21 Aprile 1982 Verdesca Bellizzi (SA). Uccisi per errore Raffaele Sarnataro, 51 anni, Antonio Esposito, 54 anni e Luigi Stelo, 53 anni. Il raid era stato organizzato per uccidere un esponente della criminalità organizzata.

Raffaele Sarnataro, 51 anni

Raffaele Sarnataro, 51 anni, Antonio Esposito, 54 anni, e Luigi Stelo, 53 anni, vengono uccisi il 21 aprile 1982 a colpi di pistola, durante un raid organizzato per colpire un esponente della criminalità organizzata.
L’omicidio si inserisce all’interno della faida tra Nuova Camorra Organizzata e Nuova Famiglia.
Nel 2015 Raffaele Sarnataro viene riconosciuto dal Ministero dell’Interno vittima innocente della criminalità organizzata.

 

 

Fonte: fondazionepolis.regione.campania.it

Raffaele Sarnataro, fu vittima innocente, ucciso a colpi di pistola durante un raid organizzato, il 21 aprile del 1982, in località Verdesca Bellizzi (Sa) per uccidere Lanzetta Gennaro esponemte del clan Nuova Famiglia. Il Lanzetta doveva viaggiare a bordo di un’auto che invece era occupata da Sarnataro Raffaele, Esposito Antonio e Stelo Luigi che furono trucidate per mero errore mentre vaggiano su di un’Alfa Romeo di proprietà del Sarnataro.

Antonio Esposito, gestore dell’ippodromo ad Agnano, era un uomo leale, ottimo guidatore, appossionatissimo del suo lavoro, dava il meglio di sé nelle gare, godeva stima e reputazione negli ambienti degli ippodromi sparsi sul territorio nazionale. Raffaele Sarnataro conduceva una vita umile e onesta. Si  interessava della compra-vendita di auto usate, non disponendo di alcun capitale, e che, per procacciare il necessario per sostenere la sua famiglia , frequentava l’ippodromo di Agnano al fine di farsi consegnare qualche cavallo che aveva bisogno di passeggiare su strade con fondo duro per rinforzare gli zoccoli.

I due si trovavano insieme a Bellizzi per consegnare due cavalle presso la scuderia di un medico del luogo in località “Fosso Pioppo”, dopo aver lasciato le due cavalle al dottor Venosa e dopo essersi recati  a Battipaglia, accompagnati dallo stesso Venosa, per acquistare del latticini, avevano raggiunto località Verdesca per visitare un cavallo di Lanzetta che di li a poco avrebbe dovuto garaggiare.  Dopo la visita, sebbene Lanzetta non fosse arrivato,  i tre si allontanarono e usciti dalla proprietà furono assaliti dal commando.

Per tale triplice omicidio sono stati rinviati a giudizio dalla Procura della Repubblica di Salerno Ascione Raffaele, Perna Clemente, Serra Giuseppe, Durantini Giovanni e Della Mura Gerardo.
L’omicidio si inserisce all’interno della faida tra Nuova Camorra Organizzata e Nuova Famiglia.

 

Fonte: archiviolastampa.it 
Articolo del 22 aprile 1982
Sull’auto targata Alessandria altri 3 assassinati dalla camorra Carbonizzati in provincia di Salerno – «Lavoravano» nell’ambiente dell’ippica

SALERNO — I cadaveri di tre persone crivellati di proiettili sono stati scoperti stanotte dai carabinieri in una macchina targata «Alessandria 166714», trovata a Bellizzi, frazione di Montecorvino Ravella, provincia di Salerno. I tre morti sono napoletani, ma le indagini sono indirizzate anche ad Alessandria dove l’auto, una «Giulia», intestata a Gennaro De Martino, 65 anni, abitante in via Mario Maggioli 14, pare sia stata venduta nel 77, senza fare il passaggio di proprietà. Secondo i carabinieri il delitto sarebbe opera della camorra e riguarderebbe gli ambienti delle corse truccate. Le vittime sono: Antonio Esposito, 54 anni, allevatore di cavalli abitante a Bagnoli (Napoli); Raffaele Sarnataro, 51 anni, abitante a Napoli; Luigi Stelo, 53 anni, abitante a Battipaglia. Sarebbe stato quest’ultimo ad aver accompagnato ieri gli altri due a visitare alcuni allevamenti di cavalli nel salernitano. I tre sono stati uccisi a colpi di pistola. A qualche chilometro di distanza i carabinieri hanno trovato i resti di una vettura carbonizzata. «E’ quella usata dai banditi prima dell’agguato — dicono gli investigatori.

 

 

 

Fonte: archivio.unita.news
Articolo del 23 aprile 1982
Tre ammazzati a  Salerno dopo un «summit» sulle scommesse
di Fabrizio Feo
Nel  giro delle corse dei cavalli.

SALERNO – Ancora un massacro che porta la firma della camorra. Tre uomini sono stati crivellati di proiettili l’altra sera in una località del salernitano, Fabbrica Nuova di Bellizzi, frazione del comune di Battipaglia. Uno di essi, Antonio Esposito, di 54 anni, è uno dei più famosi fantini campani. Gli altri due uccisi sono Raffaele Sarnataro, di 51 anni (napoletano, anch’egli legato al mondo delle corse dei cavalli), e Luigi Stelo, 53 anni, di Battipaglia. Quest’ultimo sarebbe stato ucciso solo perché era un testimone scomodo: aveva visto in faccia i killer. Ieri, dopo che si era diffusa la notizia del massacro, in segno di lutto, la società «Villa Glori», che gestisce l’ippodromo di Agnano, ha sospeso le corse in programma per l’intera giornata.

Secondo i carabinieri il triplice omicidio si inquadra nel mondo delle scommesse e delle corse clandestine. Antonio Esposito, infatti, oltre ad essere uno dei più noti driver italiani, pare fosse anche legato a doppio filo al clan dei Nuvoletta, che è una delle più importanti «famiglie» camorriste che compongono la «Nuova   Famiglia» e che controlla la zona di Marano e l’intero giro delle scommesse clandestine e delle corse truccate.

II delitto è stato compiuto intorno alle 22,30 dell’altro giorno. Secondo le prime ricostruzioni, fatte da carabinieri e polizia, Antonio Esposito e Raffaele Sarnataro (insieme a un terzo personaggio che sarebbe riuscito a sfuggire al mortale agguato) avrebbe partecipato a un «summit» nell’azienda agricola Lanzetta (a Fabbrica Nuova di Bellizzi), che gestisce anche un allevamento di cavalli. Il summit doveva essere un «incontro chiarificatore».  Qualche boss locale, probabilmente, doveva dare nuove direttive o correggere la rotta dei due. Dietro le scommesse e le corse clandestine, infatti, c’è un «fatturato» annuo di decine di miliardi. Si tratta di stime approssimative ma i morti dello scorso anno legati all’ambiente delle «corse-scommessa» sono la drammatica cartina di tornasole di un mondo di traffici loschi ancora tutto da sondare. Dopo il summit chiarificatore i due sono ripartiti (insieme al misterioso personaggio sfuggito all’agguato) alla volta di Battipaglia. In auto, all’ultimo momento, è salito anche Luigi Stelo, 53 anni, un lavoratore part-time della scuderia di proprietà dell’azienda agricola, che aveva chiesto un passaggio agli altri. È solo per questo (dicono gli inquirenti) che ha trovato anche lui la morte.

Fatti pochi chilometri dalla fattoria, l’auto su cui viaggiavano, un’«AIfa», è stata letteralmente investita da una pioggia di pallottole calibro «38» e «7.65».  Lunotto e vetri anteriori e laterali sono stati frantumati completamente. Il commando che ha eseguito il massacro sarebbe composto (ed è una delle prime volte) da killer «misti» della camorra e della ‘ndrangheta.  Poco distante dal luogo del massacro, infatti, è stata ritrovata una «Volkswagen» completamente bruciata, risultata rubata a Napoli il 14 scorso.

 

 

 

Fonte:  archiviolastampa.it
Articolo del 24 aprile 1982
Napoli, la morte sulla porta di casa
di Francesco Santini
Saliti a 118 gli uccisi dall’inizio dell’anno; retata dei carabinieri (158 arresti)

NAPOLI — Il «computer della morte» è impazzito: nelle ultime 48 ore i killer della mala hanno sbagliato bersaglio due volte, ma la loro determinazione continua a insanguinare l’hinterland partenopeo. In Campania, dall’inizio dell’anno, sono state uccise 138 persone, di cui 118 nel Napoletano. E la strage continua, in una città italiana che, con un ritardo di mezzo secolo, assomiglia sempre più alla Chicago di Al Capone.

Giovedì le «sentenze» del racket hanno colpito il mondo dell’ippica. Dovevano morire due driver di buon nome. Accanto ai guidatori di Agnano è stato però eliminato anche il proprietario di un piccolo allevamento di cavalli, Luigi Stelo, 54 anni. Il piombo doveva essere riservato solo a Raffaele Sarnataro e ad Antonio Esposito. Ora gli investigatori dichiarano: «La camorra ha sbagliato bersaglio».

Un «errore», anche la notte scorsa, nella valle del Sele. Nella guerra dei clan doveva cadere Giovanni Risi, 35 anni, uomo rissoso, incriminato l’anno passato per omicidio, sottoposto a vigilanza speciale. Assieme a Risi, è stato ucciso Antonio Attianese.

Pochi spettatori. Un commando a volto scoperto ha affrontato Giovanni Risi. Ai primi colpi, Attianese è fuggito. L’hanno rincorso, sparandogli alle spalle. «Un testimone scomodo è stato messo a tacere», dicono gli Inquirenti, che la notte scorsa hanno organizzato la più colossale caccia all’uomo mai vista in Campania.

Un’operazione di controllo minuziosa, con milletrecento carabinieri impegnati in un turno estenuante. In cielo gli elicotteri, nelle strade della città i militari con al fianco 1 cani lupo. Hanno chiesto i documenti a 13 mila persone; hanno fermato ottomila automobili e 400 camion. Infine, 158 arresti.

Dice l’ufficiale che ha comandato il nucleo operativo: «Sono finiti nella rete personaggi di spicco e uomini di mano». Un’ex guardia del corpo di uno sceicco del petrolio è ora in carcere con un ex legionario e un reduce del Vietnam: avevano banconote bulgare falsificate per 40 milioni. «Stiamo cercando di capire — dice il graduato — quali fossero i canali di questo traffico, ma il problema non è di facile soluzione».

Su un’autoambulanza rubata, parcheggiata nei pressi del carcere femminile di Pozzuoli, le manette sono scattate per due cittadini ungheresi. Edo Estinam. 27 anni, e Iure Horvath. 34. L’autolettiga era stracolma di bibite: le bevande erano state sottratte dal piccolo chiosco che agli scavi archeologici di Cuma disseta i turisti. «I due ungheresi — dice l’ufficiale — sono profughi. Vivevano nel campo di Capua, ma che cosa facevano a Pozzuoli?».

A metà strada tra Tangeri e Calcutta, Napoli vive questi mesi spietati dì sangue e di orrore senza i tratti oleografici che sempre l’hanno segnata. In queste morti non c’è più nulla della passionalità evocata nelle sceneggiate di Mario Merula e nelle dichiarazioni di fuoco di Pupetta Maresca, la vedova vendicatrice di Pascalone ‘e Nola, interrogata più volte per la decapitazione di Semerari.

Pupetta Maresca, ormai non si fa più trovare: vive nella paura. Si è schierata con i clan della «nuova famiglia» e teme la mano vendicatrice del capo della «Nuova camorra organizzata». Con Raffaele Cutolo nel supercarcere dell’Asinara, gli investigatori partenopei speravano di abbassare la media di un delitto al giorno. Ma il computer della morte è ormai in tilt.

Se Pupetta Maresca si nasconde, i poliziotti sono riusciti a catturare un’altra signora della camorra: Cira Vollaro, 43 anni, sorella del «califfo». Da quando Luigi Vollaro era stato sorpreso con le sue sedici amanti nella villa di Portici, lo scettro del comando era passato a lei e molti «comparielli» della «nuova famiglia», erano ai suoi ordini. Nella sua bisca clandestina, il lunedì di Pasqua, furono sorpresi ventitré latitanti.

Adesso anche lei è in carcere. «Facciamo il possibile — dice il dottor Del Duca che l’ha catturata —. A Napoli, però, l’abitudine al sangue e al carcere ha addormentato persone per bene e camorristi».

 

 

 

 

 

 

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