13 Agosto 1955 Cattolica Eraclea (AG). Assassinato Giuseppe Spagnolo, contadino, presidente della cooperativa La Proletaria e segretario della Camera del lavoro.

Foto da cattolicaeracleaonline.it

Giuseppe Spagnolo, dirigente politico e primo sindaco di Cattolica Eraclea dalla fondazione della Repubblica, fu ucciso con sette colpi di lupara sparati da distanza ravvicinata da tre o quattro sicari della mafia locale, in contrada Bissana, tra Cattolica Eraclea e Cianciana, la notte tra il 13 e 14 agosto 1955.
Nel 1945, insieme all’allora studente universitario Francesco Renda, fondò la cooperativa La Proletaria con la quale gestivano le terre incolte dei nobili latifondisti dopo averle conquistate con le occupazione delle terre e aspri scontri con i gabellotti e i campieri della mafia al servizio dei padroni. Spagnolo fu attivista e segretario del Partito comunista locale e della Camera del Lavoro e stimato leader del movimento contadino.

 

 

 

Fonte:  archivio.unita.news 
Articolo del 23 agosto 1955
IDENTIFICATI   GLI  AUTORI   DEL  DELITTO  DI   CATTOLICA   ERACLEA  
Quattro mafiosi uccisero il compagno Giuseppe Spagnolo
di Turi Gaglio
L’elementare stratagemma adottato per la cattura d’uno degli assassini – Gli altri tre non sono stati ancora arrestati • La confessione

A tarda sera di ieri, la questura ed il comando dei carabinieri hanno comunicato di aver identificato i quattro criminali che nella notte dal 13 al 14, in contrada Bissana, di Cattolica Eraclea, hanno barbaramente ucciso, dopo averlo sorpreso nel sonno, il compagno Giuseppe Spagnolo, uno dei più qualificati dirigenti locali del movimento popolare e già sindaco dell’importane centro.

Uno degli autori del delitto, il 26enne R. G., è stato già arrestato; gli altri tre, invece, fino a questo momento sono riusciti a sfuggire alla rete tesa dalle forze di polizia. I nomi di costoro non sono stati resi noti, ma a Cattolica Eraclea la voce pubblica li ripete. Essi sarebbero il 35enne Leonardo Camilleri, bidello delle scuole elementari, il 24enne Leonardo Salvo e il 25enne Giacinto Arcuri, tutti e tre notoriamente affiliati alla mafia.

Alla scoperta degli autori si è giunti per un caso fortuito. Tornando dall’aver consumato il crimine, gli assassini, che procedevano intabarrati e a cavallo, giunti in contrada di Piano Cavalieri, si imbattevano in una pattuglia di carabinieri in servizio di perlustrazione. All’Alt intimato dai militi, i quattro tristi cavalieri rispondevano invertendo la marcia e spingendo le cavalcature al galoppo. Nello intento di fermarli, i carabinieri esplodevano allora contro i fuggitivi alcuni colpi di moschetto, senza per altro raggiungerli.

Le esplosioni, però, facevano imbizzarrire una delle bestie, sicché l’assassino che la montava, temendo di essere preso, era costretto ad abbandonarla, non senza prima però averla legata a un ceppo.

Evidentemente, il criminale sperava che il suo gesto sfuggisse, data l’oscurità della notte, ai carabinieri. Per sua sventura, così non fu. I carabinieri infatti ritrovarono subito la bestia legata; essi la lasciarono al suo posto e rimasero appostati nei pressi per tutto il resto della notte e parte del giorno successivo. Visto che nessuno si presentava a riprendere la bestia abbandonata, i carabinieri la slegavano e la conducevano in paese, dove la affidavano al parroco della chiesa di S. Antonio. Quindi facevano diffondere la voce che era stata ritrovata in montagna una mula smarrita, avvertendo che il legittimo proprietario avrebbe potuto ritrovarla presso il prevosto. Per due giorni non si presentò nessuno; il terzo giorno si presentò al parroco il G.. Egli fu immediatamente arrestato e tradotto a Favara, ove ha sede il comando del nucleo dei carabinieri che opera nella zona di Cattolica. Sottoposto a stringente interrogatorio, il G. ha confessato di aver consumato, insieme ad altri tre individui, il gravissimo delitto.

Circa il movente di esso, un dispaccio ufficioso afferma trattarsi di «assassinio per vecchi rancori», senza tuttavia precisare quali.

Questa versione, però, è unanimemente respinta a Cattolica Eraclea, dove invece si afferma che nessun motivo di rancore personale è mai esistito fra lo Spagnolo e il G., nonché i tre presunti complici.

Il modo come il delitto è stato premeditato e compiuto, il fatto che gli autori siano tutti individui notoriamente affiliati alla mafia, fa invece ritenere (e questa è la convinzione generale) che all’origine di questo nuovo barbaro delitto ci siano determinati motivi di carattere politico. L’uccisione dello Spagnolo, in sostanza, è stata deliberata dalla mafia per la sua attività pubblica.

Questo è il punto che bisogna tener fermo, se veramente si vuol fare luce completa sull’assassinio. Il G. potrebbe anche aver indicato nella sua confessione come movente del delitto il rancore personale, ma questo, evidentemente, per omertà e soprattutto per non scoprire i mandanti, dai quali egli spera ora di essere tirato fuori dalla galera.

 

 

 

Fonte: archivio.unita.news
Articolo del 27 febbraio 1960
Ergastolo per i tre mafiosi che uccisero il sindaco comunista di Cattolica Eraclea
di Totò Leonte
Esemplare sentenza della Corte di assise di Sciacca.
Una assoluzione per insufficienza di prove  – I delinquenti sono espatriati in America: saranno raggiunti dalla giustizia ed estradati in Italia?

SCIACCA, 26 – Una esemplare condanna all’ergastolo per gli assassini del compagno Giuseppe Spagnolo, il dirigente sindacale e sindaco popolare di Cattolica Eraclea ucciso dalla mafia nell’agosto del ’55, è stata emessa questa sera dalla Corte d’assise di Sciacca. Le condanne all’ergastolo decise dalla Corte, al termine del dibattimento, protrattesi per quattro udienze, sono state inflitte agli imputati, Giacinto Arcuri, Leonardo Cammalleri e Leonardo Salvo, quali responsabili dell’uccisione del compagno Spagnolo; l’assoluzione per insufficienza di prove è stata invece decisa per R. G. che era imputato di concorso nell’omicidio. L’Arcuri, il Cammalleri e iI Salvo sono stati inoltre condannati al pagamento di tutte le spese giudiziarie e dei danni alla   parte civile, da liquidarsi nella misura di un milione per ciascun componente della famiglia Spagnolo.

Con la sua sentenza, la Corte d’Assise ha accolto quasi integralmente le richieste del P. M.  che, ieri, aveva reclamato la condanna dei tre principali imputati all’ergastolo e del G. a 14 anni di reclusione.

Praticamente il processo contro gli assassini del compagno Spagnolo si era concluso ancora prima di cominciare, tanto evidenti erano apparse – fin dalle prime indagini dei carabinieri – le prove a carico degli imputati. C’è stato, è vero, anche nel corso del dibattimento giudiziario, il tentativo di distogliere l’attenzione dei giurati dal delitto per motivi politici per fare, piuttosto apparire come casuale del delitto il fin troppo abusato motivo d’onore, il che, naturalmente, avrebbe favorito gli imputati con la concessione delle attenuanti. Con la sua sentenza, invece, la Corte ha voluto giustamente riaffermare la continuità e il legame effettivo esistente tra le intimidazioni e gli attentati mafiosi di cui nel passato era stato fatto oggetto il compagno Spagnolo per la sua attività in difesa degli interessi dei contadini della zona, e la sua successiva uccisione.

II compagno Giuseppe Spagnolo, attivista della Camera del Lavoro, presidente della Cooperativa agricola «La Proletaria» e della locale Associazione dei contadini, era stato eletto nel ’46 con votazione plebiscitaria, sindaco di Cattolica Eraclea. Non aveva mai cessato di guidare le lotte dei lavoratori della terra della zona e si era opposto coraggiosamente e più volte ai soprusi di alcuni potenti gruppi mafiosi che pretendevano di spadroneggiare nelle campagne. Per questo più volte era stato minacciato e aggredito proditoriamente. I due più gravi episodi di intimidazione il compagno Spagnolo li aveva subiti nel ’52 e l’anno prima di essere ucciso.

La prima volta, intervenuto per difendere il diritto dei coltivatori di alcune terre acquistate da mafiosi, il compagno Spagnolo fu aggredito e percosso a sangue da alcuni sicari rimasti sconosciuti. Due anni dopo gli stessi attuando un chiaro disegno intimidatorio, diedero alle fiamme un pagliaio del compagno Spagnolo nel centro abitato di Cattolica. I tre mafiosi, condannati stasera all’ergastolo in contumacia sono espatriati, tempo fa, in America. La esemplare condanna dei responsabili dovrà di certo portare ora all’arresto e alla estradizione in Italia dei tre.

 

 

 

Articolo da La Sicilia del 23 Settembre 2007
I martiri delle lotte per la terra
di Dino Paternostro
L’assegnazione dei campi ai contadini a metà degli anni ’50 provocò la feroce reazione di Cosa nostra. E così, tre mesi dopo l’omicidio a Sciara di Salvatore Carnevale, a Cattolica Eraclea fu trucidato anche Giuseppe Spagnolo.

Nella Sicilia degli anni ’50, non erano pochi i contadini che restavano a dormire in aperta campagna, sopra un giaciglio di paglia e sotto un tetto di stelle. In questa loro scelta non c’era nulla di romantico, ma la dura necessità di lavorare fino al calar del sole e di riprendere a farlo alle prime luci dell’alba. Senza la perdita di tempo di lunghi e faticosi viaggi a dorso di mulo, dalla casa alla campagna e dalla campagna alla casa. Fece così, la sera del 13 agosto 1955, Giuseppe Spagnolo di Cattolica Eraclea, in provincia di Agrigento. Decise, cioè di restare a dormire sotto le stelle del suo piccolo podere di contrada “Bissana”, tra Cattolica e Cianciana. «Così, domattina, comincio a lavorare presto…», avrà detto tra sé e sé. Ma Spagnolo non si sarebbe mai più alzato dal suo giaciglio e non sarebbe mai più ritornato a casa. Infatti, mentre dormiva, quattro killer della mafia, armati fino ai denti, lo colpirono con numerosi colpi di lupara, che lo fecero passare dal sonno alla morte. «Impensierita del suo ritardo – avrebbe raccontato la moglie, Filippa Guadagna, ai carabinieri la sera del 14 agosto 1955 – pensai di raggiungerlo in campagna. Temendo che avesse potuto ricevere qualche calcio dalla giumenta, mi avviai da sola a piedi. Nei pressi di “Monte Sara” mi raggiunse con la mula mio figlio Liborio e da lì raggiungemmo il nostro terreno a “Bissana”. Giunti sul posto, potei scorgere, distesa sulla ristoppia, la nostra bisaccia sotto la quale, immerso nel sangue, giaceva esanime il corpo di mio marito, colpito in più punti da colpi di arma da fuoco… Con l’aiuto di mio figlio lo caricai sulla mula trasportandolo in casa».

«Dietro l’omicidio di mio marito – denunciò coraggiosamente la vedova – si nascondono dei mandanti. Mio marito era presidente della cooperativa  “La Proletaria” ed inoltre segretario della Camera del Lavoro. A causa dell’attività sindacale svolta per  l’assegnazione delle terre ai contadini, gli interessi di gabelloti, campieri e mafiosi furono lesi ». E decisero di levarselo di torno. Come avevano fatto, meno di tre mesi prima, il 16 maggio 1955, con Salvatore Carnevale, a Sciara, in provincia di Palermo.

Ai funerali di Spagnolo, svoltisi il 15 agosto 1955, partecipò l’intera popolazione di Cattolica Eraclea. «Gli uomini indossarono camicia bianca e fascia nera, le donne una veste nera e un fazzoletto nero in testa. Non si svolse la funzione religiosa, perché la vittima era comunista e l’arciprete Cuffaro non volle celebrare la Messa funebre. La bara con il defunto fu portata in giro per il paese dagli amici e dai compagni. Si  celebrò ugualmente un momento di meditazione e di preghiera davanti alla chiesa della Mercede, durante il  quale Francesco Renda (oggi uno dei più importanti storici del movimento contadino – n.d.r.), amico e compagno della vittima, gli tributò l’ultimo saluto con una commovente orazione funebre, nella quale apprezzò la sua integrità morale e le alte qualità di dirigente del movimento contadino. Erano presenti le delegazioni provinciali e regionali del Pci, così come le delegazioni di tutti gli altri partiti senza distinzione di colore politico. Un immenso corteo lo accompagnò al cimitero. Anche uno degli assassini (che ancora non era stato scoperto) partecipò al funerale, addirittura accompagnò sotto braccio Liborio, il figlio primogenito della vittima», racconta Calogero Giuffrida, nel volume «Delitto di prestigio. La storia di Giuseppe Spagnolo, dirigente politico ucciso dalla mafia» (2006).

Spagnolo, come Carnevale e tanti altri dirigenti contadini, fu una delle vittime di quella “lunga strage”, che insanguinò la Sicilia dagli anni ’40 agli anni ’60. Una «lunga strage», che inizialmente aveva l’obiettivo di fermare le lotte per la terra e per la riforma agraria. E che poi, dopo la l’approvazione della legge di riforma agraria del 1950, tentò di rallentarne il più possibile l’attuazione, per dare tempo agli agrari di vendere parte dei loro feudi. Le «colpe» di Carnevale a Sciara, di Buongiorno a Cattolica Eraclea e di altri dirigenti sindacali dei comuni del feudo furono quelle di denunciare queste manovre e di continuare ad organizzare imponenti manifestazioni contadine per chiedere il rispetto della legge.

 

 

 

DELITTO DI PRESTIGIO
La storia di Giuseppe Spagnolo
Dirigente politico ucciso dalla mafia

di Calogero Giuffrida

Prefazione di Francesco Renda
Istituto Gramsci Siciliano – onlus

Il libro è scaricabile al seguente link:  files.splinder.com

 

 

 

 

Articolo del 3 Giugno 2012 da cattolicaeracleaonline.it 
Giuseppe Spagnolo: primo sindaco del dopoguerra, guida del movimento contadino
di Lorenzo Gurreri

All’indomani della guerra lo stato di miseria, in cui si vennero a trovare le famiglie contadine siciliane, raggiunse i livelli di guardia. Le forze sindacali e politiche di categoria si prodigarono per fare ottenere ai braccianti agricoli le terre da coltivare, scorporando i grandi feudi, che i ricchi proprietari terrieri preferivano utilizzare a pascolo. Gli agricoltori furono impegnati in un’aspra battaglia contro un vecchio nemico interno: la classe baronale. Era cominciata la partita decisiva, quella senza esclusione di colpi, in cui uno dei due contendenti avrebbe avuto scacco matto, con evidenti ripercussioni sul futuro dell’isola. Da un lato la classe dei baroni: spietata nella sua azione di repressione dei movimenti contadini, forte per la sua solida posizione economica con le radici ben piantate nei feudi. Dall’altro lato un movimento contadino vasto e irato, ma consapevole di giocarsi molto in questa lotta, non più fermo alle vampate di paglia, in grado di ripensare criticamente la lezione gramsciana.

In tanti comuni sorsero cooperative agricole, a Cattolica Eraclea il 19 marzo del 1944 fu inaugurato il circolo dei lavoratori e, successivamente, fu fondata la cooperativa La Proletaria. In seguito all’emanazione dei decreti del ministro comunista Fausto Gullo nacque la speranza nel movimen­to contadino di potere ottenere la tanto sospirata terra. La parola d’ordine fu la terra ai contadini. La fase iniziale della lotta fu caratterizzata dalla richiesta dei latifondi incolti, mentre successivamente si richiese un’or­ganica riforma agraria.La lotta per la conquista della terra fu dura; durante le manifestazioni avvennero incidenti di lieve entità, ma in seguito ci furono attentati e uccisioni.

La reazione agrario-mafiosa si manifestò in tutta la Sicilia: Mai lotta sociale ha avuto tanti martiri (in tutta la Sicilia), quanti la lotta per l’occupazione delle terre incolte o malcoltivate! Ma deve anche aggiungersi che mai lotta sociale è stata così ricca di conseguenze .

Nei momenti di crisi, che si attraversarono nel dopoguerra, la politica soffocò i sentimenti di amicizia e tolleranza e, spinta dall’utilitarismo, fu capace di calpestare i principi e gli affetti più sacri. Creò momenti di follia che, nel tentativo di sopraffare un’idea, si trasformarono nell’eliminazione fisica degli uomini che la rappresentavano.

A Cattolica Eraclea nella prima fase ci fu un attentato ai danni di Aurelio Bentivegna e Giuseppe Scalia, il primo rimase ferito e il secondo fu ucciso. Altra vittima, a distanza di circa dieci anni, dopo l’emanazione della legge di riforma agraria regionale, fu il primo sindaco comunista Giuseppe Spagnolo, promotore del movimento contadino.

A contrapporsi alla mafia erano per lo più i contadini e le forze politiche che ne rappresentavano gli interessi economici e le aspirazioni sociali … A cadere sotto i colpi della lupara furono … contadini, operai, artigiani, piccoli intellettuali, che si erano posti alla testa della lotta per l’assegnazione delle terre incolte e la conquista della riforma agraria … a Cattolica Eraclea caddero Giuseppe Scalia il 25 novembre 1945 … il 13 agosto 1955 Giuseppe Spagnolo.

L’occupazione delle terre incolte fu un fenomeno che interessò braccian­ti e contadini di diversa estrazione politica. Erano presenti socialisti, comunisti e democristiani, questi ultimi aderenti alla cooperativa San Giuseppe, diretta dal sacerdote Amodeo Gammacurta, da Vincenzo Morello e da Ignazio Giuffrida. Le modalità dell’occupazione delle terre sono state descritte nella sua tesi di laurea da Nino Aquilino: Centinaia di contadini, braccianti, nullatenenti a piedi o a dorso d’asino, mulo, etc. con alla testa Francesco Renda, Giuseppe Spagnolo ed altri al grido “la terra ai contadini” procedevano alla sistematica occupazione delle terre. I feudi occupati appartenevano al marchese Giovanni Borsellino e al cavaliere Gaspare Borsellino (Monte di Sara, contrada Borangio ed Asparacia). Furono pure occupate terre in contrada piana Vizzì di proprietà del latifondista Briuccia di Montallegro e in contrada San Giorgio, Pere Barbaro di proprietà della famiglia Pasciuta Agnello di Siculiana. I terreni venivano assegnati alla cooperativa socialcomunista “La proletaria”, che mediante sorteggio li divideva tra gli iscritti.

I mezzi poco ortodossi ma tradizionali, adoperati dagli agrari, non furono sufficienti a neutralizzare l’occupazione delle terre. I decreti del ministro Gullo furono fatti eseguire e alcune porzioni dei feudi predetti, in pratica le terre meno fertili, furono date ai contadini che ne avevano diritto. Negli anni seguenti fu pienamente attuata la riforma agraria e si creò a Cattolica Eraclea una nuova classe sociale: i coltivatori diretti, piccoli proprietari terrieri. Conquistata la terra, altri furono gli interessi e gli orientamenti politici dei contadini. Nel decennio 1950-1960 il ceto contadino, in parte, si avvicinò alla D.C., quasi a volersi distinguere dai nullatenenti e dai braccianti e per proteggere in tal modo la piccola proprietà conquistata. Da parte di altri, non riuscendo a tirare avanti, poiché la poca terra acquisita non era sufficiente ad assicurare alla famiglia i necessari mezzi di sussistenza, si preferì abbandonare la terra ed emigrare al Nord o in Canada. A Cattolica i fini che la riforma agraria si era proposti in parte fallirono. Essa, infatti, non riuscì a creare un ceto di piccoli proprietari contadini, invece accadde che contadini medi e ricchi e la borghesia professionale comprassero tutta la terra possibile, lasciando agli altri ben poca cosa. Al di là dei risultati raggiunti, bisogna dare merito a coloro i quali si sono sacrificati per migliorare lo stato sociale ed economico della nostra comunità.

Nella storia del movimento contadino, come in ogni storia degna di questo nome, le condizioni non furono sempre uguali. Ci fu il tempo della poesia e il tempo della prosa; il tempo dell’entusiasmo e il tempo dello scoramento; il tempo dell’impegno e del sacrificio e il tempo in cui a prevalere furono il calcolo e la ricerca del vantaggio personale. Fra un tempo e l’altro ci furono uomini semplici dalla tempra straordinaria che divennero organizzatori e dirigenti di cooperative, di associazioni, di leghe sindacali, di sezioni di partito, cui dedicarono la loro esistenza con abnegazione e fedeltà assolute (fra questi ricordiamo Giuseppe Spagnolo); e ci furono intellettuali e professionisti, che, mettendo da parte le loro vocazioni personali e i loro interessi, e anche sacrificando il loro avvenire andarono fra i contadini e ne divennero il lievito e la guida. Soprattutto i giovani, universitari o da poco laureati, lasciate le aule accademiche e gli studi prediletti, percorsero i sentieri delle campagne siciliane, e ne accettarono i disagi e i pericoli. (Fra quest’ultimi comprendiamo il prof. Francesco Renda)

 

 

 

Fonte:  gruppolaico.it
Articolo del 13 agosto 2017
La determinazione di un contadino: GIUSEPPE SPAGNOLO

Il 13 agosto 1955 muore ucciso a Cattolica Eraclea (AG) con sette colpi di lupara da parte di sicari mafiosi GIUSEPPE SPAGNOLO (55 anni) contadino, sindaco e attivista sindacale comunista.

Spagnolo fu attivista e primo segretario del Partito comunista locale e della Camera del Lavoro e stimato leader del movimento contadino. In quegli anni era sempre in testa alle celebri cavalcate nelle terre incolte e con in pugno la bandiera rossa guidava la riscossa dei contadini poveri. Fondò con altri compagni nel 1945 la cooperativa La Proletaria con la quale venivano gestite le terre incolte dei nobili latifondisti dopo averle conquistate con le occupazione delle terre e aspri scontri con i gabelloti e i campieri della mafia al servizio dei padroni.

La Proletaria, che associava ben 2000 contadini, era una delle maggiori della provincia. I risultati erano eccellenti: i feudi di San Giorgio e Monte Sara vennero occupati e divisi in lotti tra i contadini. Decine di famiglie ebbero la terra. Così maturò la decisione del partito comunista e di tanti suoi compaesani di presentare la candidatura a Sindaco del coraggioso compagno contadino.

Il 19 marzo 1946 a Cattolica Eraclea si svolsero le prime elezioni amministrative del dopoguerra. Quando lo scrutinio dei voti finì fu chiaro il consenso degli elettori verso Spagnolo (ebbe 1841 voti) e molti credettero davvero che quella era una nuova primavera tanta era la stima che quel candidato comunista aveva tra tutti i ceti. Divenuto pertanto primo cittadino il primo scopo di Spagnolo fu quello di aumentare lo stipendio ai lavoratori del Comune. Cosa che avvenne pochi giorni dopo il suo insediamento.

Ma presto all’interno della sua giunta emersero difficoltà e incomprensioni che Spagnolo non riuscì a dirimere. Sei assessori lo abbandonarono e lui si dimise. Da quel momento continuò senza sosta la sua lotta politica e il suo impegno sindacale ma il clima si faceva di mese in mese più pesante. In una escalation che non aveva tregua venne più volte danneggiata la sua campagna, venne minacciato e picchiato. Nonostante ciò continuava la sua battaglia e sino al 1954 conservò la carica di presidente della cooperativa La Proletaria.

Tutto questo fino alla sera sera del 13 agosto 1955 quando Spagnolo decise di restare a dormire all’aperto nel suo piccolo podere di contrada “Bissana” per cominciare a lavorare presto la mattina seguente. Mentre dormiva quattro killer della mafia armati fino ai denti lo colpirono con sette colpi di lupara uccidendolo nel sonno.

«Dietro l’omicidio di mio marito – denunciò coraggiosamente la vedova Filippa Guadagna– si nascondono dei mandanti. Mio marito era presidente della cooperativa La Proletaria ed inoltre segretario della Camera del Lavoro. A causa dell’attività sindacale svolta per l’assegnazione delle terre ai contadini gli interessi di gabelloti campieri e mafiosi furono lesi ». E decisero di eliminarlo. Come avevano fatto meno di tre mesi prima il 16 maggio 1955 con SALVATORE CARNEVALE a Sciara in provincia di Palermo.

Ai funerali di Spagnolo svoltisi il 15 agosto 1955 partecipò l’intera popolazione di Cattolica Eraclea. Non si svolse la funzione religiosa perché la vittima era comunista e l’arciprete Cuffaro non volle celebrare la Messa funebre. Allora la bara con il defunto fu portata in giro per il paese dagli amici e dai compagni e si celebrò ugualmente un momento di meditazione e di preghiera davanti alla chiesa della Mercede durante il quale lo storico e politico Francesco Renda (1922- 2013), amico e compagno della vittima, anche lui di Cattolica Eraclea e cofondatore della Proletaria, gli tributò l’ultimo saluto con una commovente orazione funebre nella quale ricordò la sua integrità morale e le alte qualità di dirigente del movimento contadino.

Erano presenti le delegazioni provinciali e regionali del Pci così come le delegazioni di tutti gli altri partiti senza distinzione di colore politico. Un immenso corteo lo accompagnò al cimitero. Anche uno degli assassini (che ancora non era stato scoperto) partecipò al funerale addirittura accompagnando sotto braccio Liborio, il figlio primogenito della vittima, come racconta Calogero Giuffrida altro storico siciliano. I resti di Giuseppe Spagnolo riposano nel cimitero di Cattolica Eraclea e i suoi assassini non sono mai stati condannati.

Cinquanta anni dopo la sua scomparsa nel 2005 nella villetta comunale del suo paese venne collocato un busto bronzeo.

 

 

 

 

Foto da: comunicalo.it

Fonte:  comunicalo.it
Articolo del 3 maggio 2019
Cattolica Eraclea, rimesso al suo posto busto bronzeo di Giuseppe Spagnolo vittima della mafia

È stato rimesso al suo posto, nella villetta di via Enna a Cattolica Eraclea, il busto di bronzo dedicato a Giuseppe Spagnolo, vittima della mafia. Il busto del primo sindaco del paese dopo il fascismo e dirigente politico protagonista delle occupazioni delle terre incolte ucciso dalla mafia nel 1955 era stato buttato a terra. Accertamenti sono stati svolti dai carabinieri: non si tratterebbe di un atto vandalico, a far cadere il busto potrebbero essere stati dei bambini con una pallonata o il vento. Il sindaco Santo Borsellino ha subito mandato sul posto gli operai del comune per risistemare l’opera al suo posto.

Il busto di bronzo fu installato dall’amministrazione comunale nel 2005 in occasione del 50° anniversario dell’omicidio di Spagnolo definito dai giudici della Corte di Cassazione “delitto di prestigio”. Spagnolo fu ucciso la notte tra il 13 e il 14 agosto del 1955 crivellato da 7 colpi di “lupara”, mentre dormiva all’aperto nel suo terreno in contrada Bissana, tra Cattolica Eraclea e Cianciana. Per il delitto, nei tre gradi di giudizio, furono condannati all’ergastolo in contumacia, perché fuggiti in Canada, Giacinto Arcuri, Leonardo Salvo e Leonardo Cammalleri, affiliati alla cosca locale capeggiata allora dal boss Antonino Manno.

Nel dopoguerra Giuseppe Spagnolo, sindacalista e dirigente politico comunista, insieme allo storico e parlamentare Francesco Renda, allora giovane studente universitario, fu tra i principali protagonisti delle lotte del movimento contadino in Sicilia. “La biografia di Giuseppe Spagnolo – raccontò in un suo scritto Francesco Renda – per l’aspetto politico é parte della mia biografia politica. Per tanti anni abbiamo lavorato assieme e potrei aggiungere che assieme siamo diventati comunisti o forse sarebbe più esatto dire che sono diventato comunista per sua sollecitazione. Credo perciò di dovere raccontare come e quando ci siamo conosciuti e come l’amicizia che ci ha uniti abbia avuto sempre come legame infrangibile il senso e il dovere della politica. La prima volta che ci incontrammo fu nel dicembre 1943. Lui aveva 43 anni, io 21. Rappresentavamo due generazioni diverse, e avevamo vissuto due esperienze diverse. Spagnolo era un vero capo contadino”.

 

 

 

 

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