25 maggio 2017 Reggio Calabria. Assassinato Bruno Ielo, 66 anni, tabaccaio, ex carabiniere. Volevano che chiudesse l’attività.

Bruno Ielo, 66 anni, tabaccaio, è stato ucciso con un colpo di pistola alla testa la sera del 25 maggio 2017, esploso da un killer da distanza ravvicinata, mentre rientrava a casa con lo scooter sulla strada Nazionale per Catona.
Bruno Ielo venne ucciso per strada su mandato di un esponente della ‘ndrangheta reggina in modo plateale con una pistola abbandonata accanto al cadavere, perché non si era voluto piegare al diktat della cosca di chiudere la tabaccheria che da circa un anno aveva aperto a Gallico, facendo concorrenza a quella del mandante dell’omicidio, elemento di spicco della famiglia Tegano. Il delitto con la sua efferatezza e connotazione simbolica doveva riaffermare di fronte a tutta la comunità la perdurante operatività della cosca, pronta a reprimere chiunque osasse metterne in discussione la sua potenza criminale e il dominio sul territorio. (Fonte: quotidianodelsud.it )

 

 

 

Fonte: quotidianodelsud.it
Articolo del 26 maggio 2017
Omicidio a Reggio Calabria, ucciso un tabaccaio
I killer lo hanno sorpreso mentre tornava a casa
di Fabio Papalia

REGGIO CALABRIA – La figlia lo precedeva in auto ed ha sentito gli spari che hanno ucciso suo padre. Un uomo di 66 anni, Bruno Ielo, tabaccaio incensurato, è stato ucciso a colpi di pistola nella tarda serata di ieri alla periferia di Reggio Calabria. È accaduto poco prima delle ore 22 sulla statale 18, sul ponte di località Spontone, nel quartiere di Catona, all’estrema periferia nord della città. L’uomo, che aveva una tabaccheria nel quartiere di Gallico, adiacente a Catona, stava rincasando in direzione Villa San Giovanni a bordo dello scooter, seguito a breve distanza dalla figlia che invece era in auto quando ha sentito i colpi. L’uomo è stato ferito mortalmente, per lui nulla da fare, si è accasciato al suolo morto, ancora in sella allo scooter e con il casco ancora allacciato.

Stando ai primi rilievi l’uomo sarebbe stato affiancato da un automezzo con a bordo almeno due persone che gli hanno sparato contro alcuni colpi di pistola, è stato raggiunto alla mano e alla testa dai colpi. I sanitari del 118 hanno potuto solo constatarne il decesso. Sul posto sono intervenute le volanti dell’ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico, diretto dal vice questore aggiunto Luciano Rindone e dal vice Sandra Manfrè, e gli investigatori della squadra mobile diretta dal primo dirigente Francesco Rattà, giunto sul posto insieme al dirigente della sezione omicidi della mobile, il commissario capo Gesualdo Masciopinto.

I rilievi sono stati eseguiti dagli specialisti del gabinetto regionale di polizia scientifica. Sul posto sono stati trovati due bossoli calibro 7.65 e una pistola. Al momento va chiarito se si tratta dell’arma usata per uccidere Ielo o di una pistola di proprietà del tabaccaio. La vittima era scampata nel novembre dello scorso anno a un tentativo di rapina a mano armata finito male (LEGGI LA NOTIZIA) durante il quale Ielo era stato ferito alla bocca da un colpo di pistola esploso da un rapinatore. Gli investigatori stanno sentendo i familiari, per tentare di capire il movente.

 

 

 

Fonte: quotidianodelsud.it
Articolo del 14 gennaio 2020
Omicidio Ielo, arrestate quattro persone legate al clan di ‘ndrangheta dei Tegano

ROMA – La Polizia di Reggio Calabria, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, ha eseguito dalle prime ore di questa mattina un’articolata operazione, denominata “Giù la testa”, finalizzata all’esecuzione di quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal giudice per le indagini preliminari presso il locale Tribunale nei confronti di altrettanti soggetti.

Questi sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di omicidio premeditato, tentata estorsione, rapina e tentato omicidio aggravati (ad eccezione del tentato omicidio) dalla circostanza del metodo mafioso e dall’avere agevolato la ‘ndrangheta unitaria, nella sua articolazione territoriale denominata cosca Tegano, operante nel quartiere Archi di Reggio Calabria.

Sono state eseguite diverse perquisizioni domiciliari.

L’indagine ha consentito di individuare il mandante e l’esecutore materiale dell’omicidio di Bruno Ielo, il tabaccaio ucciso con un colpo di pistola alla testa la sera del 25 maggio 2017, esploso da un killer da distanza ravvicinata, mentre rientrava a casa con lo scooter sulla strada Nazionale per Catona. L’esercente reggino di 66 anni venne ucciso per strada su mandato di un esponente della ‘ndrangheta reggina in modo plateale con una pistola abbandonata accanto al cadavere, perché non si era voluto piegare al diktat della cosca di chiudere la tabaccheria che da circa un anno aveva aperto a Gallico, facendo concorrenza a quella del mandante dell’omicidio, elemento di spicco della famiglia Tegano. Il delitto con la sua efferatezza e connotazione simbolica doveva riaffermare di fronte a tutta la comunità la perdurante operatività della cosca, pronta a reprimere chiunque osasse metterne in discussione la sua potenza criminale e il dominio sul territorio.

Dopo aver esaminato i video di numerosi di impianti di videosorveglianza, per tantissime ore di registrazione, secondo gli investigatori Francesco Polimeni (legato alla cosca Tegano e considerato il mandante) e Cosimo Scaramozzino hanno seguito la vittima, lungo il percorso che faceva per tornare a casa dopo il lavoro, con una Fiat Panda di colore rosso in stretto raccordo operativo con il killer Francesco Mario Dattilo, l’esecutore del delitto, il quale si muoveva a bordo di uno scooter.

Lo stesso Ielo, nel 2016, era stato ferito gravemente al volto da un colpo di pistola durante un tentativo di rapina esploso da uno dei due malviventi che avevano fatto irruzione all’interno della sua tabaccheria di Gallico. La rapina organizzata con finalità intimidatorie da Francesco Polimeni e posta in essere da Francesco Mario Dattilo e Giuseppe Antonio Ciaramita era finalizzata a costringere Ielo a chiudere l’attività commerciale per consentire a Polimeni, gestore anch’egli di una vicina tabaccheria, di accaparrarsi i guadagni derivanti dall’acquisizione della clientela della vittima. Gli investigatori sono riusciti ad individuare elementi in comune tra la rapina e l’omicidio e a dimostrare che l’arma abbandonata da Dattilo sulla scena del crimine la sera dell’omicidio, fosse dello stesso modello di quella impugnata durante la rapina dell’8 novembre 2016, ovvero una Beretta mod. 70 cal.7.65, tanto da far ritenere che per commettere l’omicidio di Bruno Ielo, Dattilo abbia utilizzato, con elevata probabilità, la stessa pistola.

Ulteriori particolari dell’operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà alle 11.30 presso la Sala Convegni della Questura di Reggio Calabria alla presenza del Procuratore della Repubblica Giovanni Bombardieri.

 

 

Fonte: quotidianodelsud.it
Articolo del 14 gennaio 2020
Bruno Ielo «ucciso solo perché voleva lavorare»
Gli inquirenti ricostruiscono la morte del tabaccaio

REGGIO CALABRIA – Emergono particolari inquietanti e sorprendenti dalla inchiesta “Giù la testa” messa a segno dalla Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria nei confronti di presunti affiliati del clan Tegano.

«Doveva chiudere lui e invece stiamo chiudendo noi». È lo sfogo di Franco Polimeni che commenta con la figlia, indagata in stato di libertà, la concorrenza della tabaccheria di Bruno Ielo, il commerciante assassinato dalla ‘ndrangheta (LEGGI LA NOTIZIA DELL’OMICIDIO), che aveva messo in difficoltà il locale gestito dai Polimeni.

«Il dialogo di Franco Polimeni con la figlia – ha detto il procuratore di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri illustrando i dettagli dell’operazione “Giù la testa” – è stato intercettato a distanza di qualche minuto da una telefonata ricevuta dal direttore di un istituto bancario che gli ingiungeva di rientrare dal debito, che induce a pensare quanto fosse insopportabile la concorrenza di Ielo. Da qui, dopo la rapina a scopo intimidatorio del novembre 2016 (LEGGI LA NOTIZIA), la decisione di uccidere Ielo nel maggio successivo. Un lavoratore che apriva la sua attività dalle cinque di mattina fino alle 21. Un uomo che non aveva voluto abbassare la testa dinanzi agli atti intimidatori subiti su mandato di Polimeni, che voleva così salvaguardare il futuro della sua famiglia. Un rifiuto inaccettabile per la ‘ndrangheta, quello di Ielo, che ha così deciso di eliminarlo per raggiungere il dominio commerciale in un’area, come Gallico, ritenuta nella loro totale disponibilità».

Quella messa a segno stamani è una operazione (LEGGI LA NOTIZIA) «che consente di scoprire un delitto drammatico – prosegue il questore Maurizio Vallone – quello di un uomo assassinato soltanto perché voleva lavorare. Sono state ricostruite meticolosamente dalla Squadra mobile tutte le fasi preparatorie dell’agguato mortale a Ielo, e il momento dell’esecuzione da parte di Francesco Mario Dattilo».

Per il dirigente della Squadra mobile Francesco Rattà, «le indagini hanno messo insieme uno scenario inquietante. Una tragedia imposta da personaggi della cosca Tegano – Franco Polimeni, è cognato di Pasquale Tegano – per eliminare ogni tipo di concorrenza e con ogni mezzo. I filmati e la testimonianza di collaboratori di giustizia che hanno fornito il contesto dell’omicidio sono stati convergenti ai fini della conclusione delle indagini. Bruno Ielo si era scontrato commercialmente con gli interessi di Franco Polimeni e per questo motivo viene eliminato sotto gli occhi terrorizzati della figlia».

 

 

 

Fonte: la7.it/piazzapulita
Video del 16 gennaio 2020

Dedicato a chi non china la testa – Il racconto di Stefano Massini 16/01/2020
Stefano Massini, con un intervento fortissimo, porta all’attenzione del pubblico la storia tragica di Bruno Ielo, un tabaccaio di Reggio Calabria, ucciso per non aver ceduto alle pressioni della cosca locale. E mentre propone di intitolargli un francobollo, Massini non si fa sfuggire l’occasione per una riflessione sul nostro modo di comunicare: raccontare di un uomo onesto finito ucciso per il suo coraggio, cos’è? Buonismo? Retorica? Se è così, ben venga, meglio retorici che collusi.