20 Aprile 1996 Alessandria della Rocca (AG). Giovanni Carbone, manovale di 28 anni, ucciso perché aveva assistito ad un omicidio.

Si ringrazia per la foto Giovanni Perna di Dedicato Alle Vittime Delle Mafie

Giovanni Carbone, morto perché ha visto in faccia i killer che hanno freddato con dei colpi di pistola al petto e al collo Emanuele Sadita.
Giovanni Carbone, 28 anni, un passato da agricoltore del centro Alessandrino e poi impegnato come muratore nel campo dell’edilizia negli ultimi anni, non ad Alessandria della Rocca, ma a Parma. Al nord il giovane muratore si era trasferito alla ricerca di lavoro. Dalle parti di Alessandria della Rocca se ne trova poco o si resta nei campi a coltivare la terra; l’unica alternativa è al nord alla ricerca di miglior soldo.
E Giovanni Carbone era un bravo giovane, una persona pulita. Aveva intenzione di trascorrere qualche giorno con i genitori, poi sarebbe dovuto tornare a Parma a continuare il suo lavoro di muratore.
In contrada Cabibbi il giovane Giovanni Carbone, che ha la propria abitazione di Alessandria ad una cinquantina di metri, in linea d’aria, da quella in cui abita la famiglia di Emanuele Sadita, si sarebbe trovato per caso. A quel punto sono entrati in azione i killer e per il giovane muratore non c’è stato niente da fare. Che il giovane sia stato ucciso perché aveva visto troppo lo testimonia anche il fatto che, a differenza dell’auto di Sadita che era posteggiata in un piccolo spazio a ridosso della stradina polverosa in contrada Cabibbi, quella del Carbone è stata ritrovata con il quadro ancora acceso. (Articolo tratto da “La voce dei giovani”)

 

 

Articolo tratto da “La voce dei giovani”

La voce dei Giovani il Primo Giornalino scritto dai soci della pgreco Events.

Il giornalino è consultabile direttamente online su questo sito (www.lisciannira.tk), il nuovo portale degli Alessandrini.

“Giovanni, vittima innocente, lavorava a Parma: era tornato per fare la Pasqua in famiglia”

Morto perché ha visto in faccia i killer che hanno freddato con dei colpi di pistola al petto e al collo Emanuele Sadita. Giovanni Carbone, 28 anni,un passato da agricoltore del centro Alessandrino e poi impegnato come muratore nel campo dell’edilizia negli ultimi anni, non ad Alessandria della Rocca, ma a Parma. Al nord il giovane muratore si era trasferito alla ricerca di lavoro. Dalle parti di Alessandria della Rocca se ne trova poco o si resta nei campi a coltivare la terra; l’unica alternativa è al nord alla ricerca di miglior soldo. E Giovanni Carbone era un bravo giovane, una persona pulita. Aveva intenzione di trascorrere qualche giorno con i genitori, poi sarebbe dovuto tornare a Parma a continuare il suo lavoro di muratore. In contrada Cabibbi il giovane Giovanni Carbone, che ha la propria abitazione di Alessandria ad una cinquantina di metri, in linea d’aria, da quella in cui abita la famiglia di Emanuele Sadita, si sarebbe trovato per caso. A quel punto sono entrati in azione i killer e per il giovane muratore non c’è stato niente da fare. Che il giovane sia stato ucciso perché aveva visto troppo lo testimonia anche il fatto che, a differenza dell’auto di Sadita che era posteggiata in un piccolo spazio a ridosso della stradina polverosa in contrada Cabibbi, quella del Carbone è stata ritrovata con il quadro ancora acceso.

 

 

 

Fonte:  cianciana.info
Articolo del 31 luglio 2012
La ‘mattanza’ nella Bassa Quisquina, 20 anni di faida mafiosa.

31-07-2012: Parte dall’omicidio di Pietro Chillura, compiuto da ignoti ad Alessandria della Rocca il 7 agosto 2005, ma va oltre l’inchiesta “Alisciannira”, tuttora in corso, sviluppata dai carabinieri del Reparto operativo di Agrigento e dalla Dda di Palermo.

Il delitto Chillura, sottolineano gli inquirenti nell’ordinanza di custodia cautelare che avrebbe decapitato la consorteria mafiosa di Alessandria della Rocca, interruppe un “periodo di apparente tranquillità nel territorio della cosiddetta Bassa Quisquina, cioè quei comuni di Cianciana, Alessandria della Rocca, Bivona e Santo Stefano di Quisquina, che fra il 1978 e il 1997 aveva registrato una lunga serie di omicidi”.

Ci si riferisce, nello specifico, all’omicidio di Pietro Longo, compiuto il 26 novembre del 1978; all’omicidio di Calogero Cinà, a Bivona, il 6 luglio del 1981; all’uccisione di Tommaso Coniglio, a Cianciana, il 6 luglio del 1981. Sempre a Cianciana, il 7 aprile del 1982 fu ucciso Vincenzo Montalbano; nello stesso anno, ad Alessandria della Rocca, scomparso di “lupara bianca” Pietro Sicardi.

Nel 1986 commessi due omicidi a Cianciana: il 12 febbraio ucciso Paolo Francesco Picarella, l’11 ottobre Paolo Calandrino. Il primo agosto del 1993 ad Alessandria della Rocca assassinato Giuseppe Patrinostro; pochi giorni dopo a Cianciana, il 22 agosto del 1993, fu ammazzato Diego Passafiume.

Il 21 marzo del 1994 a Bivona cadde sotto i colpi di lupara Ignazio Panepinto; qualche mese dopo ad Alessandria è la volta di Antonio Vincenzo Di Girgenti, era il 13 settembre del 1994.

Qualche giorno dopo duplice omicidio nella “città delle pesche”, uccisi il 19 settembre ’94 Calogero Panepinto e Francesco Maniscalco. Un altro duplice omicidio il 20 aprile del 1995 ad Alessandria, dove caddero Emanuele Sedita e Giovanni Carbone. Sempre ad Alessandria furono uccisi Angelo Mario Piazza il 30 ottobre 1997, e Antonino Russa il 24 ottobre 1998.

Le indagini all’epoca sviluppate su questi omicidi, non tutti risolti, rivelarono collegamenti tra di loro. Alcuni, quelli degli ’90, sarebbero riconducibili a contrasti insorti per la spartizione di grossi investimenti per la realizzazione e la gestione delle acque della diga Castello.

Tra le persone denunciate all’epoca anche alcuni degli indagati nell’inchiesta “Alisciannira”.

 

 

 

 

 

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