pistola alla testa. Vittima della mafia, vittima di un errore di persona. Il killer, Pasquale Castorina, 45 anni, di Messina, affiliato della mafia ingaggiato dalla Scu, si è pentito e ha raccontato quella pagina di morte agli inquirenti. Ieri, grazie alle sue rivelazioni, 4 persone sono state arrestate dalla polizia. Sono accusati di un anno di terrore dettato dalla mafia pugliese tra il ' 90 e il ' 91. Quattro morti ammazzati, tra cui Antonio Rampino e il padre, ucciso tre mesi dopo il figlio. Per quei mesi di sangue, il killer intascò un compenso di 80 milioni, 20 per ogni omicidio.
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Tratto da glocaleditrice.it
Ottobre 2004
Il Governatore/6
6. La parentela con i Rampino

 

di Lino De Matteis                                                                                                                   

La lobby dei Fitto ha uno dei suoi punti forti nei Rampino di Trepuzzi, imparentati con il governatore per via della nonna Carmela, che aveva conosciuto il nonno del governatore, don Felice, sul finire degli anni Trenta. Fu un matrimonio d’amore, ma dietro quei fiori d’arancio si consolidarono anche interessi economici di due importanti famiglie di imprenditori, entrambe impegnate nell’attività olearia, dividendosi le zone d’influenza: i Fitto a Maglie e nel basso Salento, i Rampino a Trepuzzi e nel nord Leccese. L’una e l’altra erano terre ricche di uliveti secolari, che producevano ogni anno tonnellate di olive.
A Trepuzzi i Rampino sono numerosi. Una stirpe con varie ramificazioni, ma, bene o male, quasi tutti imparentati. Una sorta di dinastia che ha anche visto più di un matrimonio tra cugini.
[...]
Il sospetto di contiguità con la più feroce criminalità organizzata salentina era piombato su uno dei Rampino di Trepuzzi agli inizi degli anni Novanta. Il quarantaseienne Raffaele Rampino, detto Lello, era finito in qualità di imputato a piede libero nel maxiprocesso alla Sacra corona unita. Il 21 gennaio 1991 a Lello, anche lui imprenditore oleario, uccisero il figlio diciassettenne, Antonio. Il ragazzo venne freddato con un colpo di pistola alla testa nel cortile dell’oleificio di cui era proprietario il padre a Trepuzzi. L’assassinio del minorenne venne ritenuto dagli inquirenti una vendetta trasversale contro il padre, che, appena tre mesi dopo, il 17 aprile, fu a sua volta ucciso in un agguato mafioso avvenuto mentre prendeva il caffè nel bar della piazza principale di Trepuzzi. La morte di padre e figlio e le modalità del duplice assassinio suscitarono particolare clamore nell’opinione pubblica e molta preoccupazione tra gli inquirenti, per la efferata crudeltà dimostrata in quell’occasione dalla criminalità salentina. La stampa locale riferì con grande enfasi quei due omicidi, sottolineando i pericoli della infiltrazione della criminalità organizzata nelle attività economiche della provincia.




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