21 febbraio 2018 Velká Maca (Slovacchia). Uccisi il giornalista Ján Kuciak (27 anni) e la fidanzata Martina Kusnirova (27 anni); Kuciak stava investigando sulle connessioni slovacche della ‘Ndrangheta

Foto da:  tpi.it

Ján Kuciak (27 anni) era un giornalista investigativo slovacco e lavorava come reporter presso il sito web informativo Aktuality.sk, incentrato principalmente nell’investigare sulle frodi fiscali di diversi uomini d’affari connessi alle alte sfere politiche slovacche. Jàn Kuciak e la sua fidanzata, Martina Kušnírová (27 anni), sono stati uccisi con colpi d’arma da fuoco nel febbraio del 2018 all’interno della loro casa a Velká Maca, in Slovacchia. Al momento della sua morte, Kuciak stava investigando sulle connessioni slovacche della ‘Ndrangheta, e aveva in precedenza portato alla luce una frode fiscale organizzata che ruotava attorno agli uomini d’affari vicini al partito di governo Direzione – Socialdemocrazia. Il 28 febbraio, Aktuality.sk ha pubblicato l’ultimo articolo di Kuciak, rimasto incompiuto. Il 1º marzo 2018 l’Agenzia nazionale anticrimine ha effettuato alcuni blitz nelle città slovacche di Michalovce e Trebišov che hanno permesso di arrestare l’imprenditore italiano Antonino Vadalà, presente negli articoli di Kuciak e legato all’organizzazione criminale calabrese; insieme a lui sono stati fermati i due fratelli Bruno e Sebastiano ed il cugino Pietro Caprotta, oltre ai due fratelli Diego ed Antonio Rodà. Dopo 48 ore tutti i detenuti vengono rilasciati per mancanza di prove. Il 13 marzo 2018 si conclude un’operazione della procura di Venezia in collaborazione con Eurojust contro il traffico internazionale di cocaina contro di 17 persone tra Veneto, Lombardia e Calabria, tra cui Antonino Vadalà che vive in Slovacchia. Il 4 maggio 2018 viene accolta la richiesta di estradizione fatta dal governo italiano al procuratore regionale di Kosice. Sarebbe stato in passato contiguo ai clan di Bova e mediatore con gli Zindato di Reggio Calabria.
Fonte: Fonte:  vivi.libera.it

 

 

 

Fonte: it.wikipedia.org
[…] L’assassinio di Ján Kuciak è avvenuto in Slovacchia, nel comune di Veľká Mača, all’interno del distretto di Galanta, il 21 febbraio 2018. Ján Kuciak era un giornalista investigativo slovacco e lavorava come reporter presso il sito web informativo Aktuality.sk, incentrato principalmente nell’investigare sulle frodi fiscali di diversi uomini d’affari connessi alle alte sfere politiche slovacche. Kuciak e la sua fidanzata, Martina Kušnírová, sono stati uccisi con colpi d’arma da fuoco nel febbraio del 2018 all’interno della loro casa a Veľká Mača, in Slovacchia.

Kuciak è stato il primo giornalista ad essere ucciso in Slovacchia dall’indipendenza del paese. L’omicidio del giovane giornalista ha causato stupore e incredulità nel popolo slovacco, innescando una serie di proteste di massa e portando alla crisi politica del paese.

[…] Al momento della morte, Ján Kuciak aveva 27 anni e viveva insieme alla fidanzata, Martina Kušnírová, nel villaggio di Veľká Mača, circa 65 km ad est della capitale Bratislava. La mattina del 26 febbraio 2018, i familiari delle vittime hanno chiamato la polizia dopo che la coppia non aveva risposto alle loro telefonate per oltre quattro giorni. Kušnírová, infatti, era solita parlare con la madre quotidianamente. La madre ha dichiarato di aver parlato con la figlia per l’ultima volta nel pomeriggio del 21 febbraio, e di non aver ricevuto risposta quando aveva provato a contattarla nuovamente la sera stessa. La famiglia ha dichiarato che il telefono di Kusnirova si era spento tre giorni dopo, probabilmente a causa della batteria scarica.

La polizia, entrando in casa della coppia, ha trovato i corpi di Kuciak e Kušnírová, uccisi con colpi d’arma da fuoco. A Kuciak avevano sparato due volte nel petto, mentre Kušnírová aveva ricevuto un colpo in testa frontale. Entrambi sono stati uccisi a bruciapelo con una pistola calibro 9 mm. Non ci sono stati segni di colluttazione e niente è stato apparentemente rubato. La polizia ha trovato sulla scena del crimine due cartucce vuote oltre a svariati proiettili inutilizzati. Inizialmente si sospettava che i due omicidi fossero stati commessi tra il 22 e il 25 febbraio, ma adesso si ritiene che l’assassinio sia avvenuto la sera del 21 febbraio.

[…] Al momento della sua morte, Kuciak stava investigando sulle connessioni slovacche dell’organizzazione criminale italiana ‘Ndrangheta, e aveva in precedenza portato alla luce una frode fiscale organizzata che ruotava attorno agli uomini d’affari vicini al partito di governo Direzione – Socialdemocrazia. Il 28 febbraio, Aktuality.sk ha pubblicato l’ultimo articolo di Kuciak, rimasto incompiuto. L’articolo mette in evidenza le attività degli uomini d’affari italiani e i loro legami con il crimine organizzato che si era stabilito nella Slovacchia orientale, il quale aveva passato anni ad appropriarsi illecitamente dei fondi dell’Unione europea stanziati per lo sviluppo delle regioni più povere, e sottolinea le loro connessioni con alti officiali di stato, tra cui Viliam Jasaň, deputato e segretario del Consiglio di Sicurezza Statale della Slovacchia, e Mária Trošková, un’ex-modella che era diventata consigliera principale del primo ministro Robert Fico. Sia Jasaň che Trošková presero un congedo il giorno stesso, affermando che sarebbero tornati ad occupare le loro posizioni non appena le indagini si fossero concluse.

Primi arresti
Il 1º marzo 2018, quattro giorni dopo gli omicidi, le unità armate del corpo di polizia d’élite NAKA, l’Agenzia nazionale anticrimine, effettuarono dei blitz in varie località della Slovacchia orientale, nelle città di Michalovce e Trebišov. Antonino Vadalà, un uomo d’affari menzionato nell’ultimo articolo di Kuciak, venne trattenuto insieme ai suoi due fratelli Sebastiano e Bruno, così come il cugino Pietro Caprotta e diversi altri uomini d’origine italiana. Tuttavia, tutti gli uomini sotto custodia vennero rilasciati dopo 48 ore per insufficienza di prove. Il giorno dell’arresto, il procuratore generale Jaromír Čižnár ordinò alla polizia di non rilasciare ulteriori informazioni alla stampa o al pubblico a proposito delle indagini. Vadalà venne arrestato di nuovo il 13 marzo, questa volta a causa di un mandato di cattura europeo richiesto dalla polizia italiana per reati di droga connessi alla criminalità organizzata internazionale. Secondo il mandato di cattura, infatti, Vadalà era sospettato anche di traffico di droga oltre che di riciclaggio di denaro. Tra le varie accuse, Vadalà avrebbe anche pianificato di importare grandi quantità di cocaina dal Sud America. Il 23 aprile 2018, la Slovacchia ha approvato la richiesta di estradizione da parte dell’Italia. Tra gli indagati per l’omicidio vi sono inoltre l’ex poliziotto Tomas Szabo e l’ex soldato Miroslav Marcek, l’imprenditore Zoltan Andrusko e l’interprete di italiano Alena Zsuzsova, arrestati a fine settembre 2018.

 

 

 

Fonte: tpi.it
Articolo del 2 ottobre 2018
Caso Jan Kuciak: quattro persone arrestate per l’omicidio del giornalista slovacco
di Futura D’Aprile
Non è ancora chiaro quale sia il movente dietro l’omicidio del giornalista, ma la tesi più accreditata è che sia stato ucciso per le indagini che stava conducendo su casi di corruzione e frodi fiscali legate ad imprenditori ed esponenti del partito di maggioranza.

La polizia slovacca ha arrestato quattro persone per l’omicidio del giornalista investigativo Jan Kuciak e della sua fidanzata: i fermati sono un ex poliziotto e un ex militare, un imprenditore e una interprete di italiano.

Kuciak e Martina Kusnirova sono stati uccisi a febbraio: si è trattato del primo omicidio volutamente diretto contro un giornalista nella storia del paese.

Il ragazzo, di 27 anni, stava indagando su un caso di corruzione politica che vedeva coinvolta anche la criminalità organizzata italiana.

La notizia dell’arresto è stata data dall’ufficio del pubblico ministero, che ha anche chiesto al giudice di mantenere i quattro, accusati di “omicidio premeditato e altri crimini”, in custodia in attesa del processo.

L’ex poliziotto, Tomas Szabo, e l’ex militare, Miroslav Marcek, sono accusati di essere killer su commissione e di aver preso 70 mila euro per l’omicidio di Jan e Martina.

Alena Zsuzsova, interprete di italiano che lavorava per l’imprenditore slovacco Marian Kocner, più volte al centro delle inchieste di Kuciak, sarebbe stata la mandante dell’omicidio, mentre l’imprenditore Zoltan Andrusk è accusato di aver svolto il ruolo di “intermediario”.

Non è ancora chiaro quale sia il movente dietro l’omicidio, né chi sia il vero mandante.

In precedenza, i pubblici ministeri avevano affermato di sospettare che il giornalista Kuciak fosse stato ucciso per fermare le sue indagini.

Nell’ultimo articolo che il giornalista stava scrivendo prima di morire e pubblicato incompleto dopo il suo omicidio, Kuciak sosteneva che gli uomini d’affari nella Slovacchia orientale avessero legami con la ‘ndrangheta e che stessero utilizzando indebitamente i fondi dell’Ue.

Le indagini del giornalista non erano gradite a Kocner, l’imprenditore per cui l’interprete Alena Zsuzsova lavorava, che in passato era stato indagato e poi assolto per evasione fiscale a causa del suo coinvolgimento in una speculazione immobiliare di cui lo stesso Jan Kuciak aveva parlato nei suoi articoli.

Le inchieste del giornalista si erano concentrate anche sui legami tra la ‘ndrangheta e l’ex primo ministro Robert Fico, che è stato costretto a rassegnare le dimissioni proprio a causa dello scandalo provocato nel paese dall’assassinio di Kuciak.

All’inchiesta sull’omicidio del giornalista ha collaborato anche la Direzione distrettuale antimafia di Venezia, che ha arrestato il calabrese Antonino Vadalà, sospettato di avere dei contatti con l’entourage dell’ex premier e di gestire un traffico internazionale di sostanze stupefacenti.

L’uomo, secondo i magistrati, sarebbe anche coinvolto in un giro di truffe ai danni dell’Unione europea insieme ad altri uomini d’affari italiani attivi in Slovacchia.

 

 

Fonte:  lacnews24.it
Articolo del 10 ottobre 2019
Narcotraffico, condannato imprenditore reggino. Fu accusato dell’omicidio del reporter Kuciak

Dovrà scontare 9 anni e 4 mesi di reclusione. L’uomo venne arrestato e poi rilasciato in Slovacchia nell’ambito delle indagini per il delitto del giornalista e della sua fidanzata

C’è anche l’imprenditore reggino Antonino Vadalà, già arrestato e poi rilasciato in Slovacchia nell’ambito delle indagini per l’omicidio del giornalista Jàn Kuciak e della sua fidanzata, tra gli imputati condannati dal Gup di Venezia all’esito del filone in abbreviato del processo “Picciotteria bis” sull’operatività nella Laguna veneta di una narcoassociazione con in testa soggetti provenienti dalla Calabria e, in particolare, dalla Locride. La notizia è stata pubblicata dalla Gazzetta del Sud e rilanciata da Klaus Davi, consigliere a San Luca.

La condanna
L’imprenditore Antonino Vadalà, difeso dagli avvocati Antonio Mazzone e Pietro Bertone, è stato condannato a complessivi 9 anni e 4 mesi di reclusione, con lo sconto di pena previsto per l’applicazione della diminuente di un terzo per la scelta del rito abbreviato. La Procura distrettuale antimafia di Venezia aveva chiesto per l’imprenditore reggino una condanna a 11 anni di reclusione. La decisione del gup di Venezia Francesca Zancan ha interessato complessivamente 18 imputati, con un’assoluzione e 17 condanne, compresa quella dell’imprenditore Vadalà, per poco meno di due secoli di carcere.

Gli imputati rispondono a vario titolo di far parte di una narcoassociazione che avrebbe importato dal Sudamerica ingenti quantitativi di droga, quale cocaina, in almeno una circostanza nascosta in vasi contenenti prodotti, integratori alimentari, per fitness.

Il gup si è riservato 90 giorni per il deposito della motivazione ed ha sospeso i termini di durata della custodia cautelare in pendenza del predetto termine.

La maxi operazione Picciotteria bis
La maxi operazione “Picciotteria bis” è stata condotta dagli investigatori del GICO della Guardia di Finanza nei confronti di un presunto sodalizio criminoso dedito al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, con soggetti di origine calabrese radicati nel territorio della Laguna. Un ruolo determinante per le indagini è stato quello ricoperto da un agente della Finanzia sotto copertura, nome in codice “UC 8067”, che ha utilizzato una società e conti correnti di appoggio per lo svolgimento dell’operazione, e che ha operato all’interno del sodalizio quale persona in grado di consentire l’utilizzo del Porto di Venezia come luogo sicuro per l’importazione della droga.