1 ottobre 1990 Porto Ceresio (VA). Ucciso Roberto Ticli, carabiniere di 24 anni, mentre effettuava un controllo di documenti.

Roberto Ticli era un giovane carabiniere di 24 anni, ferito mortalmente il primo ottobre del 1990 da un rapinatore che aveva appena fermato per un controllo. Un colpo di 357 Magnum al petto è stato fatale al militare. La sparatoria è avvenuta a Porto Ceresio, un paesino di tremila abitanti in provincia di Varese. Qui Roberto Ticli si era trasferito con la moglie e la figlia di un anno. L’omicida è un rapinatore svizzero. Il bandito, che era ricercato dalla polizia elvetica, è stato preso poco dopo: si era rifugiato su un treno pronto sui binari in partenza per Varese e Milano. (http://vivi.libera.it/)

 

 

 

Fonte:  ancispettoratosicilia.it

Il carabiniere Roberto Ticli, Medaglia d’argento al valor Militare
con la seguente motivazione:
mentre era di servizio in Porto Ceresio con pari grado, nel controllare un individuo con fare sospetto, veniva da questi fatto segno a proditoria azione di fuoco. Benchè mortalmente ferito si poneva all’inseguimento dello sconosciuto e, all’estremo delle forze si accasciava al suolo.
Porto Ceresio (VA) 2-10-1990

 

Fonte:  ricerca.repubblica.it
Articolo del 3 ottobre 1990
CARABINIERE UCCISO DA UN RAPINATORE
di Caterina Pasolini

VARESE Un giovane carabiniere, Roberto Ticli, è stato mortalmente ferito lunedì notte da un rapinatore che aveva appena fermato per un controllo. Un colpo di 357 Magnum al petto è stato fatale al militare. La sparatoria è avvenuta a Porto Ceresio, un paesino di tremila abitanti in provincia di Varese a poche centinaia di metri dal confine svizzero. Qui Roberto Ticli si era trasferito con la moglie e la figlia di un anno. Qui oggi avrebbe dovuto festeggiare il suo venticinquesimo compleanno. L’omicida è un rapinatore svizzero. Il bandito, che era ricercato dalla polizia elvetica, è stato preso poco dopo: si era rifugiato su un treno pronto sui binari in partenza per Varese e Milano. Lunedì sera. Il lungolago di Porto Ceresio è deserto. Qualche lampione illumina la strada ed una cabina telefonica. Roberto Ticli e un collega sono di guardia, in giro per controlli di routine. Sembra una serata come tutte le altre, poco movimento in giro. Niente di speciale nell’ aria. Ad un tratto accanto alla cabina vedono un giovane alto, massiccio, con i capelli tagliati a spazzola. Si agita, cammina avanti e indietro nervosamente. Ha l’aria di aspettare qualcuno, di avere un appuntamento importante. È così. Milko Frattini, nato 26 anni fa a Stabio nella Svizzera italiana, sta aspettando la madre e la sorella, più volte finite in carcere con l’accusa di favoreggiamento, di averlo protetto e nascosto. Sospettate addirittura, di avergli fatto da spalla in alcuni colpi assieme al fratello Eddy, attualmente in prigione. Hanno fissato un appuntamento, Frattini vuole consegnare qualche soldo per tirare avanti visto che le due donne sono appena uscite in libertà provvisoria. Lui da mesi è latitante, ricercato sempre con la solita accusa: rapine agli uffici postali, in villette appartate. In questo ramo lui e il fratello si sono fatti un nome di rispetto, un nome temuto nel pacifico Canton Ticino: nelle gendarmerie i loro volti sono appesi alle pareti, le foto segnaletiche si sprecano. Per questa ragione Frattini è sulle spine. Sul suo capo c’è un mandato di cattura per un colpo fatto in giugno. E poi c’è anche chi pensa sia stato proprio lui, lunedì pomeriggio, a fare una rapina da 160 milioni ad un ufficio cambi di Lugano. I due carabinieri si avvicinano. Gli chiedono i documenti e lui, con finta noncuranza, allunga la patente, falsa. Pochi secondi, un controllo. Deve seguirci dicono i militari, ma lui non lascia finire la frase. E scappa. Frattini si mette a correre con i militari che lo inseguono. Poi si volta e spara. Sparano anche i carabinieri. Roberto Ticli cade a terra con una macchia di sangue sul petto. Un proiettile della 357 Magnum gli ha bucato il polmone. Mentre si cerca di portare i primi soccorsi al carabiniere ferito, a Porto Ceresio scatta una caccia all’ uomo senza soste. I militari corrono su per i vicoli del paese, la gente esce dalle case, dà indicazioni. È andato verso la stazione ferroviaria dice una donna. È la pista giusta. In pochi minuti tutta la zona è circondata. E in una carrozza in attesa di partire c’è l’omicida.

 

Fonte: varesenews.it
Articolo del settembre 2017
L’arresto di Clivio riapre la ferita dell’omicidio del Carabiniere Roberto Ticli
Il 1° ottobre 1990 a Porto Ceresio, veniva ucciso il Carabiniere Roberto Ticli. Settimana scorsa Milko Frattini, lo svizzero condannato per l’omicidio, è stato arrestato a Clivio con l’accusa di tentata rapina

È Milko Frattini, svizzero di 53 anni, uno dei due uomini arrestati settimana scorsa a Clivio con l’accusa di tentata rapina in un’operazione congiunta tra la Polizia di Stato e la Polizia locale associata del Monte Orsa.

L’arresto di Frattini riapre la ferita del tragico scontro a fuoco che il 1 ottobre 1990 a Porto Ceresio costò la vita al giovane Carabiniere Roberto Ticli.

L’omicidio di Roberto Ticli si consumò in una sera di ottobre su lungolago di Porto Ceresio, dove era impegnato per un servizio di pattuglia con un collega. Insieme fermarono per un controllo Frattini, che era stato visto aggirarsi in atteggiamento nervoso vicino ad una cabina telefonica. L’uomo, già ricercato per diverse rapine in Canton Ticino, fuggì a piedi e mentre scappava estrasse una pistola e colpì al petto il Carabiniere che morì poco dopo per le gravi ferite riportate.

Milko Frattini riuscì a scappare ma venne rintracciato poco dopo alla stazione, mentre cercava di prendere un treno per Varese. Per l’omicidio venne condannato prima a 30 anni, poi ridotti a 24.

Al giovane Carabiniere, il Comune di Luino nel 2014 ha intitolato una rotonda in occasione delle celebrazioni del Bicentenario dell’Arma.

Le autorità svizzere hanno anticipato che verrà avanzata per Frattini e il suo complice la richiesta di estradizione.

 

 

Fonte:  radiocl1.it
Articolo del 1 ottobre 2018
Niscemi ricorda il carabiniere Roberto Ticli, ucciso con un colpo di pistola da un rapinatore

Nel pomeriggio di oggi 1 ottobre 2018, a Niscemi, nella Chiesa Maria Santissima del Bosco, sarà celebrata da Don Salvatore Falzone, Cappellano militare per la Legione Carabinieri Sicilia la commemorazione religiosa per il 28° anniversario della cruenta uccisione del Carabiniere Roberto Ticli, Medaglia d’Argento al Valor Militare “alla memoria”.

Alla commemorazione parteciperanno, oltre al padre, il fratello ed altri familiari del Carabiniere Ticli: il comandante Provinciale di Caltanissetta, Colonnello Baldassare DAIDONE, il comandante del Reparto Territoriale Carabinieri di Gela, Ten. Col. Antonio DE ROSA, con i Carabinieri dei cinque comandi stazione dipendenti di Niscemi, Riesi, Mazzarino, Butera e Gela, , una rappresentanza del Consiglio di rappresentanza dei Carabinieri, il Sindaco di Niscemi Massimiliano Conti con una rappresentanza dell’Amministrazione comunale; i rappresentanti delle Forze di Polizia locali e della Capitaneria di Porto; i Presidenti dell’Ass. Nazionale Carabinieri di Niscemi e Gela ed alcuni soci, i presidenti e soci delle varie Associazioni d’Arma presenti sul territorio. La cerimonia religiosa, sarà seguita dalla raccolta e sentita deposizione di una corona di alloro presso il cimitero di Niscemi, ove verranno resi gli onori militari ai Caduti ed i familiari del caduto.

Il Car. MAVM Roberto TICLI, nato il 3 ottobre 1965 a Catania, si arruola nell’Arma dei Carabinieri e, come ultima destinazione prima dell’estremo sacrificio, prende servizio presso la Stazione Carabinieri di Luino (VA).

Nella notte del 1° Ottobre 1990 si trovava, in qualità di Capopattuglia di servizio perlustrativo, ad effettuare, unitamente a parigrado, il controllo di un individuo sospetto a Porto Ceresio (VA), a poche centinaia di metri dal confine con la Svizzera. Durante il controllo il Car. TICLI veniva colpito mortalmente da un colpo di pistola esploso dal rapinatore fermato, al momento dei fatti latitante ricercato dalla polizia elvetica, la quale poco dopo lo trarrà in arresto, bloccandolo prima che potesse prendere un treno che lo avrebbe portato a Milano.

Il gesto fermo, valoroso e di altissimo senso del dovere dei militari ha portato alla concessione della Medaglia d’Argento al Valor Militare alla memoria con la seguente motivazione:

“Capopattuglia in servizio perlustrativo, mentre effettuava, unitamente a parigrado, il controllo di un individuo sospetto, veniva da questi fatto segno a proditoria azione di fuoco.
Benché mortalmente ferito, con coraggiosa determinazione si poneva all’inseguimento del malvivente, contro il quale reagiva con l’arma in dotazione, finché giunto allo stremo delle forze, si accasciava esamine al suolo. Chiaro esempio di elevate virtù militari e di altissimo senso del dovere spinti fino al supremo sacrificio.” Porto Ceresio (Varese), 1 ottobre 1990.»