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Libri
Un delitto dimenticato Storia di Antonino Burrafato, vittima di mafia PDF Stampa

Foto e Nota da: lazisa.it

Autori: Vincenzo Bonadonna, Salvatore Burrafato, Nicola Sfragano

di Davide Romano  (Centonove 21 giugno 2002)

Ci sono voluti quattordici anni perché si cominciasse a fare un po' di luce sull'assassinio del vicebrigadiere degli agenti di custodia Antonino Burrafato, avvenuto a Termini Imerese il 29 giugno 1982, la cui vicenda è stata raccontata in un agile volume edito in questi giorni in occasione del ventesimo anniversario della sua tragica morte (Vincenzo Bonadonna, Salvatore Burrafato, Nicola Sfragano, "Un delitto dimenticato. Storia di Antonino Burrafato, vittima di mafia", Prefazione di Luigi Angeletti, La Zisa, pp. 128, Euro 7,00).

E sono state necessarie le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Salvatore Cucuzza, rese ai magistrati nel luglio 1996, perché trovassero conferma le intuizioni del capitano dei carabinieri Gennaro Scala, il quale, pochi giorni dopo il delitto, aveva dichiarato nel suo rapporto che dietro qual fatto di sangue c'era sicuramente la mano di Cosa Nostra.Quel che allora e negli anni successivi non si era riuscito a capire erano le ragioni di quell'omicidio. Chi conosceva bene Antonino Burrafato aveva sentito il dovere di smentire categoricamente le calunnie che qualcuno, come spesso succede in Sicilia, si era precipitato a diffondere, per depistare gli investigatori o solo per dare una parvenza di legittimità all'azione criminosa. Chi lo aveva fatto sapeva benissimo che le maldicenze trovano orecchie attente e terreno fertile tanto da diventare per molti verità inoppugnabili. Si scrivono libri di storia siciliana basati non sui documenti ma sulle chiacchiere di corridoio, figuriamoci un po' quando si tratta di far apparire colpevole un innocente!
E del resto è nello stile mafioso infangare la memoria delle proprie vittime. E se tutti confermavano
il rigore morale dell'ucciso, sia come uomo sia come dipendente della Casa circondariale dei Cavallacci, le ragioni del delitto andavano cercate in altra direzione, pur sempre però in ambito mafioso. Ma qui stava il problema. Termini Imerese era da decenni una zona tranquilla; le cosche locali erano impegnate nei loro traffici che consentivano lauti profitti, e tutto volevano tranne che le forze dell'ordine, mobilitate a cercare i responsabili di qualche assassinio, si mettessero a frugare negli angoli più oscuri del malaffare, mettendo a soqquadro quell'intreccio perverso tra politica, economia e criminalità organizzata che ha invece bisogno per prosperare della massima tranquillità.

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LIBERO GRASSI Storia di un'eresia borghese di Marcello Ravveduto PDF Stampa

Fotocopertina da Facebook

Recensione scritta da Marsala.it
Venerdì 22 Giugno 2012

Marcello Ravveduto studia la modernizzazione delle mafie.

Collabora su questo tema con diverse testate giornalistiche e televisive.
Ha scritto Libero Grassi. Storia di un siciliano normale (Ediesse, 1997), Le strade della Violenza (2006) con la casa editrice l’Ancora del Mediterraneo (Premio Napoli per la saggistica), Napoli… Serenata calibro 9. Storia e immagini della camorra tra cinema sceneggiata e neomelodici (2007) con la Liguori editore.
Ha vinto nel 2005 il Premio Nazionale Marcello Torre per l’impegno civile.
Ha curato l’antologia Strozzateci tutti (Aliberti, 2010 – Premio Paolo Giuntella per l’impegno civile).
È presidente dell’associazione antiracket Coordinamento Libero Grassi.
Dal 2011 è editorialista della rivista «Narcomafie».
È responsabile editoriale di strozzatecitutti.info, blog antimafie, aderente alla rete di blogger de «il Fatto quotidiano on line».

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VENT'ANNI a cura di Daniela Gambino ed Ettore Zanca PDF Stampa

Edizione Coppola

Foto e nota da: .coppolaeditore.com

Hanno partecipato alla stesura del libro: Salvatore Coppola, Maria Falcone, Rita Borsellino, Ignazio Arcoleo e Roberto Gueli, Letizia Battaglia, Rachid Berradi, Augusto Cavadi, Luigi Ciotti e Raffaele Sardo, Amelia Crisantino, Gaetano Curreri, Giuseppe Di Piazza, Daniela Gambino, Alfonso Giordano, Maurilio Grasso, Stefano Grasso e Corrado Fortuna, Enzo Guidotto, Sebastiano Gulisano, Ferdinando Imposimato, Pina Maisano Grassi e Chiara Caprì, Antonio Mazzeo, Natya Migliori, Marilena Monti, Carlo Palermo e Denise Fasanelli, Aldo Penna, Pippo Pollina, Enrico Ruggeri, Luca Tescaroli, Ettore Zanca.

Immagine di copertina di Gaetano Porcasi

 

 

 

 

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«Il caso De Mauro. Così scompare un giornalista: un mistero lungo 41 anni» di Giuseppe Pipitone PDF Stampa

 

Fotocopertina e nota da editoririuniti.net

 

Quarantuno anni di misteri, bugie e depistaggi. Tre inchieste finite senza colpevoli. Un buco nero su cui non si farà mai luce. Quella di Mauro De Mauro è una delle pagine più buie della storia italiana, un delitto perfetto dai troppi moventi, dai troppi mandanti occulti e senza un corpo su cui piangere. Per la prima volta Giuseppe Pipitone racconta gli aspetti sconosciuti del giornalista dell’Ora, dal passato fascista alla fuga a Palermo sotto falso nome, fino all’inchiesta sulla morte di Enrico Mattei che gli sarebbe valsa “la libera docenza in giornalismo”. La sparizione della busta gialla, le menzogne degli investigatori e l’ordine impartito, quando si era alla svolta, dai Servizi segreti: «Fermate le indagini». Mauro De Mauro era un imprevisto che rischiava di far fallire un sistema di potere che è alla base degli apparati di Stato: per questo doveva essere messo a tacere con ogni mezzo e con ogni copertura.

 

 

 

 

 

 

 

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"Giovanni Falcone un eroe solo" di Maria Falcone con Francesca Barra PDF Stampa

Fotocopertina e scheda libro da  rizzoli.rcslibri.corriere.it

23 maggio 1992: la strage di Capaci, in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca e tre uomini della scorta, scosse l’Italia come un terremoto immane, segnando le coscienze e dimostrando l’urgenza di una reazione intransigente e senza tentennamenti contro la mafia, da parte delle istituzioni e della società civile. Da vent’anni Maria Falcone si dedica a mantener viva la memoria di suo fratello con un’attività intensa che serva a tutti, ma specialmente ai giovani, come educazione alla legalità. È un’opera meritoria perché fu proprio grazie al lavoro di Giovanni che lo Stato trovò finalmente il modo per combattere con efficacia il fenomeno mafioso. Senza il suo intuito investigativo, la sua visione ampia e la sua determinazione assoluta, Cosa Nostra avrebbe potuto continuare per anni a dominare incontrastata. Eppure – come traspare nelle pagine drammatiche e struggenti di questo libro in cui Maria, affiancata dalla giovane giornalista esperta di mafia Francesca Barra, rievoca la vita di suo fratello – Giovanni Falcone si trovò molto spesso solo nel suo cammino. Solo quando insinuarono che si prendeva troppa confidenza con Buscetta. Solo quando i diari di Chinnici, ucciso da poco tempo, furono utilizzati per gettare ombre sul suo operato. Solo quando fu costretto a «mettere i piedi sul sangue del mio amico più caro», Ninni Cassarà. Solo quando si scatenò il dibattito contro i «professionisti dell’antimafia». Solo quando, al pensionamento di Antonino Caponnetto, fu di fatto decretata la fine del pool antimafia in cui avevano lavorato lui e Borsellino. Solo quando era stimato negli Stati Uniti, molto meno in Italia. Solo quando qualcuno disse che l’attentato all’Addaura se l’era organizzato lui stesso. Solo quando l’amico Leoluca Orlando gli volse le spalle. Solo quando non faceva mai trapelare la paura, nemmeno ai familiari. E poi fu sempre solo perché rinunciò a una vita normale, tanto da doversi spesso tenere a distanza dall’adorata moglie Francesca, da cui pensò addiE che infatti morì con lui, in una delle rare occasioni in cui si erano concessi di stare soli in macchina. Dopo tutto questo, Giovanni Falcone è oggi indubitabilmente un grande eroe italiano, riconosciuto come tale nel mondo. Il suo metodo rivoluzionario ha cambiato la nostra storia, il suo esempio le nostre coscienze.

 

 

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