18 Novembre 1988 Santa Margherita Belice (AG). Ucciso Giuseppe Montalbano, ex medico condotto,

Foto da camporealelive.com

Giuseppe Montalbano era nato a Contessa Entellina l’8 gennaio del 1925. Lavorava a Camporeale ed era un medico. Fu ucciso il 18 novembre 1988 in prossimità della sua casa di campagna. Era stato colpito alla testa da colpi di arma da fuoco. Nel corso di una perquisizione domiciliare nella sua abitazione veniva trovata un’agenda in cui Montalbano aveva scritto appunti personali la cui lettura evidenziava la sua convinta e precisa avversione alla mafia e a ogni altra forma di sopraffazione. Montalbano era stato ufficiale sanitario di Camporeale, poi aveva scelto di esercitare il ruolo di medico della mutua. Ma non era disponibile ad accettare imbrogli di qualsiasi genere e non nascondeva la sua antipatia per Cosa Nostra.

 

 

 

Articolo del 19 Novembre 1988 da La Repubblica 
PALERMO, ASSASSINATO UN MEDICO S’ERA RIFIUTATO DI CURARE UN BOSS?

PALERMO Stimato e conosciutissimo in paese, Giuseppe Montalbano, 63 anni, ex medico condotto di Camporeale è stato assassinato in un tipico agguato mafioso con numerosi colpi di pistola di grosso calibro e di fucile a lupara che gli hanno spappolato la testa. Il cadavere è stato trovato dal figlio della vittima che preoccupato del mancato rientro a casa del padre era andato a cercarlo in contrada Vallefondo, a quattro chilometri dal paese dove il medico era andato in un podere di sua proprietà. Giuseppe Camporeale era nei pressi della sua casa rurale in una pozza di sangue. La notizia si è sparsa subito in paese destando preoccupazione e perplessità. Il dottor Giuseppe Montalbano non era chiacchierato, non aveva amicizie particolari, e per tanti anni aveva svolto la sua professione a Camporeale ed era stimato dai suoi compaesani. Ma perché allora ha fatto quella morte orribile? E’ un interrogativo al quale i carabinieri stanno tentando di dare una risposta. Una delle prime ipotesi avanzate dagli inquirenti è quella che il medico si sia rifiutato di soccorrere un latitante ferito e che questo abbia provocato una vendetta. Ma è comunque ancora troppo presto per dare una risposta definitiva a questo omicidio che ha sconvolto il paese facendo ritornare alla mente un’ altra plateale esecuzione, quella del sindaco di Camporeale, Pasquale Almerico trucidato agli inizi degli anni Settanta nella piazza principale del paese con due fucilate. – f v

 

 

 

Fonte  camporealelive.com 
Articolo da Il Giornale di Sicilia del 4 Marzo 2011
Una borsa di studio nel ricordo di Giuseppe Montalbano
di Lenadro Salvia

CAMPOREALE. Una borsa di studio nel ricordo di Giuseppe Montalbano. Giunge al terzo anno il premio scolastico alla memoria del medico ucciso dalla mafia il 18 novembre del 1988. “La libertà è il bene più grande che i cieli abbiano mai donato agli uomini”, è il titolo del progetto educativo dell’Istituto comprensivo “Leonardo Sciascia”. L’incontro di presentazione si è tenuto nei giorni scorsi nei locali di via Centro Nuovo alla presenza di Enrico Colajanni, dell’associazione Addiopizzo, e dei figli di Montalbano, Luigi e Valerio. “Gli alunni e i docenti – racconta il dirigente scolastico Carmelo Palma – hanno rivolto agli ospiti un caloroso benvenuto. I nostri allievi stanno mostrando, infatti, un forte interesse per il tema della legalità e per i valori che porta con sé”. A coordinare il lavoro dei ragazzi saranno, tra gli altri, gli insegnanti Enza Salvia, Francesca Tritico e Germano Di Lorenzo. Lo scorso anno la borsa di studio da mille euro andò a Noemi Anselmo. A tutti gli altri partecipanti furono assegnati altri riconoscimenti. La borsa di studio è stata istituita nel 2008 per volontà dei familiari di Giuseppe Montalbano, che quando venne ucciso aveva 63 anni. Era il medico del paese riconosciuto in questi anni come vittima innocente di mafia.

 

 

 

Articolo del 10 Giugno 2011 di camporealelive.com
Intitolazione della biblioteca comunale al Dott. Giuseppe Montalbano

Il 7 giugno scorso presso Palazzo dei Gesuiti di Camporeale si è tenuta la cerimonia di intitolazione della Biblioteca Comunale al Dott. Giuseppe Montalbano, vittima di mafia.
L’intero pomeriggio è stato incentrato sul tema della legalità. L’evento è iniziato con la tavola rotonda “ Libertà è Legalità” che ha visto,dopo i saluti del Sindaco Vincenzo Cacioppo e dell’Assessore alla Cultura Vita Sciortino,  gli interventi dei figli, il dott. Luigi Montalbano e l’Ing. Valerio Montalbano, di Giovanni Avanti (Presidente della Provincia di Palermo), di Felice Favata (Consigliere di Facoltà di Giurisprudenza – Università di Palermo), del dott. Carmelo Carrara (Magistrato), della dott.ssa Marina Petruzzella (Giudice del Tribunale di Palermo) e dell’On. Prof. Sebastiano Missineo (Assessore reg. dei BB. CC. e dell’identità Siciliana).
A termine della tavola rotonda si è svolta la premiazione della terza edizione della borsa di studio Giuseppe Montalbano dal titolo “ La Libertà è il bene più grande che i cieli abbiano mai donato agli uomini”. Il primo premio è stato assegnato a Saladino Bone Antonella che ha realizzato un video sul Valore della Libertà.
Infine l’assemblea si è spostata presso la biblioteca al piano superiore per la scopertura della targa e la solenne benedizione impartita dal parroco del paese don Giuseppe Gradino.
Numerosa e sentita è stata la presenza dei cittadini camporealesi durante tutta la kermesse: un gesto concreto e di grande valore che la famiglia aspettava da tempo.

 

 

 

Articolo  del 31 Maggio 2013 da  lastampa.it
31/05/2013 – al vieusseux
Oggi al Vieusseux s’inaugura il presidio di Libera-Contro le mafie 
di Maurizio Vezzaro

Imperia
Sarà inaugurato oggi dalle 10,30, presso l’aula magna del Liceo Scientifico Vieusseux il presidio dell’associazione antimafia Libera che fa capo a don Luigi Ciotti. Sarà dedicato a Giuseppe Montalbano, il medico della mutua ucciso nel 1988 a Camporeale, in Sicilia.

Il progetto del presidio di Libera sarà presentato dai rappresentanti regionali dell’associazione Matteo Lupi e Stefano Busi, e dagli allievi del liceo Vittorio Belmonte, Chiara Chionna e Giacomo Marotta. Esporranno le iniziative che saranno intraprese il prossimo anno e che coinvolgeranno le scuole.
All’inaugurazione interverranno tre nipoti della vittima, tutti e tre studenti,uno dei quali, Lucia Montalbano, frequenta la 5ª A del Vieusseux. Poi ci sarà Giuseppe, studente di filosofia a Roma e Gabriele, iscritto alla Sorbona a Parigi, alla Facoltà di Storia contemporanea. Interverrà anche un’altra figura importante, imperiese d’adozione, il cui cognome simboleggia la lotta alla mafia: Paola Borsellino, che terrà la relazione conclusiva. Via Skype, inoltre, verrà attivato un collegamento con Gregorio Porcaro, collaboratore di don Puglisi, e con la professoressa Giusy Caldarella, già docente al Vieussex.

Giuseppe Montalbano era nato a Contessa Entellina l’8 gennaio del 1925. Lavorava a Camporeale ed era un medico. Fu ucciso il 18 novembre 1988 in prossimità della sua casa di campagna, in contrada Macellarotto-Vallefondo. Era stato colpito alla testa da colpi di arma da fuoco. Nel corso di una perquisizione domiciliare nella sua abitazione veniva trovata un’agenda in cui Montalbano aveva scritto appunti personali la cui lettura evidenziava la sua convinta e precisa avversione alla mafia e a ogni altra forma di sopraffazione.Montalbano era stato ufficiale sanitario di Camporeale, poi aveva scelto di esercitare il ruolo di medico della mutua. Ma non era disponibile ad accettare imbrogli di qualsiasi genere e non nascondeva la sua antipatia per Cosa Nostra.

 

 

 

Fonte: convittocotugno.edu.it

Classi IV B e IV C Liceo delle Scienze Umane

Classi IV A e IV F Liceo delle Scienze Umane, opzione Economico-Sociale

Giuseppe Montalbano è un medico condotto; una persona qualsiasi, un dottore come tanti altri del suo tempo, con la passione dell’agricoltura e degli animali. Fa visita ai malati recandosi a casa loro, oppure li accoglie nel suo studio.  Cura tutti con attenzione anche quando la medicina consiste solo in un po’ di conforto. Svolge il suo lavoro onestamente in un paese, Camporeale, di persone oneste che nulla hanno a che fare con la mafia.

Un venerdì del mese di novembre del 1988, Giuseppe Montalbano viene assassinato a colpi di lupara nel suo vigneto. Nessuno sa spiegarsi il motivo di un agguato che sembra di stampo mafioso. È Valerio, il figlio di Giuseppe Montalbano, a raccontare questa storia ai ragazzi dell’Aquila che frequentano gli indirizzi Scienze Umane ed Economico-Sociale al liceo Cotugno.

Sono arrivati in Sicilia il 20 aprile con il progetto di alternanza scuola lavoro. Durante i tre giorni dell’itinerario dovranno diventare apprendisti reporter per realizzare un reportage dal titolo “Tra il dovere della memoria e l’impegno sociale antimafia”. A guidare gli studenti in questo viaggio saranno una giornalista, Elisabetta Tonni, e gli accompagnatori della cooperativa sociale Solidaria, Salvatore (Totò) Cernigliaro e Giovanni Abbagnato. I luoghi visitati sono quelli più significativi della Sicilia, quelli dove è nata la mafia e dove è nata anche la contestazione alla mafia.

“Imparare a fare le domande” è il primo accorgimento della giornalista agli studenti che li introduce pian piano ai segreti della professione. “Conoscere il territorio” è il “mantra” degli accompagnatori: sulla base di queste le linee-guida, forti di questo “filo di Arianna” ci si addentra nei luoghi oscuri della “Cosa Nostra”, partendo proprio da Palermo.

La speculazione edilizia non impedisce alla città di mostrarsi con l’abito più bello. Nonostante le temperature più invernali che estive, ad aprile gli alberi sono già in fiore. Colorano e profumano le vie dei quartieri storici, mettendo in risalto le contraddizioni di questa terra. Il quartiere Kalsa è un reticolo di viuzze, con gli stendini per i panni posti sulle strade davanti ai portoni delle palazzine basse. L’architettura orientaleggiante di questo quartiere popolare, dove il degrado avanza inesorabilmente, rivela le sue nobili origini arabo normanne. Qui il sacro si mescola al profano. Qui sono nati e cresciuti boss della malavita. Qui sono nati e cresciuti anche i giudici Falcone e Borsellino. Perdendosi in questo dedalo di strade lastricate si arriva alla vecchia farmacia della famiglia Borsellino ribattezzata “Casa di Paolo”.

Qui aspetta Valerio Montalbano con la storia di suo padre. La prima domanda è per lui: “Si può essere bersaglio voluto dalla mafia, pur essendo una persona integerrima che svolge il proprio lavoro con diligenza e passione?” “Sì –risponde Valerio –si può. Soprattutto se questo serve a dare un segnale forte agli abitanti per far capire, in una logica mafiosa, che “loro”, i mafiosi, sono i più forti”.

Giuseppe, suo padre, era un semplice medico di famiglia. Nel 1958 si era trasferito a Camporeale, un paesino di 3000 abitanti, perché vincitore di un concorso per Ufficiale Sanitario di quel Comune. Due anni prima, nel 1956, il sindaco del Paese era stato ucciso da cinque uomini a cavallo armati di mitra: un piccolo segnale che, allora, nessuno aveva saputo valutare nella giusta dimensione. Così accadrà anche per il medico Montalbano. Il dott. Giuseppe non era solo un medico; era un punto di riferimento per l’intera comunità che ricorreva a lui, in qualsiasi giorno della settimana e in qualsiasi ora del giorno, non solo per essere curata ma anche consigliata e confortata.

Il suo assassinio, all’inizio, stupisce, tanto che il Giornale di Sicilia, il 19 novembre, annuncia la notizia con una modalità insolita, cioè affidando a un punto interrogativo nel titolo le incertezze della vicenda: “Assassinato un medico. Si è rifiutato di curare un boss?”.
Non era quella la pista giusta. Le indagini avviate per individuare i mandanti e il possibile movente non danno risultati positivi, tanto che l’istruttoria si conclude con un proscioglimento a carico di ignoti.

Un contributo determinante alla nuova investigazione giungerà, a molta distanza di tempo. Sarà il boss Giovanni Brusca, arrestato nel maggio 1996 e successivamente divenuto collaboratore di giustizia, a ricostruire dettagliatamente la vicenda: in quegli anni Camporeale era passato sotto il controllo del clan dei corleonesi, capeggiato da Salvatore Riina e Bernardo Brusca (padre di Giovanni) e questi volevano dare un segnale forte per fare capire chi comandava in quel paese.

Lì c’era il medico che dava molto fastidio perché aveva più volte denunciato il geometra dell’ufficio tecnico del comune (referente di Giovanni Brusca) nei suoi tentativi di fare “imbrogli”. E, per questo, doveva essere eliminato. Pertanto, l’omicidio del dott. Montalbano aveva avuto una doppia valenza per “cosa nostra”: da una parte aveva giustiziato uno “spione” e dall’altra aveva riaffermato la sua egemonia su Camporeale, un paese tanto pulito da considerarlo “alla deriva”.

 

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