10 Luglio 1996 Potenza. Ucciso l’agente Francesco Tammone mentre inseguiva un pregiudicato.

Foto da: cadutipolizia.it

Francesco Tammone, 28 anni, Agente Scelto della Polizia di Stato, fu ucciso la sera del 10 luglio 1996 nel corso di una sparatoria con un pregiudicato in Via Ionio. alla periferia di Potenza.

Quella sera il 113 della Questura del capoluogo lucano ricevette la segnalazione di una rissa in corso in un bar di Via Tirreno, nel Rione Cocuzzo. La chiamata venne dirottata alla Volante a bordo della quale l’agente scelto Francesco Tammone era autista. Quando gli agenti giunsero sul posto videro sulla soglia del locale un uomo, nel quale riconobbero un noto pluripregiudicato della zona, il quale si trovava in regime di seilibertà dovendo rientrare la sera in carcere dove stava scontando la condanna a quattro anni per rapina. Quando il capo della pattuglia della Volante, un ispettore, si avvicinò a lui chiedendogli i documenti il pregiudicato rifiutò poi si diede alla fuga a piedi, inseguito dall’ispettore, mentre l’agente scelto Tammone faceva altrettanto rimettendosi alla guida dell Volante.

Durante la fuga, una volta entrato in Via Ionio, il criminale si nascose dietro un angolo e, una volta che questo venne superato dall’ispettore, aggredì alle spalle il poliziotto, sferrando un forte colpo alla base del collo del poliziotto, dalla cui fondina sfilò la pistola, aprendo il fuoco contro l’agente scelto Tammone in arrivo in quel momento a bordo della volante.

Tammone venne ferito mortalmente ma prima di cadere riuscì rispondendo a ferire al collo il pregiudicato, che venne arrestato.

L’agente scelto Tammone morì prima dell’arrivo dei soccorsi. Il suo assassino venne condannato all’ergastolo il 15 giugno 1999.

Francesco Tammone era sposato. Da due mesi era diventato padre di una bambina.

Fonte: “Il Giornale” sito “www.centro.impastato.it”
Fonte: cadutipolizia.it

 

 

 

Fonte:  archiviolastampa.it
Articolo del 11 luglio 1996
Poliziotto ucciso davanti al bar
Ferito un collega

POTENZA. Ha visto che il suo collega era in difficoltà, che un avventore di quel locale lo aveva disarmato della pistola e che stava per sparare. E allora ha fatto per scendere dalla macchina di servizio, ma un colpo di quella pistola lo ha raggiunto in pieno, prima che riuscisse ad aprire la portiera.

È morto così Francesco Tammone, 26 anni, originario di Albano di Lucania, agente scelto, dall’età di sedici in Polizia. Attualmente in forza all’Ufficio di prevenzione generale e soccorso pubblico, al quale fanno capo le «volanti». È morto davanti ad un circolo affollato di gente, in via Tirreno, in un quartiere periferico e degradato di Potenza che tutti chiamano «Serpentone». I poliziotti avvisati da alcuni passanti hanno poi arrestato un pregiudicato, e fermato altre due persone. Per Tammone, niente da fare. È arrivato già morto in ospedale. Lascia una moglie, e un figlio nato appena un mese fa. Ferito gravemente l’ispettore che Tammone voleva aiutare, Mario Panico, e l’uomo arrestato: Francesco Pontiero definito dagli inquirenti come un pluripregiudicato, da poche settimane uscito dal carcere.

I fatti. Ieri sera poco dopo le 20 la «volante» di Tammone e Panico è in normale servizio di pattugliamento al «Serpentone». Lenti giri su e giù per quelle strade che passano tra condomini anonimi. Strade piene di gente, per la passeggiata del dopo cena. La pattuglia arriva in via Tirreno, si ferma davanti al circolo. Fuori ci sono un sacco di persone che chiacchierano. Tra di loro, alcune attraggono l’attenzione dei poliziotti. L’ispettore Panico decide di fare un controllo, Tammone lo aspetta seduto al posto di guida. «Documenti», Panico dice a un gruppetto. Normale routine, ma qualcosa gira storto. Pontiero cerca di scappare, l’ispettore lo insegue, pistola in pugno. Una breve corsa, poi i due vengono alle mani. Nella colluttazione il pregiudicato riesce a prendere la pistola dell’altro, e spara.

Panico cade a terra, l’altro fugge. Tutto si svolge nel giro di pochi attimi. Tammone decide di scendere dalla macchina, ma qualcuno lo ha notato, e decide di fermarlo. Un colpo, poi un altro, a sparare è sempre la pistola dell’ispettore. Tammone resta inchiodato al sedile, muore.

Davanti al bar è il caos. La gente urla, molti scappano dal locale terrorizzati, ma intanto gli spari hanno richiamato nello spiazzo altre persone che erano lì vicine. Qualcuno avvisa il «113», sul posto arrivano altre volanti. Gli agenti fermano subito Pontiero, e lo portano in Questura. Ma anche lui è rimasto ferito durante la sparatoria, perde molto sangue. Il magistrato di turno decide per il ricovero immediato in ospedale, dove si trova tuttora piantonato. Negli uffici della Squadra mobile vengono poi portate altre due persone in stato di fermo, i cui nomi non sono stati resi noti. Il loro interrogatorio è andato avanti a lungo nella notte. [r. cri.]

 

 

 

Fonte:  archivio.unita.news
Articolo del 11 luglio 1996
Sparatoria a Potenza – Ucciso un agente
di Aldo Varano
Aveva 26 anni, un figlio e era sposato da un mese – Ferito il suo assassino: aveva disarmato un ispettore.

Conflitto a fuoco tra la folla a Potenza. Un poliziotto in servizio, Francesco Tammone, 26 anni, padre da un mese, è stato ucciso a colpi di pistola. L’assassino è un piccolo pregiudicato, Francesco Pontiero (a sua volta ferito), che pochi attimi prima aveva aggredito un altro poliziotto sfilandogli l’arma d’ordinanza. La pattuglia era stata attirata da una rissa di fronte a un locale del «Serpentone», le case popolari di via Tirreno alla periferia degradata della città.

POTENZA. Una sparatoria furiosa e violenta. Una manciata di terrore, tra il fuggi fuggi cieco di paura dei passanti ancora numerosi alle otto di sera e i gruppi dei ragazzini che stazionano tra via Tirreno e viale Jonio, alla periferia di Potenza. Alla fine la tragedia ha accumulato un bilancio pesantissimo: un poliziotto morto e uno ferito; un piccolo pregiudicato di quartiere accusato di omicidio; due suoi compari fermati in questura per capire meglio e precisare le responsabilità di ciascuno.

Siamo nel quartiere che i potentini hanno ribattezzato «il Serpentone»: palazzi popolari alti dodici piani, un classico dormitorio senza verde e con pochi negozi, un quartiere-satellite senza vita dove iniziano ad affollarsi in modo disordinato e pericolosamente incontrollabile il degrado, i drammi e le disperazioni delle grandi periferie urbane.

L’agente scelto Francesco Tammone e il capopattuglia ispettore Mario Panico stanno perlustrando ancora una volta le strade del Serpentone. Sono le otto e qualche minuto. Davanti a un locale c’è una discussione accesa, anzi una vera e propria rissa con spintoni, urli, minacce. La volante guidata da Tammone si blocca e Panico scende per controllare. Non ci vuole molto per capire che il gruppo che si agita è formato da piccoli pregiudicati di quartiere. I due poliziotti conoscono alcuni di loro e, soprattutto, conoscono Francesco Pontiero, forse il più pericoloso e agitato del gruppo che bisticcia chissà perché.

Panico si avvicina lasciando Tammone, che si trova al volante, sull’auto. La richiesta dei documenti da parte dell’ispettore è perentoria, ma Pontiero si rifiuta di esibirli, anzi cerca di svignarsela snobbando il poliziotto. Panico raggiunge e ferma l’uomo che, per tutta risposta, lo aggredisce assestandogli un colpo alla nuca quasi tramortendolo.

Gli attimi che seguono sono di difficile ricostruzione, tempi strettissimi e confusione. Il pregiudicato nello scontro con Panico, attimi di vero e proprio corpo a corpo, gli avrebbe sfilato la pistola cominciando subito a sparare contro l’auto della pattuglia quasi a voler bloccare sul nascere la possibilità di essere inseguito e acciuffato. Contemporaneamente anche Tammone ha estratto la pistola. Inizia il conflitto a fuoco dopo del quale si conteranno a terra almeno otto colpi mentre tra caos e terrore c’è il fuggi-fuggi. Tammone viene ferito ancora sull’auto come dimostra il sangue che imbratta i sedili dell’auto della polizia e il parabrezza forato dalle pallottole. Anche il pregiudicato, però, viene colpito da Tammone, sia pur non gravemente. Da ieri sera, infatti, Francesco Pontiero è piantonato all’ospedale San Carlo della città, solo poche decine di metri più in là dove s’è dovuto prendere atto che per Tammone non c’era più niente da fare.

I gruppi della delinquenza di Potenza sono stati messi sotto pressione. Appena scattato l’allarme è stata decisa una raffica di perquisizioni. Ci sono stati alcuni fermi di polizia connessi al controllo di alibi. Si tenta di capire, al di là della ricostruzione della dinamica che è costata la vita di Tammone, quali siano state le ragioni scatenanti il conflitto tra i piccoli boss.

Tammone era stato trasferito quattro anni fa dalla prima linea della questura palermitana a Potenza, una zona considerata meno pericolosa e a minor rischio rispetto a quella capitale di Cosa nostra che è il capoluogo siciliano. Era stato molto contento del trasferimento, l’agente scelto Francesco Tammone. Non per la sede meno pericolosa, perché il giovane agente in polizia c’era arrivato ancora ragazzino. Era stato contento perché questa era la sua terra, perché qui, ad Albano di Lucania, Tammone era nato 27 anni fa. Qui si era voluto sposare, qui, proprio il mese scorso, aveva conosciuto l’emozione della paternità con l’arrivo di un bel bimbo. L’attaccamento alla sua terra e al suo lavoro è del resto dimostrato dal fatto che aveva scelto di vivere, con la moglie del suo paese, proprio ad Albano di Lucania, che da Potenza si raggiunge in meno di mezz’ora di macchina.

Ieri sera l’hanno ucciso nella «calma» Potenza, mentre insieme al suo capo-pattuglia faceva un quotidiano giro di controllo, la routine come si scrive nei rapporti di servizio, facendo finta di ignorare che sono sempre gesti ad alto rischio, che la «normalità» per un poliziotto può voler dire perdere la vita.

 

 

 

Foto da giornalelucano.com

Articolo del 5 Luglio 2013 da potenza.basilicata24.it
Francesco Tammone, “seme” di legalità
“Libera” ricorda l’agente morto in uno scontro a fuoco a Potenza

di Redazione Basilicata24

Diciassette anni sono passati da quella tragica serata del 10 luglio 1996 in cui perse la vita in uno scontro a fuoco, l’agente scelto della Polizia di Stato Francesco Tammone di 28 anni.  Guidava la volante sulla quale ricevette la segnalazione di una lite tra alcuni uomini in un bar di Rione Cocuzzo, a Potenza, nel famoso quartiere denominato “Serpentone”. Giunto sul posto insieme ad un collega individuò un noto pluripregiudicato della zona, in regime di semilibertà che in serata doveva far rientro nel penitenziario dove stava scontando la pena a quattro anni per rapina. Alla richiesta dei documenti al fine dell’identificazione, l’ispettore collega di Tammone ottenne un rifiuto dall’uomo il quale cominciò a scappare inseguito dallo stesso ispettore. Tammone poi proseguì l’inseguimento alla guida della volante. In via Ionio il pregiudicato tese un’imboscata all’ispettore aggredendolo alle spalle e colpendolo al collo. Gli sfilò la pistola dalla fondina e sparò verso Francesco Tammone appena arrivato sul posto. Prima di morire l’agente scelto ebbe il tempo di affrontare in uno scontro a fuoco l’uomo che venne ferito al collo nella sparatoria. All’arrivo dei soccorsi per l’agente scelto non ci fu più nulla da fare. L’assassino venne arrestato e condannato all’ergastolo. In occasione dell’anniversario della sua morte “Libera Basilicata” vuole ricordarlo con i suoi familiari, gli amici e tutti coloro i quali vogliono dare un significato al suo sacrificio, con la celebrazione di una messa che si svolgerà domenica 7 luglio alle 11:30 nella chiesetta di “Santa Maria di Betlehem” del Ce.St.Ri.M. a Potenza.  “Con la sua vita – ricordano don Marcello Cozzi, vicepresidente nazionale ‘Libera’ e Anna Maria Palermo, referente regionale dell’associazione – anticipò quello che i magistrati ci hanno detto in seguito: che anche in Basilicata c’è una mafia pericolosa, che il suo nome è Basilischi e che anche loro sono capaci di uccidere.  E’ proprio vero che il seme caduto in terra – sottolineano – se muore porta frutto: siamo convinti che l’azione giudiziaria seguita al suo omicidio è il frutto di quel seme morto. Vogliamo tutti continuare – concludono – ad impegnarci perché quel seme continui a portare frutti.”

 

 

 

Fonte:  ondanews.it
Articolo del 18 ottobre 2019
23 anni fa era presente sulla scena dell’omicidio dell’agente Tammone a Potenza. In carcere 49enne.
di Claudio Buono

23 anni dopo l’omicidio di un poliziotto a Potenza e dopo la condanna all’ergastolo dell’autore nel 1999, è stato arrestato anche un altro uomo a Potenza, accusato di vari reati, dopo che le indagini erano iniziate proprio a seguito di quel terribile omicidio. La vicenda riguarda la morte di Francesco Tammone, agente 28enne in servizio alla Questura di Potenza, ucciso a colpi di pistola a Potenza il 10 luglio 1996, nei pressi di via Tirreno.

L’uomo arrestato era presente 23 anni fa quando si è consumato l’assassinio. Le indagini su di lui sono iniziate all’indomani del fatto. Si tratta del 49enne T.C. che è stato giudicato responsabile di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope, favoreggiamento personale e concorso formale e reato continuato, con l’aggravante della continuazione tra i tre reati. Si trova in carcere e dovrà scontare una pena di 13 anni e 5 mesi.

Per quanto riguarda l’omicidio, già nel 1999 venne condannato all’ergastolo un pregiudicato potentino che la sera dell’accaduto si trovava in regime di semilibertà e doveva rientrare in carcere. Quando gli agenti si fermarono in via Tirreno per sedare una rissa, individuarono l’uomo, che prima fuggì e poi, una volta raggiunto, riuscì a sfilare la pistola ad un poliziotto colpendo l’agente Tammone che, prima di morire, riuscì a colpire il suo assassino, favorendo il suo arresto.

Sono stati i colleghi dell’agente ucciso a dare seguito all’ordine di carcerazione, dopo la sentenza definitiva della Corte di Cassazione nei confronti del 49enne. Come reso noto in Questura in mattinata, giunge così alla conclusione la vicenda giudiziaria sulla morte del giovane agente Francesco Tammone, dopo un’attività d’indagine molto complessa che ha visto protagonisti gli agenti della Questura potentina.

 

 

 

 

 

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