22 Agosto 1993 Cianciana AG. Assassinato Diego Passafiume, piccolo imprenditore nella movimentazione terra. Non si piegò alle richieste estorsive della mafia locale.

“Nel lontano 22 agosto 1993, in provincia di Agrigento precisamente a Cianciana, venne ucciso Diego Passafiume, nostro padre, in un chiaro agguato di matrice mafiosa. Nostro padre era un piccolo imprenditore di movimento terra che nella zona di Cianciana faceva arte del suo mestiere. Era bravo ed amichevole con tutti. Rinomato per la sua bravura era diventato un concorrente scomodo per i grandi appalti che nel periodo sopra menzionato, interessavano tutta la bassa Quisquina, zona delle colline dove nascevano lavori di grande entità. Dal 1993 al 1997 tutta la zona della bassa Quisquina, era assediata da ricatti e richieste di pizzo. In quel periodonella provincia di Agrigento, vennero uccisi diversi imprenditori perché ritenuti scomodi e nello stesso tempo si rifiutassero di pagare tangenti. Nostro padre è stato vittima di tutta questa organizzazione criminale e nonostante documentazioni schiaccianti di intercettazioni alle famiglie mafiose, indagini con nome è cognome del mandante e degli esecutori dell’uccisione di nostro padre e l’acclarata estraneità all’ambiente malavitoso di nostro padre, confermato anche da “pentiti” non siamo ancora stati riconosciuti “vittime di mafia e criminalità organizzata”. Sono Passati più di 20 anni dalla morte di nostro padre, ed ancora oggi aspettiamo che lo stato italiano faccia luce su nostro padre. Nostro padre era un piccolo imprenditore in un paese sconosciuto della provincia di Agrigento come sconosciuto il suo cognome, ciò non significa che deve essere dimenticato, perché non esistono solo i grandi nomi delle vittime di mafia di cui negli anni hanno parlato i media televisivi, ma esistono anche persone come mio padre, un piccolo eroe messo nel dimenticatoio, non potendo neanche dimostrare al mondo che ci circonda come anche una piccola vittima possa essere un grande eroe”.

Foto e storia inviataci dai figli Francesco e Gaetano, a cui possiamo solo esprimere la ns. vicinanza e cordoglio per la grave perdita e per le ingiustizie non ancora colmate.

 

 

 

Articolo del 31 Luglio 2012 da: cianciana.info
La ‘mattanza’ nella Bassa Quisquina, 20 anni di faida mafiosa.
di C@municalo

Parte dall’omicidio di Pietro Chillura, compiuto da ignoti ad Alessandria della Rocca il 7 agosto 2005, ma va oltre l’inchiesta “Alisciannira”, tuttora in corso, sviluppata dai carabinieri del Reparto operativo di Agrigento e dalla Dda di Palermo.
Picchia e maltratta la convivente, arrestato rumeno
„l delitto Chillura, sottolineano gli inquirenti nell’ordinanza di custodia cautelare che avrebbe decapitato la consorteria mafiosa di Alessandria della Rocca, interruppe un “periodo di apparente tranquillità nel territorio della cosiddetta Bassa Quisquina, cioè quei comuni di Cianciana, Alessandria della Rocca, Bivona e Santo Stefano di Quisquina, che fra il 1978 e il 1997 aveva registrato una lunga serie di omicidi”.

Ci si riferisce, nello specifico, all’omicidio di Pietro Longo, compiuto il 26 novembre del 1978; all’omicidio di Calogero Cinà, a Bivona, il 6 luglio del 1981; all’uccisione di Tommaso Coniglio, a Cianciana, il 6 luglio del 1981. Sempre a Cianciana, il 7 aprile del 1982 fu ucciso Vincenzo Montalbano; nello stesso anno, ad Alessandria della Rocca, scomparso di “lupara bianca” Pietro Sicardi.

Nel 1986 commessi due omicidi a Cianciana: il 12 febbraio ucciso Paolo Francesco Picarella, l’11 ottobre Paolo Calandrino. Il primo agosto del 1993 ad Alessandria della Rocca assassinato Giuseppe Patrinostro; pochi giorni dopo a Cianciana, il 22 agosto del 1993, fu ammazzato Diego Passafiume.

Il 21 marzo del 1994 a Bivona cadde sotto i colpi di lupara Ignazio Panepinto; qualche mese dopo ad Alessandria è la volta di Antonio Vincenzo Di Girgenti, era il 13 settembre del 1994.

Qualche giorno dopo duplice omicidio nella “città delle pesche”, uccisi il 19 settembre ’94 Calogero Panepinto e Francesco Maniscalco. Un altro duplice omicidio il 20 aprile del 1995 ad Alessandria, dove caddero Emanuele Sedita e Giovanni Carbone. Sempre ad Alessandria furono uccisi Angelo Mario Piazza il 30 ottobre 1997, e Antonino Russa il 24 ottobre 1998.

Le indagini all’epoca sviluppate su questi omicidi, non tutti risolti, rivelarono collegamenti tra di loro. Alcuni, quelli degli anni ’90, sarebbero riconducibili a contrasti insorti per la spartizione di grossi investimenti per la realizzazione e la gestione delle acque della diga Castello.

Tra le persone denunciate all’epoca anche alcuni degli indagati nell’inchiesta “Alisciannira”.

 

 

Fonte:  comunicalo.it
Articolo del 7 settembre 2018
Mafia, cold case nell’Agrigentino: arresto a Siculiana per delitto a Cianciana 25 anni fa

A distanza di 25 anni dall’efferato delitto finisce in manette il presunto esecutore materiale dell’efferato delitto di Diego Passafiume, freddato proprio nel giorno del suo anniversario di matrimonio, il 22 Agosto 1993, a Cianciana, piccolo centro in provincia di Agrigento. I carabinieri del Reparto Operativo di Agrigento, su disposizione della Dda di Palermo, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Palermo Filippo Sciara, agrigentino, 54 enne, già ritenuto affiliato alla famiglia mafiosa di Siculiana, coinvolto anche nella nota vicenda del sequestro del piccolo Giuseppe Di Matteo, ora accusato di omicidio premeditato, con l’aggravante di aver agevolato l’attività dell’associazione mafiosa denominata Cosa Nostra.

“La vittima, onesto imprenditore 41enne nel settore del movimento terra, mentre era alla guida della propria auto, era stata attinta da alcune fucilate, sparategli da un ignoto, che si era subito dileguato con altri complici, a bordo di un’autovettura. Durante le immediate ricerche, i carabinieri ritrovarono, in fiamme, l’auto utilizzata dai killer”, ricostruiscono gli inquirenti. L’autopsia confermò che l’imprenditore era stato colpito da tre fucilate, di cui una in pieno volto. Le indagini, sin da subito, si mostrarono alquanto difficili. Venne privilegiata la pista che portava ai sub appalti, settore in cui risultava ben inserito Diego Passafiume. Dalle indiscrezioni allora raccolte, era emerso che l’imprenditore non aveva voluto piegarsi alle regole imposte dalle cosche mafiose in ordine alla spartizione dei sub appalti nel settore del movimento terra e del trasporto di inerti. Dopo una prima archiviazione delle indagini, a carico di ignoti, l’inchiesta era stata riaperta grazie anche ad alcune dichiarazioni rese da collaboratori di giustizia. La morsa degli investigatori del Reparto Operativo di Agrigento però non si è mai allentata ed infatti, il «cold case» è stato risolto grazie alla raccolta ed all’incrocio di alcuni indizi raccolti nel tempo.

La vera e propria svolta nelle indagini – spiegano gli inquirenti – si è avuta nel Luglio del 2017, allorquando i militari dell’Arma, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, hanno acquisito determinanti indizi di colpevolezza nei confronti di un individuo, sospettato di essere l’esecutore materiale del brutale omicidio. In particolare, grazie ad alcuni album fotografici esibiti ad alcuni parenti della vittima, che all’epoca avevano assistito alla tragica scena del delitto, i carabinieri hanno stretto il cerchio dei loro sospetti nei confronti di Filippo Sciara. Gli elementi di prova raccolti, sono stati poi confermati anche dalle convergenti dichiarazioni rese da alcuni collaboratori di giustizia (Salemi Pasquale, Maurizio Di Gati e Giuseppe Salvatore Vaccaro), anche essi in varie circostanze arrestati dai Carabinieri di Agrigento, secondo i quali è emerso che l’omicidio fu commesso nel contesto mafioso territoriale, in quanto Diego Passafiume era ritenuto un imprenditore scomodo, che faceva troppa concorrenza alle dinamiche mafiose”.

 

 

 

Fonte:  comunicalo.it
Articolo dell’8 settembre 2018
Mafia, arresto killer di Diego Passafiume, il figlio Francesco: ”Finalmente verità, non ci siamo mai dati pace”

Gaetano e Francesco Passafiume, i due figli dell’imprenditore di Cianciana ucciso nel 1993 non hanno mai creduto che il padre fosse coinvolto in vicende di mafia. Come racconta il Giornale di Sicilia oggi in edicola, sono stati costretti a lasciare la Sicilia ma hanno sempre avuto fiducia nella giustizia italiana e nei magistrati che hanno indagato sull’omicidio del padre avvenuto il 22 agosto del 1993. Francesco, il figlio, aveva appena 14 anni. E ieri, ha ricevuto il “regalo più bello” dalla giustizia italiana: la verità sulla morte di suo padre, Diego, che va a confutare ogni sorta di pettegolezzo che era stato fatto in quegli anni.

Il figlio della vittima: mio padre vittima della mafia
“Secondo noi nostro padre è stato vittima del racket. Lo diciamo da anni, lo abbiamo gridato ai quattro venti e adesso è arrivata la svolta. Non ci siamo dati pace. Abbiamo fatto le nostre indagini, abbiamo letto pagine e pagine di giornali, ci siamo documentati su quello che è accaduto nei primi anni ’90 nella zona della Quisquina. Siamo riusciti a far riaprire le indagini grazie all’impegno della magistratura”, ha detto Francesco Passafiume in un’intervista al Gds. “Siamo stati costretti – ha ricordato – ad abbandonare la Sicilia in cerca di lavoro perché con la mancanza di nostro padre abbiamo incontrato tante difficoltà dovute anche alla nostra tenera età. Per 25 lunghissimi anni siamo stati in attesa di giustizia. E adesso è arrivata una prima risposta alla nostra domanda di verità”. La svolta nelle indagini è arrivata nel dicembre del 2016 con le dichiarazioni nuovo collaboratore di giustizia Pasquale Di Salvo, l’ex poliziotto che ha fatto da scorta al giudice Giovanni Falcone, poi affiliato a Cosa nostra, che ha fatto riempire pagine e pagine di verbali su fatti di sangue avvenuti nei primi anni ’90 e quindi sugli omicidi commessi nella zona della Bassa Quisquina tra cui quello di Diego Passafiume.

L’arresto del presunto killer di Diego Passafiume
I carabinieri del reparto Operativo di Agrigento hanno arrestato ieri, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal Gip e richiesta dalla Dda di Palermo, il presunto esecutore materiale dell’omicidio, commesso 25 anni fa a Cianciana, di Diego Passafiume, 41 anni imprenditore nel settore del movimento terra. E’ Filippo Sciara, 54 anni, ritenuto affiliato alla famiglia mafiosa di Siculiana, coinvolto nel sequestro del piccolo Giuseppe Di Matteo. Passafiume fu assassinato il 22 agosto del 1993 per non essersi piegato alle regole imposte dalle cosche mafiose sui sub appalti. Dopo una prima archiviazione delle indagini, l’inchiesta era stata riaperta grazie alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia. La svolta si è avuta nel luglio del 2017, quando i carabinieri hanno fatto vedere alcune fotografie a dei parenti della vittima che avevano assistito al delitto. Ad accusare l’indagato, arrestato per omicidio premeditato, anche alcuni collaboratori di giustizia.

Antonella Borsellino: finalmente verità e giustizia
Si è espressa con un post su Facebook anche Antonella Borsellino, referente del presidio di Libera di Santa Margherita Belìce e Montevago, figlia e sorella di Giuseppe e Paolo Borsellino, imprenditori uccisi a Lucca Sicula nel 1992.“Dai social ho appreso la meravigliosa notizia dell’arresto del killer del fraterno amico di mio padre Diego Passafiume imprenditore ucciso nel 93 dalla mafia a Cianciana piccolo paese dell’entroterra agrigentino. Finalmente i figli Francesco e Gaetano avranno giustizia e il loro papà sarà finalmente dichiarato ufficialmente Vittima Innocente di mafia, status da anni negato dalla Prefettura di Agrigento. Abbraccio Francesco e Gaetano per la loro tenacia e amore verso il padre nonostante tutte le ostilità che hanno trovato. Spero che anche altri familiari fra cui noi famiglia Borsellino possano un giorno avere Verità e Giustizia!”. Lo ha scritto su Facebook Antonella Borsellino, referente del presidio di Libera di Santa Margherita Belìce e Montevago, figlia e sorella di Giuseppe e Paolo Borsellino, imprenditori uccisi a Lucca Sicula nel 1992.

La guerra di mafia degli anni ’90 nella Bassa Quisquina
Diego Passafiume fu ucciso nella mattanza degli anni ‘90 nella Bassa Quisquina: diversi omicidi riconducibili a contrasti insorti per la spartizione degli appalti pubblici. “Una vera e propria guerra tra i gruppi mafiosi – emerse dall’inchiesta Castello – finalizzata ad assicurarsi il controllo di appalti e forniture per la costruzione dell’adduttore della diga Castello, per l’irrigazione dei terreni della valle dei fiumi Verdura, Magazzolo e Platani, i cui appalti sono stati concessi tra il 1991 il ‘92, per un valore complessivo di 400 miliardi. Altri interessi, in relazione ai quali sono sorti fortissimi contrasti, riguardano la realizzazione di opere di metanizzazione relative ai Comuni di Bivona, Alessandria della Rocca, Cianciana e Santo Stefano Quisquina”. Ma come emerge dalle indagini odierne c’è chi fu ucciso per essersi ribellato ai clan.

 

 

 

 

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