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11 Dicembre 2012. Un'alunna del Liceo “Galizia” di Nocera Inferiore ricorda Marcello Torre PDF Stampa

Fonte  lacomunicazioneadv.it

L’ 11 dicembre scorso al Liceo Scientifico di Pagani, gli alunni del Liceo “A. Galizia”  di Nocera Inferiore hanno partecipato con un loro specifico e appassionato contributo al XXX Premio per l’Impegno Civile in memoria di Marcello Torre, sindaco della città di Pagani assassinato dalla camorra nel  1980. Il premio è stato  istituito su iniziativa di Giorgio Napolitano, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica. Il Liceo “A. Galizia”, iscritto all’associazione “Libera”, di don Luigi Ciotti, è stato invitato per l’impegno dimostrato nel corso degli ultimi anni in percorsi  di Educazione alla Legalità e alla partecipazione alla Cittadinanza Attiva e Democratica. Un’alunna  della IV F del Liceo  nocerino, Francesca Ianniello, all’interno dell’inserto speciale  de “ La Città”,  ha pubblicato in memoria di Marcello Torre, un’interessante riflessione sulla necessità che il dolore privato debba trasformarsi  in memoria collettiva e,  quindi, in  un impegno per la costruzione di un paese “ libero e civile”, così come sognava e come si legge nella sua  lettera-testamento l’indimenticabile Sindaco.



Di seguito la riflessione di Francesca:

È impensabile che sia sufficiente limitarsi a ricordare, seppure con manifestazioni periodiche, coloro che hanno perso la vita tragicamente per operare  nel nome del bene comune. È necessario distinguere, per questo, il ricordo dalla memoria. L’Italia, infatti, è piena di ricordi, ma ha poca, pochissima memoria. Si dedicano strutture pubbliche a persone che sono state massacrate per essere state giuste, ma troppo spesso, dopo le commemorazioni, il ricordo resta lì, e la memoria storica non dura nel tempo attraverso i gesti quotidiani di ognuno dei cittadini, gesti che dovrebbero essere ispirati dall’esempio di chi ha saputo sacrificare la propria vita in nome della legge e dei valori che sono a fondamento della nostra Costituzione. Senza memoria, non si può sperare in un Paese libero dalle mafie.

Le persone che, solo dopo essere state assassinate, vengono definite ‘eroi’, in realtà, sono state semplicemente persone giuste. Ecco, tutti dovrebbero tentare di far sì che il Mezzogiorno sia un luogo di “giusti”, una terra che non ha bisogno di “eroi” per affermare la giustizia e la legalità, in cui si possa vivere in serenità e nel rispetto delle norme che garantiscono la convivenza civile.

Si deve lottare e dimostrare unione tutti i giorni e non solo nelle occasioni ufficiali, come quella dell’11 dicembre 1980, data  in cui a Pagani fu assassinato dalla vile mano assassina della camorra un uomo giusto, Marcello Torre, sindaco della città. Sognava una “Pagani libera e civile”. Dovremmo imparare tutti a sognare il suo Sogno.

Sono passati ormai trentadue anni dalla sua morte; trenta anni fa nasceva l’associazione che porta il suo nome; da trenta anni a Pagani viene assegnato il “Premio Nazionale di Impegno Civile” a chi ha saputo, con il proprio  lavoro, opporsi a qualunque forma di abuso e di criminalità. Grazie al lavoro dell’associazione, che porta avanti le idee e la passione civile di Marcello, io, come tanti altri studenti, ho conosciuto la figura e l’opera di un uomo straordinario. Chi ha dato vita all’associazione ha consentito che il ricordo personale e privato diventasse memoria e impegno e ci ha consentito di svolgere una seria riflessione sul senso dell’agire civile e politico, inteso nell’accezione più nobile della parola. Marcello ha lavorato per il bene della sua città, nell’interesse di tutti, sacrificando il proprio particolare. Se la politica, allora, è impegno per il bene comune, come  può essere giudicato meritevole di morte chi si preoccupa di legare il bene pubblico alla legalità? Questo è l’interrogativo che continuiamo a porci, e al quale dobbiamo tutti trovare una risposta definitiva e vera, ognuno facendo la propria parte, dando il proprio onesto contributo. Auspichiamo una permanenza duratura della memoria storica, affinché il sacrificio di chi è caduto sotto il fuoco camorrista non rimanga inutile nel nostro presente. Per questo, non stiamo solo commemorando un uomo: stiamo tenendo in vita i principi e gli ideali che da più di tre decenni camminano sulle gambe e nell’impegno di chi lotta quotidianamente contro ogni ingiustizia.

Ci piacerebbe poter essere sicuri che d’ora in poi si possa godere di un nuovo clima di serenità e di tranquillità sociale. Potrà realizzarsi mai tutto ciò se la società civile non si impegnerà in modo pieno e deciso per la legalità, mettendo in pratica il messaggio di uomini come Marcello Torre? Potrà bastare la delega ad altri, il solo intervento repressivo della magistratura e delle forze dell’ordine?

Francesca Ianniello

IV F Liceo Statale “A.Galizia”

Nocera Inferiore


 
MAFFIA Spettacolo realizzato dagli allievi del Liceo "Arimondi" di Savigliano il 5/6 giugno 2012. PDF Stampa

Locandina realizzata da una studentessa

Maffia

Spettacolo realizzato dagli allievi del Liceo "Arimondi" di Savigliano il 5/6 giugno 2012 nell'ambito del progetto "Il Ruggito delle Pulci"

Regia di Giuseppe Porcu

Sono morti per noi ed abbiamo un grosso debito verso di loro. Questo debito dobbiamo pagarlo gioiosamente, continuando la loro opera, rifiutando di trarre dal sistema mafioso anche i benefici che possiamo trarne, anche gli aiuti, le raccomandazioni, i posti di lavoro, facendo il nostro dovere. La lotta alla mafia deve essere un movimento culturale e morale che coinvolga tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.

 

Il titolo è stato scelto dai ragazzi per due motivi:

1) nei più antichi documeti in cui appare il termine, spessissimo è scritto con due ff

2) a voler indicare l'ignoranza degli affiliati, che per condizioni socio economiche erano spesso privi di una cultura anche elementare e quindi soggetti ad errori d'ortografia, nella locandina infatti (realizzata da una delle allieve), una delle F del termine MAFFIA risulta segnato di rosso, come fosse corretto dalla maestra.

 

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La parola agli studenti della IV D dell'Istituto Mattiussi di Pordenone PDF Stampa

Fonte: la mafia non è solo sud

 

Durante quest’anno scolastico, grazie a Davide Tassan, fondatore dell’associazione “la mafia non è solo sud”, abbiamo intrapreso un progetto scolastico: “educhiamo i giovani alla cittadinanza attiva e alla legalità finalizzate alla lotto contro le mafie”. Si tratta di un percorso volto a sensibilizzare noi giovani riguardo i fatti e gli avvenimenti di mafia. Ci siamo resi conto di essere all’oscuro di molte verità e impotenti di fronte a tutti questi fatti. La mafia non guarda in faccia nessuno! Ne sono esempio le numerose stragi avvenute nel corso degli anni, da quelle di persone con un ruolo importante nella lotta contro la mafia,come i magistrati Falcone e Borsellino, a quelle dei civili innocenti, vittime delle bombe del ’92-’93 a Roma, Firenze e Milano. Abbiamo avuto l’onore di incontrare Giovanna Maggiani Chelli, presidente dell’associazione “tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili”. La sua testimonianza è stata fondamentale per capire quali effetti hanno avuto questi avvenimenti sulle persone e ci ha permesso di chiarire alcuni dubbi: Stato e mafia sono in trattativa? Sono oggi in corso le indagini per delineare alcuni fatti poco chiari. Ci sono ancora molte perplessità sul perché, ad esempio, l’abitazione di Riina, uno dei più grandi boss mafiosi, sia stata perquisita solo dopo quindici giorni dal suo arresto. Il tabù più grande è rappresentato dal Papello. Si tratta di un elenco di richieste da parte di Cosa Nostra nei confronti dello Stato, come l’annullamento del 41 bis, carcere duro per i mafiosi. Sembrerebbe che le istituzioni abbiano in parte aderito a queste richieste ammorbidendo il 41 bis, tanto che, ad oggi, la mafia riesce a comandare dal carcere.

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Progetto di ricerca sulle vittime delle mafie “Un nome, una storia” - classe 3^D della Scuola Michelangelo di Napoli a.s. 2007/2008 PDF Stampa

Progetto di ricerca sulle vittime delle mafie
“Un nome , una storia”

Il 21 Marzo di ogni anno si celebra la Giornata della Memoria e dell’Impegno per le vittime delle mafie. In quell’occasione, tra l’altro, si legge la lista delle vittime di mafia, di camorra e di altre organizzazioni criminali, divise per anno.
Nell’ascoltare la lettura dei nomi ci siamo resi conto che le emozioni che provavamo non erano uguali per tutti, che erano più intense quando venivano nominate persone di cui conoscevamo la storia. Questo non ci sembrava giusto e quindi abbiamo pensato di raccogliere notizie anche sugli altri.
Nell’a.s. 2003–04 varie classi hanno lavorato raccogliendo informazioni da internet, da libri, quotidiani e all’Emeroteca Tucci.
Abbiamo approfondito in quell’occasione la storia delle vittime campane, lavoro pubblicato nei Quaderni di Libera.
Ma il discorso non poteva chiudersi così, sentivo il bisogno di riprenderlo con le nuove classi, in una diversa chiave di lettura.
Sentivo che occorreva un messaggio positivo più forte, qualcosa che spingesse all’IMPEGNO più che alla sola MEMORIA.
Così ho proposto alla terza di quest’anno, dopo due anni di percorso sulla legalità, di individuare, nel lunghissimo elenco, quelle persone che avevano fatto una scelta precisa di contrapposizione alle mafie, rischiando consapevolmente la propria vita.
È stato un lavoro lungo, iniziato a ottobre e ancora da completare a giugno, una massa di informazioni da cercare, leggere e rielaborare per loro, da verificare, correggere, organizzare e stampare per me.
Ne sono venute fuori storie di gente comune che ha proseguito sulla strada dell’onestà e dell’impegno per la giustizia, affrontando in molti casi una morte sicura, prevista lucidamente, persino preannunciata alla famiglia, a cui, pur potendo, non si sono sottratti per non abbandonare gli altri o la causa per cui lottavano nel loro quotidiano. Scelte di cui oggi nessuno sembra capace e che invece ancora tanti, magari in solitudine e con un sostegno ancora troppo debole da parte dello stato, continuano a perseguire. Purtroppo spesso ne veniamo a conoscenza solo quando le storie si concludono male.
Quanto ai ragazzi, non sono mancati ogni tanto cenni di insofferenza “parliamo sempre di mafia”, ma il risultato finale è molto incoraggiante, perché nei temi, durante l’anno e anche durante gli esami di terza, hanno dimostrato di aver capito il senso della ricerca, di aver raccolto il messaggio di quelle persone, che non sono più per loro solo dei nomi.
Soprattutto si capisce dalle loro parole che queste storie, nonostante la loro tragica conclusione, li spingono non ad avere timore, ma a sperare che, uniti, si potrà porre fine a questa piaga.
Desidero aggiungere, infine, che questo lavoro mi ha coinvolto molto sul piano  personale e  mi ha dato la possibilità di stabilire nuovi e preziosi contatti  grazie ad internet. Ho anche riscontrato un forte interesse nella rete per questi temi, una messe di informazioni che tre anni fa non si trovavano, la presenza di siti curati da associazioni e singoli cittadini che ripropongono con forza la scelta della legalità e raccontano le storie di chi l’ha portata fino in fondo.

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