26 Marzo 2004 Torre annunziata (NA) . Matilde Sorrentino, uccisa per aver denunciato giro di pedofili.

Foto da: Un nome, una storia – Libera

Matilde Sorrentino viene uccisa la sera del 26 marzo 2004 con numerosi colpi di pistola al volto e al petto, sparati da un uomo a cui aveva aperto la porta di casa a Torre Annunziata.
Secondo i primi accertamenti, vi è un collegamento tra la morte di Matilde e le denunce che la donna aveva fatto nel 1997 nei confronti di alcune persone accusate di abusi sessuali ai danni di minori tra cui il figlio di Matilde; abusi avvenuti nella scuola elementare del Rione Poverelli.
Le sue denunce infatti avevano portato all’arresto e poi alla condanna al carcere per diciannove dei ventuno accusati di pedofilia.
La morte di Matilde si inserisce dunque in una storia di vendetta per il coraggio dimostrato dalla donna nel denunciare la banda di pedofili della zona.
Pochi giorni dopo l’omicidio della donna, viene arrestato Alfredo Gallo, 26 anni, che confessa l’omicidio. Nel 2005 la Corte d’Assise di Napoli condanna Gallo all’ergastolo, indicandolo come esecutore materiale dell’assassino di Matilde.
Nel mese di ottobre 2018 i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Torre Annunziata hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Torre Annunziata, su richiesta di questa Procura della Repubblica, nei confronti di Francesco Tamarisco, in quanto ritenuto il mandante dell’omicidio di Matilde Sorrentino.
Dopo la morte di Matilde i suoi familiari sono stati sottoposti a misure di protezione; tuttavia nel settembre 2013 queste misure sono state sospese poiché si è ritenuto che essi non fossero più in pericolo di vita.
L’8 marzo 2012 il Comune di Napoli ha dedicato a Matilde Sorrentino e Teresa Buonocore un monumento floreale nei giardini di Piazza Municipio.
Nell’aprile 2013 alla memoria di Matilde Sorrentino e Luigi Cafiero vengono intitolate la piazza appena ristrutturata e il nuovo centro sociale ultimati nel rione Penniniello di Torre Annunziata.
Alla memoria di Matilde sono intitolati il Centro Polivalente per anziani e la Casa Alloggio per minori dei Salesiani in Torre Annunziata.
Nel marzo del 2017 viene riconosciuto un risarcimento al figlio di Matilde, che all’epoca degli abusi aveva solo sette anni. Una magra consolazione per un ragazzo che in quegli anni perse la spensieratezza e la presenza di una madre coraggiosa. Le persone accusate dell’abuso furono uccise dalla camorra, i mandanti di quell’abominio non sono stati mai identificati né definiti come appartenenti alla criminalità organizzata, cosicché la protezione di cui godevano i due figli di Matilde venne sospesa e loro mai riconosciuti vittime innocenti di criminalità organizzata. Inoltre, gli insegnanti che non avevano vigliato sulla sicurezza dei minori sono stati assolti dalla responsabilità penale.
Fonte: fondazionepolis.regione.campania.it

 

 

Articolo di La Repubblica del 27.03.2004
Donna uccisa a Torre Annunziata aveva denunciato giro di pedofili.
Sette anni fa la vittima aveva smascherato gli aguzzini del figlio. E’ stata assassinata a colpi d’arma da fuoco sulla porta di casa.
Disposta la protezione per il marito e i due figli della vittima e per altre due madri che furono testimoni al processo.

NAPOLI – E’ stata freddata sulla porta di casa, a Torre Annunziata, con vari colpi di pistola al volto e al corpo. Il movente è ancora oscuro. Matilde Sorrentino, 49 anni, aveva una condotta irreprensibile. Sette anni fa tra i testimoni decisivi per smascherare una banda di pedofili nel popolare “rione dei Poverelli”. E questa è una delle piste seguite dagli inquirenti.

I carabinieri hanno fermato un pregiudicato: è sospettato di essere l’esecutore del delitto, ma non sarebbe mai stato coinvolto nelle inchieste sui pedofili. Tuttavia l’ipotesi di un legame tra il delitto e le denunce fatte dalla vittima in passato sui pedofili, viene sempre tenuta in considerazione da carabinieri e pm che sottolineano che sulla vita di Matilde Sorrentino e della sua famiglia non è emersa alcuna “zona d’ombra”. Gli inquirenti sono orientati inoltre a escludere l’ipotesi di una rapina o di un sequestro.

Durante la notte, sono state compiute numerose perquisizioni, sia a Torre Annunziata sia in altri comuni della zona e sono state sentite diverse persone. E’ stato accertato che il killer è entrato nel condominio dove abitava la vittima appena dopo le 20.30, senza farsi notare, e ha bussato all’abitazione di Matilde Sorrentino. In casa c’erano la vittima e il marito, un operaio in pensione, anch’egli incensurato. Appena ha aperto la porta, la donna è stata raggiunta da diversi proiettili: il primo al volto, gli altri al petto.

Le autorità hanno disposto un programma di protezione per Antonio Gallo, di 57 anni, marito di Matilde Sorrentino e per i due figli della donna, uno dei quali era stato fra le vittime dei pedofili. Sorveglianza anche per altre due donne che nel ’97 denunciarono, come fece Matilde Sorrentino, i casi di pedofilia nella scuola elementare di Torre Annunziata. Nel giugno 1999 il Tribunale di Torre Annunziata emise la sentenza: 19 condanne e due assoluzioni. Le pene più pesanti furono inflitte a Pasquale Sansone, bidello della scuola del rione dei Poverelli (15 anni di reclusione) e a Michele Falanga, titolare di un bar (13 anni). Tuttavia gli imputati vennero scarcerati per la scadenza dei termini di custodia cautelare. Trascorsero poche settimane e, in due distinti agguati, il 26 e 27 luglio, Falanga e Sansone furono uccisi. Due omicidi con un unico movente: chi ha ammazzato, con ogni probabilità affiliati alla camorra – sostennero gli inquirenti – lo ha fatto per punire i seviziatori dei bambini.

Oltre al caso della scuola del popolare rione Poverelli, il centro vesuviano è stato teatro di un’altra grande inchiesta sulla pedofilia online, nella quale gli inquirenti accertarono che un’organizzazione russa produceva e vendeva, attraverso un proprio portale, foto e video di contenuto pedopornografico. La vicenda provocò anche forti polemiche negli ambienti politici sia per la diffusione di immagini nei telegiornali, sia per la denuncia da parte dei magistrati dell’esistenza di una presunta lobby di pedofili. Nell’inchiesta furono coinvolti diversi insospettabili, tra cui professionisti e imprenditori che avrebbero divulgato il materiale.

 

 

 

Articolo da L’Unità del 31 Marzo 2004
Si costituisce il killer della mamma-coraggio

TORRE ANNUNZIATA (NA) «Alfredo Gallo si è sentito braccato e si è presentato qui in caserma a Torre Annunziata». È finita così, racconta il comandante provinciale dei carabinieri di Napoli, il generale Vincenzo Giuliani, la latitanza del presunto killer di Matilde Sorrentino, la mamma-coraggio uccisa venerdì a Torre Annunziata, proprio sulla soglia di casa. La Sorrentino otto anni fa, assieme ad altre mamme, aveva denunciato la banda di pedofili del «Rione dei poverelli» di Torre Annunziata. Tra le ipotesi prese in considerazione, vi è quella che Gallo – riconosciuto sul luogo del delitto – possa essere stato assoldato come sicario. Giuliani inoltre non conferma che l’arresto sia da collegarsi con l’inchiesta sulla  pedofilia. «Gallo si è presentato da noi – ha concluso Giuliani – , forse si è reso conto che non aveva possibilità di andare lontano. È un ragazzo con un passato assolutamente difficile che ha cominciato a conoscere la giustizia già da adolescente. Noi abbiamo svolto la nostra attività investigativa, adesso aspettiamo gli sviluppi». Gallo era tornato libero lo scorso 5 febbraio, quando era stato scarcerato dopo aver scontato una condanna a nove anni e quattro mesi per l’omicidio di un commerciante a scopo di rapina, compiuto all’età di 17 anni.
L’episodio risale al maggio del 1995 ed ebbe per vittima Andrea Marchese, un commerciante di Torre Annunziata. Durante la detenzione, nel settembre del 2001, a Gallo furono concessi gli arresti domiciliari, ma il giovane fu poi nuovamente arrestato alcuni giorni dopo per evasione, e riportato in carcere. Dal 5 al 19 febbraio di quest’anno, era in libertà controllata, sottoposto all’obbligo di firma, obbligo cessato appunto il 19 febbraio.
Nonostante abbia solo 26 anni, Gallo ha alle spalle una lunga serie di crimini, commessi fin da quando aveva 13 anni. Nel 1991 fu ritenuto responsabile di una estorsione ai danni di un commerciante di Torre Annunziata, con il ricorso a bombe carta a scopo intimidatorio. Nel 1993, a 15 anni, Gallo fu arrestato per furto in flagranza di reato.
Due anni dopo, nel maggio del 1995, commise l’omicidio del commerciante, per il quale ha scontato nove anni e quattro mesi di carcere.

 

 

Foto da Lo Srillone.Tv

Foto e Articolo da Lo Srillone.Tv del 27 Marzo 2010
Il ricordo della città di Matilde Sorrentino

Una mamma da non dimenticare. Questo il titolo della manifestazione dedicata a Matilde Sorrentino, la donna uccisa il 26 marzo del 2004 per aver denunciato la banda di pedofili del Rione Poverelli che avevano abusato di suo figlio. La cerimonia, che si è svolta ieri mattina presso l’istituto salesiani di Torre Annunziata, è stata organizzata dall’Assessorato alle Politiche sociali guidato da Ciro Alfieri ed ha visto protagonisti gli alunni di 6 scuole del territorio, che hanno partecipato ad un concorso con la preparazione di alcuni elaborati. Presenti anche Amleto Frosi, presidente dell’associazione Antiracket La Casa della Solidarietà ed il sindaco Giosuè Starita. È stato inoltre proiettato in sala il documentario “A camorra song’io” del regista Salvatore Sparavigna.

 

 

 

Articolo del 3 Marzo 2017 da  lostrillone.tv
Risarcimento per figlio di “Mamma Coraggio”. Libera: “Ora ritornino ad essere felici”
Il presidio di Torre Annunziata esprime gioia per la sentenza d’appello su abusi sessuali nella scuola del Rione Poverelli

“Sono passati tanti anni, ma la giustizia, anche se lentamente, arriva, sia pure nella forma di una riparazione economica, non comparabile con le violenze subite e la morte di una madre”. Lo annunciano dal presidio “Libera” di Torre Annunziata, che esprime così la massima soddisfazione per la sentenza della Corte d’Appello di Napoli che riconosce a Salvatore, figlio di Matilde Sorrentino, la mamma coraggio uccisa il 16 marzo del 2004 per aver denunciato gli autori di comportamenti pedofili nei suoi confronti, un risarcimento di 800mila euro per avergli negato il “diritto all’infanzia”.

Giuseppe e Salvatore nel dodicesimo anniversario dell’assassinio di Matilde, nel marzo 2016, scrissero a Libera, che organizzò una Giornata di Memoria ed Impegno, ricordando quanto dura fosse una vita senza gli affetti più cari e senza la spensieratezza di essere bambini e di vivere come bambini.

“Un grazie – ha concluso ‘Libera’ – va ai difensori, gli avvocati Elena Coccia e Marco Ferrara, da sempre impegnati contro la camorra. Libera augura ai ragazzini, ora diventati adulti, di trovare uno spazio di felicità nella loro vita presente e futura, anche se torturata dalla violenza umana”.

 

 

 

Articolo del 3 Marzo 2017 da  lostrillone.tv
Pedofilia a Torre Annunziata. Risarcimento record per il figlio di mamma coraggio
Matilde Sorrentino denunciò gli orchi che violentarono alcuni minori: ottocentomila euro per Salvatore

Un risarcimento da 800mila euro per avergli negato il “diritto all’infanzia”. La corte d’appello di Napoli pone la parola fine sulla triste vicenda che colpì, ben 20 anni fa, il cuore del rione Poverelli di Torre Annunziata come riporta questa mattina il quotidiano “la Repubblica”.

Aveva solo 7 anni, Salvatore. Ed in questi 20 anni ha aspettato che la giustizia facesse il suo corso. Da quando alcuni bambini del III Circolo Didattico di Torre Annunziata finirono nelle mani di una banda di orchi che li violentò dopo averli storditi con alcool e minacciato con armi di fortuna.

Un incubo che finalmente ha conosciuto la parola “fine”. Dopo il calvario iniziato con le violenze, le minacce, gli abusi continui. E le denunce delle tre giovani madri: una di loro era proprio Matilde Sorrentino, uccisa nel 2004 a soli 49 anni sotto gli occhi di Salvatore, da uno di quegli orchi, per vendetta.

Nel frattempo Salvatore, negli anni che seguirono, iniziò la trafila di processi: perse anche il padre, stroncato da infarto e così fu affidato al fratello maggiore. I due conobbero anche la sconfitta di veder liberi, anche se per poco, gli orchi responsabili di quel terribile gesto. Una libertà che, per Pasquale Sansone e Ciro Falanga, durò pochissimo perché “giustiziati” dalla camorra per le violenze sessuali adoperate.

Ma quello che la giustizia non ha potuto ridargli è rimasto fermo in quei giorni di 20 anni fa: il diritto all’infanzia. Nel frattempo, però, è arrivata, finalmente, la sentenza di primo grado che, se non altro, restituisce a Salvatore e la sua famiglia un risarcimento danni da 800mila euro, senza tener conto dell’altra ipotesi, attualmente in fase di valutazione dagli avvocati che hanno seguito l’iter processuale, Elena Coccia e Marco Ferrara: quella del riconoscimento dello status di vittime della camorra.

 

 

 

Fonte: ilmattino.it
Articolo del 5 febbraio 2020
L’omicidio di Matilde Sorrentino: «Al killer andarono 50mila euro»
di Dario Sautto

«Matilde Sorrentino fu ammazzata perché aveva avuto il coraggio di denunciare i pedofili. Mi dissero che i Tamarisco ricompensarono con 50mila euro il killer Alfredo Gallo». Non ha dubbi Giuseppe Sentiero, uno dei collaboratori di giustizia ascoltati nell’ambito del processo al presunto mandante dell’omicidio di «mamma coraggio», avvenuto il 26 marzo 2004 al Parco Trento di Torre Annunziata. Il giorno della condanna definitiva dei pedofili della scuola degli orrori del rione Poverelli, arrivò la «punizione» per una delle tre donne che avevano scelto di rivolgersi alla giustizia anziché al «tribunale» della camorra. Secondo la Procura di Torre Annunziata, a decidere quell’efferato agguato fu Francesco Tamarisco, uno degli esponenti di spicco della famiglia di narcotrafficanti di quel rione, che aveva la sua roccaforte nella villa blindata e videosorvegliata alle porte del quartiere delle palazzine dei Poverelli. Proprio «Francuccio» Tamarisco è l’unico imputato come mandante di questo omicidio, durante il complesso processo in corso dinanzi alla corte d’Assise di Napoli.

IL RACCONTO IN AULA
Sentiero ieri ha risposto alle domande del procuratore Pierpaolo Filippelli, che rappresenta l’accusa in aula e sta ricostruendo i fatti che risalgono ormai a quasi sedici anni fa. «A dirmi queste cose ha spiegato Sentiero fu Luigi Gallo, nipote del boss dei Gallo-Cavalieri Pasquale ‘o bellillo. Lui sapeva bene queste cose perché suo padre Francesco era il reggente del clan in quel periodo insieme a Vincenzo Gallo Battipaglia detto quarantuno. Ne parlammo sul pianerottolo, eravamo vicini di casa, ma io non scesi nei particolari». Giuseppe Sentiero ha poi aggiunto altri dettagli: «Conoscevo il killer Alfredo Gallo perché da minorenni facevamo rapine e scippi insieme. E conoscevo anche la signora Matilde Sorrentino, perché abitavamo vicini: una brava persona. Io mi affiliai ai Gallo-Cavalieri dopo l’omicidio di Natale Scarpa, perché fui costretto a prendere parte alla faida di camorra contro i Gionta».

L’ALTRO COLLABORATORE
Ieri è stata la volta anche di Vincenzo Saurro, ex residente di Palazzo Fienga e, dunque, all’epoca dei fatti elemento di spicco del clan Gionta. «Alfredo Gallo fu il killer di Matilde Sorrentino. A palazzo se ne parlava e io ero d’accordo con Umberto Onda, perché un omicidio di questo genere non si compie. L’ordine di uccidere la mamma coraggio fu dato da Francesco Tamarisco. Lo so perché dopo l’agguato Alfredo Gallo fu messo sotto torchio da alcuni affiliati al clan Gionta e confessò di aver fatto questo guaio. Per sua fortuna fu arrestato, altrimenti il clan l’avrebbe ucciso». Sulla questione pedofilia, poi, l’idea di Saurro è netta: «Io conosco i Tamarisco da ragazzini, siamo cresciuti assieme e non ho mai creduto che fossero collegati a quella vicenda di pedofilia. Però a Torre Annunziata e a Palazzo Fienga così si diceva. So per certo che c’era un accordo tra Gionta e Gallo-Cavalieri per fare altri omicidi di questo genere: due pedofili furono uccisi, un terzo riuscì a salvarsi». Alla prossima udienza, toccherà ai difensori di Tamarisco gli avvocati Antonio Rocco Briganti e Alessandro Pignataro porre domande ai due collaboratori di giustizia che, come quasi tutti i pentiti, stanno raccontando una versione molto simile, con più o meno dettagli sulla stessa triste vicenda. Tutti riconducono il movente dell’omicidio di mamma Matilde alle sue denunce, che coinvolsero inizialmente lo stesso Francesco Tamarisco che, è la tesi dell’accusa, dopo essere stato assolto in Appello decise di vendicarsi per dimostrare in città che nulla aveva a che vedere con lo scandalo pedofilia.

 

 

 

 

 

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