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19 Giugno 1991 Corleone (PA).Stefano Siragusa, 32 anni, e Gaspare Palmeri, 61 anni, operai della Forestale, furono assassinati insieme a Domenico Parisi, cognato di Lorenzo Greco, nella guerra tra i "corleonesi di Totò Riina e il clan alcamese dei Greco. PDF Stampa

GASPARE PALMERI, STEFANO SIRAGUSA  nomi da elenco di Libera.org

Ringraziamo gli AmiciDiLiberaCaravaggio (amicidilibera.blogspot.it) per il prezioso aiuto nella ricerca di nomi e storie delle vittime innocenti delle mafie.


Fonte  liberanet.org

Gaspare Palmeri aveva 61 anni ed era di Castellammare del Golfo. Venne ucciso in un agguato la sera del 19 giugno 1991 a Corleone. L’uccisione è collegata al tentativo dei corleonesi di allargare il proprio controllo sulla cittadina trapanese di Alcamo. Nello stesso agguato morirono Stefano Siracusa di 32 e Domenico Parisi di 41, entrambi di Alcamo.





Articolo da La repubblica del 20 giugno 1991

I CORLEONESI ALL' ATTACCO DI ALCAMO

di Francesco Viviano

PALERMO I corleonesi hanno lanciato la loro massiccia offensiva per avere il controllo totale di Trapani e della sua provincia. Tutte le famiglie, così come è già accaduto a Palermo, debbono piegare la testa. E chi non obbedisce e si ribella muore. Sarebbe questa la chiave di lettura degli investigatori per l'agguato compiuto lunedì sera nelle campagne di Corleone (la patria dei capi di Cosa Nostra, Totò Riina e Bernardo Provenzano, latitanti da oltre vent' anni) nel quale sono stati uccisi, da un commando mafioso, tre operai della forestale. Sotto il piombo di una mitraglietta e di tre calibro 38 sono caduti Gaspare Palmeri, di 61 anni, di Castellammare del Golfo, Stefano Siracusa di 32 e Domenico Parisi di 41, entrambi di Alcamo. La quarta vittima doveva essere Antonino Mercadante, 41 anni, anche lui operaio della forestale che pur raggiunto da numerosi proiettili allo stomaco e al torace è miracolosamente scampato all' agguato. Mercadante guidava la Golf con a bordo gli altri suoi amici che è stata affiancata dal commando di killer sulla strada provinciale che porta a Ficuzza, nelle campagne di Corleone. I quattro secondo gli investigatori erano vicini all' antica ed una volta potente famiglia dei Rimi, l' unica, che secondo gli inquirenti sta tentando di arginare l' influenza dei corleonesi nel Trapanese. Una delle tre vittime, Domenico Parisi è cognato di Lorenzo Greco, latitante e ritenuto da polizia e carabinieri l' uomo fidato dei Rimi ad Alcamo, una famiglia che ormai è stata decimata dagli uomini delle cosche che hanno giurato fedeltà a Totò Riina e Bernardo Provenzano. Un cugino di Lorenzo Greco, Antonio, fu la prima vittima che diede inizio alla campagna di morte scatenata ad Alcamo. E che la strage di lunedì sera sia riconducibile alla faida che dall' inizio dell' anno ha provocato oltre quindici morti soltanto ad Alcamo, è confortata da un' antica e consolidata regola mafiosa. Nessuno può uccidere in un determinato territorio controllato da una famiglia senza che questa ne dia il suo assenso. Figuriamoci ha detto un inquirente da anni impegnato in indagini di mafia se qualcuno poteva permettersi di uccidere tre persone e per giunta a casa di Riina e Provenzano. L' agguato contro gli uomini della famiglia Rimi è stato compiuto lo stesso giorno in cui il questore di Trapani, Matteo Cinque, aveva reso noto di avere redatto una dettagliata mappa degli undici clan mafiosi che controllano le attività illegali nel Trapanese. Si tratta di un voluminoso rapporto con nomi e cognomi di capi e soldati che agiscono soprattutto ad Alcamo, Castellammare del Golfo, Mazara del Vallo, Partanna, Paceco ed in altri centri del Trapanese. Una mappa che il questore di Trapani illustrerà oggi al prefetto di Palermo Mario Jovine che dopo la nomina a coordinatore delle forze dell' ordine nella Sicilia occidentale, terrà un vertice con polizia e carabinieri di Palermo e Trapani. In queste ore gli investigatori stanno tentando di sapere dal sopravvissuto all' agguato, modalità ed indicazioni sull' identità del commando che ha ricevuto l' incarico di uccidere Siracusa, Palmeri e Parisi. Antonino Mercadante è stato sottoposto ad intervento chirurgico, le sue condizioni non sono gravi. Non collabora però con i carabinieri. Agli investigatori ha detto che lunedì sera dopo aver assistito a una partita di calcetto a Ficuzza, stava tornando ad Alcamo con i suoi tre amici. Dopo aver percorso una decina di chilometri la sua Golf è stata affiancata dal commando di killer che l' ha speronata costringendola a fermarsi. Appena la Golf è stata bloccata i killer hanno cominciato a sparare con una mitraglietta e tre calibro 38. Secondo gli inquirenti lo squadrone della morte era composto da almeno sei persone. Mercadante ferito allo stomaco e al torace è riuscito ad aprire lo sportello della sua Golf ed è fuggito nelle campagne circostanti. I killer lo hanno inseguito ma inutilmente. Prima di fuggire i sicari hanno dato alle fiamme la Golf con all' interno i tre cadaveri. Antonino Mercadante sanguinante ha raggiunto la caserma dei carabinieri di Ficuzza dando l' allarme. Soccorso dai militari è stato accompagnato in ospedale mentre altre pattuglie dei carabinieri si sono dirette nella zona dell' agguato dove hanno trovato i cadaveri carbonizzati all' interno dell' automobile.







Fonte: Emeroteca Associazione Messinese Antiusura onlus

Giornale di Sicilia 12 Aprile 2003

Mafia e omicidi nella faida di Alcamo
Ergastolo per cinque "corleonesi"

di Umberto Lucentini

PALERMO. Il "tribunale" di Cosa Nostra li riteneva responsabili di tradimento. Si erano schierati - era un sopsetto, solo un sospetto - contro i "corleonesi" di Totò Riina nella guerra scatenata dai fedelissimi del clan alcamese, dei Greco. E per questo, su ordine di Riina, venne deciso di eliminarli. Ieri dopo 12 anni da quei delitti, sono arrivate le condanne: sei boss sono stati ritenuti colpevoli di aver ucciso cinque alcamesi; era la primavera del '91.
Così, adesso, la morte di Leonardo e Domenico Ferrantelli (padre e figlio uccisi il 22 aprile nei pressi di Camporeale dove avevano un podere) e quella di Domenico Parisi, Stefano Siragusa e Gaspare Palmeri della Forestale assassinati il 19 giugno mentre tornavano  dal bosco della Ficuzza del Corleonese dove avevano assistito ad una partita di calcetto) ha dei responsabili.
La corte d'assise di Palermo (presidente Colaudio Dell'Acqua, a latere Roberto Binenti) ha condannato Riina, Salvatore Madonia, e tre "soldati" alcamesi Giuseppe Agrigento, Antonino Alcamo, Simone Bennati, per quegli omicidi: ergastolo la pena comminata. Due gli assolti: Biagio Montalbano e Agostino Lentini. Per Brusca, a quei tempi sicario scelto di Riina per regolare quel "conto" con i cinque alcamesi, e oggi collaboratore di giustizia, la corte ha deciso la condanna a 14 anni. Tutti i condannati sono adesso obbligati a risarcire il danno alle parti civili, ai familiari delle vittime di quel massacro. E' stato proprio il racconto di quei due fatti di sangue. A cavallo fra Alcamo e Palermo si combatteva una guerra senza esclusione di colpi per il dominio sul territorio e il diktat di Riina non prevedeva omissioni: chiunque si fosse opposto al predominio dei "corleonesi" andava ucciso. Anche se solo sfiorato dal sospetto di appartenere ad una cosca rivale.
"La sentenza giuge alla fine di un processo celebrato grazie ai collaboratori di giustizia" commenta il sostituto procuratore Massimo Russo, arma fondamentale di contrasto a Cosa nostra. E' bene ricordarlo, anche in un momento in cui il tema mafia è completamente sottratto all'attenzione dell'opinione pubblica.
Le condanne sanciscono la responsabilità degli autori di questi delitti che hanno insanguinato il territorio tra Alcamo e Palermo in una guerra che mieté molte vittime, molti innocenti, a volte solo sfiorati dal sospetto di dare appoggio ai Greco. Vicenda che dimostra ancora una volta la volontà di Cosa nostra nel controllo del territorio per mantenere il potere nelle zone che sono il suo zoccolo duro.

 

 

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