28 Ottobre 1987 Avola (SR). Muore dilaniato da una bomba Paolo Svezia, 53 anni, guardiano notturno in una ditta i cui proprietari si erano rifiutati di pagare il pizzo.

Foto inviata dalla famiglia

Paolo Svezia era il custode notturno di uno stabilimento che si occupava di trasformazione degli agrumi ad Avola. 53 anni, morì dilaniato da una esplosione di 20 chili di dinamite che distrussero un’intera ala dello stabilimento. Un’altra carica di ulteriori 20 chili piazzata a ridosso di una trave portante non esplose. A scoprire l’attentato fu uno dei titolari dell’azienda “Fratelli Fugali Srl”, Sebastiano Fugali, giunto in contrada Zagaria, a 3 km dal paese, intorno alle 8.00 del mattino del 29 ottobre. Lo stabilimento era stato da poco ultimato e non aveva ancora avviato la propria attività. Paolo Svezia al momento dell’esplosione si trovava quasi certamente dentro il suo alloggio, nell’ala maggiormente colpita. I resti del suo corpo, straziato dall’esplosione, sono stati trovati dagli investigatori sparsi nel raggio di alcune centinaia di metri. Svezia, che abitava ad Avola, aveva moglie e quattro figli, era stato assunto appena quattro giorni prima per la guardiana del capannone. L’attentato all’azienda volle essere una risposta verso i titolari che si erano rifiutati di pagare il pizzo. (http://www.memoriaeimpegno.it/event/paolo-svezia-custode/)

 

 

Ringraziamo la famiglia di Paolo Svezia per averci contattato, facendoci conoscere questa storia.

 

 

Articolo del 30 Ottobre 1987 da  ricerca.repubblica.it
BOMBA DEL RACKET MUORE UN OPERAIO
di Guglielmo Troina

SIRACUSA Il racket delle estorsioni ha ucciso: ad Avola, il guardiano notturno di uno stabilimento che si occupa di trasformazione di agrumi, Paolo Svezia, di 53 anni, è stato dilaniato dall’esplosione di 20 chili di dinamite che hanno letteralmente cancellato un’ ala dell’edificio. Altri 20 chili di dinamite, piazzati a ridosso di una trave portante, non sono invece scoppiati. E’la risposta spietata del racket ai titolari dell’industria, i fratelli Fugali, che si erano rifiutati di pagare il pizzo. L’attentato è avvenuto mercoledì sera, ma è stato scoperto solo ieri mattina. Il capannone della Fratelli Fugali srl (questo il nome della società), sorge, infatti, in contrada Zagaria, a 3 chilometri circa dal paese, in aperta campagna. L’esplosione è avvenuta, verosimilmente, mercoledì sera tra le 20 e le 21. Molti in paese hanno infatti avvertito un sordo boato. Nessuno, però, si è allarmato. Qualcuno, addirittura, aveva pensato che fosse la colonna sonora del film Rambo, in onda su Canale 5. L’agghiacciante scoperta l’ha fatta poco dopo le 8 di ieri mattina, Sebastiano Fugali quando si è recato in contrada Zagaria. Lo stabilimento, ultimato da poche settimane e che ancora non aveva iniziato l’attività produttiva, era un ammasso di macerie: l’esplosione ne aveva letteralmente fatto saltare via metà, mentre ciò che è rimasto in piedi era seriamente compromesso. Paolo Svezia, al momento dell’esplosione, si trovava quasi certamente dentro il suo alloggio, nell’ala maggiormente colpita. I resti del suo corpo, straziato dall’esplosione, sono stati trovati dagli investigatori sparsi nel raggio di alcune centinaia di metri, assieme ai pezzi dell’edificio e del macchinario. Svezia, che abitava a Avola in via Napoleone e aveva moglie e quattro figli, era stato assunto appena quattro giorni fa per la guardiana del capannone. Ma, secondo i primi accertamenti, non deve neanche essersi accorto dell’arrivo dei dinamitardi. Il suo fucile, infatti, è stato ritrovato dentro la custodia dove abitualmente lo teneva. Gli attentatori avevano intenzione di far saltare in aria l’intero fabbricato. Perciò avevano minato le due ali dell’edificio, dopo essere riusciti a penetrare all’interno. Solo uno degli ordigni è esploso, ma è stato sufficiente a provocare un’autentica devastazione. L’altro ordigno è stato trovato invece inesploso appoggiato ad una trave portante. La miccia a lenta combustione si era spenta prima di arrivare al detonatore e innescare, così, l’esplosione. La bomba era composta da cento candelotti di dinamite da 200 grammi ognuno, stipati dentro una lattina per olio combustibile. Un ordigno artigianale ma efficace, fabbricato da un artificiere esperto. Gli agenti della polizia scientifica di Siracusa hanno recuperato i candelotti e fatto, successivamente, esplodere il detonatore in un luogo sicuro. La dinamite sarà adesso esaminata dagli esperti.

 

 

 

Articolo da L’Unità del 30 ottobre 1987

Articolo da L’Unità del 30 ottobre 1987

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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