20 Dicembre 1987 Torre del Greco (NA). Muore Aniello Giordano, sottufficiale della polizia in pensione, ferito il 17 da due estorsori mentre era a fare acquisti in un mobilificio.

Foto dalla famiglia

Aniello Giordano, sottoufficiale della polizia in pensione, il 17 dicembre 1987 si trova coinvolto in una sparatoria di Camorra all’interno del mobilificio “2P” di Torre del Greco. Aniello si trovava lì per acquistare un salotto per il figlio, sposatosi da poco, quando due uomini armati fanno irruzione nel locale. Un terzo rimane all’esterno di vedetta. Pochi attimi e i malviventi aprono il fuoco. L’obiettivo dell’agguato sarebbe dovuto essere il titolare del mobilificio, Pasquale Polese, 33 anni, bersaglio dei clan per la sua scelta di non pagare il pizzo. Il titolare, il cognato di questi, Ciro Izzo, di 36 anni, un dipendente, il 48enne Giuseppe Russo, rimarranno feriti dalle pallottole esplose. Aniello Giordano, ferito più seriamente, muore qualche giorno dopo il ricovero presso l’ospedale “Maresca”.
Aniello Giordano è stata riconosciuta vittima innocente di criminalità organizzata dal Ministero dell’Interno.
Fonte: fondazionepolis.regione.campania.it

 

 

Articolo da La Stampa del 21 Dicembre 1987
Morto a Napoli il poliziotto in pensione ferito dai banditi.

NAPOLI. E’ morto all’ospedale “Maresca” dove era stato ricoverato, Aniello Giordano, di 63 anni, sottufficiale della polizia in pensione, ferito gravemente il 17 dicembre scorso a colpi di arma da fuoco da due persone che avevano fatto Irruzione nel mobilificio «2P», a Torre del Greco. Nella circostanza, rimasero ferite altre tre persone, una delle quali gravemente. Giordano era stato colpito al torace, ai fianchi e ai glutei. L’uomo si trovava nel mobilificio per acquistare un salotto per il figlio Michele, da poco sposatosi. All’improvviso, nel locale fecero irruzione due giovani armati e a volto scoperto. Un terzo rimase all’esterno, di copertura. Oltre a Giordano, furono colpiti il titolare del mobilificio, Pasquale Polese, di 33 anni; suo cognato, Ciro Izzo, di 36 anni; e un dipendente, Giuseppe Russo, di 48 anni. I sicari dopo aver sparato all’impazzata, fuggirono probabilmente a bordo di un’autovettura guidata da un complice. Secondo gli investigatori, l’irruzione sarebbe stata fatta per punire il titolare del mobilificio il quale si sarebbe rifiutato di pagare «tangenti». Sull’episodio sono ancora in corso indagini.

 

 

Fonte: memoriaeimpegno.it
Aniello Giordano
l’uomo, il padre, il poliziotto

Era  un  poliziotto  senza  divisa,  l’aveva  indossata  solo  all’inizio  della  sua carriera,  ma  con  il  passare  degli  anni  cominciò  a  vestire  esclusivamente  i panni di agente di polizia giudiziaria, sempre in abiti borghesi, impegnato in   piccole   e   grandi   indagini,   prezioso   collaboratore   di   magistrati   e  funzionari di pubblica sicurezza.

Aniello  Giordano,  classe  1924,  nato  a  Sarno  (Salerno),  si  era  arruolato  nel Corpo  delle  guardie  di  pubblica  sicurezza  nel  dicembre  1948,  l’anno dell’entrata  in  vigore  della  Costituzione  repubblicana.  L’Italia  cercava  di rinascere dalle macerie della guerra, tanti giovani del sud vedevano nella divisa  la  possibilità  di  trovare  un  lavoro  e  Aniello  Giordano,  terzo  di  sette figli, in tasca un diploma di avviamento professionale, sale su un treno per raggiungere Roma, caserma Castro Pretorio, corso per guardie di Pubblica Sicurezza.

Giovane vivace, determinato, deve abituarsi subito alla disciplina militare e dopo il corso comincia ad attraversare l’Italia raggiungendo le destinazioni che gli vengono assegnate: dalla Sicilia (contingente che dava la caccia al bandito Salvatore Giuliano) alla polizia di frontiera di Bardonecchia (Torino) e Ventimiglia (Imperia).

Si fidanza con  una  ragazza  di  Siano  (Salerno), Elisabetta  Leo,  e  la  sposa  nel  1955.  Poco dopo, arriva il trasferimento al commissariato di Pubblica Sicurezza di Torre del Greco.

E qui per le sue attitudini comincia la carriera di agente in borghese. Viene assegnato alla squadra di polizia giudiziaria diventando un profondo conoscitore della realtà delinquenziale di Torre del Greco. quindi la promozione ad appuntato delle guardie di pubblica sicurezza.

Racconta l’ispettore superiore della Polizia di Stato Bernardo Acanfora, che fu suo superiore dal finire degli anni Settanta: “Al di là di un innato intuito investigativo, era la memoria storica di Torre del Greco, conosceva ogni angolo del territorio, personaggi, pregiudicati, legami, connivenze e soprattutto i soprannomi: a volte quando una indagine sembrava arenata su un nomignolo sconosciuto, Aniello Giordano riusciva a costruire una identità intorno a piccoli, scarni indizi disponibili”

Il miglior riconoscimento della sua professionalità glielo attribuisce il Pretore dirigente di Torre del Greco, dottor Petraccone (una carriera brillante conclusa in Cassazione) in una nota inviata al Procuratore di Napoli per dare parere favorevole alla proposta di promozione di Aniello Giordano al grado superiore. La nota è la più limpida e circostanziata attestazione delle competenze e delle doti umane dell’appuntato Giordano.

Può accettare e passare al ruolo di sottufficiale, ma Aniello Giordano decide di rinunciare alla promozione per la preoccupazione di poter essere destinato a una nuova sede lontana dalla città nella quale vivono e studiano i tre figli. La sua carriera di poliziotto si conclude nel 1983 con il pensionamento. Quindi una vita tranquilla con la moglie, casalinga, e i figli: il primo, Michele, che si avvia alla carriera giornalistica dopo la laurea, Antonio che ha da poco conquistato la Maturità d’Arte Applicata con il massimo dei voti, Lucia che studia per diventare Ragioniera.

Il 17 dicembre 1987 Aniello Giordano è nel Mobilificio “P” di Torre del Greco, deve acquistare un salotto per il figlio Michele sposatosi da poche settimane. Nel mobilificio fanno irruzione due giovani armati che sparano all’impazzata, colpendo Giordano, il titolare Pasquale Polese e altre due persone: il cognato di Polese e un altro suo parente. Aniello Giordano è il più grave: viene operato ma muore tre giorni dopo nell’ospedale di Torre del Greco per le ferite all’addome e agli organi interni. Gli altri tre si salvano.

Il raid, scrivono gli investigatori (squadra mobile e commissariato di PS) è di chiara matrice camorristica: si accerta subito che i killer hanno sparato perché il proprietario si era rifiutato di pagare una tangente.

In quegli anni le cosche presenti a Torre del Greco sono i clan Galliano e Gargiulo e il raid è una criminale reazione per terrorizzare i commercianti e convincerli a pagare il pizzo. Nonostante il preciso quadro investigativo sull’origine camorristica dell’omicidio e del triplice tentato omicidio, gli autori rimangono sconosciuti.

La moglie Elisabetta con grande forza d’animo aiuta a poco a poco i figli a superare il dolore e la disperazione, la famiglia continua a coltivare i principi della giustizia, nel ricordo di Aniello Giordano, vittima innocente della criminalità organizzata. Un ricordo che accompagna la vita di moglie, figli, nipoti e parenti, con la speranza che un giorno le mafie saranno cancellate per sempre.

 

 

 

 

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