23 Febbraio 2000 Brindisi. Muoiono Alberto De Falco e Antonio Sottile, agenti della Guardia di Finanza. Erano a bordo di una Fiat Punto speronata da una Rover blindata di contrabbandieri.

Alberto De Falco – Antonio Sottile  – Foto da: Associazione Finanzieri cittadini e solidarietà FICIESSE

La notte del 23 febbraio del 2000 morivano a Brindisi, travolti da un’auto contrabbandiera, i finanzieri Alberto De Falco e Antonio Sottile. I finanzieri stavano fronteggiando l’ennesimo sbarco di sigarette: erano in quattro, due rimasero gravemente feriti, ed erano a bordo di una minuscola e scalcagnata Fiat Punto. All’epoca quella era la zona più calda d’Italia per i traffici di sigarette e le organizzazioni contrabbandiere erano munite di giganteschi fuoristrada blindati più vicini a carri armati che ad automezzi, la guardia di finanza era chiamata a combattere muovendosi su indifese utilitarie.
Solo dopo tale tragico episodio la Guardia di Finanza fu fornita di fuoristrada. Ma ormai l’interesse della mafia si era spostata su altre attività.

 

 

Articolo del Corriere della Sera del 25.02.2000
Finanzieri uccisi, presi i contrabbandieri
di Fulvio Bufi
Brindisi: due fermi, confessa l’ autista del fuoristrada. Il mezzo era già stato sequestrato. Nella fuga dopo lo speronamento avevano dimenticato i cellulari a bordo.

BRINDISI – Sulla strada che costeggia la statale 379 alle porte di Brindisi ci sono ancora schegge di vetro, segni di gesso e qualche pezzo di lamiera. E’ quel che resta della Fiat Punto con la quale l’ altra notte quattro finanzieri hanno provato a fermare un fuoristrada blindato dei contrabbandieri. Come opporsi con una fionda a un kalashnikov: non c’ è speranza. Il blindato pieno di sigarette ha accartocciato l’ utilitaria blu e massacrato quelli che c’ erano dentro: il vicebrigadiere Alberto De Falco, calabrese di 33 anni, il finanziere scelto Antonio Sottile, 29 anni, casertano, il vicebrigadiere Edoardo Roscica, 28 anni, di Catania, l’ appuntato Sandro Marras, 33 anni, cagliaritano. De Falco e Sottile erano seduti avanti, e quando li hanno tirati fuori dalle lamiere erano già morti. Gli altri due sono in ospedale.

Le condizioni di Marras sono gravissime: è in coma e per respirare ha bisogno di una macchina. Nemmeno ventiquattr’ ore dopo la strage, i contrabbandieri che erano a bordo della Range Rover blindata hanno un nome e anche un numero all’ ufficio matricola del carcere di Brindisi. Li hanno presi in fretta, perché, quando sono scappati a piedi nelle campagne intorno alla statale, hanno dimenticato in auto i telefoni cellulari: ci è voluto poco, quindi, ad arrivare a loro. Uno si chiama Giuseppe Contestabile, 29 anni, appartiene a una famiglia dicontrabbandieri del Brindisino e ha confessato che alla guida del  blindato c’era lui. L’altro è Adolfo Bungaro, 39 anni; quando gli uomini della squadra mobile sono andati a prenderlo a casa, ha tentato una improbabile fuga attraverso i tetti, ma l’hanno costretto subito a tornare giù. Contestabile, invece, da casa se ne era andato, e insieme alla moglie stava provando ad allontanarsi dalla Puglia. Ma lo hanno fermato prima che arrivasse a Bari. E adesso che i due contrabbandieri sono in carcere viene fuori che il fuoristrada con il quale hanno fatto la strage era stato sequestrato dai carabinieri nel marzo del 1999. Allora non era ancora corazzato, aveva soltanto un rinforzo nel paraurti anteriore. Apparteneva a un uomo che i militari ritenevano un contrabbandiere e che però, quando chiese il dissequestro al magistrato, lo ottenne subito. L’ unica condizione posta, fu che prima della riconsegna venisse eliminata la modifica. Ma i contrabbandieri hanno officine efficientissime, e quella Range Rover è diventata un mostro d’ acciaio, con rostri e pannelli sia sulla parte anteriore che su quella posteriore, e con armature in ferro anche all’ interno dell’ abitacolo. L’ altra notte, quindi, Contestabile non ha avuto paura, quando si è visto l’ auto dei finanzieri andargli incontro, a sterzare e puntare dritto contro i militari. Correva e ha continuato a correre. Tanto che dopo l’ impatto il fuoristrada è rimasto incastrato tra le lamiere contorte dell’ auto. Perciò, i due contrabbandieri hanno dovuto abbandonare sia il mezzo sia le sigarette che c’erano all’interno, e allontanarsi a piedi.

L’ equipaggio della Punto è stato soccorso da altre pattuglie che stavano partecipando alla stessa operazione di controllo e che sono arrivate poco dopo. Ma per tirare fuori i corpi c’è voluto l’ intervento dei vigili del fuoco che hanno dovuto utilizzare le seghe elettriche. Ora il corpo di Alberto De Falco, che era sposato e aveva una figlia di quattro anni, è già stato portato a Rossano Calabro, dove stamattina alle 11 saranno celebrati i funerali. Alla stessa ora ci saranno a Brindisi (dove è stato proclamato il lutto cittadino e i sindacati hanno indetto lo sciopero generale) le esequie di Antonio Sottile. Era nato in provincia di Caserta, ma in Puglia viveva da dieci anni, e cinque anni fa si era sposato con Danila. Che ora, impietrita davanti alla sala mortuaria dell’ ospedale – dove il corpo di suo marito è rimasto finché non è stata allestita la camera ardente nella caserma della Guardia di Finanza – , racconta: «Aveva paura, ogni volta che usciva per queste operazioni aveva paura. E ogni volta mi salutava sempre allo stesso modo: mi baciava e mi diceva sotto voce “ti voglio bene”».

 

Articolo da Senza Colonne.it del 23.02.2010 
Quella benedetta primavera

Dieci anni fa come oggi morivano i finanzieri Antonio Sottile e Alberto De Falco. E moriva anche il contrabbando di sigarette a Brindisi e in Puglia. Perché lo Stato, preso da un improvviso rigurgito di legalità, ferito nell’onore per una tragedia rispetto alla quale non poteva più far finta di nulla, fu costretto a colpire con una durezza senza precedenti, cancellando in meno di un mese ciò che in vent’anni aveva colpevolmente (e in parte volutamente) trascurato. Sottile e De Falco morirono travolti da un’auto contrabbandiera. I colpevoli di quel delitto furono catturati, condannati e hanno espiato la loro pena. Ma in pochi ricordano che i quattro finanzieri chiamati quella notte a fronteggiare l’ennesimo sbarco di sigarette (due rimasero gravemente feriti) erano a bordo di una minuscola e scalcagnata Fiat Punto. In quella che all’epoca era la zona più calda d’Italia per i traffici di “bionde”, dove le organizzazioni contrabbandiere erano munite di giganteschi fuoristrada blindati più vicini a carri armati che ad automezzi, la guardia di finanza era chiamata a combattere muovendosi su indifese utilitarie.

Mandati al massacro, quasi come i soldati spediti in Russia nella II Guerra mondiale, male armati e male equipaggiati, contro una forza d’urto devastante e organizzatissima. I fuoristrada che vedete oggi, quelli in dotazione alla guardia di finanza, furono inviati a Brindisi solo dopo l’Operazione Primavera, quando ormai non servivano più.  Fino a quella sera del 23 febbraio 2000 lo Stato aveva lasciato fare.

 

 

Fonte: Associazione Finanzieri cittadini e solidarietà FICIESSE 
Medaglia d’oro al valor civile
DE FALCO Alberto

VICE BRIGADIERE DELLA GUARDIA DI FINANZA

Data del conferimento: 16- 6- 2000
motivo del conferimento
Medaglia d’oro al valor civile
DE FALCO Alberto
VICE BRIGADIERE DELLA GUARDIA DI FINANZA

“Nottetempo, in servizio di perlustrazione per la repressione del contrabbando, unitamente ad altri militari componenti una pattuglia, si dirigeva, con lucida determinazione, eccezionale coraggio ed eroico senso del dovere, verso un’autocolonna contrabbandiera, che trasportava tabacchi lavorati esteri poco prima sbarcati sul litorale, per intercettarla e trarre in arresto i malviventi. La vile e proditoria reazione dei contrabbandieri, posta in essere indirizzando uno dei mezzi in fuga verso l’autovettura sulla quale si trovava, gli procurava lesioni mortali. Splendido esempio di grande ardimento ed elette virtù civiche spinti sino al supremo sacrificio personale. Brindisi, 23 febbraio 2000.”

Medaglia d’oro al valor civile
SOTTILE Antonio

FINANZIERE SCELTO

“Nottetempo, in servizio di perlustrazione per la repressione del contrabbando, unitamente ad altri militari componenti una pattuglia, si dirigeva, con lucida determinazione, eccezionale coraggio ed eroico senso del dovere verso un’autocolonna contrabbandiera, che trasportava tabacchi lavorati esteri poco prima sbarcati sul litorale, per intercettarla e trarre in arresto i malviventi. La vile e proditoria reazione dei contrabbandieri, posta in essere indirizzando uno dei mezzi in fuga verso l’autovettura sulla quale si trovava, gli procurava lesioni mortali. Splendido esempio di grande ardimento ed elette virtù civiche spinti sino al supremo sacrificio personale. Brindisi, 23 febbraio 2000.”

 

 

 

Fonte:  vivi.libera.it
Articolo del 22 febbraio 2018
Tony e Alberto, due giovani vite dedicate alla lotta al crimine
di Tea Sisto

Antonio Sottile, 29 anni, originario di Caserta, finanziere scelto. Alberto De Falco, 33 anni, di origini calabresi, vicebrigadiere della Guardia di Finanza. Due nomi che resteranno per sempre nella memoria collettiva. Due vittime innocenti il cui sacrifico estremo ha liberato, 18 anni fa, la provincia di Brindisi (e non solo) dal cancro del traffico illegale di sigarette e ha messo in ginocchio, per un lungo periodo, buona parte della mafia che qui comanda, uccide, fa estorsioni, traffica in droga e armi: la Sacra corona unita. Una targa nel piazzale a loro intitolato a Brindisi, davanti al palazzo monumentale Nervegna, in pieno centro ci ricorda i loro nomi.

Accadde la sera del 23 febbraio del 2000. Gli scafi dei contrabbandieri avevano scaricato casse di sigarette sulla costa a nord di Brindisi. Ad attenderli c’erano altri contrabbandieri, con fuoristrada blindati e attrezzatissimi. Normale amministrazione per l’epoca. Quella sera erano di pattuglia Antonio, che tutti chiamavano Tony, e Alberto. Erano sul sedile anteriore dell’auto di servizio della Finanza, una Punto. Sul sedile posteriore della stessa auto c’erano il vicebrigadiere Edoardo Roscica, 28 anni, di Catania, e l’appuntato Sandro Marras, 33 anni, cagliaritano. La Punto dei finanzieri incrocia l’autocolonna di blindati sulla strada statale 379 che collega Brindisi a Bari. In testa una Range Rover a fari spenti.

I contrabbandieri sanno che con quella piccola Punto non c’è partita. Vincono loro. Si scagliano con la loro Range Rover contro l’utilitaria dei finanzieri. La riducono a un ammasso di lamiere. Tony Sottile e Alberto De Falco muoiono sul colpo. Edoardo Roscica e Sandro Marras riportano gravi ferite. Nell’impatto, la Range Rover resta incastrata nella Punto e i contrabbandieri fuggono a piedi. Arrivano i soccorritori. Gli investigatori trovano sui sedili del loro fuoristrada i telefonini cellulari. Grave errore che porta all’arresto il giorno dopo di Giuseppe Contestabile, 29 anni, e di Adolfo Bungaro, 39 anni. Il primo confessa: “A guidare il fuoristrada ero io, ma non volevo uccidere nessuno”. Difficile raccontare senza commozione ciò che accadde in quelle ore. La corsa in ospedale, i colleghi dei finanzieri deceduti e feriti piombati in piena notte nelle case delle vittime per avvertire i familiari con la massima delicatezza possibile. L’ospedale di Brindisi pieno di notte di decine di uomini delle forze dell’ordine. I pianti, le urla di dolore, lo strazio delle mogli dei due giovani finanzieri morti. I funerali solenni in cattedrale, ai quali parteciparono centinaia di persone. L’arroganza, anche in quell’occasione, della mala brindisina, che non trovò alcuna sponda.

Seguirono un’inchiesta della magistratura, un processo con dieci imputati e due condanne per “omicidio per colpa cosciente”.

Ma, al di là dell’iter giudiziario, la morte dei finanzieri Sottile e De Falco spinse lo Stato a mandare in Puglia duemila uomini. Fu chiamata Operazione Primavera. E in quella primavera, scaturita da una tragedia, dal dolore che ancora persiste, furono arrestate quasi cento persone. Centinaia le denunce, migliaia i sequestri di motoscafi e di blindati nonché di depositi (le “gubbie”) di sigarette di contrabbando. Sequestri anche di armi e di esplosivi, a conferma che il contrabbando qui lavorava insieme e con il “permesso” della Sacra corona unita ai cui boss veniva pagata una tangente per ogni cassa di sigarette scaricata.

Ecco che hanno fatto Tony Sottile e Alberto De Falco. Avevano dedicato la loro giovane vita alla lotta al crimine, al rispetto della legalità. Era quello che volevano: liberare il territorio dai criminali che lo tenevano sotto scacco. Ci sono riusciti, pagando però con la vita. Ogni anno, in questi giorni, vengono ricordati dalla Guardia di Finanza, insieme ai familiari delle vittime, nel Santuario di Jaddico, vicino a Brindisi, luogo dello scontro mortale. Entrambi furono insigniti della medaglia d’oro alla memoria.

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