2 Novembre 1946 Belmonte Mezzagno (PA). Uccisi i fratelli Giovanni, Vincenzo e Giuseppe Santangelo. Contadini che facevano parte di una Cooperativa in attesa dell’assegnazione di un feudo.

2 Novembre 1946, Belmonte Mezzagno (Palermo),  trucidati con un colpo alla nuca i fratelli Giovanni, Vincenzo e Giuseppe Santangelo, contadini. Il triplice omicidio è compiuto, su mandato degli agrari, da tredici banditi, a scopo intimidatorio e, di fatto, pone fine alle rivendicazioni contadine nella zona.

Fonte: sites.google.com

 

 

Giovanni Santangelo insieme ai fratelli Vincenzo e Giuseppe furono trucidati con un colpo alla nuca il 2 novembre 1946 in località Belmonte Mazzagno (PA). Erano contadini e facevano parte di una Cooperativa in attesa dell’assegnazione di un feudo. Il triplice omicidio fu compiuto, su mandato degli agrari, da tredici banditi a scopo intimidatorio per porre fine alle rivendicazioni contadine nella zona.
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Fonte: mnemonia.altervista.org
Storia del movimento antimafia
lo sbarco alleato

La fine della guerra è segnata dallo sbarco in Sicilia delle truppe alleate (10 luglio 1943). La mafia ricopre subito un ruolo importante per quanto riguarda il controllo dell’isola. Il capitano Scotten, vice console a Palermo, in un Memorandum parla delle possibili direzioni da prendere davanti allo scenario del potere mafioso degli anni ’40: colpire direttamente e prontamente la mafia (con l’arresto simultaneo di centinaia di capimafia), stabilire una tregua con il potere mafioso, guadagnandone la fiducia, o abbandonare l’isola al governo della mafia, ritirandosi in poche basi strategiche. La via seguita dagli alleati, come sottolinea Santino, sarà “una strada a metà tra la seconda e la terza ipotesi, cioè tra accordo e abbandono, nella convinzione che la mafia poteva avere un ruolo insostituibile nel controllo sociale dell’isola”.

la ripresa del movimento contadino

Durante gli anni 40 la protesta dei contadini si articola in due direzioni: una, quella del banditismo, nasce come forma di ribellione armata contro la miseria, ma viene presto strumentalizzata da agrari e mafiosi (emblematico sarà il caso della banda di Giuliano), l’altra è invece la strada della lotta organizzata e dell’impegno politico. Il movimento contadino risente però dei problemi di sempre: la mancanza di mezzi, l’eterogeneità della composizione sociale e degli obiettivi, e viene colpito da attentati di mano mafiosa, come quello di Villalba (16 settembre 1944 – 14 feriti da una bomba a mano lanciata dal sindaco democristiano Beniamino Farina durante un comizio del dirigente comunista Li Causi) e la strage di Palermo (19 ottobre 1944 – i soldati sparano sulla folla durante una manifestazione, 30 morti).

i decreti Gullo

I decreti Gullo (dal nome del ministro dell’Agricoltura comunista che li emanò – ottobre 1944) comprendono la concessione delle terre incolte alle cooperative di contadini (integrazione dei decreti Falcioni-Visocchi) e la modifica dei patti di mezzadria, ma non prevedono misure quali la proibizione della figura del gabelloto e del subaffitto. Con il raccolto dell’estate del 1945 iniziano gli scontri per la ripartizione del prodotto, per l’attuazione dei decreti Gullo (cui nel 1947 si aggiunge l’imponibile di manodopera) e per la concessione di terre incolte e malcoltivate: nasce un nuovo movimento di occupazione dei feudi.
Intanto le forze più reazionarie dai movimenti separatisti e sicilianisti e dai gruppi nazional-fascisti convergono verso la DC siciliana, che difende gli interessi dei grandi proprietari terrieri. Il PCI in Sicilia, guidato da Girolamo Li Causi, prende il posto del Partito Socialista, i cui interessi sono concentrati più sul proletariato industriale che sui braccianti contadini (la maggioranza, in Sicilia). Continua la violenza mirata a distruggere il movimento contadino:

– 11 settembre 1945 – Ficarazzi (PA), viene ucciso Agostino D’Alessandro, segretario della camera del lavoro che si era battuto contro il controllo mafioso dell’irrigazione degli agrumeti
– 5 agosto 1946 – Caccamo (PA), scontro per l’ammasso del grano, tra contadini, carabinieri e agenti di Pubblica Sicurezza, 24 morti (4 carabinieri e 20 dimostranti)
– 2 novembre 1946 – Belmonte Mezzagno (PA), tredici banditi uccidono i contadini Giovanni, Vincenzo e Giuseppe Santangelo, sparando alla nuca. I contadini erano iscritti alla Federterra e facevano parte di una cooperativa per l’assegnazione di un feudo

Intanto continua anche l’azione delle bande: si parla di centinaia di carabinieri e soldati caduti nella lotta al banditismo.

Portella della Ginestra

Alle elezioni regionali del 20 aprile 1947 si capovolge la situazione delle elezioni per la Costituente: se prima aveva vinto la DC, adesso il Blocco del popolo (socialisti, comunisti e indipendenti), vince con il 29,13% dei voti. Il primo maggio dello stesso anno i banditi di Salvatore Giuliano sparano sui contadini riuniti a Portella della Ginestra (12 morti, tra cui donne e bambini, e più di 30 feriti): “è il culmine della violenza agraria e mafiosa” (Santino 2000). Sulle prime vengono arrestati capimafia come Giuseppe Troia, Salvatore Romano, Elia Marino, Pietro Gricoli. Ma il 22 giugno la versione ufficiale dei fatti cambia: viene accusato il bandito Salvatore Giuliano, considerato unico responsabile, i capimafia vengono rilasciati. Giuliano verrà ucciso dal cognato Gaspare Pisciotta, quest’ultimo morirà in carcere per avvelenamento in circostanze misteriose.

la lotta per la riforma agraria

La rotta si inverte nuovamente con le elezioni della primavera 1948: la DC stavince, le sinistre sono all’opposizione. Il governo regionale Dc viene guidato da Alessi, si intensificano le occupazioni, soprattutto nelle province di Agrigento, Caltanissetta, Enna, Palermo. La repressione è durissima, la Celere (polizia creata da Scelba) non esita a servirsi delle armi per fare sgomberare i contadini. Figure centrali della lotta sono Epifanio Li Puma, sindacalista socialista di Petralia Soprana, ucciso il 2 marzo 1948, Placido Rizzotto, segretario della camera del lavoro di Corleone, ucciso il 10 marzo dello stesso anno, Salvatore Carnevale, il giovane Pio La Torre, dirigente del PCI. Carnevale sarà ucciso a Sciara (PA) il 16 maggio del 1955, dopo essersi scontrato con i mafiosi del feudo della principessa Notarbartolo.
Nel corso del 1950 viene approvata la riforma agraria: prevedeva l’eliminazione del latifondo tramite l’espropriazione (su indennizzo) di circa 700 000 ettari nel Mezzogiorno, per la creazione di una piccola proprietà contadina, senza nessuna concessione alle cooperative. Ne deriva un eccessivo frazionamento che determina il fallimento della riforma. Analogamente a quanto era accaduto dopo la sconfitta dei Fasci, anche questa volta la risposta primaria è l’emigrazione, questa volta verso l’Italia Settentrionale.
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Fonte:  palermotoday.it
Articolo del 31 ottobre 2019
Comune e Cgil dedicano una strada ai fratelli Santangelo, sindacalisti uccisi dalla mafia nel 1946
Originari di Belmonte Mezzagno, vennero trucidati da una banda armata composta da 13 persone, mentre si trovavano in campagna per la semina. Presente alla cerimonia il vicesindaco Fabio Giambrone.Intitolata oggi dal Comune e dalla Cgil una strada ai tre fratelli Giovanni, Giuseppe e Vincenzo Santangelo, sindacalisti vittime di mafia. L’ex Largo del Fringuello da oggi si chiama Largo fratelli Santangelo, in ricordo dei tre contadini di Belmonte Mezzagno trucidati il 31 ottobre del 1946 da una banda armata composta da 13 persone, mentre si trovavano in campagna per la semina.Erano in tutto otto i fratelli Santangelo, quattro maschi e quattro femmine. Giovanni, il maggiore, di 41 anni, aveva 9 figli: l’ultima nacque 20 giorni dopo la sua morte. Giuseppe, di 25 anni, era stato 8 anni in guerra. Da due mesi era tornato dal fronte ferito a un orecchio, per morire sui monti tra Belmonte e Misilmeri. Era l’unico non sposato. Anche Salvatore, di 34 anni, era tornato sei mesi prima dalla guerra.

Alla cerimonia, insieme al vicesindaco Fabio Giambrone, al segretario generale della Cgil Palermo Enzo Campo, al sindaco di Belmonte Mezzagno, Salvatore Pizzo, era presente una folta rappresentanza di familiari, fratelli, figli, nipoti dei tre contadini uccisi 73 anni fa.

“Stiamo raccontando l’epopea del movimento sindacale palermitano, fatto di contadini, braccianti, operai, dirigenti sindacali e di partito, segretari delle Camere del lavoro – ha dichiarato Enzo Campo – I fratelli Santangelo erano tre contadini che, con una cooperativa del loro paese, si stavano organizzando per avere in concessione le terre. C’era uno scontro furibondo in quegli anni tra gli agrari, detentori del potere e della ricchezza, e i contadini che rivendicavano le terre, il lavoro, la democrazia, la giustizia, condizioni di vita migliori. I contadini chiedevano di applicare i decreti Gullo per la corretta divisione delle terre e in molte province gli agrari utilizzavano le bande armate per fermarli. I fratelli Santangelo vengono trucidati da un plotone di esecuzione, una banda di 13 elementi che fucilò i tre fratelli per il solo fatto che si erano organizzati per rivendicare i diritti che una legge assegnava loro”.

“Dopo 73 anni – aggiunge Campo – chiediamo scusa alla famiglia e oggi ricomponiamo la famiglia della Cgil per riconoscere il valore di questo movimento che ha combattuto contro gli agrari e i mafiosi. C’è voluto il sacrificio e il coraggio di persone come i fratelli Santangelo affinché questa Sicilia cominciasse a cambiare. Per quello che hanno fatto, sono stati partigiani della libertà nella nostra terra, la migliore gioventù d’Italia che ha contribuito a scrivere la nostra Costituzione. E oggi siamo qui come portatori del cambiamento assieme all’amministrazione comunale”.

A nome della famiglia, Mariella Santangelo, nipote di Vincenzo, ha letto una lettera per ringraziare le autorità e la Cgil di avere dato, attraverso la dedica della strada, “ulteriormente onore e dignità ai nostri cari familiari defunti. In questi 73 lunghi anni, anche per quelli di noi che non li hanno conosciuti, li abbiamo portati sempre nei nostri cuori e nei nostri pensieri. Per noi è un dolore che non passerà mai” Presenti anche Pietro, di 76 anni e Maddalena, di 79 anni, entrambi figli di Giovanni. “Uccisero tre persone innocenti. Io avevo 3 anni – racconta Pietro Santangelo – I miei fratelli Andrea e Salvatore erano con papà nel campo. La banda li fece allontanare. Mentre scendevano questi uomini col fucile, mio fratello Andrea si allarmò. Ma mio padre disse loro di stare tranquilli, pensava fossero dei cacciatori. Oggi Andrea, che ha 89 anni, non si è sentito di venire”.

Il sindaco di Belmonte Mezzagno, Salvatore Pizzo, sull’esempio delle Vie dei diritti di Palermo, ha preso l’impegno a intitolare nel suo paese una strada o una piazza ai fratelli Santangelo.”Sono stati tre uomini coraggiosi – ha detto – Anch’io sono figlio di un caduto sul lavoro e posso comprendere il vostro dolore. Il seme da loro piantato ha dato i suoi frutti, hanno tenuto alto l’onore di una comunità. Non sono morti invano e vi dico grazie a nome di tutto il paese di Belmonte”. All’intitolazione della strada era presente anche don Lillo D’Ugo, il parroco di Belmonte Mezzagno.

 

 

Leggere anche:
mafie.blogautore.repubblica.it
Articolo del 17 ottobre 2020
I fratelli Santangelo e la mafia “agraria”
di Valentina Nicole Savino
con la collaborazione di Dino Paternostro

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