18 Agosto 1991 Castellammare del Golfo (TP). Ucciso Felice Dara, 20 anni, perché sospettato di essere in rapporti con un appartenente al gruppo degli stiddari.

Felice Dara venne ucciso il 18 agosto 1991, a Castellammare del Golfo, perché sospettato di essere in rapporti con Filippo Massimiliano Pirrone, quest’ultimo appartenente al gruppo degli stiddari.
(da La guerra di mafia di Alcamo)
Fonte  liberanet.org

 

 

 

L’Unità del 19 agosto 1991

 

 

 

 

Ringraziamo gli AmiciDiLiberaCaravaggio (amicidilibera.blogspot.it) per il prezioso aiuto nella ricerca di nomi e storie delle vittime innocenti delle mafie.

 

Articolo del 29 Marzo 2002 da  portaletrapani.it
In aula la sorella di un ventenne ucciso undici anni fa ad Alcamo Marina

È ripreso questa mattina davanti alla seconda sezione della Corte d’Assise di Trapani il processo a presunti mandanti ed esecutori di una ventina d’omicidi commessi nel territorio alcamese. Alla sbarra diciotto persone arrestate nell’operazione “Arca”, accusate a vario titolo di omicidio, detenzione illegale di armi da fuoco ed associazione a delinquere di stampo mafioso. In aula è comparsa questa mattina Annamaria Dara, 28 anni, alcamese, sorella di una delle vittime. Il fratello, Felice, fu ucciso la notte tra il 17 ed il 18 agosto 1991 in un bar di Alcamo Marina. “In questi undici anni – ha detto la teste – ho tentato di dimenticare ma non riuscirò mai a cancellare dalla mia mente la notte in cui fu ucciso mio fratello. Quando sentii i primi spari pensai che fossero dei petardi. Poi vidi mio fratello che fuggiva ed un uomo che gli correva dietro con una pistola. Lo seguii anche se sapevo di non potere fare nulla per tentare di fermalo”. Il sicario esplose gli ultimi colpi in direzione di Felice Dara e si allontanò dal locale. Annamaria soccorse il fratello e con l’aiuto di un amico lo accompagnò in ospedale. Felice Dara morì a causa delle ferite provocate dai colpi d’arma da fuoco che ne stroncarono la vita a soli vent’anni. Annamaria Dara non ha saputo fornire una descrizione dell’uomo che uccise suo fratello. “Purtroppo – ha detto – non sono riuscita a vedere il suo volto. Posso soltanto dire che era una persona alta ed aveva i capelli brizzolati”. L’omicidio di Felice Dara sarebbe riconducibile, secondo gli investigatori, all’organizzazione mafiosa che controlla il territorio di Alcamo. I difensori degli imputati hanno tentato però di prospettare ipotesi diverse sulla matrice del delitto. L’avvocato Rocco Cassarà ha chiesto alla teste se il fratello avesse avuto contrasti. “Due giorni prima – ha detto Annamaria Dara – mio fratello aveva litigato con due palermitani per una ragazza. Mi fu riferito che i due minacciarono di vendicarsi, ma credo che si trattasse soltanto di parole pronunciate in un momento di rabbia”. Il processo proseguirà il 5 aprile.

 

 

 

Fonte:  ricerca.repubblica.it
Articolo del 16 marzo 2003
Dieci ergastoli a boss e killer per la guerra di mafia a Trapani

TRAPANI – Dieci ergastoli sono stati inflitti dalla Corte d’assise di Trapani ai boss e ai killer mafiosi imputati nel processo Arca, decine di delitti della guerra di mafia nel Trapanese degli anni Ottanta. Con la stessa sentenza sono state inflitte pene per 70 anni di carcere. Tra i condannati all’ergastolo ci sono i boss Leoluca Bagarella, Andrea Mangiaracina, Totò Riina e Salvino Madonia. A 30 anni sono stati condannati il pentito Giovanni Brusca e il boss Salvatore Adamo.
Dei diciannove imputati, tre sono stati assolti: Salvatore Tamburello, presunto capomafia di Mazara, Antonino Valenti e Vito Coraci.

A un’udienza del processo Arca il boss Leoluca Bagarella lanciò il suo proclama intimidatorio parlando a nome dei detenuti del 41 bis. Sono oltre cento gli omicidi di mafia raccontati dai collaboratori di giustizia Giovanni Brusca, Santo Di Matteo, Giuseppe Ferro e finiti agli atti del processo. Una mattanza ordinata da Cosa nostra per eliminare il clan Greco, il gruppo di stiddari di Alcamo che aveva dichiarato guerra alla «famiglia» mafiosa del paese. La cosca legata a Cosa nostra poté contare sull’appoggio dei boss palermitani che, in alcuni casi come quello del corleonese Bagarella, impugnarono le armi per non perdere il controllo del territorio trapanese.

Tra le storie quella di Anna Maria Dara, parte civile, che si gettò tra le gambe del killer Nino Gioè, il boss della strage di Capaci morto suicida a Rebibbia, nel tentativo di fermarlo mentre sparava al fratello, la sera del 18 agosto 1991 al bar “La Battigia” di Alcamo. Giovanni Brusca e Agostino Lentini, gli altri due componenti del commando di killer, sono stati condannati a risarcire Anna Maria Dara.

 

 

 

 

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