21 Settembre 1999 Foggia. Ucciso Matteo Di Candia, stava festeggiando il suo onomastico in un bar.

Era il 21 Settembre del 1999, Matteo Di Candia stava festeggiando il suo onomastico brindando insieme con alcuni amici nel bar Elia, a Foggia, in via Giuseppe Fania, quando due killer hanno sparato all’impazzata una quarantina di colpi per colpire un pregiudicato seduto ad un tavolino all’ esterno del locale.
Così Matteo Di Candia, 62 anni, di Foggia, è rimasto ucciso per caso. Il pensionato, il quale non era sposato e viveva con la madre, non si sarebbe accorto di nulla e, colpito, si è accasciato sul pavimento.

 

 

 

Fonte: archiviolastampa.it
Articolo del 22 settembre 1999
Ucciso per caso al bar durante un agguato
Ferito un altro cliente
di Anna Langone
Foggia: l’anziano stava festeggiando l’onomastico con amici, colpito a un piede il vero bersaglio

FOGGIA Una sparatoria tra la folla, in pieno centro a Foggia, è costata la vita ad un passante, che stava festeggiando il suo onomastico al bar sotto casa; ferito un altro uomo, anche lui estraneo al regolamento di conti. Ha perso la vita Matteo Di Candia, 62 anni, pensionato, investito da una gragnuola di colpi mentre si trovava davanti al bar Elia, nel centro storico della città.

Intorno alle 19,30, davanti a sedie e tavolini del bar, è arrivata una moto di grossa cilindrata con a bordo due persone, che hanno cominciato a sparare all’impazzata sul gruppo di avventori. Il loro obiettivo, con ogni probabilità, era Salvatore Prencipe, 37 anni, un sorvegliato speciale, vecchia conoscenza delle forze dell’ordine per essere stato condannato per associazione mafiosa. Prencipe se l’è cavata con una lieve ferita ad un piede: si è subito accorto di ciò che stava accadendo, ha cercato di sfuggire ai killer, ma è stato inseguito, raggiunto e colpito. Por Matteo Di Candia, che non ha avuto il tempo di capire cosa stesse accadendo, non c’è stato nulla da fare.

L’uomo, che abitava nella zona e viveva con la madre, era arrivato da circa mezz’ora, insieme ad un gruppo di amici, al bar Elia, dove è avvenuta la sparatoria, nei pressi della parrocchia di San Michele, tra via Pania e via Filangieri. Matteo Di Candia aveva invitato alcuni conoscenti a bere qualcosa per festeggiare il suo onomastico, ma non ha fatto in tempo a stappare lo spumante.

L’altro ferito, ricoverato in gravi condizioni in ospedale, è Mario Volpe: era anche lui un avventore, finito per caso sotto i colpi dei sicari. Al momento della sparatoria, secondo una prima ricostruzione della polizia, nel locale c’erano anche altri due pregiudicati.

È stata sfiorata una strage, l’episodio poteva avere un bilancio ben più grave: alle 19,30, la zona tra via Fania e via Filangieri, dov’è avvenuta la sparatoria, è affollata, vista la vicinanza con la parrocchia dove affluiscono centinaia di ragazzi, impegnati in attività ricreative e sportive.

I killer hanno agito con spavalderia, a volto scoperto, sparando tra la folla con una mitraglietta o un kalashnikov. Almeno quaranta i colpi che hanno investito le vittime. Un’esecuzione con modalità simili a quella avvenuta nel giugno scorso, sempre nel centro storico della città, in via Manzoni: in quell’occasione i due killer a bordo di una moto uccisero due giovani pregiudicati.

Quello di ieri sera è il 23° omicidio a Foggia dall’inizio dell’anno. Fra i caduti di queste sanguinose battaglie urbane vi sono molti extracomunitari, ma esecuzioni così plateali rivelano la ripresa della guerra di mala.

 

 

 

Fonte:  ricerca.repubblica.it
Articolo del 22 settembre 1999
Far west a Foggia, ucciso un passante
di Domenico Castellaneta

FOGGIA – Un pensionato ucciso, un altro ferito. Colpiti per caso nell’agguato a un boss emergente: l’inferno di fuoco si scatena alle nove della sera quando i killer sparano all’impazzata in un bar per ammazzare un sorvegliato speciale. E invece colpiscono due uomini innocenti: Matteo Di Candia, 62 anni, un tranquillo pensionato che stava festeggiando il suo onomastico. È stato falciato dalla pioggia di proiettili esplosi dalla mitraglietta degli assassini. Non ce l’ha fatta: è stramazzato in un lago di sangue, non s’è nemmeno accorto di quello che stava accadendo, ha solo mormorato “aiuto…”, accasciandosi sul pavimento, mentre gli altri clienti del bar, i suoi amici, ai quali stava offrendo da bere, terrorizzati cercavano riparo dietro i tavolini, le sedie, il bancone.

Una scena da far west, con i due killer che hanno puntato il mitra ad altezza d’uomo, facendo fuoco all’impazzata. Oltre 50 i colpi sparati nella serata umida in via Giuseppe Fania, nel bar “Elia”, zona dello stadio. All’interno c’era anche Mario Volpe, 65 anni, anche lui pensionato, anche lui estraneo al regolamento di colpi: è stato raggiunto ad un braccio. L’hanno trasportato di corsa agli Ospedali Riuniti di Foggia. L’uomo non è in pericolo di vita. La mattanza degli innocenti s’è scatenata per colpire Salvatore Prencipe, 35 anni, sorvegliato speciale, un emergente nel mondo della criminalità foggiana. È in attesa di giudizio per associazione per delinquere di stampo mafioso. È ritenuto un elemento di spicco della mala foggiana. L’uomo da qualche tempo frequentava il bar all’ interno del quale c’ erano anche altre due persone legate alla malavita.

“Il rischio di fare una carneficina era evidente, il locale era molto affollato, hanno sparato come bestie…”, s’è sfogato un investigatore tracciando le linee bianche sul pavimento intriso di sangue, sangue innocente. Una moto di grossa cilindrata è arrivata all’improvviso, il solito rombo. Ma la zona è molto trafficata, vialoni nei quali spesso i motociclisti osano velocità proibite. Insomma, nessuno ci ha fatto caso. La moto s’è fermata sono scesi in due, probabilmente avevano il casco per non farsi riconoscere. All’improvviso s’è scatenata la guerra, le armi erano due, secondo la squadra mobile di Foggia, forse due kalashnikov. Armi micidiali, in grado di sputare decine di proiettili in pochi secondi. La prima raffica ha colpito il tavolino più vicino all’ ingresso.

Qui c’era Matteo Di Candia, un uomo tranquillo, un uomo buono, “non faceva male a nessuno”, dice una donna allontanandosi a passo svelto. Non era sposato, viveva con l’anziana madre. Per comunicarle la notizia gli investigatori hanno chiesto l’intervento di un medico. Il pensionato stava festeggiando il suo onomastico con un gruppo di amici. Stavano bevendo una bibita, una serata tranquilla a parlare del campionato di calcio e soprattutto della partita del Milan. L’uomo è stramazzato colpito in parti vitali. I killer hanno continuato a sparare, altre raffiche. I proiettili sono schizzati nel bar, i clienti terrorizzati hano cercato riparo.

Mario Volpe, un altro avventore del locale, tranquillo pensionato, anche lui assolutamente estraneo a collegamenti con la malavita, è stato colpito al braccio. “Si salverà, ma è un miracolo”. Nell’agguato s’è salvato Prencipe. L’uomo s’è subito accorto che si trattava di un agguato e quando i killer hanno iniziato a sparare, ha cercato di fuggire. Gli assassini l’hanno rincorso, ma solo per alcuni metri in una strada laterale. Hanno sparato cercando di colpirlo. Un proiettile lo ha raggiunto a un piede. È stato ricoverato in ospedale, le sue condizioni non destano preoccupazioni. Gli investigatori pensano che gli assassini volessero ucciderlo e non solo gambizzarlo. Il sindaco di Foggia, Paolo Agostinacchio ha detto che “bisogna ripristinare la cultura della legalità. Dobbiamo dire basta – ha aggiunto – a questo terrore”. Agostinacchio ha annunciato che oggi chiederà al comitato provinciale per l’ordine pubblico “misure straordinarie contro la cirminalità”.

 

 

 

Articolo del 22 Settembre 1999 da qn.quotidiano.net
Ucciso per caso al bar
Foggia: pensionato muore sotto i colpi destinati a un pregiudicato

FOGGIA  Ennesimo fatto di sangue in Puglia con vittime innocenti. Questa volta è toccato a un pensionato: stava festeggiando il suo onomastico brindando insieme con alcuni amici nel bar Elia, in via Giuseppe Fania, quando due killer hanno sparato all’ impazzata una quarantina di colpi per colpire un pregiudicato seduto ad un tavolino all’ esterno del locale.
Così Matteo Di Candia, 62 anni, di Foggia, è rimasto ucciso per caso; il vero obiettivo degli sparatori era Salvatore Prencipe, un sorvegliato speciale che da tempo frequentava il bar. Prencipe è rimasto ferito a un piede mentre un altro cliente, Mario Volpe, un pensionato di 65 anni, anch’ egli estraneo al «regolamento di conti», è stato raggiunto dai proiettili in varie parti del corpo ed è stato ricoverato negli Ospedali riuniti di Foggia.
All’interno del bar, oltre a Prencipe ci sarebbero stati anche altri due pregiudicati. I killer sono giunti dinanzi al locale a bordo di una motocicletta di grossa cilindrata e hanno sparato una quarantina di colpi utilizzando due armi, una delle quali potrebbe essere un Kalashnikov. Il pensionato, il quale non era sposato e viveva con la madre, non si sarebbe accorto di nulla e, colpito, si è accasciato sul pavimento. Prencipe, invece, resosi conto di quanto stava accadendo, ha tentato di fuggire ed è stato rincorso per alcuni metri dai killer, che gli hanno sparato contro ferendolo a un piede. Ricoverato in ospedale, le sue condizioni non destano preoccupazioni. Prencipe, che ha 35 anni, è in attesa di giudizio per associazione per delinquere di stampo mafioso ed è ritenuto dagli investigatori un personaggio di spicco della criminalità organizzata foggiana.
Il sindaco di Foggia, Paolo Agostinacchio, dinanzi all’ ennesimo episodio di criminalità, ha detto che «bisogna ripristinare la cultura della legalità; dobbiamo dire basta a questo terrore». Il sindaco ha annunciato, inoltre, che oggi chiederà al comitato provinciale per l’ordine pubblico «misure straordinarie contro la criminalità».

 

 

Fonte:  vivi.libera.it
Articolo del 21 settembre 2019
Al posto giusto!
di Daniela Marcone

Noi non conosciamo la famiglia di Matteo Di Candia, eppure per noi il giorno in cui è stato ucciso è ogni anno l’occasione per ricordare, a noi stessi e a chi vuole ascoltarci, che nessuna vittima innocente delle mafie si trovava al posto sbagliato e nel luogo sbagliato quando la sua vita è cessata a causa di un atto di violenza estrema.

Matteo, il 21 settembre del 1999, stava festeggiando il suo onomastico presso il bar Elia di Foggia. In tranquillità, con qualche amico, forse stavano parlando della partita o di qualche piccolo problema di salute. Matteo aveva 62 anni ed era in pensione. Una sventagliata di colpi, da parte di qualcuno che doveva uccidere un altro avventore, appartenente con tutta probabilità alla batteria (clan) avversa, lo uccide.

I giornali dell’epoca titolarono “Matteo Di Candia, pensionato, ucciso per essersi trovato al posto sbagliato nel momento sbagliato”. Erano altri tempi, per me i tempi più terribili e bui del mio personale dolore. Leggere quella frase mi impensierì. Certo, era un modo di dire piuttosto diffuso ma mi trasmetteva un malessere profondo, che non avevo gli strumenti di comprendere. In questi 20 anni abbiamo avuto il tempo di riflettere e ritenere che quella frase addossa alla vittima una colpa, inconsapevole ma evidente: quella di non essere altrove e in un altro tempo. Eppure Matteo era nel tempo della sua vita, nel tempo di un piccolo festeggiamento tra amici, in un luogo che gli era familiare.

Al posto sbagliato è sempre e comunque chi uccide senza pietà, colpendo la famiglia della vittima e un’intera comunità. Ecco perché abbiamo accolto con emozione la scelta dei compagni di percorso dell’Auser Foggia, ossia di voler intitolare una sala della loro sede a Matteo Di Candia. Motivando la scelta così: “Quello di essere al posto sbagliato nel momento sbagliato è un cliché che accompagna ancora troppo spesso i nomi di molte vittime innocenti della mafia, uccidendole due volte, quasi a trasformare in una colpa il vivere la vita, semplicemente. Restituire dignità a chi era invece nel posto giusto al momento giusto significa oggi immaginare che a quel tavolo possa esserci ognuno di noi immerso nella propria quotidianità, dalla quale è possibile estromettere la criminalità organizzata se solo, insieme, decidiamo tutti di stare dalla parte giusta”.
Domani sarebbe bello essere in tanti.

 

 

 

Fonte:  1.auser.it
Articolo del 25 settembre 2019
Foggia, sede Auser intitolata a Matteo Di Candia, vittima innocente di mafia

Vent’anni fa, il 21 settembre 1999, un agguato mafioso in un bar del centro di Foggia, rimase ucciso accidentalmente Matteo Di Candia, una delle tante vittime innocenti di mafia. L’uomo, da poco pensionato, si trovava in quel bar casualmente, quando venne raggiunto dai proiettili, destinati ad un altro bersaglio. Qualcuno commentò il tragico episodio affermando che la povera vittima si era trovata nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Ma “non esiste un posto sbagliato o un momento sbagliato per le persone vittime delle mafie: al posto sbagliato ci sono sempre i mafiosi.”

Questa frase si legge nella targa che il 21 settembre 2019, in occasione del ventesimo anniversario di quell’efferato episodio, è stata apposta dall’Auser di Foggia nella sede di via Libera 38, che nell’occasione è stata intitolata a Matteo Di Candia.
L’intitolazione della sala ha avuto luogo nel corso di un incontro promosso dall’Auser e dal presidio di Libera Foggia con inizio alle ore 18.30. Dopo gli interventi di Cesira Tartaglia e Federica Bianchi, rispettivamente per l’Auser e per Libera, Francesca Capone e Raffaele De Seneen hanno ricordato tragico 21 settembre di vent’anni fa, e la figura di Matteo Di Candia.

La manifestazione si è conclusa con un momento musicale organizzato da Maria Francavilla, direttrice del coro Auser.

 

 

 

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