13 Settembre 1920 Monreale. Assassinato Gaetano Millunzi, parroco della cattedrale. Molti attribuiscono la sua uccisione alla mafia e alla gestione delle acque legate alla mensa arcivescovile.

Gaetano Millunzi, Parroco e canonico della Cattedrale di Monreale dal 1890, viene ucciso il 13 settembre del 1920, a colpi di lupara, nella sua casa di villeggiatura a Realcesi (Monreale). Intorno alla sua uccisione non si è fatto ancora chiarezza, sebbene molti l’attribuiscono alla mafia e alla gestione delle acque legate alla mensa arcivescovile.

 

 

 

Fonte: it.wikipedia.org

Gaetano Millunzi (Monreale, 7 aprile 1859 – Monreale, 13 settembre 1920) è stato uno storico, letterato e presbitero italiano.

Entra dodicenne nel Seminario Arcivescovile di Monreale e viene ordinato sacerdote a 23 anni, nel 1882.

Poeta, latinista, storico, scrittore, letterato, amante delle lingue antiche e dell’arte.

Nel 1882 è nominato vice rettore del convitto dei Chierici Rossi e nel 1891 Rettore. Si adopera per la riforma dell’istituto, voluto nel 1821 dall’arcivescovo Domenico Benedetto Balsamo, trasformandolo in una palestra di studi e di vita cristiana, sul modello della scuola filosofica monrealese dell’arcivescovo Francesco Testa. Da professore di lettere latine ed italiane succede nel 1887 al can. Giuseppe Vaglica; dal 1904 fino alla morte ricopre il ruolo di Direttore delle Scuole arcivescovili.

Effettua degli studi demologici sulla scia di Giuseppe Pitrè, Salvatore Salomone Marino, Luigi Di maggio, Vincenzo Di Giovanni e molti altri, fondatori della Società Siciliana per la Storia Patria.

Nel 1890 viene eletto parroco e canonico della Cattedrale di Monreale.

Nel 1900 fonda la Cassa Rurale a Monreale.

Il 13 settembre 1920 viene ucciso a colpi di lupara nella sua casa di villeggiatura a Realcesi (Monreale). Intorno alla sua uccisione non si è fatto ancora chiarezza, sebbene molti l’attribuiscono alla mafia e alla gestione delle acque legate alla mensa arcivescovile.

 

 

 

Fonte: monrealepress.it
Articolo del 25 agosto 2020
A cento anni dall’omicidio la Diocesi di Monreale ricorda Gaetano Millunzi
Il canonico è considerato uno dei più illustri monrealesi del XX secolo

In occasione del centenario del tragico assassinio del canonico Gaetano Millunzi, parroco della Cattedrale di Monreale, ucciso con tre colpi di lupara la sera del 13 settembre 1920, l’Arcidiocesi di Monreale intende fare memoria di questo suo illustre sacerdote.

Il 12 settembre 2020 alle ore 16, nella Cattedrale normanna, l’Arcivescovo di Monreale Michele Pennisi, presiederà la Celebrazione Eucaristica. Si darà così avvio ad un anno anniversario per ricordare la figura di uno dei più illustri monrealesi del XX secolo, con approfondimenti ed iniziative, che vedranno la sinergia e la collaborazione tra vari enti ecclesiastici dell’arcidiocesi monrealese, l’amministrazione comunale, le scuole, le realtà culturali e sociali del territorio. Un anno anniversario per ricordare l’impegno profuso a Monreale da Millunzi: nel campo dell’educazione e della formazione, presso il Seminario Arcivescovile e il Convitto dei Chierici rossi; nel sociale, con la fondazione della Cassa rurale cittadina; nello studio e nella ricerca, con le numerose pubblicazioni sulla Città e l’Arcidiocesi normanna, frutto del paziente scavo archivistico.

Millunzi, nasce a Monreale il 7 aprile 1859 da Salvatore e Maria Teresa Anselmo. Nel 1871 entra dodicenne nel Seminario Arcivescovile di Monreale e viene ordinato sacerdote a 23 anni, nel settembre 1882. Poeta, latinista, storico, scrittore, letterato, amante delle lingue antiche e dell’arte. Un suo carme latino, il De Materia et Forma (1883) viene elogiato da filosofi e poeti, ma soprattutto da Papa Leone XIII, che lo inviterà a Roma, intrattenendo nel tempo uno scambio epistolare.

Nel 1882 è nominato dall’arcivescovo Giuseppe Papardi vice Rettore del Convitto dei Chierici Rossi e nel 1891 Rettore, per incarico di Monsignor Domenico Gaspare Lancia di Brolo. Si adopera per la riforma dell’istituto, voluto nel 1821 dall’arcivescovo Domenico Benedetto Balsamo, trasformandolo in una palestra di studi e di vita cristiana, sul modello della scuola filosofica monrealese dell’arcivescovo Francesco Testa. Da professore di lettere latine ed italiane succede nel 1887 al canonico Giuseppe Vaglica; dal 1904 fino alla morte ricopre il ruolo di direttore delle Scuole arcivescovili, insegnando Storia dell’arte, Archeologia, Teologia morale.

Millunzi ha effettuato degli studi demologici sulla scia di Giuseppe Pitrè, Salvatore Salomone Marino, Luigi Di Maggio, Salvatore Cusa, Raffaele Starrabba, Vincenzo Di Giovanni, Gioacchino Di Marzo, Isidoro Carini e molti altri, fondatori della Società Siciliana per la Storia Patria. Le sue numerose monografie nel campo della storia, della filosofia, dell’arte e delle lettere, arricchite di documenti archivistici inediti, ha dato un prezioso contribuito alla cultura siciliana, e particolarmente alla conoscenza dell’Arcidiocesi, della Città e delle figure illustri di Monreale.

Nel 1890 viene eletto canonico e parroco della Cattedrale di Monreale, succedendo al canonico Giuseppe Soldano, che era morto il 31 ottobre dello stesso anno. Nel 1900 fonda la Cassa Rurale a Monreale. La sera del 13 settembre 1920 viene ucciso a colpi di lupara nella sua casa di villeggiatura a Realcelsi (Monreale). Intorno alla sua uccisione non si è fatto ancora chiarezza, sebbene molti l’attribuiscono alla mafia e alla gestione delle acque legate alla mensa arcivescovile. La mattina del 20 settembre furono celebrate solennemente le esequie nella Cattedrale di Monreale, presiedute dal Pro Vicario Generale Francesco Paolo Evola, alle quali assistette in abiti pontificali l’arcivescovo Antonio Augusto Intreccialagli.

 

 

 

Fonte:  avvenire.it
Articolo del 7 ottobre 2020
Sul sacrificio di don Millunzi l’ombra lunga della mafia
Cento anni fa a Monreale veniva ucciso a colpi di lupara un sacerdote ammirato per la grande preparazione culturale e amato per il suo impegno contro l’usura.

Non ammetteva prepotenze, né nella vita pubblica né in quella privata, impegnato com’era a realizzare opere che fossero di concreto aiuto per i poveri. Forse proprio per questo don Gaetano Millunzi dava fastidio, lui sacerdote, poeta e latinista, storico e letterato, impegnato nella sua missione nel territorio di Monreale e assassinato esattamente cento anni fa con tre colpi di lupara. L’ennesimo omicidio rimasto impunito, senza mandanti né esecutori. Un alone di mistero avvolge ancora, dopo un secolo, la fine violenta di un vero uomo di Dio a giudicare dalle testimonianze dell’epoca, colto e poliedrico, intollerante a qualsiasi tipo di ingiustizia e sopruso. Non esiste alcuna sentenza che possa dichiarare con certezza che si trattò di delitto mafioso. La Chiesa di Monreale ha deciso di dedicare un intero anno per fare memoria di questo «suo illustre sacerdote », «che si è distinto in campo religioso, culturale e sociale» come ricorda monsignor Michele Pennisi, arcivescovo di Monreale.

Don Millunzi, parroco della Cattedrale della diocesi normanna, viene annoverato nell’elenco delle vittime presumibilmente della mafia nel primo ventennio del secolo scorso, assieme a parecchi preti sociali assassinati: don Filippo Forti di Caltanissetta nel 1910, don Giorgio Gennaro di Palermo nel 1916, don Costantino Stella di Resuttano nel 1919, don Stefano Caronia di Gibellina nel 1920. A cento anni dalla tragica scomparsa, avvenuta la sera del 13 settembre 1920, monsignor Pennisi ha ricordato questa figura di prete integerrimo durante una celebrazione proprio all’ombra del Cristo Pantocratore. Ma la diocesi vuole recuperare la memoria di questa figura, soffermandosi sulla sua cultura poliedrica, sui suoi interessi, sul suo operato, con approfondimenti e iniziative che vedranno la collaborazione della Chiesa, dell’amministrazione comunale, delle realtà culturali e sociali del territorio.

Don Millunzi nasce nel 1859, proprio a Monreale, e viene ordinato sacerdote a 23 anni. Letterato, amante delle lingue antiche e dell’arte, compose un carme latino, il «De Materia et Forma», che viene elogiato da filosofi e poeti, ma soprattutto da papa Leone XIII, che lo inviterà a Roma, intrattenendo nel tempo uno scambio epistolare. Nel 1882 è nominato dall’arcivescovo Giuseppe Papardi vice-rettore del Convitto dei Chierici rossi e nel 1891 rettore. Ricopre il ruolo di direttore delle scuole arcivescovili, insegnando Storia dell’arte, Archeologia, Teologia morale.

Effettua degli studi demologici sulla scia di Giuseppe Pitrè, scrive monografie nel campo della storia, della filosofia, dell’arte e delle lettere, arricchite di documenti archivistici inediti. Nel 1890 viene eletto canonico e parroco della Cattedrale di Monreale. Nel 1900 fonda la Cassa Rurale a Monreale. La sera del 13 settembre 1920 viene ucciso a colpi di lupara nella sua casa di villeggiatura a Realcelsi, vicino a Monreale. La mattina del 20 settembre vengono celebrate le esequie nella Cattedrale di Monreale, presiedute dal pro-vicario generale Francesco Paolo Evola, alle quali assiste in abiti pontificali l’arcivescovo Antonio Augusto Intreccialagli. Sulla sua uccisione non si è fatta mai chiarezza.

Don Giuseppe Ruggirello, attuale rettore del Seminario di Monreale, ricostruisce alcune ipotesi: «La sua attività sociale e gli ultimi studi intorno alla mensa arcivescovile e alla gestione delle acque ebbero senz’altro un impatto sulla società monrealese del primo ventennio del Novecento. La Cassa rurale di Prestiti di Monreale, da lui promossa e fondata il 2 settembre 1900 con altri canonici-parroci della città, ebbe lo scopo di contrastare apertamente l’usura e aiutare il popolo, in modo particolare gli artigiani e i contadini. Il Millunzi raccolse così la spinta della Rerum Novarum di Leone XIII, già seguita da altri preti dal Nord al Sud Italia, e portata avanti in campo sociale e politico dal Toniolo, dal Cerutti e da don Luigi Sturzo».

 

 

 

 

 

 

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