7 Agosto 1952 Caccamo (PA). Ucciso a colpi d’accetta il contadino Filippo Intili. Voleva dividere il prodotto dei campi, che aveva a mezzadria, secondo il decreto del ministro Gullo del 1944.

Foto da facebook.com   

Filippo Intili è nato a Montemaggiore di Belsito (PA) il 10 febbraio del 1901. Lavorava a Caccamo ed era un contadino che militava nel partito comunista. Intili, quando fu ucciso aveva 51 anni.
Moglie e tre figli alla sua morte vendettero la terra e gli animali, la moglie morì e i figli si trasferirono a Pisa. Per l’omicidio vennero arrestati due uomini che al processo vennero assolti. I familiari hanno chiesto il risarcimento come vittime della mafia, ma non è stato concesso. Intili coltivava la terra. Oltre a svolgere il suo lavoro nei campi prendeva parte alle proteste dei contadini che rivendicavano l’applicazione della riforma agraria. Lo ricordiamo perché ha avuto il coraggio di battersi contro le ingiustizie e la prepotenza della mafia che non permetteva l’applicazione della riforma agraria. Anche a Caccamo si usava dare la terra a mezzadria condizioni di gran lunga più sfavorevole di quelle previste dalla legge regionale siciliana. Intili cercò di cambiare le cose e per questo si dice fu ucciso per mano della mafia. i lavoratori non devono essere sfruttati e devono poter protestare per il rispetto dei propri diritti senza subire ritorsioni.
Filippo Intili fu ucciso il 7 agosto del 1952.

Fonte:  liberanet.org

 

 

Fonte: centroimpastato.it

Nelle campagne di Caccamo (Palermo) viene ucciso a colpi d’accetta il contadino Filippo Intili: voleva dividere il prodotto dei campi che aveva a mezzadria al 60% per il mezzadro e il 40% per il proprietario, in base a un decreto del ministro Fausto Gullo dell’ottobre 1944. A molti anni dal decreto agrari e mafiosi pretendevano di dividere ancora al 50%.

 

 

Tratto da Il Giornale di Sicilia 24 luglio 2004 
Articolo del 30 Luglio 2014  Fonte:  facebook.com 
Lettera da Corleone a “Rassegna Sindacale”
di Dino Paternostro

Un cippo alla memoria di Filippo Intili
Così Caccamo, 62 anni dopo, sceglie di stare dalla parte della legalità.

Per 62 lunghi anni la sua figura era caduta nel dimenticatoio. Malgrado il nome di Filippo Intili fosse stato inserito nell’elenco delle vittime innocenti di mafia, redatto dall’associazione “Libera”, nessuno aveva mai cercato di sapere di più di questo mezzadro comunista, dirigente della Camera del lavoro, assassinato il 7 agosto 1952 dalla potente mafia di Caccamo, suo paese natale.
Addirittura, la Regione siciliana, che pure lo aveva inserito nell’elenco ufficiale dei caduti del movimento contadino nella lotta contro la mafia, ne aveva sbagliato sia il nome che il cognome, chiamandolo Giuseppe Intile. Finalmente, il 7 agosto prossimo, sarà proprio la città di Caccamo, con in testa il sindaco Andrea Galbo, a fare giustizia di questo lungo silenzio, ricordando Filippo Intili con una manifestazione che si concluderà in contrada “Piani Margi”, luogo del suo assassinio, dove sarà collocato un cippo commemorativo. “Filippo Intili (1901-1952) – mezzadro – ucciso da mano mafiosa – si batté per la legalità e la giustizia.
La sua memoria spezzi ogni pavido silenzio”, le parole scolpite sulla pietra.
Parole particolarmente dure, suggerite al sindaco da Vera Pegna, che nel 1962 fu consigliere comunale comunista di Caccamo dominata dalla mafia di “don Peppino Panzeca, riuscendo a far togliere dall’aula consiliare la poltrona dove da diversi anni sedeva indisturbato il capomafia, che pure non aveva nessun ruolo istituzionale.
Ci sarà pure lei – che oggi ha 80 anni – il 7 agosto per onorare la memoria di Intili.
Nella Caccamo degli anni cinquanta Filippo Intili si batteva per dividere il grano in base al decreto Gullo, che assegnava il 60 per cento al contadino e il 40 al padrone. Nel piccolo centro del Palermitano c’era invece un’altra legge, quella della mafia, per cui si divideva ancora al 50 per cento.
Nel 1952 Intili stava per candidarsi come capolista del Pci alle imminenti elezioni comunali. “Aveva un forte ascendente sui contadini – dice il sindaco Galbo – e la sua intelligenza politica, sostenuta dagli ottimi rapporti relazionali che teneva con la gente, irritò il sistema politico-mafioso del tempo che ne ordinò l’eliminazione fisica”.
E puntuale il suo assassinio giunse, con modalità che definire crudeli sarebbe riduttivo, nell’estate di quell’anno: fatto a pezzi a colpi d’accetta. Il suo corpo rimase a terra per circa 24 ore, fino all’arrivo dei carabinieri, per poi essere portato al cimitero comunale e interrato. Aveva 51 anni.
Dopo l’omicidio, i mafiosi sparsero la voce secondo la quale Intili era stato ucciso perché aveva rubato delle pere.
La verità è che il sindacalista della Cgil prendeva parte alle proteste contadine che rivendicavano l’applicazione della riforma agraria. Le testimonianze di chi lo ha conosciuto, descivono una persona leale e sempre attenta ai bisogni della popolazione.
La svolta per il recupero della memoria si è avuta nell’ottobre del 2013, quando Vera Pegna, di ritorno a Caccamo dopo un’assenza di 50 anni, parlò con il sindaco Galbo di Intili e della contrada dove era stato ucciso. Grazie ai ricordi di alcuni pastori, si riuscì a individuare il luogo esatto dell’assassinio, decidendo di collocarvi un cippo in pietra.
“La mia amministrazione – conclude Garbo – vuole consegnare ai posteri una Caccamo libera e ha fatto la scelta di dare una svolta antimafiosa alla cittadina. Una scelta fra legalità e delinquenza che può essere fatta con coscienza solo dopo che saremo riusciti a ricostruire il nostro passato e ad ammettere le nostre colpe, perché solo da questo potrà partire il riscatto della nostra comunità”.

 

 

 

La tomba di Filippo Intili, segretario della Cgil, assassinato il 7 agosto 1952, nel cimitero di Caccamo – Fonte: cittanuove-corleone.net c

 

 

Fonte:  rassegna.it
Articolo del 2 agosto 2019
Palermo: le «vie dei diritti» per le vittime di mafia
Lunedì 5 agosto l’intitolazione ai sindacalisti Andrea Raia e Filippo Intili

Lunedì 5 agosto il Comune di Palermo e la Cgil Palermo intitolano altre due “vie dei diritti” a due sindacalisti della Cgil uccisi dalla mafia, Andrea Raia e Filippo Intili. Alle ore 9 la via della Martora, nel quartiere Bonagia, sarà intitolata ad Andrea Raia, segretario della Camera del Lavoro di Casteldaccia, ucciso il 5 agosto del 1944. Alla cerimonia intervengono il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, il segretario Cgil Palermo Enzo Campo, il sindaco di Casteldaccia Giovanni Di Giacinto, la figlia novantenne Santina Raia, il nipote onorevole Davide Aiello e altri familiari di Raia.

Alle ore 10 in via Folaga, sempre a Bonagia, intitolazione della strada a Filippo Intili, dirigente della Camera del Lavoro di Caccamo, ucciso il 7 agosto del 1952. Intervengono il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, il segretario generale Cgil Palermo Enzo Campo, il sindaco di Caccamo Nicasio Di Cola e i familiari di Intili.

“Il nostro percorso della memoria continua con Andrea Raia e Filippo Intili – dichiara il segretario generale Cgil Palermo Enzo Campo – Ricorderemo due dirigenti sindacali che, nel lungo dopoguerra siciliano, hanno lottato per i diritti e la libertà degli ultimi, degli sfruttati, contro il padronato agrario e i gabelloti mafiosi. L’emblema di un’antimafia sociale non gridata, non ostentata. Sono due esempi che indichiamo alle future generazioni, per riaffermare ancora oggi la necessità di lottare per il lavoro e lo sviluppo, per i diritti e la libertà. Il filo conduttore dei diritti, della democrazia, della giustizia sociale, del lavoro come forma di emancipazione delle persone, ha legato tutti i nostri dirigenti sindacali uccisi”. “Andrea Raia e Filippo Intili – aggiunge Dino Paternostro, responsabile legalità Cgil Palermo – rappresentano quegli eroi silenziosi e sconosciuti che hanno contribuito a costruire l’Italia del lavoro e dei diritti. In una terra di frontiera come la Sicilia hanno dato lezioni di coraggio e dignità nella lotta contro il padronato agrario e contro la mafia. Noi li indichiamo come modelli alle giovani generazioni, anche attraverso queste altre “vie dei diritti” che inaugureremo lunedì prossimo”.

Le schede

Andrea Raia, segretario Camera del Lavoro di Casteldaccia
È stato il primo delitto di mafia avvenuto nel secondo dopoguerra in Sicilia. Andrea Raia, segretario della Camera del Lavoro di Casteldaccia, era membro per conto del Pci del Comitato di controllo dei “Granai del popolo” e gli venne affidato l’incarico di distribuire ai poveri tutte le provviste alimentari che arrivavano: farina, pasta, zucchero. Fu ucciso il 5 agosto del 1944. La sua azione entrò in contrasto con quella dell’amministrazione comunale. E’ stato ufficialmente riconosciuto che la sua fine fu decretata per la sua incessante opposizione alle speculazioni che avvenivano nei granai del popolo. Venne ucciso una sera d’agosto, davanti alla sua abitazione. Significativa la testimonianza della madre, Rosalia Tomasello, che raccontò ai carabinieri come, subito dopo il delitto, sul posto arrivarono i “temibili pregiudicati e mafiosi Tomasello Francesco e Onofrio, dimoranti nelle vicinanze dell’abitazione del Raia, i quali, con contegno cinico, senza chiedere cosa fosse successo, dissero: ‘E’ morto, possiamo andare’, allontanandosi senza neppure salutare”. I fratelli Tomasello furono denunciati come presunti autori del delitto Raia, ma assolti per insufficienza di prove al processo. Nessuno pagò per la sua morte.

Filippo Intili, segretario Camera del Lavoro di Caccamo
Filippo Intili, mezzadro di professione, fu segretario della Camera del Lavoro di Caccamo. Venne ucciso il 7 luglio 1952. Fu assassinato dai killer di don Pepppino Panzeca, in contrada Margi, su un monte di Caccamo. Fu tagliato in due con l’accetta. Intili, oltre a svolgere il lavoro nei campi, prendeva parte alle proteste dei contadini che rivendicavano l’applicazione della riforma agraria per la divisione del 60 per cento delle terre, in base al decreto del ministro Fausto Gullo dell’ottobre 1944. A molti anni dal decreto, agrari e mafiosi pretendevano di dividere ancora le terre a metà. Dava fastidio per questo. Da persona semplice e da appassionato militante comunista, ebbe il coraggio di battersi contro le ingiustizie e la prepotenza della mafia che non permetteva l’applicazione della riforma agraria. Le testimonianze di chi lo ha conosciuto lo descrivono come una persona leale e sempre attenta ai bisogni della popolazione. Nel 1952, Intili stava per candidarsi come capolista del Pci alle imminenti elezioni comunali. Il suo corpo martoriato rimase a terra per circa 24 ore fino all’arrivo dei carabinieri per poi essere portato al cimitero comunale e interrato. Dopo l’omicidio, i mafiosi sparsero la voce secondo la quale Intili era stato ucciso perché aveva rubato delle pere. Per l’omicidio vennero arrestati due uomini che al processo vennero assolti. La moglie e i tre figli, alla sua morte, per sopravvivere, dovettero vendere la terra e gli animali. E quando la moglie morì, i figli si trasferirono a Pisa. Per 62 lunghi anni a Caccamo non si è mai più parlato di Filippo Intili. Solo nel 2014 Vera Pegna, che era stata consigliere comunale del Pci negli anni 60, ha voluto ricordare la figura di Intili, il cui ruolo aveva messo in evidenza in un libro dai lei scritto (“Tempo di lupi e di comunisti. La storia mitica della ragazza che sfidò la mafia”). Ed è stato riscoperto il luogo del delitto, dove due anni fa è stato collocato un un cippo commemorativo. Nel 2015, su iniziativa della Cgil e in collaborazione con l’amministrazione comunale di Caccamo, il corpo di Filippo Intili è stato spostato e seppellito in una tomba messa a disposizione dal Comune.

 

 

 

 

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