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Libri
"Fiore...come me" Storie di dieci vite spezzate di Giuliana Covella PDF Stampa

 

Fonte: articolo21.org

“Fiore… come me” – di Giuliana Covella
Storie di dieci vite spezzate
Edito da Spazio Creativo Edizioni


Il libro “Fiore…come me“, scritto da Giuliana Covella, edito da Spazio Creativo e promosso dalla Fondazione Polis per le vittime innocenti della criminalità e i beni confiscati ripercorre le storie di dieci donne uccise dalla violenza criminale:
Teresa Buonocore, Enza Cappuccio, Nunzia Castellano, Giuseppina Di Fraia, Fiorinda Di Marino, Emiliana Femiano, Mena Morlando, Palma Scamardella, Matilde Sorrentino, Gelsomina Verde.
Donne che narrano in prima persona il loro vissuto, la loro quotidianità e le loro passioni fino al tragico epilogo che le ha condotte alla morte per mano di spietati assassini.

I proventi del libro saranno destinati a progetti di aiuto ai familiari delle vittime innocenti della criminalità.



 

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COME NUVOLE NERE Vittime Innocenti di Raffaele Sardo PDF Stampa

Editore Melampo

Prefazione di Paolo Siani

 

Fare Memoria

Lo sento quasi come un obbligo, un obbligo morale, ma forse anche un debito, non far perdere il ricordo delle vittime innocenti della criminalità.

Quello che proprio non sopporto oggi, dopo tantissimi anni, ventisette, è che Giancarlo, mio fratello, venga dimenticato, che possa diventare solo un nome, uno dei tanti. E con Giancarlo le oltre 300 vittime innocenti della criminalità in Campania.

Ecco perché, come dice don Luigi Ciotti, "commuoversi non basta più bisogna muoversi".

Fare memoria, che vuol dire conoscere, comprendere, giudicare, porta a distinguere il giusto dall'ingiusto, a capire ciò che serve, "costringere a mobilitarsi e a farlo tutti insieme. Perché il vero cambiamento ha bisogno di ciascuno di noi in prima persona, di fatti concreti, e della coesione dell'intero Paese".

Per questo motivo, insieme al giornalista Raffaele Sardo, il nostro Centro Studi sta raccontando le storie di tutte le vittime innocenti della criminalità della Campania, attraverso le testimonianze dei familiari e dei sopravvissuti. E' un debito che sento di dover pagare.

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Zenobia Dalla Salerno - Reggio Calabria ai cantieri del Nord, il laboratorio dei rapporti ‘ndrangheta – imprese di Antonello Mangano PDF Stampa

Editore: Castelvecchi  (collana RX)


Fonte:  terrelibere.org

Prefazione di Giovanni Tizian - Lavori eterni, incidenti mortali, operai deceduti e ben undici inchieste della magistratura sulla «signoria territoriale» della ‘ndrangheta, sostanzialmente riconosciuta dalle imprese. Come nella città invisibile di Calvino, a Zenobia il popolo rinuncia ai desideri. Ma il «sistema A3» non è solo un problema calabrese. «Il modello si estende verso Nord», dice Tizian nella prefazione. «Non ci sono più zone immuni».

Il primo è un imprenditore calabrese, ha fatto nomi e cognomi. Ha deciso di non pagare il pizzo. Vive blindato, lavora all`estero ma non nella sua terra. Gli altri due dirigevano i lavori per le grandi aziende. «Non si scende a patti», dissero. Non lavorano più in Calabria da anni. Sono loro le «mele marce» del sistema A3.

Il libro – inchiesta racconta un meccanismo che va avanti da dieci anni lungo i cantieri dell`autostrada che attraversa quasi metà dell`Italia. Lavori eterni, incidenti mortali, operai deceduti in incidenti spaventosi e ben undici inchieste della magistratura sulla «signoria territoriale» della ‘ndrangheta, sostanzialmente riconosciuta dalle imprese.

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LA NOSTRA GUERRA NON E' MAI FINITA di Giovanni Tizian PDF Stampa

Fotocopertina e Articolo del 15 Marzo 2013 da  repubblica.it

Chi ha ucciso mio padre?
Un cronista nel mirino della 'ndrangheta


di Roberto Saviano

Giovanni Tizian racconta nel libro "La nostra guerra non è mai finita" la sua vita blindata e come cerca la verità sulla tragedia che lo segnò per sempre

Spesso mi chiedo se può essere definito democratico un Paese dove chi scrive, chi racconta, finisce sotto protezione. Costretto a vivere circondato da carabinieri, poliziotti o finanzieri. Un Paese dove c'è chi considera la protezione antimafia un privilegio, una medaglia al valore, un riconoscimento, una strada per fare carriera.

Una scorciatoia dall'anonimato alla notorietà. Per qualcuno addirittura un modo per risparmiare su auto e benzina. In realtà una vita vissuta sotto protezione militare è una vita che non ti appartiene più, che smette di essere tua. Eppure sembrano pochi ad accorgersene. Diventa necessario chiedere il permesso, avvisare in anticipo su qualunque spostamento, anche minimo. Devi essere autorizzato a entrare in un ristorante, persino in un bar a bere un bicchier d'acqua se ti viene sete all'improvviso. E ogni volta che mi capita di incrociare la vita di una persona finita sotto scorta, ogni volta che mi imbatto in un altro cui è stata data la protezione - testimone di giustizia, magistrato, giornalista - la mia speranza di tornare a vivere libero svanisce. Quando per la prima volta mi hanno parlato di Giovanni Tizian, mi si è stretto il cuore. Un altro cronista finito sotto protezione, un'altra vita che si blinda, che si ferma, si blocca. Un ragazzo di trent'anni, volto pulito, nelle foto uno sciarpone come unica protezione. Da quando vivo sotto scorta ho incontrato molte persone nella mia stessa condizione e per ognuno di loro ho sentito che la mia sofferenza si moltiplicava.

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IL CORAGGIO DI DIRE NO Lea Garofalo la donna che sfidò la ’ndrangheta di Paolo De Chiara PDF Stampa

Fotocopertina e presentazione da  articolo21.org

con prefazione di Enrico FIERRO
con introduzione di Giulio CAVALLI

Editore FALCO


Articolo del 27 Novembre 2012

Il coraggio di dire no ( di Paolo De Chiara)

Questa è la storia di Lea Garofalo, la donna-coraggio che si è ribellata alla ’ndrangheta, che ha tagliato i ponti con la criminalità organizzata. Nata in una famiglia mafiosa, ha visto morire suo padre, suo fratello, i suoi cugini, i suoi amici. Un vero e proprio sterminio compiuto da uomini senza cuore, attaccati al potere e illusi dal falso rispetto della prepotenza criminale. Lea ha conosciuto la ’ndrangheta da vicino: come tante donne, ha subito la violenza brutale della mafia calabrese. Ha denunciato quello che ha visto, quello che ha sentito: una lunga serie di omicidi, droga, usura, minacce, violenze di ogni tipo. Ha raccontato la ’ndrangheta che uccide, che fa affari, che fa schifo!

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