19 dicembre 1986 Lamezia Terme (CZ). Antonio De Fazio, bambino di 4 anni, viene ucciso con un colpo di pistola mentre si trova in casa.

Antonio De Fazio, un bambino di 4 anni, viene ucciso a Lamezia Terme il 19 dicembre ’86, con un colpo di pistola, mentre si trova in casa. I killer, secondo i parenti del piccolo Antonio, avrebbero fatto fuoco dall’esterno dell’abitazione.

Fonte: archivio.unita.news
Articolo del 11 gennaio 1991 – Vendetta o caso – È la strage degli innocenti

 

 

 

Articolo da L’Unità del 20 dicembre 1986

 

 

Articolo da La Stampa del 20 dicembre 1986

 

 

Fonte:  archiviolastampa.it  
Articolo del 20 dicembre 1986
UN BIMBO DI QUATTRO ANNI UCCISO A LAMEZIA TERME

CATANZARO — Un bambino di quattro anni, Antonio De Fazio, è stato ucciso ieri sera in contrada «Savutano» di Lamezia Terme con un colpo di pistola mentre si trovava nella casa del nonno Antonio De Fazio (omonimo dell’ucciso), di 52 anni, pregiudicato, insieme con alcune persone. Antonio De Fazio è morto mentre veniva trasportato nell’ospedale di Lamezia Terme.

Secondo le prime notizie fornite dai familiari del bambino alla polizia, a sparare sai ebbero state alcune persone dall’esterno dell’abitazione. Oli Inquirenti stanno valutando però l’ipotesi che il colpo che ha ucciso Antonio De Fazio sia stato sparato da una delle persone che era insieme con il bambino. Il padre di Antonio De Fazio, Pasquale, di 28 anni, è, secondo quanto hanno riferito gli inquirenti, un noto pregiudicato ed è attualmente detenuto.

Alcune delle persone che si trovavano nell’abitazione dei De Fazio nel momento In cui e stato ucciso il piccolo Antonio, sono state convocate ne¬ gli uffici del commissariato di polizia di Lamezia Terme nel quale sono trattenute per accertamenti. Si tratta di familiari del bambino.

Secondo quanto si è appreso tutte le persone portate negli uffici di polizia sono state sottoposte alla prova del guanto di paraffina per accertare se qualcuno di loro abbia sparato il colpo mortale per il bambino. La polizia di Stato non esclude che il colpo che ha ucciso il piccolo Antonio sia stato sparato nel corso di una lite scoppiata per motivi ancora de, accertare tra quanti erano nell’appartamento. Nella casa dove è accaduto il fatto si è recato il procuratore della Repubblica del tribunale di Lamezia Terme, Giovanni Fileggi, che ha assunto la direzione delle indagini.

Il piccolo Antonio viveva col nonno poiché la madre del bambino, Graziella Corradini, di 24 anni, è fuggita qualche mese fa da casa. Il padre del piccolo, Pasquale, è stato arrestato qualche mese fa in esecuzione di un ordine di cattura della procura della Repubblica del tribunale di Bolzano per traffico di stupefacenti.

La polizia non è ancora riuscita a stabilire comunque se Antonio De Fazio sia stato ucciso dentro l’abitazione o all’esterno. Esistono infatti sul punto, secondo quanto si è appreso, versioni contrastanti fornite da alcuni familiari del bambino che non consentono al momento l’esatta ricostruzione dell’episodio.

L’abitazione di Antonio De Fazio è fornita di vetri antiproiettile ed è circondata da un muro di cinta alto due metri. La casa si compone di tre piani, ognuno dei quali è occupato da un diverso nucleo familiare, tutti parenti comunque di Antonio De Fazio. Il colpo di pistola che ha ucciso il bambino ha raggiunto il piccolo alle spalle ed è fuoriuscito dall’addome, ledendo gravemente alcuni organi interni.

L’episodio ha destato profonda impressione e riporta alla mente quello analogo di Palermo, al principio di ottobre, quando la mafia uccise un bambino di undici anni.

 

 

 

Fonte: ricerca.repubblica.it
Articolo del 20 dicembre 1986
UN BIMBO DI 4 ANNI UCCISO DA UN COLPO DI PISTOLA

CATANZARO. Un bambino di quattro anni è stato ucciso ieri sera con un colpo di pistola. Antonio De Fazio era a casa del nonno, in contrada Savutano, a Lamezia Terme, insieme ad alcuni parenti. Il proiettile lo ha raggiunto alle spalle e ha leso gravemente gli organi interni: Antonio è morto pochi minuti dopo, mentre veniva trasportato all’ ospedale.

Secondo le prime, discordanti notizie fornite dai familiari del bimbo, a sparare sarebbero state alcune persone dall’esterno dell’abitazione, una casa di tre piani tutta fornita di vetri antiproiettile e circondata da un muro di cinta alto due metri. Ognuno dei tre appartamenti è occupato da un diverso nucleo della famiglia De Fazio.

Il bimbo, figlio di Pasquale De Fazio, 28 anni, pregiudicato ed in carcere da qualche mese accusato di traffico di stupefacenti, viveva col nonno Antonio, 52 anni, anche lui pregiudicato. C’era andato poco tempo fa, quando la madre Graziella Corradini, di ventiquattro anni, era fuggita di casa.

Gli inquirenti stanno cercando di capire se il colpo che ha ucciso il piccolo De Fazio sia partito da uno dei parenti presenti nell’appartamento. Tutti sono stati subito convocati nel commissariato di Lamezia Terme, sottoposti alla prova del guanto di paraffina e trattenuti per accertamenti. Secondo i primi dati la polizia continua a non escludere che il bambino sia stato colpito nel corso di una lite scoppiata in casa.

Nell’appartamento si è subito recato il procuratore della Repubblica del tribunale di Lamezia Terme, Giovanni Pileggi, che ha assunto la direzione delle indagini. Dopo una prima ricognizione, ascoltate le testimonianze dei parenti del piccolo Antonio, ancora la polizia non è riuscita a sapere con precisione se il bimbo sia stato ucciso dentro l’abitazione o fuori, in strada.

 

 

 

Fonte:  ricerca.repubblica.it
Articolo del 21 dicembre 1986
‘QUEL BIMBO L’HA UCCISO LUI CON LA SUA 357 MAGNUM’
di Pantaleone Sergi

LAMEZIA TERME. È stato ucciso con un’arma terribile il piccolo Antonio, di quattro anni e mezzo. Con una Magnum 357. Un’arma micidiale, con un fortissimo potere d’impatto. Un’arma che quando raggiunge il bersaglio, lo lancia ad almeno tre metri di distanza. Colpito all’addome, una ferita devastante, Antonio De Fazio, capelli corti e occhi castani, un bel bambino cresciuto senza madre e senza padre perché la prima è scomparsa e il secondo è in carcere a Bolzano per una storia di droga, giace ora sul freddo marmo della sala mortuaria dell’ ospedale di Lamezia Terme.

La morte del bambino è un giallo: in un primo momento si era pensato ad una vendetta trasversale, (almeno così avevano tentato di far credere i familiari), che un killer aveva portato a termine nella casa-bunker della famiglia alla periferia di Lamezia. Poi, invece, si è tentato di accreditare la tesi che il bambino si era ucciso da solo, maneggiando la pistola che una zio aveva lasciato momentaneamente incustodita. Infine, dopo tanti tentativi di depistaggio e l’effettuazione dell’autopsia da parte del dottor Spartaco Tripodi, gli inquirenti hanno ordinato l’arresto di Giuseppe Rizzardi, ventiquattro anni, marito di Maria De Fazio, zia paterna di Antonio. Il perito medico ha detto ai giudici che il bambino è morto per un colpo sparato da distanza ravvicinata che raggiungendolo all’addome è fuoriuscito dalla schiena e, si è conficcato facendo un grosso buco sulla parete della cucina di casa De Fazio.

Giuseppe Rizzardi, e per questo l’accusa parla di omicidio colposo, avrebbe ucciso il piccolo Antonio mentre puliva la pistola.È questa la verità, oppure, come sospettavano gli investigatori, il bambino sarebbe stato ucciso per errore durante una lite? È un interrogativo drammatico che solo nei prossimi giorni potrà forse essere chiarito. Per ora i magistrati inquirenti, il procuratore della Repubblica Giovanni Pileggi e il suo sostituto Vincenzo Calderazzo, hanno fatto effettuare l’esame del guanto di paraffina su Giuseppe Rizzardi, un giovane che solo da pochi anni si è trasferito da Gioia Tauro, sua città natale, a Lamezia Terme.

La storia del piccolo Antonio è una storia di tristezza infinita. Nato da una relazione tra Pasquale De Fazio e Teresa Corradini, una torinese che lo ha lasciato subito dopo la nascita e non si è fatta pù vedere, Antonio è stato allevato dai nonni e da una zia, dopo che il padre è finito in galera a Bolzano per un traffico di droga. Chi lo conosceva parla di un bambino vispo e intelligente che spesso però appariva taciturno, eccessivamente riservato per la sua età. Antonio viveva quindi a casa del nonno, che si chiama Antonio anche lui, un pezzo da novanta dicono al commissariato di polizia, tanto che in contrada Savutano di Sambiase, si era costruito una palazzina circondata da alte mura, con porte e vetri blindati.

In passato, infatti, proprio in contrada Savutano Pasquale De Fazio, padre del bambino, era scampato a ben due attentati a colpi di arma da fuoco, mentre il nonno Antonio si era salvato dai colpi di un killer, in un altro attentato, perché i proiettili erano stati bloccati dai vetri blindati. Perciò, venerdì pomeriggio, quando il bambino morente era stato portato in ospedale, non era sembrato poi tanto strano agli inquirenti il racconto dei familiari: e cioè che il piccolo era stato colpito da un killer mentre si trovava, verso le 17, nel giardino di casa. In pratica, secondo la prima versione dei fatti il povero Antonio era stato ucciso perché si voleva così punire il padre o qualcun altro dei familiari. Ma non tutto quadrava, dice il sovrintendente Aversa, memoria storica degli avvenimenti delittuosi nella zona.

Come poteva l’omicida, si sono chiesti in commissariato, colpire con estrema precisione quando la casa dei De Fazio è circondata da mura alte almeno due metri? Così la polizia ha deciso di interrogare tutti i parenti del piccolo ucciso. Ma tutti subito dopo sono stati rilasciati. Poi una ispezione della polizia in casa De Fazio, in nottata, ha permesso di chiarire forse definitivamente quanto accaduto. In cucina, dove i mobili erano stati spostati per mascherare l’accaduto, i poliziotti hanno trovato i frammenti del proiettile, poi hanno notato il grosso buco fatto su una parete, quindi hanno trovato la Magnum 357 con la matricola abrasa. Le contraddizioni nei racconti dei familiari del piccolo Antonio, hanno permesso infine di effettuare la ricostruzione che ha consentito ai magistrati di emettere l’ordine di cattura.

Il piccolo Antonio è stato ucciso con un’arma da killer. Lo zio ha raccontato che lui non c’era quando il bambino ha preso la pistola lasciata da lui incustodita. Ma Antonio non avrebbe potuto usare l’arma da solo. Qualcun altro la teneva in mano e ha premuto il grilletto. Se per errore o meno saranno i giudici a stabilirlo. I sanitari dell’ospedale di Lamezia per salvare il bambino non hanno potuto far nulla. È arrivato gravissimo, con una vistosa ferita alla pancia. Ed è morto poco dopo, senza dire una parola.