20 Luglio 1996 San Giorgio a Cremano (NA). Ucciso Davide Sannino, 19 anni, il giorno del suo diploma, per uno sguardo.

Foto da: dallascuola.direscuola.it

Davide Sannino non ha avuto paura di guardare dritto negli occhi chi, con la violenza, gli ha portato via lo scooter. Il 19 luglio 1996 a Massa di Somma, in provincia di Napoli, Giorgio Reggio intima con la pistola a Davide di cedere il proprio scooter. Davide rimane calmo, consegna le chiavi al delinquente ed ha il coraggio di guardarlo negli occhi.
Davide e gli amici erano andati a festeggiare in pizzeria il diploma di odontotecnico appena conseguito. La settimana prima il ragazzo si era anche diplomato maestro di solfeggio e, superati i quiz, era stato chiamato alla visita medica per entrare nell’Arma dei Carabinieri.
Davide è stato ucciso soltanto perché ha osato guardare con senso di sfida il rapinatore. Lo ha confessato proprio l’assassino, il ventitreenne Giorgio Reggio: “Mi ha chiesto che diritto avevamo di comportarci così e in quel suo sguardo fiero, di un uomo che in quel momento non aveva paura di me nonostante fossi armato, mi ha fatto perdere la testa, così ho sparato.”
Giorgio Reggio viene condannato a 30 anni di reclusione per l’omicidio del giovane Davide Sannino.
Nel 2006 un parco giochi è stato dedicato alla memoria di Davide nella zona ex-Insud di San Giorgio a Cremano.
L’istituto professionale per l’Industria e l’Artigianato di Ponticelli è intitolato a Davide Sannino.
Nel mese di settembre 2015, nel cortile dell’Istituto Professionale Industriale e Artigianato Davide Sannino di Ponticelli, l’evento “Tutti a scuola” va in onda in diretta su Rai 1, condotto da Fabrizio Frizzi. Un’occasione nata per celebrare l’avvio dell’anno scolastico 2015-2016, anche attraverso il discorso, consueto augurio di buon anno scolastico, da parte del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Stefania Giannini. Dopo nove edizioni consecutive officiate dal cortile del Palazzo del Quirinale in Roma, si è scelto di voler allestire questo importante avvenimento in una scuola di periferia dedicata ad una vittima innocente di criminalità.
Nel corso del programma è stata raccontata ed interpretata dai ragazzi dell’Istituto ospitante anche la tragica storia del giovane Davide Sannino. Numerose sono state le scuole, le accademie partecipanti all’evento, alcune delle quali vi hanno preso parte esibendosi anche in momenti musicali.
Fonte: fondazionepolis.regione.campania.it

 

 

 

 

Articolo del Corriere della Sera del 21 Luglio 1996
Colpo alla tempia per il motorino
di Bufi Fulvio
Il rapinatore infastidito dal suo sguardo gli spara: è in coma. ” Devono trovare gli assassini e arrestarli”.
Napoli, il ragazzo aveva festeggiato in pizzeria con gli amici l’esame da odontotecnico. L’aggressore temeva di essere stato riconosciuto.

MASSA DI SOMMA (Napoli) . Pensava che se ne sarebbero andati. Che si sarebbero presi il motorino e la Vespa e sarebbero spariti. Con i pochi spiccioli e gli orologi che li avevano costretti a consegnare. Davide pensava che adesso potevano essere contenti quei quattro delinquenti che si erano avvicinati a lui e a tre suoi amici e li avevano minacciati con la pistola e pure picchiati. Lui li aveva visti bene, era riuscito a non abbassare lo sguardo. Anzi, a tenerlo puntato proprio negli occhi di quello armato. Non aveva detto una parola: guardava. Guardava soltanto. E forse per questo l’altro ha avuto paura. Avrà temuto di essere stato riconosciuto, si è sentito minacciato dagli occhi fissi di quel ragazzo come lui, che però improvvisamente era diventato un nemico. Da odiare fino a premere il grilletto. Quel grilletto premuto proprio quando Davide pensava che, ormai, quel ragazzo se ne sarebbe andato davvero. Quando si era preso tutto, anche il motorino. E invece quello è tornato indietro, si è avvicinato, gli ha puntato l’arma alla tempia, e ha sparato. Ecco perché sta morendo Davide Sannino, 19 anni, un diploma di odontotecnico e un altro per insegnare a suonare il pianoforte, conseguiti appena quest’anno. Ecco perché questo ragazzo che il motorino non lo aveva nemmeno, e non si era neppure sognato di reagire, ma nemmeno di scappare, quando insieme agli altri è stato aggredito, adesso è attaccato a una macchina nel reparto di rianimazione di un ospedale napoletano: il suo cuore continua a battere, ma i medici non sperano più.

Clinicamente morto, fanno sapere dal Cardarelli, e solo i genitori, i quattro fratelli e gli altri parenti continuano a pregare Dio che accada qualcosa, che Davide abbia un sussulto di vita mentre invece si sta spegnendo ogni attimo di più. Pensare che era uscito solo per festeggiare, venerdì sera. Insieme con i compagni di scuola dell’ultimo anno, Luca Gentile, Michele Palladino e Luca Candidorio, quelli con i quali aveva diviso l’ansia per l’esame. Adesso che era andata bene per tutti si poteva festeggiare. Una pizza, una birra, e poi quattro chiacchiere nei giardini in piazza a Massa di Somma, un paese minuscolo ai piedi del Vesuvio. A mezzanotte la festa è finita. È finita quando sono arrivati quegli altri quattro. Quasi la stessa età: altri modi di festeggiare, però. La loro serata, per funzionare, non aveva bisogno di pizza e birra e due risate. Meglio un paio di scooter e un po’ di soldi rubati ai primi che capitavano. Sono capitati Davide e i suoi amici. Sarà durato tutto pochi minuti. Proprio Davide è riuscito quasi ad evitare le botte indietreggiando di qualche passo. Pensava che a lui fosse andata meglio che agli altri, ma non voleva scappare. Anzi, si è fatto avanti quando ha visto che nella confusione le chiavi del ciclomotore erano cadute: si è piegato, ha avuto il tempo di raccoglierle e subito uno dei rapinatori, proprio quello che gli avrebbe sparato, gliele ha strappate dalle mani. Ecco perché Davide pensava che fosse finita davvero. Lui continuava a tenere gli occhi fissi negli occhi dell’ altro, ma era la paura a impedirgli di cambiare espressione. L’ altro non lo ha capito. E dopo essere salito sul “Sì” e aver dato il primo colpo di gas per andarsene si è fermato. È tornato da Davide e ha sparato per ucciderlo. Gli altri tre ragazzi lo hanno visto fare quel gesto con freddezza. Prima nessuno del gruppetto si era reso conto di quello che stava per accadere: non potevano immaginare che dopo aver posato i soldi e gli orologi e la Vespa e il motorino, dovessero consegnare anche la vita di uno di loro. Perché anche Luca, Michele e l’altro Luca pensavano che fosse finita davvero. E invece sta finendo Davide: diciannove anni e nemmeno uno scooter tutto suo da difendere.

 

IL PADRE E IL FRATELLO: “Devono trovare gli assassini e arrestarli”

SAN GIORGIO A CREMANO (Napoli) . Nella bacheca dell’ istituto professionale Casanova da domani mattina saranno affissi i quadri con i risultati degli esami di maturità. Ci sarà anche il nome di Davide Sannino, e accanto il voto con il quale si era guadagnato il titolo di odontotecnico. Non ci sarà lui, a gioire per quel diploma sul quale aveva puntato per cercare di evitare un futuro da disoccupato. Ma lo sapeva, Davide, di avercela fatta. Per questo l’altra sera era andato con gli amici a festeggiare. È stata l’ ultima volta che suo padre lo ha visto. Antonio Sannino vive facendo il bidello, e con lo stipendio da statale ha tirato su i suoi cinque figli. Ora ha gli occhi gonfi per le lacrime e la notte trascorsa insonne davanti a quel box del reparto di rianimazione del Cardarelli dove una macchina tiene in vita suo figlio. I parenti lo hanno convinto a tornare per qualche ora a casa, ma di provare a riposare non se la sente proprio. Parla di Davide, e ne parla al passato. “Era felice. Soddisfatto per come erano andati gli esami. Sapeva di essere stato promosso, e anche gli altri amici erano certi che tutto fosse andato bene. Per questo avevano deciso di uscire a festeggiare anche se ancora non c’erano i risultati ufficiali”. Antonio Sannino riesce a mantenere una compostezza di cui pochi, nelle sue condizioni, sarebbero capaci. E continua a raccontare: “Tra non molto Davide sarebbe dovuto partire per il servizio militare, e aveva fatto domanda per farlo nei carabinieri. Lo avevano anche chiamato per le selezioni: lo avrebbero preso, perché lui era perfetto”. Ed era anche pieno di iniziative. Aveva studiato per diventare odontotecnico, ma la sua grande passione era un’altra: il pianoforte. Ed era riuscito a non abbandonarla mai, quella passione. Anzi, aveva continuato a studiare da solo, e proprio quest’anno si era presentato al conservatorio per dare gli esami da privatista: promosso”. “Perché lui era un ragazzo d’oro. racconta Geremia, uno dei suoi fratelli .. E lo hanno ucciso così, senza un motivo. Ma ora devono trovare gli assassini, li devono arrestare”. Vivono indirettamente il dramma anche i familiari degli altri ragazzi. Ciro Palladino, impiegato all’ospedale di Torre del Greco, è stato svegliato questa notte dal figlio Michele, che era con Davide: “I banditi si sono trovati di fronte quattro bravissimi ragazzi, per questo non si sono fermati”. Lo sanno, nella famiglia Sannino, che soltanto un miracolo potrebbe restituir loro Davide. E però hanno anche la forza di pensare a quello che potrebbero fare quando la macchina sarà stata spenta. Sono persone molto religiose, e anche il ragazzo lo era: i parenti potrebbero decidere di donarne gli organi. “Sì, ci ho pensato, spiega il padre .. Ma dobbiamo parlarne in famiglia: prima di prendere una iniziativa voglio che anche gli altri miei figli siano d’accordo”.

 

 

 

Fonte: archiviolastampa.it
Articolo del 21 luglio 1996
È stato aggredito da quattro rapinatori mentre usciva dalla pizzeria con gli amici
di Mariella Cirillo
Gli erano cadute le chiavi della moto e si è chinato per raccoglierle: uno dei banditi lo ha colpito a sangue freddo.

NAPOLI. Le chiavi sono cadute per terra, lui si è chinato a raccoglierle. Ha guardato negli occhi il ragazzo che gli stava davanti e che senza dire una parola, con un solo gesto e soprattutto senza motivo gli ha puntato la pistola alla tempia e ha premuto il grilletto. Davide è clinicamente morto, attaccato a una macchina che non può ridargli la vita, e il funzionario della squadra mobile che sta cercando i suoi assassini dice con la rabbia in gola: «Chi ha sparato è peggio di una bestia». Sì, perché l’esistenza quello studente di 19 anni si spezza per un motorino, neppure suo, che i banditi volevano e che lui, forse dopo aver esitato appena un po’, stava per consegnare.

È violenza cieca, ferocia senza motivo, la ragione della morte di Davide Sannino, aggredito venerdì notte a Massa di Somma, un piccolo Comune nella zona vesuviana, mentre con tre compagni di scuola festeggiava la maturità in pizzeria. Erano tutti lì, davanti al locale, fermi a tirare tardi e a chiacchierare, quando sono sbucati quattro balordi con la faccia truce. Li hanno picchiati senza dare loro il tempo di reagire, poi hanno usato poche parole per ottenere un facilissimo bottino: la Vespa e il ciclomotore «Sì» con cui i quattro amici erano usciti. Nessuno ha fatto resistenza, nessuno si è difeso. Ma le chiavi del motorino sono scivolate sul marciapiede, Davide si è chinato e quello che gli stava davanti ha puntato una semiautomatica calibro 6,35 alla tempia e ha sparato.

S’erano dati appuntamento alle 8 di sera. Con Davide, c’erano Michele Palladino, Luca Gentile e Luca Cambidorio: stessa età, amici per la pelle, compagni di scuola all’istituto per odontotecnici «Casanova» di Ponticelli, alla periferia di Napoli, tutti e quattro sicuri di avere ormai il diploma in tasca dopo le fatiche della maturità. Davide è salito sul motorino di Luca Cambidorio, gli altri due sulla Vespa di Michele. Dopo l’incontro a San Giorgio a Cremano, dove abita Davide, si sono diretti a Massa di Somma, alla pizzeria dove hanno cenato. Motorino e Vespa erano lì, parcheggiati davanti al locale, vicino ai giardini pubblici. All’uscita, i quattro ragazzi si sono fermati a chiacchierare ed è in quel momento che la scena è bruscamente cambiata.

Dal buio sono spuntati quattro ragazzotti con l’aria da duri. Si sono messi subito a menare le mani, risparmiando solo Davide che se ne stava un po’ defilato. Il motivo di quell’aggressione a freddo si è capito soltanto dopo, quando i malviventi hanno ordinato: «Dateci le chiavi». Gli studenti hanno obbedito, ma uno del gruppo ha puntato la pistola e ha sparato senza una ragione apparente, forse soltanto perché la sua vittima aveva esitato un po’ nel raccattare le chiavi. Davide Sannino è crollato sull’asfalto, mentre gli amici si rifugiavano nella pizzeria e i rapinatori fuggivano via con Vespa e motorino. Motorino che è poi stato trovato ieri mattina all’alba a due passi dalla caserma dei carabinieri della vicina San Sebastiano al Vesuvio. Si è capito subito che le condizioni del ragazzo erano gravissime: con un’auto l’hanno portato all’ospedale Cardarelli di Napoli dove è stato ricoverato in rianimazione e dove ieri mattina i medici lo hanno dichiarato clinicamente morto.

Per tutta la giornata la polizia ha interrogato in questura gli amici di Davide nel tentativo di dare un volto e un nome agli assassini. «Li troveremo – giura il funzionario che sta dando loro la caccia -: sono bestie, anzi peggio delle bestie».

 

 

 

Fonte:  archivio.unita.news
Articolo del 21 luglio 1996
Gli spara per un motorino
È in coma, il ladro non voleva testimoni
di Mario Riccio
Un gruppo di balordi ha aggredito e rapinato di un motorino e di una Vespa quattro studenti che uscivano da una pizzeria dove avevano festeggiato il diploma di maturità. Uno dei banditi, temendo di essere stato riconosciuto, dopo essere scappato è tornato indietro e ha sparato un colpo alla tempia di Davide Sannino, 19 anni, giudicato «clinicamente morto». La feroce aggressione è avvenuta a Massa di Somma alle pendici del Vesuvio.

L’assalitore si china e le raccoglie. Poi ordina ai suoi complici di andare via a bordo di uno dei mezzi appena sottratto. Tre si allontanano a bordo della Vespa, mentre quello con la pistola si ferma in sella al ciclomotore perché sospetta che il ragazzo che lo ha fissato negli occhi possa averlo identificato. Torna indietro e afferra Davide al collo, poi gli punta l’arma alla tempia. «Mi volevi fregare?», gli urla in faccia. Il giovane non ha neanche il tempo di aprir bocca, di spiegare: il balordo armato preme il grilletto della «6,35» e fa partire il colpo che spappola il cranio al ragazzo. Lo studente cade per terra in una pozza di sangue. I suoi amici gridano, tentano di aggredire a loro volta il criminale senza scrupoli che scappa con uno sbuffo del ciclomotore. I quattro scappano nella notte umida, ognuno su uno scooter, verso San Sebastiano al Vesuvio, alle pendici del vulcano.

Corsa inutile in ambulanza
Attirati dalle grida e dal colpo di pistola esploso, in piazza Belvedere (semideserta) escono dal bar e dalla pizzeria decine di persone, che soccorrono Davide Sannino e lo trasportano all’ospedale Cardarelli di Napoli, dove lo studente viene ricoverato in sala di rianimazione in condizioni disperate. «Purtroppo il proiettile gli ha leso il cervello in modo irreversibile, per noi è clinicamente morto», sentenziano i sanitari davanti agli straziati familiari.

Sul posto, intanto, arrivano i carabinieri della stazione di San Sebastiano, e i poliziotti del commissariato di S. Giorgio a Cremano, che interrogano gli amici di Davide, tutti in preda ad una crisi di nervi. Nella zona vengono effettuati posti di blocco, ma dei quattro rapinatori non c’è traccia. I controlli proseguono fino all’alba e consentono il ritrovamento, a qualche metro dalla caserma dei carabinieri di S. Sebastiano, del ciclomotore rubato.

Il dramma di una famiglia
È passata circa un’ora dalla sanguinaria aggressione, quando due poliziotti,  che  hanno  l’ingrato compito di informare i familiari di Davide, bussano la porta di casa Sannino, nel centro di San Giorgio a Cremano, un comune alle porte di Napoli, dove abitano anche gli altri tre ragazzi aggrediti. Dieci minuti dopo, i genitori dello studente «clinicamente morto» sono davanti al box dove c’è il lettino con su il giovane, il quale è collegato ai macchinari che lo tengono in vita. In quel corridoio illuminato a giorno dai neon della sala di rianimazione del Cardarelli comincia il dramma dei parenti. Il padre di Davide, Antonio Sannino di 49 anni, bidello in una scuola media di San Giorgio a Cremano, è seduto su una sedia bianca di ferro e non sa darsi pace. Ma il suo è un dolore pieno di dignità: «I medici mi hanno detto la verità sulle condizioni di mio figlio. Vorrei che i suoi organi venissero donati, ma devono decidere anche i suoi quattro fratelli e mia moglie». La famiglia Sannino è di religione evangelica. Davide per anni si è dilettato a suonare il pianoforte e l’organo nella chiesa di San Giorgio a Cremano, hobby che gli ha consentito di diventare un bravissimo musicista.

Si sono diplomati, nei giorni scorsi, nell’istituto per odontotecnici «Casanova» di Ponticelli, Davide Sannino, Michele Palladino, Luca Gentile e Luca Cambidorio. Ieri mattina dovevano recarsi a scuola per vedere i «quadri». «Una formalità – spiega Palladino – perché già sapevamo di aver superato brillantemente gli esami. Proprio per festeggiare il diploma – aggiunge – venerdì sera abbiamo deciso di andare in quella pizzeria di Somma di Massa. Chi poteva immaginare che sarebbe finita così…».

Al commissariato di San Giorgio a Cremano i poliziotti affermano che i quattro studenti sono «tutti bravi ragazzi», figli di operai e impiegati, che non hanno mai dato fastidio a nessuno. Anche nella stazione dei carabinieri si sprecano le parole in favore di questi giovani aggrediti. “Recentemente ho conosciuto Davide Sannino – spiega un ufficiale -. Mi chiese se sapessi la data delle selezioni per il servizio militare che voleva svolgere nell’Arma. Proprio tra qualche ora il ragazzo si sarebbe presentato in caserma per sostenere i test. Peccato, l’Arma ha perso proprio un buon soggetto».

In serata, polizia e carabinieri hanno effettuato alcuni fermi negli ambienti frequentati dalla malavita. Alcuni giovani sarebbero stati identificati e, subito dopo rilasciati, perché risultati estranei con la vile aggressione dell’altra notte.

 

 

 

Fonte:  archivio.unita.news
Articolo del 21 luglio 1996
«Davide amava il piano e la divisa da Cc»
Parlano i familiari del ragazzo: «Oggi doveva sostenere il test per entrare nell’Arma»

Familiari e amici raccontano la storia di quel «ragazzo d’oro» che sta spirando in un letto d’ospedale. Davide aveva due grandi passioni: per il pianoforte (si era diplomato al conservatorio nei mesi scorsi sostenendo l’esame da privatista) e per la divisa di carabiniere. Il giovane domani doveva sostenere le selezioni attitudinali per il servizio militare nell’Arma. Il padre: «Da bambino voleva una pianola elettronica, che gli ho potuto comprare solo di recente».

MASSA DI SOMMA (Napoli). Il suo sogno era quello di indossare la divisa di carabiniere. Era contento, fino all’altra sera, Davide Sannino, lo studente diciannovenne ferito con un colpo di pistola alla tempia sparato da un rapinatore. Il giovane, dichiarato dai medici «clinicamente morto», domani mattina doveva presentarsi alle selezioni attitudinali per poter svolgere nell’Arma il servizio militare. «Un ragazzo d’oro che per gli amici avrebbe dato la vita», dicono in coro i suoi parenti che sperano in un miracolo.

Al capezzale
La vita di questo ragazzo ora è legata ad una macchina, che forse presto verrà spenta per poter consentire l’espianto dei suoi organi. «Davide è stato sempre la gioia di tutta la famiglia», spiega il padre Antonio, che ha trascorso tutta la notte al Cardarelli, al capezzale del figlio. L’uomo racconta con dignitosa lucidità la storia del figlio. Ha appena finito di consultarsi con i medici dell’ospedale, che vanno ripetendo «Purtroppo…». Antonio Sannino parla al passato del terzo dei suoi cinque figli che giace senza speranze in quel «box» della sala di rianimazione: «Da ragazzino, Davide, non so come, si appassionò alla musica, anzi al pianoforte. Voleva a tutti i costi che gli comprassi lo strumento. Io sono un modestissimo bidello di scuola, e certamente non mi potevo permettere di acquistare un piano, ma lui, che non poteva capire, insisteva, insisteva. Posso dire che quel periodo è stato l’unico durante il quale io e mio figlio non siamo andati d’accordo. Poi…».

Il pianoforte
Poi, quattro anni fa, finalmente quell’ingombrante strumento entra in via San Martino, nel centro antico di San Giorgio a Cremano. «Scoprii che mio figlio aveva imparato a suonare nella chiesa evangelica di Portici, che frequentava tutti i giorni – continua Antonio -. Una volta lo ascoltai e decisi di comprargli il tanto desiderato pianoforte. Due mesi fa – prosegue -Davide si è diplomato al conservatorio, dove ha sostenuto l’esame da privatista».

Ragazzo d’oro
Un ragazzo «d’oro», Davide, che ha sempre trovato il tempo per occuparsi di tante cose. «Si immagini che, pur non essendo il primo dei miei cinque figli – riprende a raccontare il padre – il ragazzo ha sempre aiutato i fratelli a fare i compiti». Si ferma, e riprende: «Chi poteva aspettarsi questa tragedia? E pensare che spesso Davide mi diceva che voleva impegnarsi con gli altri ragazzi della chiesa per recuperare i tanti ragazzi «difficili», costretti a vivere in mezzo alla strada. È tutto così assurdo. Non so ancora come dirlo alla piccola Simona, che ha 14 anni, che è molto legata al fratello». Nel lungo corridoio del Cardarelli ci sono anche gli altri figli del bidello di scuola media.

Il fratello operaio
Geremia ha 26 anni, fa l’operaio in una fabbrica. Quando Davide viene dichiarato clinicamente morto, discute a lungo con il padre sull’eventualità di donare gli organi del fratello: «Io non sono d’accordo, è presto per decidere, voglio sperare fino all’ultimo, non posso rinunciare a lui». Anche Geremia parla del buon carattere e alcuni episodi della vita del fratello «clinicamente morto»: «Davide è un ragazzo che ha sempre combattuto ogni forma di violenza. In chiesa è stato sempre in prima linea a difendere i deboli, gli emarginati. Tutti sanno della sua bontà, della sua onestà. Scrivetelo, mio fratello è incapace di fare male anche a una mosca». Chi non apre bocca, invece, è la mamma del ragazzo, Filomena Signoriello. La donna piange di continuo, in silenzio. Alcune cognate le sono vicino, cercano di confortarla, ma lei continua a ripetere: «Povero figlio mio, povero…».

Michele Palladino, il proprietario dell’altro scooter rapinato ricorda come ha conosciuto l’amico che sta morendo: «Abitiamo nella stessa strada e abbiamo fatto le elementari nella stessa scuola. Casa mia e casa sua erano la stessa cosa. Anche i nostri rispettivi genitori si conoscono bene. Dopo le medie abbiamo deciso di scriverci all’istituto per odontotecnici «Casanova», abbiamo concluso le lezioni nelle scorse settimane. Davide è un ragazzo che riesce in tutto – aggiunge Michele – dagli sport alla musica si è sempre distinto. Recentemente – prosegue – aveva cominciato a frequentare una nostra comune amica, con la quale parlava della decisione presa, cioè quella di fare il servizio militare nell’arma dei carabinieri per poi poter indossare definitivamente la divisa». M.R.

 

 

 

Fonte:  archiviolastampa.it
Articolo del 23 luglio 1996
«Mi ha rimproverato, l’ho ucciso»
Napoli: confessa il killer del motorino
di Mariella Cirillo
Davide è morto ieri: il suo assassino ha 20 anni, un figlio di 8 mesi ed è incensurato come i tre complici

NAPOLI. Eccolo lì il ragazzo che ha tolto la vita ad uno studente della sua età per un motorino. La luce della torcia elettrica illumina un corpo magro, steso su una specie di giaciglio con le braccia sotto il cuscino. L’ufficiale dei carabinieri che è venuto ad arrestarlo impugna una pistola, ma lui, capace di sparare alla tempia un proiettile a bruciapelo, descritto come una belva da chi gli ha dato la caccia per 48 ore, mostra le mani: «Guardate, guardate, ho i calli perché queste conoscono solo il lavoro». Balbetta: «No, non c’entro nulla con la rapina». Piange: «Sì, sono stato io. Ho sparato perché mi ha detto che non avevo il diritto di comportarmi così, mi ha sfidato e io ho perso la testa».

La cattiveria ha la faccia banale di un giovane di 20 anni, che nella malavita è nessuno, fa il carpentiere quando capita, ha una moglie e un figlio di 8 mesi. Forse qualche volta si fa, e forse venerdì sera, quando ha premuto il grilletto contro la sua vittima, aveva tirato su uno sniffo di cocaina. È lui l’assassino di Davide Sannino, che ieri la morte ha raggiunto nel box della rianimazione rendendo inutili tubi e macchinari. Giorgio Reggio, quello che gli ha spento la vita per portargli via un motorino neppure suo, è stato preso domenica notte, mentre se ne stava nascosto in una casa in costruzione a Massa di Somma, il paese dove è avvenuta la rapina e dove vivono i quattro che hanno aggredito Davide e i suoi amici. Li hanno arrestati tutti: quello che ha sparato, e i suoi complici, Massimo Maddaloni, 19 anni, studente incensurato, Maurizio Di Fiore, 20 anni, pure lui «pulito» per la giustizia, e Luigi Ostello, 19 anni, nessun precedente e un ingenuo tentativo di fuga a Rieti, in casa di una zia dov’è stato trovato ieri pomeriggio. Con loro è stato fermato pure un pregiudicato, Massimiliano Stasio, 24 anni, l’uomo che ha fornito alla banda la pistola Astra calibro 22 usata per la rapina e sequestrata dagli inquirenti nell’abitazione di una sorella di Reggio. Al successo delle indagini hanno contribuito le molte telefonate giunte a carabinieri e polizia da gente che si è fatta avanti per fornire indicazioni e dettagli su quanto avvenuto nei giardinetti del paesino vesuviano. Ma un aiuto decisivo lo ha dato anche la camorra che ha fatto terra bruciata attorno ai quattro, mollando alle forze dell’ordine null’altro che scomodi balordi, ragazzotti conosciuti agli investigatori non per le loro gesta, ma per il destino che si legge nei comportamenti e che fa dire: quelli finiranno male.

È finito male Giorgio Reggio, capelli corti corti, uno sguardo vuoto che fissa le telecamere mentre un carabiniere lo spinge nella macchina, il linguaggio confuso di uno che può ammazzare senza motivo e poi dire in lacrime: «Non volevo farlo». E aggiungere una preghiera, che suona blasfema, a quelle dei genitori di Davide: «È da sabato che prego Dio che faccia un miracolo – ha confessato all’ufficiale che lo ha arrestato nella casa in costruzione realizzata da uno zio – che quel ragazzo si salvi. Qui sarei dovuto venire io ad abitare con mia moglie e mio figlio e invece andrò in carcere, starò lontano per chissà quanto tempo».

Non aveva pensato alla galera, né a moglie e figlio quando venerdì sera è arrivato con i complici nei giardinetti di Massa di Somma. Nelle parole dell’assassino che ha provato persino a spiegare il perché di quell’arma puntata alla tempia, c’è il carattere generoso di Davide, la sua pulizia. Arrivano i banditi, picchiano i quattro amici andati a festeggiare la maturità in pizzeria, pretendono vespe e motorino. Davide Sannino reagisce, non ci sta. Butta nell’erba le chiavi del ciclomotore «Sì» del compagno di scuola e poi fissa i rapinatori, prova ad usare le parole con quel manipolo di sbandati: «Non potete fare questo, non potete. Non avete il diritto di fare prepotenze». È un ragazzo che la domenica suona l’organo in chiesa, che vuole fare il carabiniere e crede di poter persuadere chi fa del male. Ma l’altro capisce soltanto che quella è una sfida: «Mi fissava, mi rimproverava. E io ho sparato, ho perso la testa».

 

 

 

Fonte: archivio.unita.news
Articolo del 23 luglio 1996
Killer preso, Davide è morto
Arrestati i complici. Li ha denunciati la città
di Vito Faenza
Alle 19,03 Davide Sannino è morto. I medici hanno «staccato» la spina, dopo che alle 11 l’encefalogramma del giovane era diventato inesorabilmente piatto. Arrestati tutti e quattro i componenti del commando che venerdì sera aveva compiuto la rapina. Hanno confessato tutti, anche il diciannovenne che per tentare di evitare la cattura s’era rifugiato da una zia a Rieti. Questa volta con le forze dell’ordine hanno collaborato in molti.

MASSA DI SOMMA (Napoli). La disperazione ha avvinto i familiari di Davide Sannino. Alle 11 l’encefalogramma era diventato piatto e una commissione medica aveva constatato la morte clinica del giovane. Otto ore di attesa, e i medici del Cardarelli decidono di staccare la spina. Ma la morte di un familiare è difficile da accettare, specie se è stata provocata da un gesto crudele, assurdo. E così i fratelli della vittima hanno chiamato i carabinieri per impedire che le macchine fossero disattivate. «Il cuore di Davide batte ancora, un miracolo può ancora accadere». C’è stato qualche attimo di tensione, poi i familiari si sono arresi all’evidenza: un miracolo non poteva più avvenire. Alle 19,03, proprio mentre il Tg3 trasmetteva sugli schermi di tutta Italia le immagini del suo assassino, Giorgio Regio, reo confesso, la testa alta, lo sguardo fisso come in una sfida e a dimostrare che lui, nonostante tutto, è ancora un duro.

Lo avevano arrestato alle 5,30 di ieri mattina, in una casa che Giorgio Regio si sta costruendo, su un terreno di uno zio, alla periferia di Massa di Somma. Aveva le mani sotto il cuscino, e i carabinieri gli hanno puntato una torcia in faccia. S’è messo a piangere. Un sottufficiale dell’arma gli ha detto: «Prega che Davide si salvi, altrimenti sei rovinato». E lui ha risposto tra le lacrime: «È da due giorni che prego che si salvi». Poi ha mostrato le mani. «Vedete, brigadiere. Sono mani di un lavoratore, piene di calli. Non volevo». In caserma racconta dove ha nascosto la pistola calibro 22, acquistata per 150-200 mila lire, ha descritto la rapina, istigata da Maurizio Fiore, 20 anni, che in un’altra stanza stava confessando a sua volta. Poi l’allucinante spiegazione del delitto. Compiuto il colpo i quattro stavano andando via, sicuri dell’impunità e dell’omertà delle vittime. Il giovane, aspirante carabiniere, li ha redarguiti: «Vi pare giusto quello che avete fatto e state facendo?», gli ha chiesto senza neanche alzare troppo la voce. Giorgio Regio è tornato sui suoi passi, ha puntato la pistola alla tempia del giovane e ha sparato, come fosse un film.

«Bulli di paese», stupidi e violenti. Non erano passate che poche ore dal delitto che ai carabinieri cominciavano ad arrivare le prime segnalazione. Nessun confidente. Erano semplici cittadini, inorriditi dall’efferatezza del delitto. I «quattro bulli» erano ben noti alla gente, ma non avevano precedenti penali. Sabato pomeriggio la prima indicazione utile: uno di loro è stato protagonista di qualche rissa a S. Sebastiano. Cominciano ad arrivare le prime indicazioni sui nomi. Maurizio Di Fiore è il primo identificato. Ci vorranno alcune ore per arrestarlo. Di Fiore è andato da un’anziana parente a S. Gennariello di Ottaviano, a pochi chilometri da Massa di Somma. Una volta tanto c’è piena collaborazione, e i carabinieri non ci mettono molto ad arrestarlo.

Di Fiore è seguito in caserma subito dopo da Massimo Maddaloni, 19 anni. Lui è stato descritto perfettamente da molte persone, da tanti frequentatori della piazza dov’è avvenuta l’aggressione. Restano da prendere gli altri due. Intanto in questura gli amici di Davide confermano la sua identificazione, Massimo Maddaloni confessa il delitto, racconta che è stato Di Fiore a istigare Regio a compiere la rapina. Il bottino non aveva importanza. I motorini, gli orologi, il resto erano secondari. Si doveva dimostrare che si aveva coraggio e che non si aveva paura di niente e nessuno. Tutti due confermano che a sparare era stato il «capo», Giorgio Rigio, uno che credeva che la sua leadership fosse messa in discussione proprio da Di Fiore e che quindi non appena punzecchiato reagiva.

Mentre l’Italia intera inorridiva per l’efferatezza del delitto, i due raccontavano che Regio aveva comprato qualche tempo prima una pistola. A venderla, Massimiliano De Stasio, un pregiudicato. Viene fermato, interrogato. Conferma la vendita dell’arma, il prezzo. È ormai quasi l’alba, e i carabinieri cominciano la serie di perquisizioni nelle abitazioni dei parenti di Regio, poi alle 5,30 l’irruzione nella casa in costruzione e l’arresto del ventunenne. Confessa anche lui, conferma di aver sparato a Davide Sannino. Indica il posto dove aveva nascosto la pistola, il giardino che circonda la casa della sorella. L’arma viene trovata, è quella del delitto, non ci sono dubbi.

Manca il quarto componente della banda. Luigi Ostello, 19 anni, non si trova a casa sua, non si trova dai parenti che abitano nei paraggi. È la squadra mobile napoletana a individuare il possibile nascondiglio del diciannovenne, investigando sui parenti del ragazzo e i loro luoghi di residenza. A dare una mano ancora la gente, ancora testimoni spontanei, che hanno fornito piccole ma utili indicazioni. Una «volante» della questura di Rieti si piazza con la foto spedita dai colleghi napoletani all’esterno della casa della zia di Ostello. Lo ammanettano mentre sta rientrando a casa e lo portano in auto a Napoli. Anche lui ammette, anche lui fornisce la versione fornita dai suoi complici.

Tutti arrestati, il caso è chiuso. La risposta è stata pronta, efficace. Davide, però, muore, alle 19,03. Non appena i macchinari della rianimazione vengono staccati, il suo cuore cessa di battere.

Alle 11 i carabinieri tengono una conferenza stampa, raccontano i due giorni di investigazioni, il lavoro oscuro di sottufficiali e ufficiali, di tanti carabinieri. Davide voleva far parte dell’Arma, voleva diventare carabiniere, ed è proprio l’Arma a mettere le manette al suo assassino. Si parla delle molestie che i quattro hanno messo in atto negli anni passati, del fatto che frequentassero gli ambienti dei tossicodipendenti, che bevevano e che non ammettevano obiezioni di sorta. Violenti, stupidi, antipatici. Così li hanno descritti decine di persone agli investigatori. C’erano persone pronte a testimoniare, ma questo non sarà più necessario, i quattro bulli hanno confessato.

 

 

 

Fonte:  archivio.unita.news
Articolo del 25 luglio 1996
L’addio a Davide
«Come Abele sfidò Caino»
di Vito Faenza
Ucciso per uno scippo – Migliaia ai funerali

NAPOLI. Il giorno dell’addio. Straziante come tutti gli addii, commovente per la partecipazione di una folla incontenibile, assurdo perché in quella bara bianca, che sfilava per le strade di S. Giorgio a Cremano, portata a spalla da due fratelli della vittima, Jonathan e Geremia, e da altri amici, c’era il corpo di un ragazzo di diciannove anni ucciso per il furto di un motorino. «Ucciso come Abele che aveva sfidato con lo sguardo Caino. Ma la violenza non si batte con la violenza» ha detto Francesco Toppi, il capo delle comunità evangeliche in Italia, nel corso del suo sermone.

Il giorno dell’addio. Solo un cuscino di fiori bianchi poggiato sulla bara dello stesso colore, nella chiesa evangelica, dove viene sistemata su un catafalco davanti ad un altare dove c’è la scritta «io sono l’Alfa e l’Omega». La bara esce da casa in via S. Martino, poi sfila per le strade della cittadina di Troisi, arriva davanti al Municipio di S. Giorgio, prosegue per il bar dove Davide aveva lavorato come garzone per qualche anno, anche se contemporaneamente doveva studiare per diplomarsi. Passa lungo la piazza dove fino a venerdì scorso Davide si incontrava con gli amici. Dietro tanta gente, che aumentava metro dopo metro. Il feretro era seguito dalla madre Gelsomina, dal padre Antonio, dagli altri tre fratelli. Il sindaco di San Giorgio, Aldo Vella, ha proclamato il lutto cittadino e la città s’è fermata. Tutta.

Comincia il tragitto che conduce il «fiume di persone» fino alla chiesa evangelica di Portici. Tra la folla, il sindaco di Napoli Antonio Bassolino, il prefetto, Catalani, il presidente della provincia, Lamberti, il sindaco di Massa di Somma, Oreste Sassi, alcuni parlamentari, numerosi consiglieri comunali.

Il dolore riempie la chiesa evangelica di Portici. Le donne intonano i salmi con il capo coperto da un velo bianco. I parenti di Davide ascoltano le parole dei due pastori con il capo chino. In un angolo c’è il pianoforte che Davide suonava ogni domenica, durante le funzioni. Parole semplici quelle che pronuncia il pastore Salvatore Serino che officia il rito assieme a Francesco Toppi. Caino e Abele. L’inizio biblico della violenza. Oggi invece la gente vuole che la violenza finisca, che si ponga un freno a tanti gesti folli. Un sentimento espresso con tante lacrime e da un fragoroso applauso che ha accolto la bara in ogni strada, ogni piazza di San Giorgio e di Portici, all’uscita dal tempio evangelico. La folla che non è riuscita ad entrare nella chiesa è andata via. Resta un migliaio di persone che battono le mani fino a quando la bara non viene sistemata nel carro funebre.

La famiglia Sannino –  ci raccontano – non naviga economicamente in buone acque. Sono sette in famiglia ed avrebbero bisogno di aiuto, ma hanno tanta dignità e tutti si danno un gran da fare per tirare avanti. Qualche mese fa chiesero e ottennero dal sindaco, il piddiessino Aldo Vella, di poter ottenere una nuova casa popolare, un po’ più grande. Ieri mattina lo stesso primo cittadino s’è recato in prefettura a Napoli a chiedere un aiuto per la famiglia così duramente colpita. Piange a dirotto Gelsomina Sannino sorretta dal marito. Qualcuno, con le lacrime agli occhi bacia la bara.

Il giorno dell’addio e dei perché. Per tutta la notte il Pm Giuseppina Loreto ha cercato di capire perché Giorgio Reggio ha sparato alla tempia di Davide, ma la spiegazione è rimasta sempre la stessa, allucinante: «mi aveva guardato». Lacrime le versa anche Anna Reggio, madre dell’assassino, che ha raccontato che a casa sua arrivano telefonate minatorie, denunciate anche ai carabinieri. «I figli so’ piezze e’ core» (i figli sono pezzi di cuore), diceva Filomena Marturano. E Anna Reggio difende suo figlio Giorgio, dice che è un bravo ragazzo. Chiede perdono alla famiglia della vittima, «piango per quel povero ragazzo, piango per mio figlio che ha distrutto due famiglie»

 

 

 

 

Articolo di La Repubblica del 25 Luglio 1996
L’ ULTIMO ADDIO A DAVIDE

SAN GIORGIO A CREMANO – Come per Massimo Troisi. Dopo l’indimenticabile addio all’attore due anni fa, ieri quasi tutto il paese di San Giorgio a Cremano è sceso in strada per salutare Davide Sannino, lo studente di diciannove anni ucciso da un rapinatore-boia solo per aver osato guardarlo negli occhi mentre lui razziava i motorini e picchiava gli amici. Ieri, prima nella sua città natale e poi nella chiesa evangelica di Portici, l’hanno salutato in cinquemila. Con canti, applausi e un solo fascio di roselline bianche. Con il drappo bianco sorretto dai compagni dell’Istituto Ispia “Sei sempre con noi” e l’abbraccio di tutta la comunità. Una commozione enorme, ma dentro una compostezza esemplare, esempio dato per primi dai familiari, come il padre Antonio, bidello cinquantenne, la mamma Gelsomina, i fratelli Simona, Geremia, Jonathan. Alla presenza di una folta schiera di autorità, tra cui prefetto, questore vicario, comandante provinciale dell’Arma e sindaci di quasi tutto l’hinterland vesuviano, il presidente nazionale delle Associazioni di Dio, pastore Francesco Toppi, ha chiesto la “consolazione di Dio per i genitori e i fratelli di Davide” e chiesto “cristiana comprensione anche per la famiglia di quello sventurato, che non possiede neanche il bene della speranza”. – c s

 

 

 

Fonte: dallascuola.direscuola.it/giornale studenti
Davide Sannino: vittima di Camorra
La tragica storia di un giovane studente ucciso senza motivo nel 1996. Gli alunni della scuola a lui intitolata lo ricordano e analizzano l’assurdita ferocia della camorra.

L’altra settimana sono andato sul sito della mia scuola ed ho letto la storia di Davide Sannino. Alla fine, non lo so nemmeno io cosa è successo, mi sono messo a piangere. Ho pianto perché in quel momento ho ricordato la storia di un mio amico albanese morto per la stessa causa di Davide Sannino. Quello che odio di più  di tutta questa camorra sono i morti innocenti.

“Perché non vi uccidete tra voi e lasciate stare la gente che non c’entra niente con voi?!”

“A uccidere una persona non è tanto difficile, perché anch’io posso uccidere un domani”.

“Se tu togli la vita a una persona innocente, nel tuo cuore non provi niente?”.

Questa è la domanda che vorrei fare ai camorristi.

Quello che penso io è: se un giorno un nostro fratello si trova nella stessa situazione di Davide, cosa faremmo? Io personalmente prenderei tutti i camorristi e li butterei all’inferno, nell’inferno più profondo, da dove non possano tornare più indietro.

Ma per fare questo non dobbiamo essere uno o due di noi, ma il doppio della camorra.

Se non li fermiamo adesso non potremo più fermarli perché questi “esseri non viventi” (questo è il nome adatto a questa gente, io così li chiamerei) continueranno all’infinito a uccidere e uccidere gente che non c’entra niente con la malavita.

“Non siete nati per vivere come gli animali, ma per seguire la virtù”. Questa è una frase di Dante Alighieri e per me è una grande frase. Il significato di questa frase è che noi non siamo nati per vivere come gli animali, ma la camorra sì, perché per me i camorristi sono come gli animali, anzi peggio.

L’animale almeno è intelligente, invece la camorra è…, non so trovare le parole per dare significato alla camorra! Quello che noi potremmo fare per i morti di camorra è una sola cosa: ricordarli.

Dare importanza ai morti è  come se fossero ancora vivi e fossero dietro di noi a proteggerci da questa malavita.

Preni Damiano III A OPEL
IPIA “Sannino Petriccione”

 

Davide Sannino. Ecco uno dei nomi che mi viene in mente quando si parla di vittime della malavita. La storia di Davide mi ha rattristato molto e lascia pensare chiunque ne venga a conoscenza.

Da quanto mi è stato raccontato, Davide era un ragazzo voluto bene da tutti quelli che lo conoscevano; lo affascinava molto la musica e la poesia. Dopo la sua tragica morte la nostra scuola, intitolata a lui, ha pubblicato tutte le poesie che Davide ci ha lasciato.

Era il 1996. Davide era fuori una pizzeria, in compagnia degli amici di scuola, per festeggiare insieme i risultati degli esami e il diploma appena conseguito. Si avvicinano due su una moto che si impossessano del ciclomotore di un amico di Davide che non oppone resistenza. I ragazzi ormai rassegnati parlavano dell’accaduto tra di loro ma si accorgono che i malviventi ritornano indietro e uno dei due punta un arma da fuoco alla tempia di Davide, mettendo fine alla sua esistenza, colpevole forse di averli guardati negli occhi.

La sua storia è ricordata ancora da tutti noi giovani che frequentiamo la scuola a lui dedicata. A quei tempi questa triste storia lasciò l’amaro in bocca a tutti. Non si è mai riusciti a capire cosa passò nella mente dell’assassino che fortunatamente fu arrestato. Ma la vita umana non può essere risarcita da nessuna condanna.

E’ per questo motivo che dobbiamo ricordare i morti della malavita e far in modo che non ce ne siano altri.

La mia città purtroppo è entrata in un’ottica sbagliata, credendo che indossando ogni giorno i “paraocchi” si possa vivere tranquillamente. Non è così, anzi è peggio, siamo ormai diventato un popolo passivo incapace di reagire e sempre più in regresso.

Dobbiamo infatti ringraziare i camorristi se siamo un popolo con alto tasso di disoccupazione; nessuno più investe nel meridione per paura di essere intimiditi con minacce o addirittura linciati se non si vuol pagare il pizzo. Il pizzo è una cosa ineccepibile: noi sudiamo di fatica, noi facciamo sacrifici e i camorristi prendono i nostri soldi senza compiere alcuna mansione!

I commercianti hanno paura dei camorristi perché sanno che sono disposti a tutto per i soldi, quindi cedono alle intimidazioni e pagano il pizzo e per rientrare nei badget alzano i prezzi dei loro prodotti a discapito dei clienti. Molti uomini hanno perso la vita per ribellarsi a questo sistema malavitoso e, quello che più mi rattrista è che a morire sono state anche persone innocenti che hanno avuto solo la colpa di trovarsi nel momento sbagliato al posto sbagliato.

Innocenti è la parola più limpida che si addice a queste persone che svolgevano le proprie attività senza sapere che da lì a poco li avrebbero uccisi per sbaglio. Ma il mio pensiero va anche ai membri delle istituzioni statali che hanno affrontato questa malattia (che può assumere tanti nomi, ma che noi chiameremo “malavita”), cercando di far cambiare qualcosa, di smuovere gli animi di tutti noi e di reagire contro questo “cancro” della società.

Tutte le vittime innocenti ci devono far riflettere e devono dare la scossa ad ognuno di noi per far rispettare la legalità ed educare i nostri figli inculcandogli i veri valori della vita.

Vincenzo Ricigliano IIIA Opel
IPIA “Sannino Petriccione”

 

 

Fonte: iissanninodecillis.edu.it
12 marzo 2018

Davide Sannino

DAVIDE….SEI SEMPRE CON NOI
Davide Sanninodi Uejda Shyli – Studentessa 5^ A Odonto

1996. Era una sera d’estate quando Davide Sannino, 19 anni, uscì con altri suoi tre amici per festeggiare il diploma da Odontotecnico… sì, proprio quella maledetta sera che lo ha portato via, un maledetto colpo di pistola ha rovinato i sogni,
i progetti, ha rovinato la vita di quel meraviglioso ragazzo. Davide si era appena diplomato e aveva deciso di andare a festeggiare insieme ai compagni di scuola con cui aveva condiviso l’ansia dell’esame, quel diploma. Una sera apparentemente tranquilla, che però si è trasformata per i tre ragazzi, e sopratutto per Davide, in un vero inferno. Fuori alla pizzeria infatti, all’improvviso, si avvicinano quattro ragazzi. Uno li minaccia con una pistola, gli rubono pochi spiccioli, gli orologi e la vespa dell’amico di Davide…, ma sopratutto rubano la vita di Davide. Davide non ha paura, non vuole scappare, lui li ha visti bene, non aveva abbassato lo sguardo, anzi lo teneva puntato proprio negli occhi di quello armato, non aveva detto una parola, stava solo guardando; ed è proprio in quel momento che il rapinatore, forse perché infastidito dallo sguardo di Davide, o forse per paura, gli si avvicina, gli punta la pistola alla tempia e spara.

Un colpo. Davide non c’è più.

Davide era un ragazzo speciale, amava la musica, aveva conseguito anche il diploma di solfeggio, era un ragazzo amato da tutti, sia dai compagni che dai docenti. Sarebbe dovuto partire per il servizio militare e aveva fatto domanda per farlo nei Carabinieri. Amava tanto anche scrivere poesie, ce ne ha lasciato tante e dalla loro lettura abbiamo imparato a conoscere la sua anima. Frequentava la nostra scuola Davide, una scuola che non lo ha mai dimenticato dando il nome all’Istituto, proprio in suo onore, in onore del suo coraggio e della sua bontà, segno della lotta contro la violenza, contro l’illegalità, contro l’ignoranza che lui, nel suo piccolo, ha cercato di combattere pagando con la propria vita. Tra le tante poesie che lui scrisse vi proponiamo:

 

Distacco da un sogno durato una vita

È difficile conoscere,
e conoscersi bene dentro,
di che pasta è fatto un cuore.
È difficile controllare i propri sentimenti
e le proprie emozioni.
A volte,
quasi sempre,
mi sento come un’anima dannata,
un’ombra maledetta,
destinata a vagare da sola
fino alla fine dei miei giorni,
per poi ricevere la libertà che mi spetta,
il distacco da un sogno durato una vita.
Solo allora,
chi mi ha veramente amato,
se ne accorgerà,
sentirà la mia assenza,
il mio vuoto,
e continuerà ad amarmi
per sempre.

 

Davide, una cosa è certa, anche se non ti abbiamo mai incontrato noi ti conosciamo e sappiamo com’era fatto il tuo cuore! Davide tu non sei solo, noi sentiamo la tua assenza ed è per questo che ti ameremo per sempre…

 

 

 

La storia di Davide Sannino
22 novembre 2015

 

 

 

 

 

 

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *