1 agosto 1993 Santa Maria di Licodia (CT). Fabio Garofalo, 18 anni, ucciso perché testimone di una sparatoria

La sera dell’1 agosto 1993 Fabio Garofalo , 18 anni, impegnato in servizi di volontariato a favore degli anziani per conto dell’Azione cattolica del paese, si trovava all’interno della sala giochi Papillon di Santa Maria di Licodia (CT. Fu ucciso perché testimone di una sparatoria per una resa di conti tra due estorsori in cui rimase ferito il figlio del gestore dell’esercizio commerciale, vero obiettivo del killer.

 

 

Fonte:  ricerca.repubblica.it 
Articolo del 3 agosto 1993
AGGUATO AL BILIARDO DICIOTTENNE UCCISO PER ERRORE

CATANIA – Era andato a fare una partita a biliardo nella sala-giochi del paese, ma è stato ucciso dal killer che poco prima aveva sparato ad un suo amico. Così è stato assassinato nella tarda serata di domenica Fabio Garofalo, 18 anni, incensurato, ucciso a Santa Maria di Licodia, un centro a circa trenta chilometri da Catania. Un altro ragazzo, Mirko Sidoti, 16 anni, che si trovava alla cassa perché il padre, titolare del locale era assente, è stato invece ferito. Sono le 22,30 quando nel locale entra un uomo col volto coperto da un passamontagna. In un attimo punta una pistola contro Mirko Sidoti e per quattro volte spara colpendo il giovane figlio del proprietario al torace, poi ad un braccio. Il killer allora si volta, probabilmente per fuggire, ma si trova di fronte Fabio Garofalo e senza nessuna esitazione l’uomo spara anche contro di lui, un solo colpo, in faccia, a bruciapelo. Difficili le indagini, nessuno in paese sa spiegare perché tanta ferocia.

 

 

Fonte:   ricerca.repubblica.it/
Articolo del 29 giugno 1994
RIVOLTA ANTI-PIZZO MANETTE AGLI ESTORSORI
di Turi Caggeggi

CATANIA – Sotto l’Etna si ribellano i commercianti e fanno arrestare gli estortori, mentre ad Agrigento dopo le rivelazioni di diciannove pentiti vengono decapitate le cosche mafiose e le “stidde” più feroci della provincia. Un segnale importante a tre giorni dall’ omicidio dell’imprenditore edile Salvatore Bennici, ucciso dal racket perché aveva deciso di denunciare i suoi taglieggiatori. I funerali di Bennici, assassinato sotto gli occhi del figlio, sono stati celebrati proprio ieri a Licata, a pochi chilometri da Agrigento. Le due operazioni sono scattate nella notte di ieri: i carabinieri di Paternò hanno arrestato nove persone in provincia di Catania, nella zona tra Biancavilla, Belpasso e Santa Maria di Licodia. Qui, individualmente e senza collegamenti tra di loro, 24 commercianti hanno deciso di denunciare l’organizzazione che pretendeva tangenti mensili che andavano dalle 200 mila lire al milione. Il silenzioso tam tam di rivolta contro la banda, collegata alla cosca del capomafia Giuseppe Pulvirenti “u malpassotu“, è scattato dopo l’omicidio di Fabio Garofalo, 18 anni, impegnato in servizi di volontariato a favore degli anziani per conto dell’Azione cattolica del paese. Un omicidio particolarmente feroce: il ragazzo, conosciuto e stimato da tutti in paese, fu ucciso nell’ agosto del ‘ 93 perché era per caso nella sala giochi dove i killer erano entrati per uccidere il titolare, Calogero Sidoti, pare per uno “sgarro” nei confronti del clan di estortori di cui faceva parte. Sidoti fu arrestato per concorso in omicidio nel gennaio scorso assieme a Nunzio Petralia, considerato il killer del giovane. Subito dopo fu proprio un commerciante, casuale testimone di quell’ assassinio, a decidere di collaborare con la giustizia. Nei mesi successivi altri denunciarono gli estortori, raccontando agli investigatori come l’organizzazione li costringeva a pagare. All’inizio c’era sempre il danneggiamento, parziale, del negozio con incendi appiccati ad arte. Dopo la prima intimidazione arrivava sempre “un amico” che si proponeva come intermediario nei confronti della cosca. Così, grazie alla mediazione di quello che in realtà era un emissario del clan, si arrivava a concordare la cifra mensile da corrispondere agli uomini del racket. E quando il commerciante non poteva pagare, la banda si offriva di rilevare l’esercizio, naturalmente a prezzi stracciati. Ad Agrigento invece, gli arresti sono stati 57. In carcere sono finiti anche molti capi dei clan mafiosi e delle “stidde” del capoluogo e di paesi come Licata, Palma di Montechiaro e Campobello di Licata. Per tutti l’accusa è di associazione mafiosa, ma alcuni provvedimenti riguardano anche omicidi e stragi avvenuti in provincia di Agrigento negli ultimi 8 anni. Gli investigatori inoltre hanno detto di avere individuato i responsabili dell’omicidio del maresciallo dei carabinieri Giuliano Guazzelli, ucciso il 4 aprile del ‘ 92. Grazie alle rivelazioni dei pentiti, in particolare di Giuseppe Croce Benvenuto di Palma di Montechiaro, sarebbero inoltre stati identificati gli autori della strage di Porto Empedocle, in cui rimase coinvolta la famiglia degli Allegro, nel 1986, e di quella della notte di San Silvestro del 1991 avvenuta a Palma di Montechiaro.

 

 

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Articolo del 11 novembre 2020

“Tsukumogami” : la storia di Fabio Garofalo, giovane vittima della mafia, in un breve racconto dello scrittore Rosario Russo.