27 Febbraio 1989 Gela (CL). Ucciso Pietro Polara, 46 anni, commerciante, vittima innocente di vendetta trasversale

Foto da: 21marzo.ilcannocchiale.it

Pietro Polara nato a Gela il 12 Luglio 1943 Commerciante di Macchine Agricole dal 1963, nel 1985 dichiarato cavaliere del Lavoro dalla Bertolini come lavoro svolto brillantemente in 20 anni di attività. Interessato di Politica si candida per ben due volte al Partito Democratico Cristiano nel 1988.
Una persona con un carattere meraviglioso amato e stimato da tutti e molto altruista. Un padre stupendo e un marito ammirevole a detto dai familiari. Ucciso nel quartiere residenziale di Macchitella a Gela il 27 Febbraio del 1989, in seguito ad un evento criminoso per una vendetta trasversale.
Nota da: liberanet.org

 

 

 

Fonte:  RubricaSICILIA

Pietro Polara (2 luglio 1943 Gela – 27 febbraio 1989). Nasce a Gela, in provincia di Caltanissetta. E’ stato un commerciante di Macchine Agricole dal 1963, nel 1985 dichiarato cavaliere del Lavoro dalla Bertolini come lavoro svolto brillantemente in 20 anni di attività. Interessato alla politica si candida per ben due volte con il Partito Democratico Cristiano nel 1988. Professionista amato e stimato da tutti e molto altruista. Un padre stupendo e un marito ammirevole – lo ricordano i familiari.

Fu Ucciso nel quartiere residenziale di Macchitella a Gela il 27 febbraio del 1989, in seguito ad una sparatoria legata ad una vendetta trasversale.

Nel mese di Dicembre furono uccisi il fratello con l’intera famiglia, la moglie e due figli; una delle tante stragi in quei tempi in una Sicilia con le cosche in lotta per il predominio.

Infatti il fratello di Pietro, Salvatore Polara, si trovava agli arresti domiciliari, e da qualche mese aveva fatto ritorno a Gela dopo un periodo di soggiorno obbligato in provincia di Chieti. Ha un lungo curriculum criminale alle spalle: era finito in galera nell’ 83, su mandato di cattura del giudice Falcone, per associazione mafiosa e per estorsioni agli imprenditori della zona, anche se poi non è stato rinviato a giudizio.

Salvatore era un boss in ascesa, per questo fu spazzato via con la sua famiglia e a pagarne le conseguenze fu pure il fratello Pietro che nulla aveva a che vedere con l’ambiente mafioso.

 

 

 

 

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