14 settembre 1986 Marineo (PA). Assassinato Giovanni Villafrati, imprenditore di 54 anni, vittima del racket delle estorsioni

Giovanni Villafrati, imprenditore edile di 54 anni, si era rifiutato di pagare tangenti in cambio di «protezione».
Il costruttore è stato assassinato con un colpo di pistola in piena fronte da due killer che l’avevano seguito mentre, con la propria auto, era di ritorno da un incontro d’affari.
Giovanni Villafrati era molto stimato. Aveva vinto alcuni appalti per la costruzione di opere pubbliche ed eseguiva lavori per conto dell’Azienda municipale del gas di Palermo.
Già quattro anni prima era sfuggito ad un attentato: due candelotti di dinamite furono collegati al congegno di accensione dell’auto del costruttore; fortunatamente la vettura non si mise in moto perché si era staccato un filo e successivamente si scoprì l’ordigno.

 

 

Fonte:  archiviolastampa.it
Articolo del 16 settembre 1986
Pagare la tangente o morire
di Antonio Ravidà
Palermo, cinque imprenditori assassinati dal racket in nove mesi
Anche Giovanni Villafrati, ucciso domenica da due killer, aveva rifiutato la “protezione”

PALERMO — Nella, città c’è sgomento per il nuovo assalto della mafia delle estorsioni, chi non paga 11 «pizzo» è condannato a morte. L’anno scorso furono tre gli imprenditori assassinati a Palermo per non aver voluto pagare tangenti (tra cui l’ing. Roberto Parisi, presidente del Palermo). Quest’anno con l’uccisione di Villafrati, assassinato domenica da due killer, il loro numero è salito a cinque, sulle quaranta vittime che la violenza mafiosa ha fatto registrare da gennaio ad ora in città e in provincia.

Il 21 gennaio fu ucciso Mauro Bottone, 26 anni, figlio di un imprenditore edile. Otto giorni appresso, Francesco Alfano, 27 anni, figlio del proprietario di una piccola fabbrica di infissi metallici per l’edilizia. Il 4 aprile fu ucciso Rosolino Abisso, 34 anni, rappresentante di mobili e cointeressato alle attività economiche del suocero. Infine, il 13 marzo, è stato eliminato, sempre a colpi di pistola, Francesco Paolo Semilla, 47 anni, che con il padre e due fratelli era titolare di una delle più solide imprese di costruzione della città.
Per nessuno dei quattro delitti si è risaliti agli autori.

L’ultima vittima dei killer è stato l’imprenditore edile, esponente socialista’, ‘Giovanni Villafrati, di 54 anni, rifiutatosi di pagare una tangente in cambio della «protezione». Il costruttore, che già quattro anni fa sfuggi ad un attentato, è stato assassinato con un colpo di pistola in piena fronte. Consigliere comunale ed ex vicesindaco per il psi a Marineo, un paese a 40 chilometri da Palermo, Villafrati è stato ucciso domenica verso mezzogiorno in viale Regione Siciliana, nei pressi del Motel Agip, da due killer che l’avevano seguito su una «A112» mentre con la sua «Thema» turbodiesel era di ritorno da un incontro d’affari.

Un giovane, sceso dalla «A112» guidata dal complice, ha esploso due soli colpi da non più di un metro e mezzo di distanza; uno è andato a vuoto. Quindi la fuga degli omicidi e gli inutili soccorsi prestati alla vittima, l’immediata disposizione di posti di blocco e di controlli a tappeto di pregiudicati, sorvegliati e diffidati, tenuti nel mirino dalle forze dell’ordine.

Un self-made-man, titolare di una piccola ma avviata azienda, Giovanni Villafrati era molto stimato. Recentemente aveva vinto alcuni appalti per la costruzione di opere pubbliche, mentre da tempo eseguiva lavori per conto dell’Azienda municipale del gas di Palermo.

Tra i primi ad accorrere il presidente della Camera di commercio, dottor Francesco Di Martino, cugino della vittima e primo dei non eletti per il psi alla Regione nel collegio di Palermo. «Non mi aveva mai messo a parte di particolari suoi problemi», ha detto sconvolto Di Martino, e più o meno lo stesso ha sostenuto una donna, dipendente delle Poste, che dopo dieci anni di relazione Villafrati contava di sposare tra pochi mesi.

«Seguiamo per il momento un’unica pista, quella del racket delle estorsioni», ha ammesso il vicequestore Giacomo Salerno, dirigente la Squadra Mobile, confermando che le indagini sono concentrate in una sola direzione. In questura gli investigatori tra l’altro sottolineano come già la mattina del 18 aprile del 1982, due candelotti di dinamite furono collegati al congegno di accensione dell’«Alfetta» del costruttore. Fortuna volle che la vettura non si mise in moto perché si era staccato un filo e che Villafrati nel successivo rapido controllo scopri l’ordigno.

 

 

 

Fonte: archivio.unita.news
Articolo del 16 settembre 1986
Palermo, la mafia uccide un piccolo appaltatore
di Gino Brancato

PALERMO — Ce un’altra vittima da mettere forse nel conto della mafia delle estorsioni, quel micidiale intreccio politico-criminale che scuote il mondo degli appalti e terrorizza gli imprenditori palermitani.

Si chiamava Giovanni Villafrati, 54 anni, un piccolo imprenditore di opere pubbliche. È stato freddato a colpi di pistola su un marciapiede di Viale Regione Siciliana.

Da quando il mercato della droga ha cominciato a dare I primi segni di impoverimento, taglieggiamenti e brutali «punizioni» si abbattono su chiunque cerchi di eludere la ferrea legge del racket. In meno di 18 mesi ci sono stati già otto omicidi. Ma l’elenco dei morti, che comprende tra gli altri anche l’ex presidente della Palermo Calcio, Roberto Parisi, deve probabilmente essere aggiornato con il nome di Villafrati.

Gli inquirenti seguono la strada che porta alla mafia delle tangenti e delle estorsioni, che già quattro anni fa aveva avuto modo di “occuparsi” di Villafrati, a quel tempo vice-sindaco socialista di Marineo, un piccolo centro a 20 chilometri da Palermo, facendogli trovare una bomba sotto la macchina.  Villafrati si era accorto in extremis della trappola e l’ordigno era stato quindi reso inoffensivo dagli artificieri.

Agli inquirenti l’imprenditore aveva poi esternato i suoi sospetti sulla matrice estorsiva dell’attentato. Ma le Indagini non erano riuscite a trovare elementi concreti. Villafrati restava comunque sotto tiro. La mafia gli mandò un nuovo   messaggio rubandogli un’altra macchina. Più tardi gli bruciò una escavatrice. Poi una lunga tregua.

Resta da capire che cosa abbia fatto scattare ora una nuova condanna senza appello. Le modalità dell’agguato rimandano subito ad una tecnica mafiosa.  Villafrati era pedinato da un commando a bordo di una A112. I killer lo hanno seguito quando l’Imprenditore si è recato a far visita ad un’amica per discutere di affari e quando è tornato indietro lo hanno assassinato: un colpo in fronte, un altro alla nuca.

Cosi sono morti, prima di Villafrati, tutti quelli che hanno cercato di scavalcare il sistema delle tangenti. La lista si è aperta nel febbraio dell’anno scorso con un delitto tornato d’attualità dopo le traversie della società di calcio, esclusa dal campionato di serie B perché gravata dai debiti. E questa la pesante eredità lasciata dalla gestione dell’lng.  Roberto Parisi, l’industriale che aveva l’appalto per l’illuminazione pubblica a Palermo.  Le disgrazie della società di calcio sono cominciate quando Parisi dovette rinunciare all’appalto e la situazione precipitò quando il presidente venne assassinato.  Pochi giorni prima aveva ottenuto la proroga dell’appalto trattando direttamente con il commissario al Comune e scavalcando – si è ipotizzato – il comitato d’affari che controllava Palazzo delle Aquile.

Due mesi dopo la mafia ha ucciso l’industriale Pietro Patti che si era decisamente rifiutato di pagare iI pizzo.  È seguita una nuova impressionante sequenza di crimini riconducibile ancora al racket delle estorsioni. Uno dopo l’altro sono stati eliminati i figli di due imprenditori, Paolo Bottone e Francesco Alfano, Rosolino Abisso, Gianni Carbone, il costruttore Francesco Paolo Semilia, Giuseppe Albanese.