27 Novembre 2007 San Giorgio a Cremano (NA). Umberto Improta, 25 anni, resta ucciso durante una rissa per futili motivi.

Foto dal Gruppo Facebook: In memoria di UMBERTO IMPROTA

Umberto Improta viene colpito da un proiettile vagante mentre esce dal Caffè del Presidente a San Giorgio a Cremano. Umberto è coinvolto in una rissa sebbene sia completamente estraneo alle dinamiche del fatto. A dover essere colpito un altro Umberto che aveva osato schiaffeggiare Luigi di Sarno alias “Topolino”, rampollo della famiglia di Ponticelli, nipote di Salvatore Di Perna. I tre ragazzi che hanno partecipato alla sparatoria si sono presentati al commissariato di Ponticelli, accompagnati dai loro avvocati. Si tratta di Luigi Sarno, 19 anni, detto ‘Topolino’, Salvatore Di Perna di 18 anni, detto “o Nerone’, e un minore di 17 anni.
Sarno e Di Perna sono stati rinchiusi nel carcere di Poggioreale, il minore è stato condotto presso il centro di prima accoglienza dei Colli Aminei. Nel mese di giugno del 2013, dopo condanne di primo grado, ricorsi e scarcerazioni, i giudici della Corte di Assise di Napoli hanno riconosciuto “il concorso anomalo” e condannato a soli 14 anni i due maggiorenni coinvolti nell’omicidio, sebbene il Procuratore generale avesse chiesto l’esclusione del “concorso anomalo” e la concessione delle attenuanti generiche.
Gli avvocati dei due responsabili della morte di Improta hanno dimostrato che quella sera i due hanno sparato non per uccidere ma per intimidire un gruppo di giovani con cui avevano litigato, ottenendo così il riconoscimento del “concorso anomalo” . (Fond. POL.I.S.)

 

 

 

Fonte:  corrieredelmezzogiorno.corriere.it
Articolo del 28 novembre 2007
In coma profondo il 25enne caduto nella rissa tra giovani a San Giorgio a Cremano
Secondo i medici non ci sarebbero più speranze per Umberto Improta, ricoverato al Loreto dopo essere stato colpito alla testa.
Un arresto e tre fermi dopo il raid punitivo.

NAPOLI – Per i medici è clinicamente morto Umberto Improta, il 25enne ferito alla testa in un raid punitivo avvenuto nella serata di martedì 27 novembre a San Giorgio a Cremano in seguito a una lite tra gruppi di giovani.

RIANIMAZIONE – «Clinicamente morto», dunque, a sentire gli operatori sanitari del reparto di rianimazione dell’ospedale Loreto Mare di Napoli, dove Improta era stato ricoverato in condizioni praticamente disperate, dopo che una pallottola gli aveva trapassato il cranio provocando anche perdita di materia cerebrale. La gravità delle lesioni alla testa impedisce allo stato di convocare il collegio medico per gli accertamenti sulla residua attività cerebrale, così come richiesto dalla legge, per l’accertamento della morte a tutti gli effetti. Il controllo sarà quindi effettuato indirettamente attraverso una arteriografia profonda, da eseguire nelle prossime ore. L’attività respiratoria di Improta è garantita solo con la ventilazione artificiale; il giovane è in coma profondo e non risponde agli stimoli.

LA VICENDA – Un gesto folle, scatenato da futili motivi, ha mandato Umberto all’altro mondo: l’esplosione di un colpo di pistola durante il litigio tra bande di giovani nella città vesuviana. Rissa, e il conseguente raid punitivo, al quale ha fatto seguito un arresto e tre fermi da parte delle forze dell’ordine.

IN MANETTE – A finire in arresto è stato Giuseppe Rapicano, 20 anni: l’accusa è di rissa aggravata e tentato omicidio. I tre fermati sono tutti minorenni. Improta è ancora ricoverato in gravissime condizioni all’ospedale Loreto Mare di Napoli: lotta tra la vita e la morte. Secondo una ricostruzione degli agenti del commissariato di San Giorgio a Cremano, nella lite sarebbero stati coinvolti ragazzi del posto ma anche del vicino quartiere di Ponticelli.

LA MAMMA – «Una perla di ragazzo, come non ce ne sono sulla faccia della terra. Chiedete in giro chi è Umberto». Con il volto segnato dalla notte insonne, la madre di Umberto, Anna, non vuole arrendersi alla sorte segnata del figlio e prima di chiedere di non essere più disturbata, sussurra poche parole per spiegare chi è quel ragazzo in coma profondo che non risponde più alle sollecitazioni dei medici. La donna continua a camminare senza darsi pace nell’androne del Loreto Mare. Uno zio di Umberto che fa l’infermiere ha il compito ingrato di preparala al peggio dopo aver parlato con i medici. I sanitari del Loreto Mare hanno fatto il possibile per salvare il giovane ma il colpo che ha trapassato la testa del 25enne, danneggiando il cervello in modo irreparabile, ha consentito pochi margini di manovra. Impossibile intervenire chirurgicamente, come pure effettuare un elettroencefalogramma per accertarne l’attività cerebrale. Le sue condizioni sono apparse subito disperate e solo i macchinari gli consentono di respirare ancora. «Sul conto di Umberto sono state dette tante scemenze – inveisce una parente della madre alludendo a quel precedente per droga emerso dal passato del ragazzo – ora basta. Lasciateci in pace». Fuori dal nosocomio partenopeo ci sono anche degli amici del ragazzo, venuti da San Giorgio a Cremano. Ancora scossi e increduli per quanto accaduto.

 

 

 

Fonte:  ricerca.repubblica.it
Articolo del 30 novembre 2007
Il ragazzo ucciso nella rissa si costituisce nipote del boss
di Irene De Arcangelis

IL movente non c’ è, ma ora ci sono sette nomi e sette giovanissimi tutti con la stessa accusa: omicidio. Sono accusati di aver ammazzato Umberto Improta, 25 anni, di averlo ucciso con un colpo di pistola alla testa. Solo perché due branchi di bulli si incrociano sulla stessa strada e nessuno vuole abbassare gli occhi in segno di sottomissione. Tra quei sette qualcuno ha sparato, ma gli altri sei non hanno alcuna intenzione di dire chi è stato agli investigatori. Si coprono e si proteggono l’un l’altro. Né, soprattutto, hanno intenzione di accennare a un movente un po’ più solido di uno sguardo di sfida. Subito dopo il delitto, avvenuto davanti a un bar in via De Gasperi a San Giorgio a Cremano, martedì sera, polizia e carabinieri avevano arrestato quattro del branco da cui era partito il colpo di pistola, peraltro salvandoli dal linciaggio della folla inferocita. Tra loro uno studente dello scuole superiori e il figlio di due impiegati incensurati, il più giovane di appena sedici anni. è quindi cominciata la caccia ai complici. Individuati, ricercati, introvabili. Poi, ieri, al commissariato Ponticelli, si sono costituiti davanti al vice questore Luciano Nigro, che si è affrettato ad avvertire il pm di turno e il magistrato della Procura dei minori. Ma i tre, tutti accompagnati da un avvocato, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Erano, sì, a San Giorgio a Cremano quando è stato ucciso Umberto Improta. E sì, hanno partecipato alla lite con i rivali. Ma non hanno sparato e non sanno chi possa averlo fatto. Il motivo della lite? Nessun ricordo. Dunque la polizia ha indagato sulla storia personale dei tre. Uno di loro, Luigi Sarno, 19 anni, è il nipote del boss di rione De Gasperi, Ciro Sarno. E un altro – T. S., 17 anni appena – è il figlio di un sorvegliato speciale affiliato alla cosca di ‘o sindaco. Nuove generazioni della camorra cui si accompagnava Salvatore Di Perna, 18 anni, che pure si è costituito ieri, come i quattro arrestati subito dopo l’ omicidio. Ora tutti accusati di omicidio, in carcere e, per i minorenni, al Centro di Prima accoglienza dei Colli Aminei. Impossibile per ora accertare chi ha sparato martedì sera, per nessuno dei sette è stato possibile fare l’ esame Stube. Intanto, polizia e carabinieri continuano a cercare gli amici della vittima. I ragazzi che, durante la violenta e inutile lite tra i due branchi, hanno visto Umberto morire. Tutti fuggiti, mentre la folla aggrediva i rivali. Spariti nel nulla, inseguiti dall’ accusa di rissa. Potrebbero invece collaborare con gli investigatori e dare indicazioni più precise su quanto accaduto.

 

 

Articolo del 30 Novembre 2007 da  napoli.com
Umberto sarà l’angelo di pochi dimenticati
di Alessandro Ciampa
L’ultimo saluto ad un ragazzo come tanti che per motivi futili non c’è più e che anche da morto non viene compreso

Umberto Improta è uno di quei ragazzi di cui il mondo non racconterà mai nulla, per tanti è uno di quelli di cui la società moderna fa meglio a dimenticarsi, uno di quelle mele marce che il nostro tempo vorrebbe sbarazzarsi, e che si trova a fronteggiare oppure usare ogni giorno.

Umberto Improta è un ragazzo esattamente come me, odiato da tanti, amato da altri, un ragazzo di periferia nato nel “belpensante” esempio di una scuola di vita ridicola ed una famiglia cresciuta nel “rione” di una città che fu di Massimo Troisi.

Una città violenta? Forse no, perché San Giorgio a Cremano è sempre stato considerato il paese più tranquillo della chiacchierata periferia di Napoli, l’oasi felice in un deserto di problemi.

Una rissa banale, qualche azione sbagliata, tanta cronaca, ed i fatti che raccontano di un ragazzo ucciso, uno di noi, poteva essere mio fratello, poteva essere vostro figlio. E non mi venite a raccontare che nella San Giorgio “altolocata” Umberto Improta era un poco di buono, un “ragazzo di strada” che prima o poi farà quella fine!

No, io non ci credo, perché lo conoscevo, perché l’ho visto crescere, Umberto Improta era un ragazzo che sorrideva, che amava la vita, gli amici, il suo ritrovo serale, sognava forse un futuro, un amore, una storia, questo non lo so, ma Umberto era un ragazzo come tutti noi oggi, come tutti voi di ieri. Umberto Improta è morto sparato da un colpo di pistola dopo una rissa fuori ad un bar, quanti dei vostri figli non sarebbero mai stati lì; quanti invece si sarebbero avvicinati, quanti ne avrebbero fatto parte, forse avete ragione a dire che non appartenete a questa realtà, o forse no, ne siete veramente sicuri?

I ragazzi del parco Bacci sono diversi dagli altri altri? Io credo di no, eppure la storia di Umberto non sarà mai raccontata alla “Vita in diretta”, oppure su “Verissimo” e “Studio Aperto”, però il suo piccolo mondo, quello che purtroppo non riuscirà mai a fargli giustizia, perché non fa troppo rumore oppure “conta poco”, può raccontare la vera storia di un ragazzo sfortunato, che è morto per colpa di un mondo violento, che è stato creato dalla violenza del quotidiano, che vive di violenza e che continuerà ad essere segnato dalla violenza.

Per l’omicidio è stato arrestato Giuseppe Rapicano, venti anni, un carnefice oppure un’altra vittima?

Che brutta società la nostra, soprattutto quella di San Giorgio a Cremano, abituata ad essere tartassata (forse giustamente) dai controlli più che continui della polizia per divieto di sosta oppure guida inopportuna, ma che ha vissuto venti minuti di puro panico; pura follia, senza che nessuno se ne accorgesse.

Dove non c’è legge è perché non esiste stato…

Per Umberto non c’è stata legge, ed escluso queste poche righe non c’è stata nessuna giustizia, Umberto Improta non è altro che un ragazzo di 25 anni che domani non si sveglierà più, non avrà mai una storia, non scriverà più il suo futuro.

La tragedia più grande è che questo maledetto sistema che lo ha ucciso oggi, da vittima, lo sta trasformando in carnefice, siamo vicini alla sua famiglia, agli amici, ed a tutti quelli che domani subiranno la stessa sorte.

Umberto vive, e senza volerlo, suo malgrado, pur forse avendo sbagliando tante volte come d’altro canto tutti noi, è diventato l’ennesima vittima di una “società sbagliata”.

 

 

 

Articolo del 24 Marzo 2009 dal Giornale di Napoli
Omicidio Improta, ecco chi ha ucciso
di Fabio Postiglione

Accuse che si rincorrono e che per mesi hanno lasciato tutti nel limbo, compreso i familiari della vittima che hanno diritto alla verità. Chi ha fatto materialmente fuoco contro Umberto Improta? Il giovane di San Giorgio a Cremano fu assassinato il 27 novembre del 2007 a San Giorgio a Cremano nei pressi del bar “il caffè del professore”. Assassinato con un colpo di pistola esploso da uno dei componenti del “branco” che da Ponticelli si era messo alla ricerca a San Giorgio a Cremano di un altro gruppo che aveva osato affrontarli. Si erano armati perché volevano dargli una lezione ma in tutto questa storia Umberto non c’entrava nulla. Vittima di una folle vendetta d’onore. Vittima innocente. Ad esplodere quei colpi, secondo i magistrati è stato Tommaso Schisa detto “’o muccusiello”. Lo scrive il giudice del Tribunale dei Minori di Napoli nelle motivazioni della sentenza che il 2 febbraio scorso ha portato alla condanna di tre giovani di Ponticelli per il reato di concorso in omicidio. Marcello Picardi e Tommaso Schisa hanno incassato 16 anni, mentre Luca Busiello, 10 anni. Il giudice ipotizza, secondo quanto dedotto dalle indagini, che «tenendo conto della deposizione della teste Fabiola Mancone (capo della scientifica, ndr) e di quella degli Alfano, appare evidente che ad esplodere i colpi non può che essere stato uno degli appartenenti al gruppo costituito da Marcello Picardi. In particolare considerato che il Busiello si era dato alla fuga appena si era reso conto che le cose non andavano come previsto e che altrettanto avevano fatto A. e Sarno, mentre Picardi e Rapicano erano bloccati dal gruppo degli Alfano che li aveva aggrediti, ad esplodere i colpi non può che essere stato qualcuno a bordo del ciclomotore occupato da Schisa e Di Perna. Considerato che i colpi furono esplosi dal passeggero e che tale era lo Schisa, secondo la ricostruzione fatta dagli stessi imputati, appare evidente che ad esplodere i colpi d’arma da fuoco sia stato Tommaso Schisa detto “’o muccusiello”». Questo è quanto ipotizza il giudice dopo le ricostruzioni degli investigatori e del pubblico ministero che ha seguito le indagini. «Gli imputati Picardi e Busiello contattarono lo Schisa e lo indussero ad armarsi, rappresentandogli l’antefatto sopra esposto con particolare riferimento alla circostanza che l’Alfano girava armato, ritenendo chiaramente indispensabile la presenza di un’arma per affrontare lo scontro che deliberatamente intendevano porre in essere», continua il giudice nella sua motivazione. Per quel delitto sono poi imputati anche Luigi Sarno e Salvatore Di Perna. I due sono alla sbarra dinanzi alla quinta Corte d’Assise di Napoli. Il processo è alle battute iniziali e nella scorsa udienza sono stati ascoltati alcuni dei testimoni oculari della maxirissa che ha coinvolto una decina di ragazzi al culmine della quale sono stati esplosi due colpi di pistola. Una si è conficcato nella vetrina del bar e l’altro ha colpito il povero Umberto. È stato poi anche condannato  Giuseppe Rapicano con il rito abbreviato.

 

 

 

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