18 Luglio 1990 San Leone (AG). Ucciso Giuseppe Tragna, ex direttore Banca PopolareSant’Angelo (AG).

Foto da  grandangoloagrigento.it

Giuseppe Tragna, 49 anni, sposato e padre di tre figli, direttore dell’Agenzia 2 della Banca Popolare Sant’Angelo di Agrigento, venne assassinato in un agguato mafioso il 18 luglio 1990 in via Gela a San Leone, davanti alla propria abitazione, con due colpi di pistola.
Gli inquirenti hanno analizzato a fondo la pista legata all’attività professionale di Tragna. Pare che il bancario, ritenuto un incorruttibile funzionario della Sant’Angelo, avesse scoperto un traffico di denaro illecito da parte di alcuni esponenti di Cosa Nostra.

 

 

 

Articolo del 29 Novembre 1999 da akragas.net Televideo Agrigento
Omicidio Tragna: 3 arresti.

Due ordinanze di custodia cautelare sono state emesse dal Tribunale di Palermo, su autorizzazione del Giudice per le indagini preliminari, Cirami, all’indirizzo dei favaresi Giacomo La Russa di 38 anni e Giovanni Gandolfo di 36.Per i due l’accusa è di omicidio premeditato ai danni del funzionario di banca di Agrigento Giuseppe Tragna, assassinato il 18 luglio del 90, in via Gela a San Leone, con due colpi di pistola.A fare parte del gruppo di fuoco che uccise Tragna, a quanto si evince dalle indagini, condotte dalla squadra mobile di Agrigento, fu anche Daniele Sciabica, attualmente detenuto in Germania che, con le sue dichiarazioni ha indirizzato gli inquirenti nel concludere oggi le operazioni investigative. L’arresto di Giacomo La Russa, è stato effettuato, mentre l’uomo stava accompagnando la figlia a scuola. All’epoca dei fatti, Sciabica e Gandolfo erano affiliati alla famiglia mafiosa dei Grassonelli di Porto Empedocle, al centro durante quegli anni di una cruenta guerra mafiosa.

Oggi durante la conferenza stampa svoltasi presso i locali della Squadra Mobile della questura di Agrigento, sono state illustrate le modalità che hanno portato all’identificazione definitiva dei tre autori dell’omicidio.Sul movente che portò i tre favaresi ad uccidere il funzionario di banca agrigentino sono ancora in corso indagini da parte degli inquirenti. Nel corso della conferenza stampa il capo della mobile di Agrigento Brucato, ha sottolineato come nonostante siano passati dieci anni dall’omicidio Tragna, le indagini siano comunque proseguite, fino ad arrivare alla definitiva identificazione dei presunti autori.

 

 

 

Articolo (senza data – file PDF)) da Emeroteca Associazione Messinese Antiusura Onlus siciliaantiusura.it
Luce su un delitto di nove anni fa. Agrigento, tre ordinanze di custodia.
di Annamaria Martorana

Agrigento. Ci sono voluti nove anni e le dichiarazioni di due collaboratori di giustizia per riaprire il caso dell’omicidio di Giuseppe Trigna, 49 anni, il direttore dell’Agenzia 2 della Banca Sant’Angelo di Agrigento ucciso la mattina del 18 luglio del 1990. Tre le ordinanze di custodia cautelare. Il primo provvedimento è stato nitificato in un carcere tedesco dove si trova rinchiuso, Giovanni Gandolfo, 36 anni, pregiudicato agrigentino in preigione per un altro omicidio per il quale sta scontando l’ergastolo; il secondo ha raggiunto Giacomo La Russa, 38 anni, incensurato, imprenditore agricolo di Favara, e il terso riguarda il collaboratore Daniele Sciabica. I primi due, secondo gli investigatori, sarebbero i presunti assassini del funzionario di banca, coloro che per conto di un oscuro mandante e per un oscuro movente, esplosero cinque colpi di pistola calibro ’22 all’indirizzo di Giuseppe Tragna.

Il delitto venne commesso a San Leone, località balneare agrigentina. L’uomo era appena giunto dinanzi alla sua villetta a bordo di una Regata azzurra. I killer entrarono in azione proprio mentre Giuseppe Traina stava posteggiando l’autovettura. Pochi secondi per mettere a segno il piano criminale. I colpi, esplosi con una pistola di piccolo calibro non vennero nemmeno avvertiti dai familiari, la giovane moglie e i due figli. A dare l’allrme fu un passante. Ma per Giuseppe Tragna non c’era più nulla da fare.

Si parlò subito di “problemi” legati alla sfera professionale dell’uomo, ma non si riuscì a risalire a nulla di certo e probabile. Adesso la svolta. A parlare è stato Domenico Sciabica, trentanovenne pregiudicato agrigentino, anche lui in carcere in Germania dove sta scontando l’ergastolo per il medesimo omicidio di un extracomunitario contestato a Gandolfo. Sciabica si chiama in causa nel delitto Tragna come fiancheggiatore. Avrebbe messo a disposizione dei killer un motorino fungendo da palo.

Accuse analoghe vengono lanciate da un altro collaboratore questa volta di Gela, Marco Iannì. I riscontri che hanno portato agli arresti sono stati fatti dagli agenti della squadra mobile di Agrigento, coordinati da Attilio Brucato. Nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere a Giovanni Gandolfo, firmata dal gip di Palermo su indicazione del sostituto procuratore Ambrogio Cartosio Della Dda, viene contestato l’omicidio e l’associazione mafiosa.

Secondo i poliziotti, infatti, avrebbe agito in qualità di stiddaro vicino al clan empedoclino dei Grassonelli. A Giacomo La Russa, invece, viene contestato l’omicidio aggravato in quanto si sarebbe avvalso dell’opera e della collaborazione di soggetti inseriti in organigrammmi mafiosi. Gli inquirenti, nel corso della conferenza stampa di ieri mattina, hanno ricordato Giacomo La Russa come il figlio di un direttore del Banco di Sicilia di Favara ucciso agli inizi degli anni ’90 da un commerciante in difficoltà.

 

 

 

Articolo del 26 Ottobre 2011 da  grandangoloagrigento.it
 Omicidio Tragna: compare il pentito Daniele Sciabica

Un berretto nero calato in testa, un grande paio di occhiali scuri, quasi identico come venti anni fa. Daniele Sciabica, assicuratore e studente della mafia, oggi pentito, è tornato ad Agrigento dopo anni di carcere in Germania ed in Italia e numerose vicissitudini giudiziarie e mafiose. Una impresa vederlo comparire oggi nell’aula 7 del Tribunale di Agrigento, guardato a vista da tre uomini inviati dal Servizio centrale di protezione, per assistere al processo che lo vede imputato reo confesso dell’omicidio di Giuseppe Tragna, il bancario agrigentino assassinato il 18 luglio del ’90, in via Gela, tra Villaggio Peruzzo e San Leone, con due colpi di pistola. A svelare molti anni dipo le ragioni dell’omicidio e soprattutto gli autori proprio Daniele Sciabica, che gravato da un ergastolo da scontare in Germania per un omicidio commesso in terra tedesca, preferì saltare il fosso e collaborare con la giustizia. Sciabica non rivelò solo di aver partecipato, come palo, all’omicidio di Tragna, accusando i suoi complici (è stato già condannato all’ergastolo Giovanni Gandolfo, 46 anni) ma tra la sorpresa generale anche di aver fatto parte della Stidda di Porto Empedocle capeggiata allora da Gigi Grassonelli, a sua volta assassinato nel corso della prima strage di Porto Empedocle. Per parecchi anni ha testimoniato in numerosi processi di mafia accusando tra gli altri l’ex ministro Mannino (assolto) e l’imprenditore già titolare dell’Impresem, Filippo Salamone (condannato definitivamente per mafia). Ventuno anni dopo l’omicidio del funzionario di banca Giuseppe Tragna, dunque è finito alla sbarra anche Sciabica, per ragioni burocratiche legate alle convenzioni che regolano l’estradizione.
In aula, oggi, anche la figlia del direttore di banca, Ilaria Tragna, divenuta avvocato, che si è costituita parte civile affidando il patrocinio al collega Francesco Alfano. Ancora oscuro il movente nonostante le dichiarazioni di Sciabica che riferì di non meglio precisate vendette della mafia per punire le molestie subite da una ragazzina. Il processo riprenderà il prossimo 29 novembre davanti alla Corte d’Assise (presidente Franco Messina, a latere Alberto Davico, con l’escussione dei testi citati dal pubblico ministero della Dda di Palermo, Emanuele Ravaglioli).

 

 

 

Articolo del 27 Marzo 2012 da  agrigentotv.it
Omicidio Tragna: 14 anni al pentito Daniele Sciabica

La Corte di Assise di Agrigento presieduta dal giudice Franco Messina (a latere Alberto Davico) ha inflitto quattordici anni di reclusione al pentito Daniele Sciabica, reo confesso del delitto del bancario assassinato Giuseppe Tragna, assassinato il 18 luglio del ’90 in via Gela, a San Leone, con due colpi di pistola. La  sentenza ha tenuto conto delle leggi premiali riservate ai pentiti. Il Pm Emanuele Ravaglioli della Dda di Palermo che ha sostenuto la mafiosità dell’omicidio, aveva chiesto dodici anni di reclusione. Quasi ventidue anni dopo l’omicidio, dunque è arrivata la seconda sentenza dopo quella che ha determinato la condanna all’ergastolo di Giovanni Gandolfo, 49 anni, ritenuto l’esecutore materiale dell’omicidio. Nel processo si sono costituiti parte civile con l’assistenza dell’avvocato Francesco Alfano i figli della vittima,  Ilaria e Calogero e la moglie Maria Letizia I giudici hanno condannato Sciabica anche al pagamento di una provvisionale, di 45 mila euro per ciascuno di loro.

 

 

 

Articolo del 27 Marzo 2012 da agrigentoweb.it
Omicidio Tragna, condannato a 14 anni il pentito Sciabica

Quasi ventidue anni dopo l’omicidio del funzionario di banca Giuseppe Tragna, assassinato il 18 luglio del ‘90, è arrivata la seconda sentenza. La Corte di assise di Agrigento presieduta dal giudice Franco Messina (a latere Alberto Davico) ha inflitto quattordici anni di reclusione al pentito Daniele Sciabica, reo confesso del delitto del bancario assassinato in via Gela, a San Leone, con due colpi di pistola. La pena, ridotta per le attenuanti previste dalla legge per i collaboratori di giustizia, è comunque superiore di due anni rispetto a quella chiesta dal pubblico ministero Emanuele Ravaglioli.

Gli inquirenti fecero luce sull’episodio dieci anni dopo. Sciabica parlò di un movente passionale, sostenendo che Tragna molestava una ragazzina e Cosa Nostra decise l’omicidio. Inquirenti e magistrati non hanno mai creduto a questa pista calunniosa anche perché Sciabica nell’omicidio fece solo da “palo” al commando e non conosceva dettagli e retroscena. Gli inquirenti hanno analizzato a fondo la pista legata all’attività professionale di Tragna. Pare che il bancario, ritenuto un incorruttibile funzionario della Sant’Angelo, avesse scoperto un traffico di denaro illecito da parte di alcuni esponenti di Cosa Nostra.

 

 

 

Foto da: agrigentonotizie.it

Fonte: agrigentonotizie.it
Articolo del 18 luglio 2018
Omicidio Giuseppe Tragna, i familiari: “Fu la mafia, non è un morto di serie B”

Oggi ricorrono i 28 anni dall’esecuzione per mano mafiosa del direttore di banca, una morte a lungo offuscata dalle calunnie e dal tentativo di derubricare il tutto ad una punizione per motivi personali

Un eroe civile e dimenticato. Oggi, ricorrono i 28 anni dalla morte di Giuseppe Tragna, direttore dell’Agenzia 2 della Banca Popolare

Sant’Angelo di Agrigento, freddato il 18 luglio del 1990 in via Gela, a San Leone all’età di 49 anni. Un omicidio di mafia, accerteranno dopo anni i tribunali, connesso all’attività lavorativa dell’uomo, che individuò alcuni assegni trafugati e lo denunciò. Un atto che venne punito con la morte, anche se ancora oggi non esiste piena chiarezza sui mandanti dell’esecuzione. Anzi, per anni la memoria di Tragna è stata offuscata dalle calunnie, che hanno tentato di derubricare la vicenda a questioni di tipo personale. Un ulteriore affronto ad un vero eroe civile che, confermeranno i tribunali, era una “persona integerrima, dedita esclusivamente al compimento dei propri doveri familiari e professionali”.

Ad aver dato battaglia in questi anni sono stati i suoi familiari, la moglie e due figli, che non hanno mai creduto a ipotesi diverse dall’omicidio di mafia e che, ancora oggi, difendono la memoria di un uomo per bene. “Nostro padre, mio marito – dicono – non è un morto di Serie B. Noi non ci rassegneremo mai a questo. La sua memoria viene tenuta viva da tutti coloro che l’hanno conosciuto, che, ancora oggi, ne ricordano la bontà, la disponibilità e la capacità di essere generoso e disponibile con tutti. E allora perché l’opinione pubblica non deve sapere? Continueremo a dare battaglia perché si possa ottenere il riconoscimento di una realtà a lungo negata. Tocca a noi difenderlo, portare avanti questo percorso perché ci sia un riconoscimento del fatto che quello fu un omicidio voluto dalla mafia, così come cristallizzato dalle sentenze”.

Sul luogo dell’uccisione, ancora oggi, nessuna autorità ha mai pensato di collocare una lapide, né, una volta l’anno, posare un fiore.

 

 

 

 

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