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Favara. L'assassinio di Gaetano Guarino di Calogero Castronovo PDF Stampa

Favara. L'assassinio di Gaetano Guarino

di Calogero Castronovo

Edizione Compostampa, Palermo 2005.


Foto e nota da: http://perlasicilia.blogspot.com/2011/02/calogero-castronovo-favara-lassassinio.html

SALVATORE LUPO, Prefazione a  "Favara. L'assassinio di Gaetano Guarino"

PREFAZIONE

La storia qui narrata è una delle tante del dopoguerra siciliano. Essa si incentra su uno dei paesi più turbolenti della parte centro-occidentale dell'isola, Favara; un paese nel quale la ricerca di un riscatto (da un ventennio di oppres­sione politica fascista, da fenomeni di oppressione sociale, miseria e sfruttamen­to ben più antichi) si accompagnò in quegli anni all'ennesima riproduzione del fenomeno mafioso. La mafia a Favara, d'altronde, era antica già nel 1943-45. II paese nel periodo postunitario fornì alle cronache il caso del bandito Sajeva, che le fonti ci descrivono impegnato nella tipica funzione mafiosa di "fare le vendet­te" per conto dell'una o dell'altra fazione paesana. Di lì a pochi anni, nel 1885, la mafia di Favara apparve all'opinione pubblica anche nazionale nella forma del sodalizio criminale strutturato, compattato da tenebrosi rituali, grazie al proces­so contro la locale "Fratellanza" (1885), composta in maggioranza da zolfatari. Sembra un'applicazione della famosa teoria di Eric Hobsbawm sulla mafia come forma primitiva della lotta di classe. Su questo versante agrigentino d'altronde Luigi Pirandello ambientò nel 1910 una novella su una lega contadina che inizia­va col promuovere le lotte popolari per un migliore riparto dei prodotti agricoli e finiva con l'organizzare l'abigeato, con l'usuale taglieggiamento dei proprietari legato al meccanismo della protezione-estorsione. Mobilitazione popolare e feno­menologia mafiosa si intrecciavano dunque in quest'area ben più di quanto fosse nel grande palcoscenico del Palermitano, dove, come diceva Franchetti, la fenome­nologia mafiosa si riferiva piuttosto ai "facinorosi della classe media", alla gran­de impresa agricola e pastorale dei gabellotti, alla stessa classe dirigente del capoluogo.

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Il caso Valarioti (Rosarno 1980: così la 'ndrangheta uccise un politico (onesto) e diventò padrona della Calabria) di Danilo Chirico e Alessio Magro Ed.: Round Robin PDF Stampa

Fotocopertina e nota da: http://www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731162

Giuseppe Valarioti viveva a Rosarno, in Calabria. Era un insegnante precario. Pensava che la politica e la cultura fossero strumenti per sconfiggere la 'ndrangheta e offrire un'opportunità ai giovani del suo paese. E' stato ucciso a trent'anni, la notte tra il 10 e l'11 giugno 1980, mentre usciva dalla cena con cui il Pci festeggiava la vittoria alle elezioni. E' il primo omicidio politico in Calabria, quello che affossa il movimento anti 'ndrangheta. È il battesimo di sangue della Santa, la nuova 'ndrangheta, che cambia il destino della Calabria. Per sempre. Una vicenda giudiziaria lunga undici anni: testimonianze coraggiose e ritrattazioni repentine, un superpentito che parla e non viene creduto, interi faldoni smarriti e un omicidio senza giustizia.


Fonte: http://www.terrelibere.it/libreria/il-caso-valarioti

Recensione di Antonello Mangano

Giuseppe Valarioti viveva a Rosarno, in Calabria. Era un insegnante precario. Pensava che la politica e la cultura fossero strumenti per sconfiggere la `ndrangheta e offrire un`opportunità ai giovani del suo paese. E` stato ucciso a trent`anni, la notte tra il 10 e l`11 giugno 1980. E` il primo omicidio politico in Calabria, quello che affossa il movimento antindrangheta. Ma è anche una storia da ricordare e diffondere il più possibile.

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Al di là della notte Storie di vittime innocenti della criminalità di Raffaele Sardo PDF Stampa

I diritti d'autore del libro saranno devoluti per sostenere progetti di aiuto ai familiari

delle vittime innocenti della criminalità


Editore Tullio Pironti

Fonte: Blog dell'Ass. "The Co2 Crisis Opportunity Onlus"

E’ uno sguardo nella soffitta del tempo, dove ci sono le foto in bianco e nero ormai sbiadite. Sono fotogrammi impressi nella memoria dei familiari delle vittime innocenti che raccontano ferite mai dimenticate.

Il libro ricostruisce, attraverso il ricordo di chi quelle foto le conosce bene, storie che devono essere di esempio per le giovani generazioni perché questo non accada mai più. Persone che devono essere ricordate non solo per la loro tragica e assurda fine, ma per senso della memoria. Della loro e della nostra memoria. La ricostruzione sistematica delle vicende raccontate ci consegna un ritratto doloroso, che riapre ferite mai chiuse e che ha suscitato nei familiari delle vittime sdegno, angoscia, paura, pianto. Ogni vittima qui non è più solo un nome, ma vive con la sua storia. Parlare di loro, dei loro affetti, significa rimetterle al posto giusto, nello scrigno delle cose più preziose. Dove meritano di stare, senza distinzione alcuna.

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