11 Marzo 1983 Palermo. Ucciso l’imprenditore edile Salvatore Pollara

Si ringrazia per la foto Giovanni Perna di dedicatoallevittimedellemafie

Salvatore Pollara era un costruttore edile di Palermo. Aveva collaborato con la giustizia per fare processare i responsabili dell’omicidio del fratello Giovanni, scomparso nel 1979, e aveva denunciato i tentativi di richiesta del pizzo.
L’11 Marzo 1983 fu assassinato, in Via Montuoro, mentre rientrava a casa a bordo di una Renault guidata da un amico. La vettura fu bloccata da due killer che fecero fuoco ripetutamente. Salvatore Pollara morì sul colpo. Il conducente della vettura rimase ferito.

 

 

 

 

Si ringrazia per la nota Giovanni Perna di dedicatoallevittimedellemafie

11 Marzo 1983 Palermo. Ucciso il costruttore edile Salvatore Pollara, la cui impresa stava realizzando il restauro della monumentale Cattedrale di Palermo, è stato assassinato di sera in via Montuoro. L’imprenditore viaggiava a bordo di una Renault guidata da un amico che lo stava accompagnando a casa quando la vettura è stata bloccata da due killer che hanno fatto fuoco ripetutamente. Salvatore Pollara è morto sul colpo. Il conducente della vettura è rimasto ferito. Il fratello del costruttore, quattro anni prima era stato fatto sparire col sistema della «lupara bianca».

Si ringrazia la famiglia Pollara per la foto, segue un ricordo del figlio Dario che pubblichiamo.

“L’11 marzo 1983 mentre tornava dalla sua famiglia dopo aver salutato tutti i propri dipendenti come se sapesse già da tempo il destino che lo aspettava, appena giunto sotto casa insieme all’autista, Salvatore Pollara veniva ucciso dall’ennesimo atto di violenza e codardia mafiosa. Pollara Salvatore era un imprenditore edile di quelli all’antica che hanno fatto la gavetta, una persona distinta onesta autorevole, una persona che ha lasciato un ottimo ricordo in tutti quelli che lo hanno conosciuto sia privatamente che lavorativamente. Salvatore Pollara è stato uno dei pochi ad andare coraggiosamente contro la mafia prima per cercare il proprio fratello scomparso misteriosamente denunciando i mafiosi probabilmente responsabili dell’ennesima lupara bianca, poi perché in quegli anni ha cominciato a denunciare i tentativi di richiesta del pizzo. Ma i tempi erano ancora prematuri, anche le forze dell’ordine erano impreparate a gestire quelle situazioni e Pollara Salvatore ha pagato con la vita la sua ribellione la sistema. Pollara Salvatore era mio padre, un padre che non ho conosciuto perché quando è stato assassinato non avevo compiuto 4 anni, dormivo tra le sicure mura della nostra casa. Io non ho ricordi, sono cresciuto grazie alla mia famiglia che è riuscita a non farmi capire la tragedia che ci aveva colpiti. Quella che poteva essere la vita di tutti noi, quel destino che si ritiene essere già scritto, dalla sera di quell’11 marzo 1983 le pagine future di quel libro venivano cancellate, la nostra vita è stata riscritta pagina dopo pagina giorno dopo giorno e questo non può capirlo nessuno. La mafia ci ha tolto una vita, un destino, gettandoci in un limbo confuso in un cammino difficile. Pollara Salvatore, mio padre, è un eroe, un eroe di cui nessuno sa la storia, sa perché è stato ucciso, in un periodo dove a Palermo si uccideva parecchio. Per lui nulla, nessuna targa in quella via Rinaldo Montuoro che centinaia di palermitani percorrono ogni giorno, nessun ricordo tranne l’aver letto il proprio nome insieme alle altre vittime nel giorno della memoria. Ma per me resta comunque un eroe che mi ha insegnato il coraggio, il coraggio dell’onestà, della legalità e la forza di combattere contro quello che pensiamo sia sbagliato, ed è stupendo quando incontro qualcuno che lo ha conosciuto e che si ricorda di quest’uomo sempre elegante sempre gentile, e tutti mi dicono di quanto era distinto e per bene, insomma ha lasciato a tutti un ricordo indelebile di se.”

 

 

 

Fonte: Centro siciliano di documentazione G. Impastato

Salvatore Pollara era un costruttore edile. Aveva collaborato con la giustizia per fare processare i responsabili dell’omicidio del fratello Giovanni, scomparso nel 1979.

 

 

 

Dall’Unità del 12 Marzo 1983
Costruttore edile ucciso a Palermo da due killers

PALERMO — Il costruttore edile Salvatore Pollara, di 46 anni, la cui impresa sta realizzando il restauro della monumentale Cattedrale di Palermo, è stato assassinato ieri sera in via Montuoro. L’imprenditore viaggiava a bordo di una Renault guidata da un amico che lo stava accompagnando a casa quando la vettura è stata bloccata da due killer che hanno fatto fuoco ripetutamente. Salvatore Pollara è morto sul colpo. Il conducente della vettura è rimasto ferito. Il fratello del costruttore, quattro anni fa era stato fatto sparire col sistema della «lupara bianca».

 

 

 

Articolo da La Stampa del 12 Marzo 1983
Palermo, ucciso un costruttore

PALERMO — Il costruttore Salvatore Pollara, 46 anni, è stato assassinato ieri sera a Palermo con alcuni colpi di arma da fuoco mentre scendeva da una Renault 4 nei pressi di casa, in via Rinaldo Montuoro.
La vittima è stata raggiunta da numerosi colpi di arma da fuoco sparati da un uomo che si è allontanato subito dopo. L’altra persona che era con Pollara sulla «R 4» è rimasta illesa.

 

 

 

Fonte: http://www.artinmovimento.com/11-marzo-1983-e-ricordiamo-salvatore-pollara/
Pubblicato il 12 marzo 2017
11 marzo 1983… e ricordiamo Salvatore Pollara
di Annunziato Gentiluomo

Avevo poco più di sei anni, quindi non ne ho memoria alcuna. Ho da poco rivisto qualche ritaglio di giornale che mia madre conserva gelosamente forse per ricordare o chissà per tenere traccia di un evento terribile che 34 anni or sono ferì la nostra famiglia. Oggi voglio ricordarlo.

L’11 Marzo 1983, di sera, a Palermo, precisamente in via Montuoro, veniva assassinato il costruttore edile Salvatore Pollara, figlio della zia Giuseppina, a 46 anni. La sua impresa stava allora realizzando il restauro della monumentale Cattedrale di Palermo. Ritornava a casa a bordo di una Renault 4 guidata da un amico. La vettura, bloccata da due killer, che hanno fatto fuoco ripetutamente sull’imprenditore che moriva sul colpo, mentre il conducente rimaneva appena ferito, quasi illeso a dir la verità. Il fratello del costruttore, quattro anni prima era stato fatto sparire col sistema della «lupara bianca» e Salvatore non si era voluto piegare e aveva denunciato l’accaduto, facendo dei nomi.

Suo figlio Dario lo ricorda così:

L’11 marzo 1983 mentre tornava dalla sua famiglia dopo aver salutato tutti i propri dipendenti come se sapesse già da tempo il destino che lo aspettava, appena giunto sotto casa insieme all’autista Salvatore Pollara veniva ucciso dall’ennesimo atto di violenza e codardia mafiosa.

Pollara Salvatore era un imprenditore edile di quelli all’antica che hanno fatto la gavetta, una persona distinta onesta autorevole, una persona che ha lasciato un ottimo ricordo in tutti quelli che lo hanno conosciuto sia privatamente che lavorativamente.

Salvatore Pollara è stato uno dei pochi ad andare coraggiosamente contro la mafia prima per cercare il proprio fratello scomparso misteriosamente denunciando i mafiosi probabilmente responsabili dell’ennesima lupara bianca, poi perché in quegli anni ha cominciato a denunciare i tentativi di richiesta del pizzo. Ma i tempi erano ancora prematuri, anche le forze dell’ordine erano impreparate a gestire quelle situazioni e Pollara Salvatore ha pagato con la vita la sua ribellione al sistema.

Pollara Salvatore era mio padre, un padre che non ho conosciuto perché quando è stato assassinato non avevo compiuto 4 anni, dormivo tra le sicure mura della nostra casa. Io non ho ricordi, sono cresciuto grazie alla mia famiglia che è riuscita a non farmi capire la tragedia che ci aveva colpiti. Quella che poteva essere la vita di tutti noi, quel destino che si ritiene essere già scritto, dalla sera di quell’11 marzo 1983 le pagine future di quel libro venivano cancellate, la nostra vita è stata riscritta pagina dopo pagina giorno dopo giorno e questo non può capirlo nessuno.

La mafia ci ha tolto una vita, un destino gettandoci in un limbo confuso in un cammino difficile. Pollara Salvatore, mio padre, è un eroe, un eroe di cui nessuno sa la storia sa perché è stato ucciso, in un periodo dove a Palermo si uccideva parecchio. Per lui nulla, nessuna targa in quella via Rinaldo Montuoro che centinaia di palermitani percorrono ogni giorno, nessun ricordo tranne l’aver letto il proprio nome insieme a quello delle altre vittime nel giorno della memoria. Ma per me resta comunque un eroe che mi ha insegnato il coraggio, il coraggio dell’onestà della legalità e la forza di combattere contro quello che pensiamo sia sbagliato, ed è stupendo quando incontro qualcuno che lo ha conosciuto e che si ricorda di quest’uomo sempre elegante sempre gentile: tutti mi dicono quanto era distinto e per bene. Insomma ha lasciato a tutti un ricordo indelebile di sé.

Per quanto ancora una terra bellissima come la Sicilia, cantata da poeti, fra Carducci, Pascoli e Goethe, per la sua cultura, la sua storia e le sue bellezze naturali, dovrà ancora sentirsi offesa da orrori come questo? Noi oggi ricordiamo una delle innumerevoli vittime della criminalità organizzata… oggi riflettiamo e vogliamo dare energia a chi sta operando controcorrente affinché la propria terra, la propria città, la propria regione e l’Italia tutta possano essere il luogo ameno che realmente sono… E mi unisco a mio cugino Dario affinché non dimentichiamo l’autenticità di Salvatore, il suo essere veramente perbene, onesto e coraggioso. Uno stendardo della legalità!

 

 

 

 

Fonte:  .interno.gov.it
pubblicato il 19 Marzo 2018
Testimonianze di coraggio: Salvatore Pollara l’incoercibile imprenditore d’altri tempi

Salvatore Pollara fu assassinato l’11 marzo 1983 di sera, a Palermo, precisamente in via Montuoro, mentre stava ritornando a casa a bordo di una Renault 4, guidata dal suo autista Francesco Pecoraro. La vettura fu bloccata da due killer che fecero fuoco ripetutamente uccidendolo sul colpo.
Salvatore proveniva da una famiglia di imprenditori da più generazioni e insieme ai suoi fratelli aveva proseguito il mestiere di famiglia, al quale si dedicò con passione, signorilità e grande senso della giustizia.

Per molti anni operò nel campo dei lavori privati e pubblici, in special modo nei restauri monumentali di edifici di grande pregio artistico e storico quali ad esempio la Cattedrale di Palermo, il Castello di Caccamo, S. Maria del Cancelli, S. Mamiliano, S.Giorgio Dei Genovesi, S. Domenico. Per la sua precisione sul lavoro divenne impresa di fiducia di diversi enti pubblici e privati che avevano sede in Sicilia. Era un imprenditore edile di quelli all’antica che avevano fatto la gavetta, una persona distinta, onesta, autorevole, che ha lasciato un ricordo indelebile in tutti quelli che lo hanno conosciuto.

Quattro anni prima Giovanni, il fratello del costruttore, era stato fatto sparire col sistema della «lupara bianca» ma Salvatore non si era voluto piegare, denunciando l’accaduto. Collaborò, infatti, con la giustizia dando un significativo apporto alle indagini e testimoniando nel processo che ne era seguito. Quando successivamente cominciarono i primi tentativi di richiesta del pizzo, non ebbe paura e denunciò tutto alle forze dell’ordine. Il suo spiccato senso civico gli faceva considerare normale ciò che faceva, rifiutando qualsiasi tipo di tutela. Pollara non si piegò alle sempre più pressanti minacce di Cosa Nostra, tanto da essere vittima di attentati incendiari nei suoi cantieri, pedinamenti e intimidazioni di ogni sorta.

Grazie alle notizie fornite sul suo omicidio dal collaboratore di giustizia Francesco Paolo Anzelmo, nel 1996 sono state riaperte le indagini, che hanno evidenziato, nel tempo, responsabilità proprio di quest’ultimo.

Lo Stato ha onorato il sacrificio di Salvatore con il riconoscimento concesso a favore dei suoi familiari, costituitisi parte civile nel processo, dal Comitato di solidarietà per le vittime dei reati di tipo mafioso di cui alla legge n. 512/1999.

 

 

Fonte: ilgiornale.it
Articolo del 11 marzo 2019
Salvatore Pollara, l’imprenditore ucciso dalla mafia per aver detto no agli esattori del pizzo
di Roberto Chifari
Otto anni prima delle denunce di Libero Grassi, un altro imprenditore aveva detto no agli esattori del pizzo. Salvatore Pollara morì per mano di due killer di Cosa nostra. Il figlio Dario ricorda: “ha denunciato i boss in un momento in cui Palermo era considerata come Beirut”

La sera dell’11 marzo 1983 la mafia uccise l’imprenditore Salvatore Pollara, reo di aver testimoniato contro i boss mafiosi di Prizzi e denunciato gli esattori del pizzo.

Fu ucciso nel più classico dello stile mafioso, in una Palermo che contava un morto al giorno, l’imprenditore fu raggiunto da due sicari e ucciso a colpi di pistola. Quella sera Pollara, mentre rientrava a casa a bordo di una Renault 4 guidata dal suo autista Francesco Pecoraro, fu bloccata da due killer che fecero fuoco ripetutamente uccidendolo sul colpo. Pollara, originario di Prizzi nel palermitano, era titolare di una ditta edile che negli anni Settanta si era occupata dei restauri monumentali degli edifici di pregio della città. Era stato lo stesso Pollara ad intervenire, tra gli altri, nella ristrutturazione della facciata della cattedrale di Palermo, della chiesa di San Domenico e del castello di Caccamo. Un imprenditore tutto di un pezzo, che non si piegava alle logiche del sistema criminale mafioso imperante in quegli anni bui. La storia di Salvatore Pollara è legata anche a quella del fratello. Quattro anni prima Giovanni, era stato fatto sparire col sistema della «lupara bianca» ma Salvatore non si era voluto piegare, denunciando l’accaduto. Collaborò con la giustizia dando un significativo apporto alle indagini e testimoniando nel processo che ne era seguito. Quando successivamente cominciarono i primi tentativi di richiesta di pizzo, le intimidazioni, le minacce e gli atti incendiari non ebbe paura presentandosi al commissariato Zisa per denunciare i suoi estortori.

Trentasei anni dopo Palermo lo ricorda con l’intitolazione di un giardino della memoria in piazza Maria Santissima di Pompei a Bonagia, proprio accanto alla chiesa della Madonna di Pompei, l’ultima costruzione della ditta Pollara e il cui altare oggi è dedicato alla memoria dell’imprenditore. Trentasei anni dopo, il figlio Dario ricorda la figura del padre. “Mio papà era una persona buona e corretta, un imprenditore normale che aiutava tutti e non si risparmiava mai – dice -. Un padre di tante famiglie, tante quante erano i suoi dipendenti. Purtroppo erano gli anni in cui Palermo era paragonata a Beirut, ma nonostante tutto ha avuto il coraggio di cercare la verità sulla scomparsa di suo fratello. Ha denunciato anche i responsabili di quel fatto testimoniando al processo che ha portato alla condanna dei boss di Prizzi”.

Pollara non si piegò alle sempre più pressanti minacce di Cosa nostra, tanto da essere vittima di attentati incendiari nei suoi cantieri, pedinamenti e intimidazioni di ogni sorta. “Non si piegò mai alle richieste di pizzo – racconta il figlio -. Una scelta coraggiosa che lo ha portato ad essere vittima della mafia”. Oggi la memoria di Pollara è ancora viva, in una Palermo diversa e più consapevole della propria memoria. “Mio padre ha lasciato inconsapevolmente un’eredità pesante, quella di essere migliore degli altri, differenziarsi, distinguersi. Ha dimostrato di non aver timore di nulla e di cercare sempre la verità. Lo ha fatto in un momento diverso della storia di questa città, ma lo ha fatto per lasciare una Palermo diversa”.

 

 

 

 

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