12 dicembre 1996 Gragnano (NA). Michele Cavaliere muore in ospedale, dopo un mese in coma. Piccolo imprenditore si era rifiutato di pagare tangenti alla camorra.

Foto da: telestreetarcobaleno.tv

Michele Cavaliere è un piccolo imprenditore caseario di Gragnano.
Il 19 novembre del 1996 di primo mattino, Michele esce di casa per recarsi a lavoro, quando viene colpito da un killer in motocicletta; Michele viene trasportato immediatamente in ospedale. La vittima rimane in coma un mese e successivamente muore.
Michele si era ribellato a Carfora che, tramite due emissari, gli aveva chiesto una tangente. Presentò denuncia. Pagò con la vita il suo coraggio.
Cavaliere era una persona perbene. Uno che si alzava ogni giorno alle quattro del mattino, andava a lavorare nell’azienda messa su con i fratelli, e tornava a casa a notte fonda. Una vita di sacrifici e di onesto lavoro, dedicata alla famiglia.
Per il suo assassinio è stato condannato all’ergastolo Nicola Carfora, detto “o’ fuoco”, boss dell’omonimo clan di Gragnano, ritenuto uno dei due esecutori materiali. Ad incastrarlo i bossoli della pistola ritrovati sul luogo del delitto: la perizia balistica ha consentito di accertare che quel proiettile partì dalla pistola sequestrata a Carfora un anno prima, quando fu arrestato nel suo covo di Gragnano. L’ordine di custodia cautelare in carcere per omicidio volontario, firmato dai pubblici ministeri di Torre Annunziata Ciro Cascone e Andrea Nocera, è stato consegnato al boss in cella, nel penitenziaro de L’ Aquila, dov’era all’epoca rinchiuso.
Nel 2002, una piccola stradina, che incontra la centralissima via Pasquale Nastro di Torre Annunziata, dove abitava Michele Cavalire, prende il suo nome.
Nel 2008 il Comune vi ha posto una lapide che recita “Via Michele Cavaliere, vittima della camorra a seguito dell’infame agguato messo in essere la mattina del 19 novembre 1996”.
Nel 2016, in occasione della Giornata della Memoria e dell’Impegno vengono raccolte mille firme, su iniziativa di LegalmenteItalia, depositate al Comune di Torre Annunziata, affinchè la biblioteca cittadina venga dedicata alla memoria di Michele. Fonte:  fondazionepolis.regione.campania.it

 

 

 

Fonte:  ricerca.repubblica.it
Articolo del 17 marzo 2000
Il padrino di Gragnano tradito da un bossolo
di Ottavio Ragone

UN BOSSOLO, un solo bossolo di pistola calibro 38, inchioda Nicola Carfora detto ‘ o fuoco, uno dei più pericolosi camorristi che fino a qualche tempo fa imperversavano nella zona tra Castellammare di Stabia e Gragnano. Fu lui, secondo l’ accusa, ad uccidere l’ imprenditore Michele Cavaliere, titolare di un caseificio, ferito sotto casa sua a Gragnano il 19 novembre ‘ 98. Cavaliere finì in coma e morì in ospedale, il 12 dicembre successivo. Si era ribellato a Carfora che, tramite due emissari, gli aveva chiesto una tangente. Presentò denuncia. Pagò con la vita il suo coraggio. Ma Nicola ‘ o fuoco ora è accusato dell’omicidio: la perizia balistica su uno dei bossoli ritrovati a terra, sul luogo dell’agguato, ha consentito di accertare che quel proiettile partì dalla pistola sequestrata a Carfora un anno fa, quando fu arrestato nel suo covo di Gragnano. L’ ordine di custodia cautelare in carcere per omicidio volontario, firmato dai pubblici ministeri di Torre Annunziata Ciro Cascone e Andrea Nocera, è stato consegnato al boss in cella, nel penitenziaro de L’ Aquila dov’è attualmente rinchiuso. Non ci sono pentiti in questa inchiesta vecchio stile, che ha impegnato i pm torresi e i carabinieri del nucleo di polizia giudiziaria. Solo mesi e mesi di pazienti indagini. Adesso i magistrati cercano i complici di Carfora, il presunto killer. Spararono in due, perché a terra furono trovati anche bossoli di una pistola calibro 9 per 21. Probabilmente, accanto ai sicari, c’ era un “palo” per sorvegliare la zona. Cavaliere era una persona perbene. Uno che si alzava ogni giorno alle quattro del mattino, andava a lavorare nell’ azienda messa su con i fratelli, e tornava a casa a notte fonda. Una vita di sacrifici e di onesto lavoro, dedicata alla famiglia. All’ alba del 19 novembre, appena uscito di casa, fu accerchiato dagli assassini nel cortile della sua palazzina. Un bersaglio inerme. I parenti furono svegliati dai colpi. Cavaliere era a terra. Fu soccorso, trasportato in ospedale. I medici, nonostante gli sforzi, non riuscirono a salvarlo. L’ imprenditore, come molti altri in quel periodo nella zona di Gragnano, aveva subito una richiesta di tangenti. Erano andati a chiedergli soldi nel nome di Nicola ‘ o fuoco. Ma la sinistra fama del boss non spaventò Cavaliere. Denunciò l’ accaduto, fece nomi e cognomi di chi voleva estorcergli denaro. Nella folle logica della camorra un affronto del genere andava punito, perché altri avrebbero potuto imitare l’esempio di un uomo coraggioso. Un bossolo, un bossolo solo, fa sì che quel sacrificio non sia inutile.

 

 

 

Fonte:  tuttanatastoriasaa.it
Articolo del 18 marzo 2018
Verso il 21 marzo: vi raccontiamo di… Michele Cavaliere
di Mariasofia Mucci

Continua il nostro speciale “Verso il 21 marzo”, questa volta vi raccontiamo di Michele Cavaliere, un imprenditore caseario di Gragnano, ucciso dalla camorra nel 1996. Una vicenda vicina che deve far riflettere sull’importanza di ognuno di noi nella lotta alla camorra: la storia, il fenomeno del racket oggi e la memoria.

Dopo avervi raccontato la storia di Michele Ciarlo e di Simonetta Lamberti , integriamo il nostro speciale “Verso il 21 marzo” con un’altra storia: quella di Michele Cavaliere.
Quello che volevamo fare era ricordare la memoria di innocenti vittime di mafia, legate al nostro territorio e a luoghi che chi vive a Sant’Antonio Abate conosce bene. Storie vicine che dovrebbero far riflettere su quanto il fenomeno camorristico sia, purtroppo, radicato nel nostro paese. Ricordare è importante e non solo il 21 marzo “Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie“.

LA STORIA
Gragnano, 19 novembre 1996.
Sono le 4:10 del mattino quando un colpo d’arma da fuoco spezza il silenzio dell’alba. Un proiettile che si dirige dritto verso un bersaglio studiato e centrato in pieno. L’uomo nel mirino è Michele Cavaliere, titolare di un caseificio di Gragnano che cade a terra davanti alla sua abitazione, probabilmente cosciente per pochi attimi, il tempo di rendersi conto che quello che ha subito è un vero e proprio attentato camorristico, prima di cadere in un coma profondo. Un coma che durerà fino al 12 dicembre, giorno del decesso. Inutili le speranze: Michele è stato ucciso.

LA DINAMICA
L’imprenditore si era ribellato alle logiche del sistema, e si sa che – si fa per dire – chi si ribella dev’essere ammutolito per sempre, nessuno sconto.
In quegli anni molti imprenditori della zona dei Monti Lattari ricevevano richieste di tangenti da parte del clan Afeltra-Di Martino, e a Gragnano a fare le veci del clan era il boss Nicola Carfora detto “’O fuoco”.
Michele non ci sta, la sua audacia e la voglia di giustizia lo portano a denunciare l’accaduto alle forze dell’ordine. Altri vedendolo potrebbero emularlo, trovare la forza e il coraggio di ribellarsi a certe assurde logiche, e così “’O fuoco” decide di agire direttamente. Chi parla deve morire; e Michele muore per mano dello stesso boss, esecutore materiale dell’omicidio.
Ad incastrare Carfora è un bossolo trovato sulla scena dell’accaduto, appartenente alla pistola sequestrata nella sua abitazione nel 1998 a seguito di un blitz, nel quale viene arrestato e portato in cella, condannato a restarci fino alla fine dei suoi giorni.

IL FENOMENO DEL RACKET ANCORA OGGI
Nonostante le testimonianze e la gente che ha pagato con la vita, come Michele Cavaliere, il “racket del pizzo” è una pratica ancora fortemente in auge e che si rivela più vicina di quanto crediamo.
Il racket rappresenta per il mafioso un modo per farsi riconoscere e imporsi sul territorio.
Nonostante porti pochi soldi alle casse delle mafie (si stima che rappresenta il 5% dei guadagni di un’attività criminale), è un fenomeno talmente intrinseco nel sistema camorristico che, nonostante le possibilità sempre più elevate di essere denunciati, è ancora diffuso.
È l’essenza della mafia e contiene per intero tutte le componenti di questa fenomenologia criminale. Tommaso Buscetta, il pentito boss di Cosa nostra, in una delle sue testimonianze offre uno spunto di riflessione sul racket con queste parole: “Quando mi presento a lei, lei deve sentire il mio peso e deve sentirlo velatamente. Io non verrò mai a minacciarla, verrò sempre sorridente e lei sa che dietro quel sorriso c’è una minaccia che incombe sulla sua testa. Io non verrò a dirle: le farò questo. Se lei mi capirà bene; se no, lei ne soffrirà le conseguenze”.
È questa la vera forza del fenomeno: il riconoscere la mafia come “potente”, accrescendo così l’ego dei boss. Da questo si capisce quanto sia importante combattere il racket. Una distruzione completa porterebbe ad una buona distruzione della “struttura mafiosa”.

LA MEMORIA DI MICHELE CAVALIERE
È il 2012, sono passati 16 anni dall’accaduto, quando la storia di Michele torna sulle cronache dei giornali locali. Durante il concerto di chiusura della festa della “Madonna del Carmine” a Gragnano, viene passato a Rosario Miraggio, ospite della serata, un biglietto contenente un augurio di una “presta libertà” a Nicola “’O fuoco”. Miraggio lo legge, forse non sapendo neanche chi fosse il destinatario e parte qualche applauso dalla folla. Com’è possibile che qualcuno ancora oggi sia amico della camorra in un territorio che ha subito così tanto?
Per fortuna, in questo stesso territorio, c’è chi agisce e chi ricorda, sul serio, il coraggio di Michele Cavaliere.
A Gragnano, la sua città, gli è stato dedicato il nome della stradina dove abitava e dove nel 2008 il Comune ha voluto omaggiarlo con una targa.
Nel 2016 è stata portata avanti una petizione per dedicare alla memoria di Michele Cavaliere la biblioteca comunale.
E per ultimo, nel febbraio del 2018, gli è stato intitolato il “Circolo della Legalità” aperto a Castellammare di Stabia, al centro della cittadina in un bene confiscato alla camorra: un passo importante per contrastare il fenomeno camorristico, purtroppo fortemente radicato nella zona.

Michele Cavaliere non è stato un eroe. È stato un uomo che ha avuto il coraggio di agire, di denunciare, di fare quello che qualsiasi uomo per bene avrebbe fatto. È questa la sua particolarità: l’essere una storia comune, semplice. Michele è stato ucciso per difendere la dignità del suo lavoro e i suoi sforzi. Sarebbe potuto accadere a chiunque e soprattutto, nonostante siano passati tanti anni, questo accade ancora oggi.
Rifiutarsi di far parte di un sistema marcio, senza alcuna logica, dovrebbe essere caposaldo di ogni cittadino. E Michele Cavaliere cittadino lo è stato sul serio. Per questo Gragnano e i paesi limitrofi più degli altri devono ricordare, parlare, non arrendersi e continuare a lottare.
D’altronde come diceva Peppino Impastato “la mafia è una montagna di merda” e noi vogliamo avere la fierezza di urlarlo forte!

 

 

 

Fonte: telestreetarcobaleno.tv
Articolo del 21 febbraio 2019
Al via la prima edizione del premio “Michele Cavaliere”
di Giuseppe Spasiano
Saranno premiate autorità, forze dell’ordine, giornalisti e semplici cittadini che si sono contraddistinti nella lotta alla camorra

Castellammare di Stabia – Al via la prima edizione del premio “Michele Cavaliere” promosso ed organizzato dal Circolo intercomunale della Legalità di Castellammare di Stabia, dedicato alla memoria dell’imprenditore di Gragnano ucciso dalla criminalità organizzata nel 1996. Nelle prossime settimane saranno consegnati i riconoscimenti ad autorità, forze dell’ordine, giornalisti e semplici cittadini che si sono contraddistinti nella lotta alla camorra ed in particolar modo alla prevenzione e al contrasto del racket, dell’usura e della corruzione. Una sezione speciale del premio sarà dedicata alle scuole del comprensorio stabiese che si sono impegnate per promuovere i temi e la cultura della legalità.

«Abbiamo voluto fortemente la prima edizione del premio “Michele Cavaliere” per dare un riconoscimento alle tante persone che lavorano ogni giorno per liberare i nostri territori dalla camorra e dalla corruzione – spiega Luigi Cuomo, presidente di Sos Impresa -. Una giuria nominata dal Circolo della Legalità analizzerà le candidature (al momento sono dieci) e consegnerà cinque riconoscimenti ad altrettante personalità». «In più non dimenticheremo le scuole, con le quali abbiamo istaurato un rapporto di collaborazione per sensibilizzare le nuove generazioni alla lotta contro ogni forma di criminalità organizzata. La scuola che avrà realizzato nel corso dello scorso anno l’iniziativa più significativa su questi temi, riceverà il premio “Michele Cavaliere” e un buono da 500,00 euro spendibile in libri e/o materiali didattici» conclude Cuomo. La prima edizione del premio, voluto fortemente dal Circolo della Legalità, rientra nelle tante iniziative messe in campo negli ultimi mesi per alzare l’attenzione sul tema della ​camorra che nel comprensorio stabiese è ben radicata, come testimoniano anche le ultime inchieste giudiziarie.